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Meglio tardi che mai...per anni questo blog ha sollecitato la curia a darsi una bella svegliata. Ora e' troppo tardi per i pentimenti...
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domenica 9 febbraio 2014
sabato 8 febbraio 2014
Pedofilia, replica del Vaticano: l’Onu ha trasceso i suoi compiti Ginevra: esame obiettivo (Calabrò)
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Credo che ai fedeli interessi poco la "natura specifica" della santa sede. Non serve rispondere alla commissione ricordando che essa e' andata oltre i propri compiti. Queste sono questioni che interessano il diritto, i rapporti fra Stati e fra gli Stati Sovrani e l'Onu.
All'opinione pubblica, il cui giudizio il vaticano tiene in massima considerazione da alcuni mesi, importa ben altro.
Si risponda elencando i fatti e cioe' tutto il lavoro fatto in questi anni per combattere la piaga della pedofilia nella chiesa: si citi il documento De delictisi gravioribus (2001), spiegandone la ratio, si rammentino tutte le modifiche delle procedure e delle pene messe in atto da Benedetto XVI ma, soprattutto, si elenchino gli incontri con le vittime, il numero di vescovi rimossi (e la ragione della rimozione) e la schiera di sacerdoti ridotti allo stato laicale.
Si spieghi come e perché (e da quando) è cambiato l'atteggiamento della chiesa nei confronti delle vittime.
Sono questi i fatti che contano, non la natura giuridica specifica della santa sede.
Certo! Per fare un'operazione del genere bisognerebbe elogiare i meriti di Benedetto XVI e non e' detto che si abbia interesse a farlo...
R.
CHIESA E PEDOFILIA: LA TOLLERANZA ZERO DI PAPA BENEDETTO XVI
"Le decisioni e l'esempio di Papa Benedetto XVI nel combattere la piaga della pedofilia nella Chiesa. Cronologia".
"La risposta della Santa Sede alla pedofilia nella Chiesa: Cronologia (1917-2005)".
Credo che ai fedeli interessi poco la "natura specifica" della santa sede. Non serve rispondere alla commissione ricordando che essa e' andata oltre i propri compiti. Queste sono questioni che interessano il diritto, i rapporti fra Stati e fra gli Stati Sovrani e l'Onu.
All'opinione pubblica, il cui giudizio il vaticano tiene in massima considerazione da alcuni mesi, importa ben altro.
Si risponda elencando i fatti e cioe' tutto il lavoro fatto in questi anni per combattere la piaga della pedofilia nella chiesa: si citi il documento De delictisi gravioribus (2001), spiegandone la ratio, si rammentino tutte le modifiche delle procedure e delle pene messe in atto da Benedetto XVI ma, soprattutto, si elenchino gli incontri con le vittime, il numero di vescovi rimossi (e la ragione della rimozione) e la schiera di sacerdoti ridotti allo stato laicale.
Si spieghi come e perché (e da quando) è cambiato l'atteggiamento della chiesa nei confronti delle vittime.
Sono questi i fatti che contano, non la natura giuridica specifica della santa sede.
Certo! Per fare un'operazione del genere bisognerebbe elogiare i meriti di Benedetto XVI e non e' detto che si abbia interesse a farlo...
R.
CHIESA E PEDOFILIA: LA TOLLERANZA ZERO DI PAPA BENEDETTO XVI
"Le decisioni e l'esempio di Papa Benedetto XVI nel combattere la piaga della pedofilia nella Chiesa. Cronologia".
"La risposta della Santa Sede alla pedofilia nella Chiesa: Cronologia (1917-2005)".
