sabato 9 marzo 2019

"Senza il Giorno del Signore non possiamo vivere". Omelia di Benedetto XVI a Vienna (09.09.2007)



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In occasione del suo Viaggio Apostolico in Austria, Benedetto XVI tenne, il 9 settembre 2007, un'importantissima omelia nel Duomo di Vienna sul significato della Domenica per i Cristiani. “Sine dominico non possumus!” Senza il dono del Signore, senza il Giorno del Signore non possiamo vivere. Il testo è da rileggere per intero e da meditare.
Grazie, come sempre, alla nostra Gemma per il grande lavoro di ricerca e approfondimento :-)
R.


SANTA MESSA
OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI


Duomo di Santo Stefano, Vienna
Domenica, 9 settembre 2007
 
Cari fratelli e sorelle!

Sine dominico non possumus!” Senza il dono del Signore, senza il Giorno del Signore non possiamo vivere: così risposero nell’anno 304 alcuni cristiani di Abitene nell’attuale Tunisia quando, sorpresi nella Celebrazione eucaristica domenicale, che era proibita, furono portati davanti al giudice e fu loro chiesto perché avevano tenuto di Domenica la funzione religiosa cristiana, pur sapendo che questo era punito con la morte. “Sine dominico non possumus”. Nella parola dominicum/dominico sono indissolubilmente intrecciati due significati, la cui unità dobbiamo nuovamente imparare a percepire. C’è innanzitutto il dono del Signore – questo dono è Lui stesso: il Risorto, del cui contatto e vicinanza i cristiani hanno bisogno per essere se stessi. Questo, però, non è solo un contatto spirituale, interno, soggettivo: l’incontro col Signore si iscrive nel tempo attraverso un giorno preciso
E in questo modo si iscrive nella nostra esistenza concreta, corporea e comunitaria, che è temporalità. Dà al nostro tempo, e quindi alla nostra vita nel suo insieme, un centro, un ordine interiore. Per quei cristiani la Celebrazione eucaristica domenicale non era un precetto, ma una necessità interiore. Senza Colui che sostiene la nostra vita, la vita stessa è vuota. Lasciar via o tradire questo centro toglierebbe alla vita stessa il suo fondamento, la sua dignità interiore e la sua bellezza.
Ha rilevanza questo atteggiamento dei cristiani di allora anche per noi cristiani di oggi? Sì, vale anche per noi, che abbiamo bisogno di una relazione che ci sorregga e dia orientamento e contenuto alla nostra vita. Anche noi abbiamo bisogno del contatto con il Risorto, che ci sorregge fin oltre la morte. Abbiamo bisogno di questo incontro che ci riunisce, che ci dona uno spazio di libertà, che ci fa guardare oltre l’attivismo della vita quotidiana verso l’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino.
Se, tuttavia, prestiamo ora ascolto all’odierno brano evangelico, al Signore che in esso ci parla, ci spaventiamo. “Chi non rinuncia ad ogni sua proprietà e non lascia anche tutti i legami familiari, non può essere mio discepolo.” Vorremmo obiettare: ma cosa stai dicendo, Signore? Non ha forse il mondo bisogno proprio della famiglia? Non ha forse bisogno dell’amore paterno e materno, dell’amore tra genitori e figli, tra uomo e donna? Non abbiamo noi bisogno dell’amore della vita, bisogno della gioia di vivere? E non occorrono forse anche persone che investano nei beni di questo mondo ed edifichino la terra che ci è stata data, cosicché tutti possano aver parte dei suoi doni? Non ci è stato affidato forse anche il compito di provvedere allo sviluppo della terra e dei suoi beni? Se ascoltiamo meglio il Signore e soprattutto lo ascoltiamo nell’insieme di tutto ciò che Egli ci dice, allora comprendiamo che Gesù non esige da tutti la stessa cosa. Ognuno ha il suo compito personale e il tipo di sequela progettato per lui. Nel Vangelo di oggi Gesù parla direttamente di ciò che non è compito dei molti che gli si erano associati nel pellegrinaggio verso Gerusalemme, ma che è chiamata particolare dei Dodici. Questi devono innanzitutto superare lo scandalo della Croce e devono poi essere pronti a lasciare veramente tutto ed accettare la missione apparentemente assurda di andare sino ai confini della terra e, con la loro scarsa cultura, annunciare ad un mondo pieno di presunta erudizione e di formazione fittizia o vera – come certamente in particolare anche ai poveri e ai semplici – il Vangelo di Gesù Cristo. Devono essere pronti, sul loro cammino nella vastità del mondo, a subire in prima persona il martirio, per testimoniare così il Vangelo del Signore crocifisso e risorto. Se la parola di Gesù in questo pellegrinaggio verso Gerusalemme, in cui una gran folla lo accompagna, è rivolta anzitutto ai Dodici, la sua chiamata naturalmente raggiunge, al di là del momento storico, tutti i secoli. In tutti i tempi Egli chiama delle persone a contare esclusivamente su di Lui, a lasciare tutto il resto e ad essere totalmente a sua disposizione e così a disposizione degli altri: a creare delle oasi di amore disinteressato in un mondo, in cui tanto spesso sembrano contare solo il potere ed il denaro. 
