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sabato 6 luglio 2013

Enciclica, la fede non è intransigente e arrogante (Acali)

La fede non è intransigente e arrogante

«È luce che aiuta a edificare le nostre società verso un futuro di speranza» Nella prima enciclica di Francesco il riconoscimento al lavoro di Benedetto

Andrea Acali

L’impronta di Francesco nel solco di Benedetto. Nella prima enciclica del nuovo Pontefice, «Lumen Fidei», pubblicata ieri in tempi record a meno di quattro mesi dall’elezione, per dirla con il card. Ouellet, prefetto della Congregazione dei vescovi, «c’è molto di Papa Benedetto e tutto di Papa Francesco». Ovviamente, la firma è di quest’ultimo e non poteva essere altrimenti. «Di Papa ce n’è uno solo», ha ricordato il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, mons. Müller, spiegando che è un gioco inutile cercare i passaggi scritti dall’uno o dall’altro: «Non è un patchwork, c’è unità di elementi». Una testimonianza di unità e di continuità resa dal Papa e dal suo predecessore anche in forma visiva, come è avvenuto per una singolare coincidenza ieri mattina nei Giardini Vaticani dove Francesco ha inaugurato una statua di S. Michele arcangelo alla presenza di Benedetto (foto). Lo stesso Pontefice nell’introduzione dell’enciclica scrive che il suo predecessore «aveva già quasi completato una prima stesura della Lettera sulla fede. Gliene sono profondamente grato e assumo il suo prezioso lavoro aggiungendo ulteriori contributi». Il presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione, mons. Fisichella, ha rivelato ieri un particolare: malgrado gli fosse stato chiesto di completare la «trilogia» sulle virtù teologali (dopo la Deus caritas est e la Spe salvi) nell’anno della fede, Benedetto «non era convinto di doversi sottoporre a questa ulteriore fatica. L’insistenza, tuttavia, ebbe la meglio e decise che l’avrebbe scritta per la conclusione dell’Anno della fede. La storia ha voluto diversamente».
Papa Francesco evidenzia innanzitutto che in un’epoca come quella moderna, in cui credere è considerato un salto nel vuoto che impedisce la libertà dell’uomo, la fede è invece luce che illumina tutta l’esistenza umana. «Chi crede, vede» afferma il Pontefice. Più avanti: «La fede non è una luce tale da dissolvere tutte le nostre tenebre, ma la lampada che guida i nostri passi nella notte, e ciò è quanto basta per il cammino». Partendo dall’esperienza di Abramo, Francesco sottolinea che la fede «è un dono gratuito di Dio che chiede l’umiltà e il coraggio di fidarsi e affidarsi a Lui». Al centro della fede c’è Cristo, «testimone affidabile». Il Papa spiega che come nella vita ci affidiamo a persone «che conoscono le cose meglio di noi», così per la fede abbiamo bisogno di qualcuno affidabile ed esperto nelle cose di Dio. E la fede si confessa all’interno della Chiesa: non è, ribadisce Francesco, un fatto privato.
Il secondo dei quattro capitoli della lettera mette in evidenza il legame inscindibile tra fede e verità e tra fede e amore. «La fede senza la verità non salva, resta una bella fiaba» afferma il Papa. Un legame che è più che mai necessario richiamare in un momento storico in cui la cultura tende a rendere sempre più parcellizzata la verità, ad accettare solo quella della tecnologia o le verità del singolo, senza avere la visione di una «verità grande» che spiega l’insieme della vita personale e sociale. L’altro binomio indissolubile è quello tra fede e amore, inteso «non come un sentimento che va e viene» ma come il grande amore di Dio che trasforma interiormente. La conseguenza è che «amore e verità non si possono separare».
Un’altra riflessione interessante è quella sul dialogo tra fede e ragione, anche qui in piena continuità con l’insegnamento di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Sviluppando il suo pensiero, Francesco afferma che «la fede non è intransigente ma cresce nella convivenza che rispetta l’altro. Il credente non è arrogante». Questo porta al dialogo in ogni campo: dalla scienza al confronto interreligioso e con i non credenti.
Gli ultimi due capitoli sono strettamente legati perché dopo il ragionamento teologico, nello stile di Papa Francesco, arriva quello per così dire pratico legato all’evangelizzazione e all’impegno sociale. La «corsia preferenziale» per la trasmissione della fede, ricorda il Pontefice, restano i sacramenti, battesimo ed Eucarestia in primo luogo. Ma ci sono anche la preghiera, in particolare la confessione della fede con il Credo, che Benedetto XVI nella lettera apostolica Porta Fidei invitava a recitare quotidianamente, e il Decalogo, inteso, anche qui riprendendo una felice espressione di Benedetto, «non come un insieme di precetti negativi» ma come «insieme di indicazioni concrete» per entrare in dialogo con Dio. Quanto agli aspetti «sociali» della fede, l’enciclica si sofferma sulla famiglia fondata sul matrimonio, sui giovani, sulla natura, sulla sofferenza e la morte con espressioni forti. Il Papa ribadisce che «la fede non allontana dal mondo e non risulta estranea all’impegno concreto»; è «un bene comune» la cui luce «non illumina solo l’interno della Chiesa» ma «ci aiuta a edificare le nostre società, in modo che camminiamo verso un futuro di speranza». Quando la fede viene meno, «c’è il rischio che anche i fondamenti del vivere vengano meno». Infine l’appello, più volte rivolto ai giovani e ora esteso a tutti: «Non facciamoci rubare la speranza». Come ha commentato mons. Fisichella, il Papa «vuole indicare che nessuno dovrebbe avere paura di guardare ai grandi ideali e di perseguirli. In un periodo di debolezza culturale come il nostro un simile invito è una provocazione e una sfida che non possono trovarci indifferenti».