lunedì 12 agosto 2013
domenica 30 giugno 2013
Le amicizie, gli affari e quel sodalizio esclusivo di monsignor «500 euro» (Calabrò)
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sabato 29 giugno 2013
giovedì 27 giugno 2013
Papa Francesco istituisce la Pontificia Commissione Referente sullo Ior. Raccolta di articoli
Papa Francesco mette «sotto osservazione» lo Ior (Monteforte)
Il Papa: commissione d’inchiesta sullo Ior (Rodari)
“Inutile chiuderlo, ma ora trasparenza e nella curia vanno cambiati gli uomini” (Rodari)
Il Papa forma una squadra per indagare sullo Ior (Vecchi)
La strategia di Francesco nella palude finanziaria (Massimo Franco)
Lo spagnolo Arrieta Ochoa «leone» dell'Opus Dei è l'uomo chiave del gruppo (Calabrò)
Il Papa: commissione d’inchiesta sullo Ior (Rodari)
“Inutile chiuderlo, ma ora trasparenza e nella curia vanno cambiati gli uomini” (Rodari)
Il Papa forma una squadra per indagare sullo Ior (Vecchi)
La strategia di Francesco nella palude finanziaria (Massimo Franco)
Lo spagnolo Arrieta Ochoa «leone» dell'Opus Dei è l'uomo chiave del gruppo (Calabrò)
domenica 16 giugno 2013
Monsignor Ricca, direttore della casa di Santa Marta, è il nuovo prelato dello Ior. Il blocco delle carte di credito costa al Vaticano milioni di euro (Calabrò)
Santa Sede Prima mossa di Francesco nella riforma della banca. Nomina ad interim, la carica era vacante da anni
Un fedelissimo del Papa allo Ior
Monsignor Ricca, direttore della casa di Santa Marta, è il nuovo prelato
Maria Antonietta Calabrò
ROMA — A tre mesi dalla sua elezione, papa Francesco ha fatto un primo, importante, passo nella riforma della «sua» banca. «Con l'approvazione del Santo Padre», è scritto nel Bollettino ufficiale della Santa Sede di ieri, la Commissione cardinalizia di vigilanza dell'Istituto per le Opere di Religione, presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone, ha nominato ad interim il nuovo prelato dello Ior. Si tratta di Monsignor Battista Mario Salvatore Ricca.
Quell'indicazione («con l'approvazione del Santo Padre», solitamente non richiesta per questa nomina), è il chiaro segnale della forte attenzione di papa Bergoglio verso lo Ior e un segno che egli vuole sapere di più circa le sue attività. Bresciano, 57 anni, diplomatico in servizio presso la prima sezione della Segreteria di Stato, Ricca (descritto come «persona semplice e concreta») è anche il direttore della Casa Santa Marta, la residenza dove il Papa alloggia. E in questi primi mesi di pontificato è stato molto vicino a Bergoglio, che appare come il vero artefice di questa decisione.
Se non è il preannunciato «commissariamento dello Ior», poco ci manca. Anche perché la decisione di nominare un prelato si è concretizzata nelle ultime settimane, ha avuto quindi quasi un carattere d'urgenza, e ha validità immediata, quindi è già operativa.
La figura del prelato svolge un ruolo chiave — previsto dal Chirografo del 1990, cioè la legge di riforma, voluta da Giovanni Paolo II dopo lo scandalo del crack Ambrosiano — ma la sua casella nella governance dell'Istituto era vacante dal 2011. Il prelato segue infatti le attività della banca, assiste ai consigli d'amministrazione (cioè alle riunioni del Consiglio di sovrintendenza) e ha accesso a tutta la sua documentazione. Il prelato inoltre riferisce alla Commissione cardinalizia di sorveglianza, funzionando da ponte tra i manager laici (direttore generale e vicedirettore), il Consiglio d'amministrazione, presieduto dal presidente von Freyberg, e i cardinali. E partecipa alle adunanze della Commissione cardinalizia di sorveglianza in qualità di segretario. Egli è, insomma, il punto di incontro di due piramidi rovesciate: quella superiore della Commissione dei cardinali e quella inferiore del board e del presidente. Il fatto che l'incarico sia ad interim — ha spiegato padre Federico Lombardi, portavoce della Sala stampa vaticana — deve essere interpretato alla stregua di quel donec aliter provideatur che è la formula della conferma provvisoria con la quale sono stati prorogati tutti gli incarichi di Curia.
Come l'hanno presa nel Torrione di Niccolo V, la sede della banca? Non come un fulmine a ciel sereno, ma sicuramente come un fulmine. Arrivato il giorno dopo che il direttore generale Paolo Cipriani aveva difeso lo Ior in un'intervista al Giornale (14 giugno) reagendo alle indiscrezioni sul «commissariamento». Questo è avvenuto nonostante il presidente von Freyberg avesse già saputo della nomina di Ricca, la settimana precedente (7 giugno). In un'intervista al Corriere il 31 maggio lo stesso von Freyberg aveva ammesso che le regole della banca per la «Customer due diligence» (i controlli sui possessori dei 19 mila conti) è in forte ritardo rispetto ai tempi fissati dal Comitato Moneyval e ha dato a tutti i dipendenti una nuova dead line per il 31 luglio prossimo. Il Vaticano deve preparare un Report in progress sull'adeguamento agli standard antiriciclaggio internazionali entro novembre.