Ringraziamo il Signore, perché in tutti i secoli ci ha donato uomini e donne che per amor suo hanno lasciato tutto il resto, rendendosi segni luminosi del suo amore!  Basti pensare a persone come Benedetto e Scolastica, come Francesco e Chiara di Assisi, Elisabetta di Turingia e Edvige di Slesia, come Ignazio di Loyola, Teresa di Avila fino a Madre Teresa di Calcutta e Padre Pio! Queste persone, con l’intera loro vita, sono diventate un’interpretazione della parola di Gesù, che in loro si rende vicina e comprensiva per noi. E preghiamo il Signore, affinché anche nel nostro tempo doni a tante persone il coraggio di lasciare tutto, per essere così a disposizione di tutti.
Se, però, ci dedichiamo ora di nuovo al Vangelo, possiamo accorgerci che il Signore non vi parla solo di alcuni pochi e del loro compito particolare; il nocciolo di ciò che Egli intende vale per tutti. Di che cosa si tratti in ultima istanza, lo esprime un’altra volta così: “Chi  vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?” (Lc 9, 24s). Chi vuol soltanto possedere la propria vita, prenderla solo per se stesso, la perderà. Solo chi si dona riceve la sua vita. Con altre parole: solo colui che ama trova la vita. E l’amore richiede sempre l’uscire da se stessi, richiede sempre di lasciare se stessi. Chi si volge indietro per cercare se stesso e vuol avere l’altro solo per sé, perde proprio in questo modo se stesso e l’altro. Senza questo più profondo perdere se stesso non c’è vita. L’irrequieta brama di vita che oggi non dà pace agli uomini finisce nel vuoto della vita persa. “Chi perderà la propria vita per me…”, dice il Signore: un lasciare se stessi in modo più radicale è possibile solo se con ciò alla fine non cadiamo nel vuoto, ma nelle mani dell’Amore eterno. Solo l’amore di Dio, che ha perso se stesso per noi consegnandosi a noi, rende possibile anche a noi di diventare liberi, di lasciar perdere e così trovare veramente la vita. Questo è il centro di ciò che il Signore vuole comunicarci nel brano evangelico apparentemente così duro di questa Domenica. Con la sua parola Egli ci dona la certezza che possiamo contare sul suo amore, sull’amore del Dio fatto uomo. Riconoscere questo è la saggezza di cui ci ha parlato la prima lettura. Vale, infatti, anche qui che tutto il sapere del mondo non ci giova a nulla, se non impariamo a vivere, se non apprendiamo che cosa conta veramente nella vita.
Sine dominico non possumus!”. Senza il Signore e il giorno che a Lui appartiene non si realizza una vita riuscita. La Domenica, nelle nostre società occidentali, si è mutata in un fine-settimana, in tempo libero. Il tempo libero, specialmente nella fretta del mondo moderno, è una cosa bella e necessaria; ciascuno di noi lo sa. Ma se il tempo libero non ha un centro interiore, da cui proviene un orientamento per l’insieme, esso finisce per essere tempo vuoto che non ci rinforza e non ricrea. Il tempo libero necessita di un centro – l’incontro con Colui che è la nostra origine e la nostra meta. Il mio grande predecessore sulla sede vescovile di München und Freising, il Cardinale Faulhaber, lo ha espresso una volta così: “Dà all’anima la sua Domenica, dà alla Domenica la sua anima”.
Proprio perché nella Domenica si tratta in profondità dell’incontro, nella Parola e nel Sacramento, con il Cristo risorto, il raggio di tale giorno abbraccia la realtà intera. I primi cristiani hanno celebrato il primo giorno della settimana come Giorno del Signore, perché era il giorno della risurrezione. Ma molto presto la Chiesa ha preso coscienza anche del fatto che il primo giorno della settimana è il giorno del mattino della creazione, il giorno in cui Dio disse: “Sia la luce!” (Gn 1,3). Per questo la Domenica è nella Chiesa anche la festa settimanale della creazione – la festa della gratitudine e della gioia per la creazione di Dio. In un’epoca, in cui, a causa dei nostri interventi umani, la creazione sembra esposta a molteplici pericoli, dovremmo accogliere coscientemente proprio anche questa dimensione della Domenica. Per la Chiesa primitiva, il primo giorno ha poi assimilato progressivamente anche l’eredità del settimo giorno, dello šabbat. Partecipiamo al riposo di Dio, un riposo che abbraccia tutti gli uomini. Così percepiamo in questo giorno qualcosa della libertà e dell’uguaglianza di tutte le creature di Dio.
Nell’orazione di questa Domenica ricordiamo innanzitutto che Dio, mediante il suo Figlio, ci ha redenti e adottati come figli amati. Poi lo preghiamo di guardare con benevolenza i credenti in Cristo e di donarci la vera libertà e la vita eterna. Preghiamo per lo sguardo di bontà di Dio. 
Noi stessi abbiamo bisogno di questo sguardo di bontà, al di là della Domenica, fin nella vita di ogni giorno. Nel pregare sappiamo che questo sguardo ci è già stato donato, anzi, sappiamo che Dio ci ha adottato come figli, ci ha accolto veramente nella comunione con se stesso. Essere figlio significa – lo sapeva molto bene la Chiesa primitiva – essere una persona libera, non un servo, ma uno appartenente personalmente alla famiglia. E significa essere erede. 
Se noi apparteniamo a quel Dio che è il potere sopra ogni potere, allora siamo senza paura e liberi, e allora siamo eredi. L’eredità che Egli ci ha lasciato è Lui stesso, il suo Amore. Sì, Signore, fa’ che questa consapevolezza ci penetri profondamente nell’anima e che impariamo così la gioia dei redenti. Amen.

