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domenica 12 maggio 2013

Intervista al cardinale Burke sulla Marcia per la Vita di Roma (Rusconi)

Riceviamo e con piacere e gratitudine pubblichiamo:


INTERVISTA AL CARD. BURKE SULLA MARCIA PER LA VITA DI ROMA 

di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 12 maggio 2013 

Un lungo serpentone colorato, partito dal Colosseo, si è snodato questa mattina per il centro di Roma, raggiungendo san Pietro in tempo per l’Angelus domenicale. E lì ha ascoltato le parole di papa Francesco: “Saluto i partecipanti alla ‘Marcia per la vita’ e invito a mantenere viva l’attenzione di tutti sul tema così importante del rispetto della vita umana sin dal momento del suo concepimento”. 

E’ ben riuscita dunque anche questa terza edizione (la seconda romana) della “Marcia per la vita” indetta dall’ “Associazione Famiglia domani” e “Movimento europeo per la difesa della vita” contro l’aborto e la relativa legge 194. Oltre 20mila i partecipanti (con un consistente aumento rispetto all’anno scorso, massiccia la presenza di ragazzi e ragazze), tra i quali abbiamo notato il sindaco di Roma Alemanno e i parlamentari Giorgia Meloni, Sacconi, Gasparri, Giovanardi, Garavaglia. Numerosi i religiosi e le religiose, dai francescani (e le francescane) dell’Immacolata agli orionini (presenti tra l’altro con il superiore generale don Flavio Peloso) alla Congregazione del Verbo incarnato. Tante le associazioni laicali provenienti da tutta Italia, con rappresentanze consistenti ad esempio di “Scienza e Vita” (una trentina di giovani bergamaschi), della “Federvita del Piemonte”, di “Alleanza cattolica”, del “Movimento cristiano lavoratori”, dei “Gruppi di preghiera padre Pio”, della “Fondazione Lepanto”, del”Gruppo amici di Medjugorje”, del “Timone”, di “Politica, etica, responsabilità”, di “Tradizione, ordine, proprietà”, del “Popolo della vita”, di “Vita umana internazionale”, di “Italia cristiana”, di “Il Faro”, di “Ginecologi e ostetriche cattolici”. Non poche le pettorine gialle di “Uno di noi” a ricordare la raccolta di firme europea promossa dal Movimento per la vita. La Marcia è stata connotata dalla partecipazione di trecento giovani venuti dalla Polonia, da gruppi francesi (“Manif pour tous”, “Droit de naitre”), spagnoli (“Derecho a vivir”), da rappresentanti statunitensi (come la portavoce della celebre marcia di Washington Jeanne Monahan), svizzeri, austriaci, croati, albanesi, cinesi. Tra i partecipanti recita del Rosario, canti sacri come “Christus vincit” (cantato dalla Fraternità sacerdotale san Pio X di Albano) o vandeani (gruppo di “Forza nuova”), slogan come “Viva viva ogni bambino/abbasso l’aborto e la Bonino” (scandita da un consistente gruppo perlopiù giovanile proveniente da Caivano, dalla parrocchia retta da don Maurizio Patriciello). La Bonino è stata anche rievocata in diversi cartelli non onorifici di diversa provenienza (“On. Bonino, mani insanguinate”).

All’ombra del Colosseo abbiamo incontrato prima dell’avvio della ‘Marcia’ il cardinale Raymond Leo Burke, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura apostolica. Con la consueta affabilità il sessantaquattrenne porporato statunitense ha risposto ad alcune domande sulla sua presenza alla ‘Marcia’ per il secondo anno consecutivo (anche come unico cardinale di santa Romana Chiesa).

Eminenza, nella precedente occasione del 2012 si era augurato che anche in Italia la testimonianza della ‘Marcia per la vita’ diventasse sempre più massiccia…

Direi che l’augurio si è concretizzato. Quest’anno qui al Colosseo la partecipazione è certamente aumentata…del resto avevo già percepito un clima di forte attesa nelle settimane scorse. Penso che più passeranno gli anni, più si accrescerà il numero dei partecipanti, così che questa testimonianza per il rispetto della vita umana si faccia sentire in misura sempre maggiore nell’intera società. Un rispetto che anzitutto si deve ai meno protetti, i bimbi che stanno nel grembo della mamma!

Perché è importante scendere in piazza? Alcuni sostengono che è inutile, che si agisce meglio attraverso i massmedia, gli articoli di giornale, la raccolta di firme… 

Lo scendere in piazza è ancora un qualcosa di diverso, è una testimonianza personale per una scelta di vita. Sì, uno può scrivere ed è molto importante! Ma lo scendere fisicamente in piazza mostra a tutti quanto è vitale per noi difendere e promuovere la vita. E, siccome siamo in tanti, ciò ci dà forza e morale per continuare la testimonianza nel resto dell’anno. Rincuora vedere quanti siamo a marciare!