© Copyright Corriere della sera, 16 giugno 2013
Il caso Ferme per mesi le vendite on line di francobolli e monete
Il blocco delle carte di credito costa al Vaticano milioni di euro
Maria Antonietta Calabrò
È ben noto che per i collezionisti di tutto il mondo l'occasione determinata dalla Sede Vacante, è sempre una opportunità molto ghiotta per ordinare francobolli e monete vaticane. L'ultima volta poi l'evento così eccezionale delle dimissioni di Benedetto XVI ne facevano un'occasione per cui c'è un'unico aggettivo: «storica». Questo tra l'altro avrebbe dato alla Santa Sede la possibilità di rimpinguare le casse provate dalla crisi, visto il numero enorme di ordinativi in arrivo, vista l'eccezionalità della situazione. Ma gli ordini per i francobolli e le monete vaticane avvengono per quasi la metà on line con l'acquisto grazie all'uso delle carte di credito. Chiunque abbia cercato di comprare i francobolli on line ha ricevuto dalla fine di febbraio un ben deludente messaggio: e cioè che il sistema dell'accettazione delle carte di credito non funzionava e gli ordini non potevano essere processati. Questo nonostante fosse stato comunicato dal Vaticano, già a metà febbraio, che il blocco dell'utilizzo delle carte di credito imposto dalla Banca d'Italia, per inadeguatezza dei controlli antiriciclaggio, a partire dal 1° gennaio, era stato risolto.
In realtà, l'impossibilità di acquistare on line si è protratta per ben cinque mesi: fino al 27 maggio per quanto riguarda i francobolli e le monete. Ma anche l'acquisto da casa dei biglietti, ad esempio, delle aperture estive notturne dei Musei vaticani o l'acquisto dei libri d'arte on line ha avuto fino alla fine di maggio una serie di problemi.
Se adesso tutto è ripristinato, per francobolli e monete «il danno ormai è stato fatto», ed è in qualche modo irreparabile, ha documentato un servizio dell'Associated Press ripreso dal Washington Post. «L'ufficio numismatico è indietro di mesi, e con un arretrato fino a novembre».
Quindi, il blocco delle carte di credito in Vaticano è stato molto più lungo e costoso di quanto si potesse pensare. Nessuno azzarda una quantificazione esatta: ma potrebbe trattarsi di decine di milioni di euro. Visto che ha riguardato tutte le attività della piccola Città Stato. Sono stati pesantemente colpiti, ad esempio i saldi invernali nello spaccio del Governatorato: gli acquirenti non potevano certo presentarsi con centinaia di euro cash per comprare. Normalmente, infatti, soprattutto durante i saldi si paga con le carte di credito, visto che si tende a spendere un po' di più per approfittare delle offerte. E anche quando in un secondo tempo le carte sono state riattivate, quelle italiane accettate sono solo quelle del circuito europeo VPay.
La Banca d'Italia non ha voluto commentare questa limitazione. Il Vaticano aveva annunciato che la ditta svizzera Aduno Group aveva ripristinato il servizio il 12 febbraio. Ma allora solo i terminali dei punti di vendita sono ripartiti. Le vendite elettroniche, l'e-commerce sono tutt'altra cosa, ma sono stati necessari cinque mesi, sino alla fine di maggio per adeguare le interfacce web delle varie realtà commerciali con i terminali virtuali della Aduno, ha dichiarato un portavoce dell'Aduno Karin Broder.
Il titolare precedente del servizio, la Deutsche Bank Italia, filiale italiana della Deutsche Bank e come tale sottoposta al controllo e alle direttive della Banca d'Italia, per molti anni non aveva chiesto e poi non aveva ottenuto la necessaria autorizzazione di via Nazionale ad installare i pos. Il motivo è stato comunicato dalla Banca d'Italia il 6 dicembre 2012: e cioè il fatto che il Vaticano non è considerato Paese «equivalente» ai fini dell'antiriciclaggio. Potrebbero passare anche quattro anni (cioè fino al completamento di tutta la procedura di adeguamento agli standard internazionali) perché la Santa Sede e la Città del Vaticano vengano riconosciute «equivalenti» dall'Italia.