© Copyright Il Tempo, 6 luglio 2013

venerdì 3 maggio 2013

Francesco e Benedetto insieme in Vaticano (Acali)



Francesco e Benedetto insieme in Vaticano

Due mesi dopo la rinuncia il Papa emerito accolto con calore dal successore

Andrea Acali

Uno in carica, l’altro emerito. Da ieri due Papi vivono in Vaticano, a poche centinaia di metri uno dall’altro. Ma senza alcuna confusione di ruoli, di competenze, di magistero. 
La guida suprema della Chiesa cattolica è una sola, Papa Francesco. Ciò non toglie che lo stesso Pontefice abbia voluto rendere omaggio al suo predecessore. Benedetto XVI ha lasciato ieri pomeriggio in elicottero la villa di Castelgandolfo. 
Alle 16.50 è atterrato all’eliporto della Città del Vaticano da dove era partito la sera del 28 febbraio, ultimo giorno del suo pontificato. È stato accolto da tre cardinali (il presidente del Governatorato Giuseppe Bertello, il segretario di Stato Tarcisio Bertone, il decano del Collegio Cardinalizio Angelo Sodano) e da tre vescovi (i sostituti della Segreteria di Stato Angelo Becciu e Dominique Mamberti e il segretario del Governatorato Giuseppe Sciacca). Pochi metri in auto per raggiungere l’ex convento Mater Ecclesiae dove ha trovato ad aspettarlo Papa Francesco. Come ha riferito il portavoce della S. Sede padre Lombardi, il Pontefice «ha dato il benvenuto con grande e fraterna cordialità» a Benedetto XVI. 
«Insieme - ha aggiunto - si sono recati nella Cappella del Monastero per un breve momento di preghiera». 
Il Papa emerito è apparso in buona forma, smentendo ancora una volta chi aveva ipotizzato gravi malattie dell’ottantaseienne Ratzinger. Che avrebbe anche fatto una battuta sulla casa appena ristrutturata: «È accogliente, qui si può lavorare bene». Perché è chiaro che Benedetto XVI si atterrà al programma che si è dato quando ha annunciato la rinuncia al soglio pontificio: lavorare ancora per il bene della Chiesa ma in un modo diverso, in silenzio, «nascosto agli occhi del mondo». È probabile, dunque, che non farà più sentire in pubblico la sua voce. Ma è altrettanto probabile che Francesco si avvalga della sua preziosa esperienza. Ora che entrambi vivono in Vaticano, potrà incontrarlo, consultarlo e farsi consigliare lontano da occhi indiscreti. Con lo stile diretto che caratterizza il nuovo Pontefice, abituato per esempio a chiamare di persona al telefono i suoi interlocutori, non sembra inverosimile. Magari pregheranno ancora insieme, magari si ritroveranno davanti all’immagine della Madonna di Lourdes, nei giardini vaticani, che entrambi amano tanto. Anche se, è bene ribadirlo per evitare inutili confusioni, le decisioni sul governo della Chiesa spetteranno solo ed esclusivamente a Francesco.
Nella nuova residenza Benedetto XVI abiterà con il suo storico segretario, mons. Georg Gaenswein, che ora potrà svolgere con minori difficoltà il suo compito di prefetto della casa pontificia (in questi mesi aveva fatto il «pendolare» tra Roma e Castelgandolfo) e le quattro «memores domini», le consacrate laiche di Comunione e liberazione che si sono sempre occupate delle faccende domestiche di Benedetto XVI. È stata predisposta anche una stanza per ospitare il fratello di Ratzinger, don Georg.
Intanto Papa Francesco ha continuato il suo lavoro. Mercoledì nell’udienza generale aveva parlato di giovani e lavoro. Riprendendo un concetto già espresso nel libro intervista con Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, il Pontefice ha ribadito che «il lavoro è elemento fondamentale per la dignità della persona. Ci unge di dignità, ci riempie di dignità». E ieri, su Twitter, ha aggiunto che «il mio pensiero va a tutti coloro che sono disoccupati, spesso come risultato di una mentalità piegata in modo egocentrico sul profitto a ogni costo». Nella festa di S. Giuseppe artigiano, aveva anche incoraggiato i giovani a impegnarsi «nel dovere quotidiano, nello studio, nel lavoro, nei rapporti di amicizia, nell’aiuto verso gli altri; il vostro avvenire dipende anche da come sapete vivere questi preziosi anni della vita. Non abbiate paura dell’impegno, del sacrificio e non guardate con paura al futuro; mantenete viva la speranza: c’è sempre una luce all’orizzonte».
Infine ieri mattina, nella consueta omelia a S. Marta, ha sottolineato che «la Chiesa è una comunità del sì perchè nasce dall'amore di Cristo». E «quando i cristiani non fanno lavorare lo Spirito Santo, allora cominciano le divisioni nella Chiesa».