 

© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana

martedì 19 febbraio 2019

28 febbraio 2019: VI Giornata di preghiera per Benedetto con Benedetto (La Vigna del Signore)

Cari Amici, con grande gioia aderiamo alla bellissima iniziativa del sito La Vigna del Signore in occasione della VI Giornata di preghiera per Benedetto con Benedetto.
Ecco tutti i link :-)
Sulla pagina FB c'è il video con i fiocchi realizzato dalla nostra Gemma :-)
R.

"Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà" (Col 3,12)
28 febbraio 2019: VI Giornata di #PreghieraperBenedettoconBenedetto
February 28, 2019: VI Day of #PrayerforBenedictwithBenedict
28 février 2019: VI Journee de #PrièrepourBenoîtavecBenoît
28. Februar 2019: VI Tag des #GebetfürBenediktmitBenedikt
28 de febrero 2019: VI Jornada de #OraciónporBenedictoconBenedicto
28 de fevereiro de 2019: VI Dia de #OraçãoparaBentocomBento
28 lutego 2019: VI Dzień #ModlitwzaBenedyktazBenedyktem
VI anniversario della conclusione del Pontificato | X anniversario dell'Anno Paolino (2008-2009)

domenica 10 febbraio 2019

Le assurde e irrazionali critiche al Card. Müller e al "Manifesto della Fede". Il prossimo passo sarà criticare il Catechismo? (Raffaella)