Eminenza, la mobilitazione di piazza statunitense, ormai tradizionale, ha portato dei risultati concreti e positivi per la società? Non bisogna dimenticare che è stato rieletto Obama…

Negli Stati Uniti si registra una grande anomalia. Da una parte tutto ci dice che i movimenti per la vita sono in sintonia con il sentire della maggioranza degli americani… ed è, come certificano anche gli istituti di sondaggio, una sintonia addirittura crescente. Dall’altra, però, gli americani hanno rieletto un presidente che è il più anti-vita che abbiamo mai avuto!

Perché questa contraddizione?

Credo che al momento delle elezioni molti non riflettano profondamente quanto si dovrebbe. C’è poi chi condivide l’azione di Obama in genere per una sanità sociale, tanto da giustificare il suo voto per lui, pur abortista. Per me questo è un tipo di ragionamento contraddittorio in se stesso…

In Europa quest’anno c’è stata la grande novità delle enormi manifestazioni francesi per la famiglia, contro la rivoluzione antropologica imposta dal presidente Hollande e dalla sua maggioranza con la guardasigilli Taubira…

Si vede che la gente comune ha ancora il senso della legge naturale, la convinzione che c’è un ordine che Dio ha voluto per la sua creazione. Le manifestazioni francesi mi hanno impressionato molto. I francesi sono stati bravissimi, vanno complimentati e imitati, anche se poi il governo è voluto andare avanti lo stesso con la sua rivoluzione innaturale del diritto di famiglia.

C’è un atteggiamento assai diffuso anche tra alcuni cattolici italiani che dicono: “Io non sono d’accordo con i ‘matrimoni gay’, però penso che lo Stato pluralista debba riconoscere anche le unioni tra persone dello stesso sesso”…  

E’ un atteggiamento irrazionale quello di chi ragiona così! Come si fa a dire che si è contrari ai cosiddetti ‘matrimoni’ tra persone dello stesso sesso e nel contempo si è d’accordo che lo Stato legittimi la loro richiesta di compiere atti contro natura? Vorrebbe dire contribuire alla distruzione della società, come già è ben documentato dalla storia! La famiglia non potrà sopportare tutto ciò!

Eminenza, è evidente che la questione non è solo cattolica, ma è prima di tutto razionale, di buon senso, dunque condivisibile da tutti… 

 L’ha ribadito anche papa Benedetto XVI a Westminster, in occasione della visita pastorale nel Regno Unito: “Sì, la Chiesa annuncia queste verità. Però esse non sono proprie della Chiesa, ma della legge naturale che Dio ha iscritto in ogni cuore”. Ogni persona di buona volontà può riconoscere questo.

La Chiesa è bersagliata da attacchi violenti e continui forse perché è una delle ultime istituzioni a difendere il diritto naturale e dunque disturba? 

A me questo è chiaro. Nel mio Paese, gli Stati Uniti, la Chiesa è l’unica istituzione di spessore a difendere il diritto naturale. E’ chiaro che è sotto attacco costante da parte di forze relativiste, materialiste che vogliono che ogni uomo possa scegliere il significato della vita, del matrimonio.

Nelle motivazioni che spingono tali lobby all’attacco c’è anche l’elemento finanziario, visto che i single spendono normalmente di più? 

Sì, c’è anche l’elemento finanziario, oltre a quello libertario. 

giovedì 11 aprile 2013

Il prete trasparenza di Cristo. Riflessione del cardinale Burke al sodalizio Amicizia sacerdotale Summorum Pontificum (O.R.)

Riflessione del cardinale Burke al sodalizio Amicizia sacerdotale Summorum Pontificum