© Copyright Il Tempo, 3 maggio 2013

sabato 6 aprile 2013

La linea della «tolleranza zero» adottata da Ratzinger prima da cardinale e poi da Pontefice è confermata senza tentennamenti (Acali)

Tolleranza zero con i preti pedofili

Papa Francesco conferma la linea di Benedetto XVI sugli abusi sessuali Domani in Laterano inaugurerà Largo Giovanni Paolo II davanti al Vicariato

Andrea Acali

Tenerezza. È stata una delle prime parole del Vescovo di Roma venuto «quasi dalla fine del mondo». Durante l’omelia della Messa di inizio pontificato Francesco aveva invitato i cristiani, e non solo, a non aver paura della tenerezza. E il Papa sta mostrando a tutto il mondo come fare: dai ripetuti baci ai più piccoli alla visita nel carcere minorile fino alla dedica sul gesso della gamba rotta di una bambina nell’udienza di mercoledì scorso. I bambini, i giovani. 
Il futuro della Chiesa e della società. Lo scandalo degli abusi sessuali è stato al centro delle riunioni che hanno preceduto il conclave, a dimostrazione di quanto sia sentito. Di quanto dolore abbia causato. Della necessità di riconquistare la fiducia della gente. Un tema che ieri mattina Papa Francesco ha affrontato con il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede mons. Gerhard Ludwig Müller. Non è stato l’unico argomento di discussione nel corso dell’udienza. Ma è quello su cui si è concentrata la comunicazione da parte del Dicastero della S. Sede. 
«Il Santo Padre - afferma una nota ufficiale - ha raccomandato in particolar modo che la Congregazione, continuando nella linea voluta da Benedetto XVI, agisca con decisione per quanto riguarda i casi di abusi sessuali, promuovendo anzitutto le misure di protezione dei minori, l’aiuto di quanti in passato abbiano sofferto tali violenze, i procedimenti dovuti nei confronti dei colpevoli, l’impegno delle Conferenze episcopali nella formulazione e attuazione delle direttive necessarie in questo campo tanto importante per la testimonianza della Chiesa e la sua credibilità. Il Santo Padre ha assicurato che nella sua attenzione e nella sua preghiera per i sofferenti le vittime di abusi sono presenti in modo particolare».
Chi voleva una parola esplicita del Papa, una direttiva chiara, è accontentato. 
La linea della «tolleranza zero» adottata da Ratzinger prima da cardinale e poi da Pontefice è confermata senza tentennamenti. 
Del resto, non era immaginabile che si potesse tornare indietro su un tema che mette in gioco, come viene sottolineato nel comunicato, la credibilità della Chiesa. Nonostante ci fosse una «corrente di pensiero» diversa, secondo la quale quanto è stato fatto sarebbe già abbastanza. No. Papa Francesco vuole continuare l’azione di pulizia e purificazione avviata dal suo predecessore con tanta efficacia, con grande coraggio e determinazione. E sarà bene che i vescovi di tutto il mondo si adeguino senza indugi, denunciando eventuali abusi e soprattutto agendo sul piano della prevenzione, in particolare con grande discernimento dei candidati al sacerdozio.
Ieri mattina, come di consueto, il Papa ha celebrato la Messa nella cappella di S. Marta alla quale hanno partecipato i dipendenti della Farmacia vaticana. Nella breve omelia, ha ricordato che «in questo mondo che ci offre tanti salvatori» è solo il nome di Gesù che salva. «In molti - ha sottolineato Francesco - per risolvere i loro problemi ricorrono ai maghi o ai tarocchi. Ma solo Gesù salva e dobbiamo dare testimonianza di questo! Lui è l'unico». E ha poi raccontato un aneddoto: «Nella curia di Buenos Aires - ha detto - lavora da 30 anni un uomo umile, padre di otto figli. Prima di uscire, prima di andare a fare le cose che fa, sempre dice: "Gesù!". E io, una volta, gli ho chiesto: "Ma perché sempre dici Gesù?". "Ma quando io dico Gesù - mi ha detto questo uomo umile - mi sento forte, mi sento di poter lavorare, e io so che Lui è al mio fianco, che mi custodisce". Quest'uomo - ha osservato il Papa - non ha studiato teologia, ha solo la grazia del Battesimo e la forza dello Spirito. E questa testimonianza - ha affermato il Papa - a me ha fatto tanto bene».
Domani Francesco prenderà possesso del Laterano e benedirà la targa con cui il piazzale antistante il Vicariato diventerà Largo Beato Giovanni Paolo II.

© Copyright Il Tempo, 6 aprile 2013 consultabile online anche qui.