Cari amici, trovo particolarmente "divertenti" e irrazionali le critiche mosse al Card. Müller e al "Manifesto della Fede" il cui testo è consultabile qui.
Mi piace la scelta del termine "Manifesto" che dà proprio l'idea di divulgare in modo chiaro e indiscutibile ciò che è ovvio ed evidente.
Sì, perché nel Manifesto, l'ex Prefetto della Congregazione della dottrina della fede non enuncia una sua teoria, non propaganda il suo pensiero, ma, semplicemente, mette per iscritto alcune Verità che sono evidenti nel Magistero e nel Catechismo.
Non c'è una parola nel testo "contro" qualcuno. Semplicemente e opportunamente il cardinale ribadisce ciò che alcuni ignorano, altri hanno dimenticato e altri ancora fanno finta di non sapere.
Leggo qua e là (e per poco non cado dalla sedia per le risate) che il "Manifesto della Fede" non sarebbe altro che l'ennesimo tentativo dei tradizionalisti più estremi di frenare la grande rivoluzione del nuovo corso.
Come? Che cosa sentono le mie orecchie? Che cosa leggono i miei occhi? Müller sarebbe un pericoloso tradizionalista? Prima di finire di rotolarmi dalle risate, vorrei ricordare che il suddetto cardinale fu oggetto di aspre critiche da parte del mondo tradizionalista fin dai tempi in cui era vescovo di Ratisbona. 
La sua nomina a Prefetto della CDF fu vissuta come un pugno nello stomaco perché l'allora monsignore era considerato troppo progressista. 
Possibile che oggi qualcuno voglia far passare la vulgata secondo la quale saremmo di fronte a un attacco dei tradizionalisti? Ma perché non si risponde al Manifesto invece di sparare sugli avversari o presunti tali? 
Possibile che nessuno possa più dire una parola senza essere accusato di lesa maestà?
I professionisti della tastiera vogliono avere la bontà di spiegarci in che cosa il cardinale sbaglia? In quali punti del Manifesto dice qualcosa di non cattolico?
Analizziamo.

È compito proprio dei pastori guidare gli uomini loro affidati sulla via della salvezza, e ciò può avvenire solamente se tale via è conosciuta e se loro per primi la percorrono. A proposito ammoniva l’Apostolo: «A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto» (1Cor 15,3).

Non fa una piega. Qui addirittura viene citato San Paolo. Tradizionalista?

Oggi molti cristiani non conoscono più nemmeno i fondamenti della fede, con un pericolo crescente di non trovare più il cammino che porta alla vita eterna. Tuttavia, compito proprio della Chiesa rimane quello di condurre gli uomini verso Gesù Cristo, luce delle genti (vedi LG 1). In questa situazione, ci si chiede come trovare il giusto orientamento.

Sbaglio o LG sta per Lumen Gentium, cioè un documento del Concilio? Pericoloso tradizionalismo?

Vedo poi molti "numeretti" fra parentesi. Che saranno mai? Date di scadenza? Ah...no...cerca cerca e ho trovato: sono i riferimenti al Catechismo! Non sarà per caso espressione dei tradizionalisti ad oltranza?

Vedo anche riferimenti al Vangelo. Caspita! Il cardinale Müller è proprio "pericoloso".

In conclusione: siamo davvero sicuri che i critici del porporato rendano un buon servizio al nuovo corso?
Buona domenica a tutti.
R.

sabato 9 febbraio 2019

Cardinale Müller: “Ecco il mio appello a difesa della vera fede”

Clicca qui per leggere il testo del "Manifesto della Fede" su cui tutti siamo chiamati a riflettere.
A breve pubblicherò un mio commento. Per ora mi limiti a sottolineare che non c'è una sola parola nel testo "contro" qualcuno. Il cardinale non scrive una sua dottrina, non mira a propagandare proprie idee. Con lucidità e coerenza ricorda che cosa scrivono il Catechismo e i testi del Magistero.
Chi dice il contrario soffre di amnesia o, semplicemente, è in malafede.

Un documento drammatico del card. Müller (Tosatti)

Clicca qui per leggere il testo.

Dal cardinale Müller un “Manifesto della fede” per la Chiesa d’oggi (Magister)

Clicca qui per leggere commento e testo.

domenica 20 gennaio 2019

Se l’autorità morale confonde cause ed effetti (Valli)

Clicca qui per leggere il commento.
Scusate se in questo periodo sono, per così dire, "latitante" ma a volte preferisco non commentare quanto sta accadendo nella chiesa.
Faccio un'unica annotazione a proposito di questo articolo.
Una volta si sarebbe gridato allo scandalo, all'ingerenza, all'interferenza, alla gamba tesa volante. Oggi si applaude.
Logiche del mondo che non mi appartengono ma che, soprattutto, non dovrebbero appartenere alla chiesa.
Buona domenica a tutti :-)
R.

martedì 1 gennaio 2019

BUON 2019 A TUTTI

Cari Amici,
a tutti voi ed alle vostre famiglie i migliori auguri di un sereno e proficuo Anno Nuovo.
Un pensiero e una preghiera speciali per il nostro Benedetto.
Auguri a tutti :-)
Raffaella