Il prete trasparenza di Cristo

L'eucaristia, la celebrazione dei sacramenti, il celibato, l'obbedienza: è stato dedicato alla riflessione e all'approfondimento delle peculiarità del sacerdozio ministeriale il corso di esercizi spirituali, giunto alla terza edizione, organizzato da Amicizia sacerdotale Summorum pontificum, il sodalizio che si richiama espressamente al motu proprio di Benedetto XVI, che, come è noto, nel 2007 ha ampliato l'uso del messale promulgato nel 1962 da Giovanni XXIII.
«Tu es sacerdos in aeternum» è stato il tema della riflessione dettata dal cardinale prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, Raymond Leo Burke. Oltre quaranta i chierici, tra cui due vescovi, che hanno partecipato alla settimana di esercizi che si è svolta a Roma presso la casa generalizia dei padri passionisti. Ogni giornata ha avuto inizio con la messa, secondo una precisa turnazione oraria che ha permesso a ciascun sacerdote di celebrare individualmente con il Vetus o il Novus Ordo.
E il continuo riferimento alla Vergine Maria, madre dei sacerdoti, attraverso la preghiera del Rosario, ha fatto da cornice all'intensa esperienza spirituale. Infatti, per il sacerdote è di fondamentale importanza ritirarsi in disparte con Dio. Si tratta di tornare alla fonte della vocazione e della missione, considerando che le aspettative del sacerdote non consistono nella realizzazione di un programma personale, bensì nel compimento del progetto di amore di Dio.
Il cardinale Burke, facendo leva anche sulla propria esperienza, ha enucleato le caratteristiche essenziali del sacerdozio: lo stretto legame con l'eucaristia, la configurazione al Sacro Cuore di Gesù, il dono del celibato, l'obbedienza, la misericordia, la guida morale. E non poteva mancare l'accostamento a Maria, quale faro vigile di ogni sacerdote. Una autentica dimensione spirituale della vita sacerdotale -- ha sottolineato il porporato -- trova fondamento nella carità pastorale di Cristo, anima del sacerdozio.
Il sacerdote, infatti, agisce in persona Christi in ogni tempo e in ogni luogo, riceve un “potere spirituale” che rende la sua vita trasparenza di tutti quei comportamenti propri di Gesù Cristo.
I presbiteri -- ha detto citando un passo della Pastores dabo vobis -- «sono chiamati a prolungare la presenza di Cristo, unico e sommo pastore, attualizzando il suo stile di vita e facendosi quasi una trasparenza in mezzo al gregge loro affidato».
Così, se il sacerdote, con l'ordinazione, viene configurato a Cristo capo e pastore, la sua vita deve essere, come quella di Cristo, a esclusivo servizio della Chiesa. E il servizio di Cristo trova il suo culmine nel dono totale di sé sulla Croce. Quindi il sacerdote non solo deve fare rivivere ma deve anche ripresentare con la sua testimonianza, con la sua stessa vita, la carità incondizionata di Cristo. L'offerta del Sacrificio è l'espressione più piena della donazione di Cristo, della sua carità pastorale, e «l'eucaristia è la ripresentazione attualizzante del sommo Sacrificio».
Per il sacerdote l'esercizio della carità pastorale non deve perciò essere relegato in un mero attivismo funzionale, bensì deve essere il frutto di una vita costantemente alimentata a quell'amore, che è donato, consumato e rinnovato in modo incruento nell'eucaristia.
Se la carità pastorale di Cristo costituisce il riferimento assoluto e imprescindibile del sacerdote, ogni momento della sua vita deve essere un ritorno al mistero eucaristico. Soltanto con la devozione eucaristica, egli può approfondire il suo intimo rapporto con il Corpo e Sangue di Cristo.
La celebrazione eucaristica, inoltre, unita all'adorazione quotidiana, non solo alimenta la devozione eucaristica, ma prepara il sacerdote a essere più pienamente coinvolto nel Sacrificio e intimamente unito a Cristo. Così, se il paradigma insostituibile del sacerdote è la carità pastorale di Cristo, la testimonianza dei santi sacerdoti rappresenta il modello a cui egli si può ispirare come ad autentici testimoni della fede, che hanno incarnato l'amore oblativo di Cristo. Il cardinale Burke ha perciò desiderato evidenziare, con particolare allusione alla spiritualità eucaristica, i tratti sacerdotali della figura di san Giovanni Maria Vianney.
Il santo curato d'Ars si può definire modello di vera devozione eucaristica. Ha cercato sempre di attrarre i suoi fedeli a Cristo presente realmente nell'eucaristia. Infatti, la sua fede eucaristica era tale da riaccendere la devozione eucaristica dei fedeli al punto di avvicinarli al sacramento della penitenza. Questo lo conduceva dall'altare al confessionale.
Un'altra tessera che il prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica ha aggiunto al prezioso mosaico del sacerdozio ministeriale è quella del celibato. La devozione al Sacro Cuore di Gesù aiuta i presbiteri a comprendere il celibato, non come rinuncia all'immenso dono del matrimonio bensì come offerta del cuore indiviso per il bene della Chiesa, amando i fratelli. Il celibato sacerdotale non significa repressione della sfera affettiva, ma offrire, con gioia nella perfetta continenza, tutte le inclinazioni sessuali e affettive per il bene del Regno dei cieli. Quale dono insito nella vocazione sacerdotale, l'amore celibe va rinnovato quotidianamente, altrimenti inizieranno ad affiorare delle carenze. Ogni dono di Dio va apprezzato attentamente, ma soprattutto curato, mantenuto e custodito nella sua integrità. Per questo la preghiera aiuterà il sacerdote a crescere nell'amore celibe per custodire la purità.
Una delle virtù caratterizzanti la statura spirituale del sacerdote è l'obbedienza. Lo sguardo va sempre rivolto a Cristo, che è venuto per fare la volontà del Padre. Anche la vocazione di ogni sacerdote deve essere segnata dall'obbedienza al Padre, ovvero unire la propria volontà a quella di Cristo. Con l'obbedienza si serve la Chiesa intera, senza l'obbedienza c'è confusione e caos, poiché la promessa di obbedienza non è il rifiuto della libertà umana, ma il compimento di essa, attraverso un atto libero per l'adempimento di una particolare missione di origine divina. L'obbedienza alla volontà dei superiori è finalizzata a fare emergere nella vita sacerdotale non la propria persona ma soltanto Cristo unico protagonista di ogni azione pastorale, perché unico Salvatore. Ciò comporta obbedienza alla fede della Chiesa e al suo magistero, alla disciplina ecclesiastica, alla sacra liturgia. (girolamo casella)

(©L'Osservatore Romano 11 aprile 2013)