© Copyright Corriere della sera, 16 giugno 2013
venerdì 14 giugno 2013
Pedofilia nella chiesa, la Corte penale internazionale dell'Aja sconfessa lo snap. Il commento di Calabrò
Clicca qui per leggere l'articolo gentilmente segnalatoci.
Dobbiamo comunque dire che "il filone pedofilia" si sta rapidamente esaurendo non solo perche' le norme imposte da Benedetto XVI hanno dato frutti straordinari ma anche perche' ora egli non e' piu' il Pontefice regnante e l'unico scopo di certe pretestuose denunce era colpire la sua persona.
Dobbiamo comunque dire che "il filone pedofilia" si sta rapidamente esaurendo non solo perche' le norme imposte da Benedetto XVI hanno dato frutti straordinari ma anche perche' ora egli non e' piu' il Pontefice regnante e l'unico scopo di certe pretestuose denunce era colpire la sua persona.
giovedì 13 giugno 2013
Lo sfogo di Francesco per scacciare le ombre di Vatileaks (Calabrò)
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venerdì 31 maggio 2013
Bergoglio contro i corrotti. Un saggio sul degrado etico contemporaneo (Calabrò)
Riceviamo e con piacere e gratitudine pubblichiamo:
I Corsivi
In Rete Si amplia con un testo di papa Francesco la collana di approfondimento in ebook del «Corriere»
Bergoglio contro i corrotti
Un saggio sul degrado etico contemporaneo per il Pontefice che si fa «curato» di anime
La condanna non riguarda solo mazzette e appalti gonfiati. Ma tutto ciò che contamina l'uomo
di Maria Antonietta Calabrò
«Padre Zeus donaci il miracolo di un cambiamento».
Nei frammenti lirici dell'antico poeta greco Simonide, morto cinquecento anni prima di Cristo, risuona la «parola temeraria» e «l'urlo», a quel «cambiamento di narrativa» che cinquanta giorni fa si è ripetuto per la Chiesa cattolica e per il mondo, con l'elezione di Papa Francesco. Sì, «cambiamento di narrativa», cambiamento stesso di contenuto delle parole, cambiamento della storia.
Corvi, scandali, accuse e controaccuse, dissolti, allontanati. Non perché non esistano più, ma perché il lavacro che li ripulirà sarà quello della Misericordia, prima ancora di quello della giustizia. «Misereando atque eligendo», come recita il motto di cardinale e di Papa di Francesco. E con corvi, scandali e documenti rubati è volato via anche il clima da «manipulitismo» di ritorno che si è respirato intorno al Vaticano nell'ultimo anno, e che ha trovato il suo climax esattamente nel maggio scorso, per molti aspetti ricalcando, quasi in una scimmiottatura, quello mondano degli anni Novanta.
«Corruzione», denunciavano i documenti di Vatileaks, «corruzione» e «mancanza di trasparenza».
«Guarire dalla corruzione» per Bergoglio non è un programma politico o sociale, e neppure l'adeguamento ad uno standard internazionale.
Per lui l'orizzonte della corruzione non è quello di mazzette, di appalti, di costi gonfiati. E il problema della corruzione non è quello di fare piazza pulita, ma di guarire da «quelle cose cattive che vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo» (Mc 7,20-23).
Si tratta, insomma, di guarire il cuore. Di curare. Bergoglio è arrivato per noi, come il «Curato» del mondo e della Chiesa, colui che si prende cura, che pulisce e sana le ferite, alimenta di cibo, accarezza. «Non abbiate paura della tenerezza», ha detto. Curato, molto più che parroco. Perché parrocchia ha purtroppo acquisito un significato di chiusura, di cerchia ristretta, e invece il curato si prendeva cura delle anime dei cristiani di un vasto territorio, quello ancora non costituito in una parrocchia, in istituzione. Il curato si prendeva cura delle anime di quelle che Bergoglio chiamerebbe oggi, ai tempi della globalizzazione, «le periferie del mondo». E come il Curato d'Ars, Bergoglio va verso le periferie. In un abbraccio.
Non parroco del mondo, meglio, curato del mondo, a cominciare dalla sua Chiesa di Roma. Curato di ognuno di noi, che siamo tutti — ad essere sinceri — delle «periferie del mondo». Ecco allora che si comprendono le brevi omelie della Casa Santa Marta. Casa, sì, casa, non «Palazzo Apostolico», non «Appartamento pontificio». Casa. Eppure, quella finestra spenta dell'Appartamento, la sera, quel buio che sovrasta il colonnato del Bernini, per un romano è un po' come un occhio accecato, un occhio senza luce. Accettato dai romani, solo come necessaria contrizione, dopo tutto quello che è accaduto lì dentro con il maggiordomo Corvo.
Francesco continuamente sottolinea che il problema della Chiesa non sono le strutture, l'organizzazione, che la Chiesa non è una Ong. E c'è come un'urgenza in questo ripetersi, come a dire «attenzione» — innanzitutto ai cattolici, ai preti, alla Curia — «attenzione, l'essenziale è questo» dice il curato che vuole confessare in parrocchia, e già lo ha fatto. La corruzione — scrive Bergoglio — «non si identifica affatto con una serie di peccati. Uno può essere un gran peccatore e, tuttavia, non essere caduto nella corruzione». E nel testo pubblicato ne I Corsivi fa esplicito riferimento a Zaccheo e Matteo, due pubblicani, esattori delle tasse romane, due che con i soldi avevano ben a che fare, e alla Samaritana, la donna che aveva avuto cinque mariti.
«Curato» però è un participio passato, significa anche «colui che è curato ed amato». E forse per questo che il curato Francesco ha aperto il cuore e «piace» a credenti e non credenti. Ed è lui stesso amato, sinceramente, dal popolo, al di là dell'uso ideologico della sua immagine. È amato dal popolo, vox Dei, che segue con semplicità, forse con l'istinto del gregge, la sua voce.
C'è invece chi (dentro e fuori il Vaticano) è rimasto fermo all'altra narrativa, quella precedente le dimissioni di Ratzinger (perché bisognerà anche ricordare che la novità di Francesco è potuta arrivare solo grazie al gesto di Benedetto). Magari per negare quella narrativa. Se corvi, veleni, misteri li vogliamo definire «A». Tutti a invocare la negazione di «A», il «non A».
E così è accaduto che le affermazioni di Bergoglio siano anche state grandemente banalizzate.
Da attese del tipo: «la Curia sarà rovesciata come un calzino», «ci saranno pensionamenti eccellenti», «vedrete che spoil system» e, «chiuderà lo Ior». Francesco invece non ha scelto «non A». Ha scelto «B», ha imboccato una strada diversa, la sua. Da quasi tre mesi: il tempo del reset del cuore. Anche se dopo le strutture cambieranno, l'organizzazione cambierà.
Tanto che ha già designato il cosiddetto G8, la Commissione di cardinali da tutto il mondo per la riforma della Curia e l'ha fatta presiedere al presidente della Caritas, Maradiaga. «Una chiesa povera per i poveri».
«Padre Zeus donaci il miracolo di un cambiamento» scriveva Simonide di Ceo, cinquecento anni prima di Cristo. Il problema umano, ci dice Francesco, è tutto qui. Un miracolo, un fatto inatteso che irrompe nella vita e nella storia. Un caso, un accidente, come dicono gli atei, i materialisti («Democrito che il mondo a caso pone», scriveva Dante, nel canto IV dell'Inferno). Il caso, che, a guardar bene, è il nome laico di Dio. Il caso, o meglio, un amore, una grazia.
© Copyright Corriere della sera, 31 maggio 2013
I Corsivi
In Rete Si amplia con un testo di papa Francesco la collana di approfondimento in ebook del «Corriere»
Bergoglio contro i corrotti
Un saggio sul degrado etico contemporaneo per il Pontefice che si fa «curato» di anime
La condanna non riguarda solo mazzette e appalti gonfiati. Ma tutto ciò che contamina l'uomo
di Maria Antonietta Calabrò
«Padre Zeus donaci il miracolo di un cambiamento».
Nei frammenti lirici dell'antico poeta greco Simonide, morto cinquecento anni prima di Cristo, risuona la «parola temeraria» e «l'urlo», a quel «cambiamento di narrativa» che cinquanta giorni fa si è ripetuto per la Chiesa cattolica e per il mondo, con l'elezione di Papa Francesco. Sì, «cambiamento di narrativa», cambiamento stesso di contenuto delle parole, cambiamento della storia.
Corvi, scandali, accuse e controaccuse, dissolti, allontanati. Non perché non esistano più, ma perché il lavacro che li ripulirà sarà quello della Misericordia, prima ancora di quello della giustizia. «Misereando atque eligendo», come recita il motto di cardinale e di Papa di Francesco. E con corvi, scandali e documenti rubati è volato via anche il clima da «manipulitismo» di ritorno che si è respirato intorno al Vaticano nell'ultimo anno, e che ha trovato il suo climax esattamente nel maggio scorso, per molti aspetti ricalcando, quasi in una scimmiottatura, quello mondano degli anni Novanta.
«Corruzione», denunciavano i documenti di Vatileaks, «corruzione» e «mancanza di trasparenza».
«Guarire dalla corruzione» per Bergoglio non è un programma politico o sociale, e neppure l'adeguamento ad uno standard internazionale.
Per lui l'orizzonte della corruzione non è quello di mazzette, di appalti, di costi gonfiati. E il problema della corruzione non è quello di fare piazza pulita, ma di guarire da «quelle cose cattive che vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo» (Mc 7,20-23).
Si tratta, insomma, di guarire il cuore. Di curare. Bergoglio è arrivato per noi, come il «Curato» del mondo e della Chiesa, colui che si prende cura, che pulisce e sana le ferite, alimenta di cibo, accarezza. «Non abbiate paura della tenerezza», ha detto. Curato, molto più che parroco. Perché parrocchia ha purtroppo acquisito un significato di chiusura, di cerchia ristretta, e invece il curato si prendeva cura delle anime dei cristiani di un vasto territorio, quello ancora non costituito in una parrocchia, in istituzione. Il curato si prendeva cura delle anime di quelle che Bergoglio chiamerebbe oggi, ai tempi della globalizzazione, «le periferie del mondo». E come il Curato d'Ars, Bergoglio va verso le periferie. In un abbraccio.
Non parroco del mondo, meglio, curato del mondo, a cominciare dalla sua Chiesa di Roma. Curato di ognuno di noi, che siamo tutti — ad essere sinceri — delle «periferie del mondo». Ecco allora che si comprendono le brevi omelie della Casa Santa Marta. Casa, sì, casa, non «Palazzo Apostolico», non «Appartamento pontificio». Casa. Eppure, quella finestra spenta dell'Appartamento, la sera, quel buio che sovrasta il colonnato del Bernini, per un romano è un po' come un occhio accecato, un occhio senza luce. Accettato dai romani, solo come necessaria contrizione, dopo tutto quello che è accaduto lì dentro con il maggiordomo Corvo.
Francesco continuamente sottolinea che il problema della Chiesa non sono le strutture, l'organizzazione, che la Chiesa non è una Ong. E c'è come un'urgenza in questo ripetersi, come a dire «attenzione» — innanzitutto ai cattolici, ai preti, alla Curia — «attenzione, l'essenziale è questo» dice il curato che vuole confessare in parrocchia, e già lo ha fatto. La corruzione — scrive Bergoglio — «non si identifica affatto con una serie di peccati. Uno può essere un gran peccatore e, tuttavia, non essere caduto nella corruzione». E nel testo pubblicato ne I Corsivi fa esplicito riferimento a Zaccheo e Matteo, due pubblicani, esattori delle tasse romane, due che con i soldi avevano ben a che fare, e alla Samaritana, la donna che aveva avuto cinque mariti.
«Curato» però è un participio passato, significa anche «colui che è curato ed amato». E forse per questo che il curato Francesco ha aperto il cuore e «piace» a credenti e non credenti. Ed è lui stesso amato, sinceramente, dal popolo, al di là dell'uso ideologico della sua immagine. È amato dal popolo, vox Dei, che segue con semplicità, forse con l'istinto del gregge, la sua voce.
C'è invece chi (dentro e fuori il Vaticano) è rimasto fermo all'altra narrativa, quella precedente le dimissioni di Ratzinger (perché bisognerà anche ricordare che la novità di Francesco è potuta arrivare solo grazie al gesto di Benedetto). Magari per negare quella narrativa. Se corvi, veleni, misteri li vogliamo definire «A». Tutti a invocare la negazione di «A», il «non A».
E così è accaduto che le affermazioni di Bergoglio siano anche state grandemente banalizzate.
Da attese del tipo: «la Curia sarà rovesciata come un calzino», «ci saranno pensionamenti eccellenti», «vedrete che spoil system» e, «chiuderà lo Ior». Francesco invece non ha scelto «non A». Ha scelto «B», ha imboccato una strada diversa, la sua. Da quasi tre mesi: il tempo del reset del cuore. Anche se dopo le strutture cambieranno, l'organizzazione cambierà.
Tanto che ha già designato il cosiddetto G8, la Commissione di cardinali da tutto il mondo per la riforma della Curia e l'ha fatta presiedere al presidente della Caritas, Maradiaga. «Una chiesa povera per i poveri».
«Padre Zeus donaci il miracolo di un cambiamento» scriveva Simonide di Ceo, cinquecento anni prima di Cristo. Il problema umano, ci dice Francesco, è tutto qui. Un miracolo, un fatto inatteso che irrompe nella vita e nella storia. Un caso, un accidente, come dicono gli atei, i materialisti («Democrito che il mondo a caso pone», scriveva Dante, nel canto IV dell'Inferno). Il caso, che, a guardar bene, è il nome laico di Dio. Il caso, o meglio, un amore, una grazia.
© Copyright Corriere della sera, 31 maggio 2013
Il neopresidente Ernst von Freyberg: «Controlli sui 19 mila clienti. Il mio piano per il nuovo Ior» (Calabrò)
Riceviamo e con piacere e gratitudine pubblichiamo:
Il neopresidente: ci dobbiamo comportare come ogni istituzione finanziaria, il sito web partirà il 1 ottobre e avremo regolari rapporti con i media
«Controlli sui 19 mila clienti Il mio piano per il nuovo Ior»
In contanti il 20% delle transazioni eseguite nel 2012: le offerte in chiesa si fanno ancora per la maggior parte così
di Maria Antonietta Calabrò
«Ho incontrato papa Francesco quando ho partecipato alla messa a Santa Marta. Ma non ho mai parlato con lui del futuro dello Ior, ho solo ascoltato le sue omelie», dice così il nuovo presidente — nominato negli ultimi giorni del pontificato di Ratzinger — della cosiddetta banca vaticana, al centro di indiscrezioni su una sua riforma, dopo l'elezione di Bergoglio.
Presidente Ernst von Freyberg, parlando dello Ior il cardinale Maradiaga ha dichiarato: «Dicono che è una fondazione, ma pare una banca». Per il Rapporto Moneyval siete a tutti gli effetti un'istituzione finanziaria. Che idea se n'è fatta dopo tre mesi che è qui?
«In tre mesi ho conosciuto le persone: gli impiegati, i cardinali del Consiglio di sorveglianza, altri cardinali, le altre autorità, in particolare l'Aif e il suo direttore generale, René Bruelhart. Ho fatto un piano, ho creato una squadra, e quindi ho eseguito il piano».
Che piano?
«È focalizzato in tre direzioni. La prima è la nostra reputazione, ed essa è strettamente legata alla trasparenza e alla comunicazione. La seconda è l'adesione agli standard internazionali. La terza, il futuro dello Ior. Per raggiungere questi obiettivi, ho costruito una squadra interna allo Ior, aiutata dall'esterno da alcune primarie società di consulenza. Voglio sottolineare la completa libertà di azione che ho avuto: non ho trovato nessuna resistenza né dai superiori, né dalle autorità, né all'interno. Questo mi ha molto impressionato».
Lo Ior aprirà un proprio sito web e pubblicherà il bilancio. Perché?
«Per la trasparenza e la reputazione. Per essere trasparenti, bisogna rendere pubblico quello che si fa. Così da essere membri rispettati del sistema finanziario internazionale e della stessa Chiesa. Perciò abbiamo deciso che ci dobbiamo comportare come ci si aspetta da ogni altra istituzione finanziaria. Il sito sarà attivo dal 1 ottobre e avremo un regolare rapporto con i media».
Il punto vero però è l'adeguatezza agli standard internazionali. Dopo la buona pagella del luglio scorso a Strasburgo non ci sono stati altri passi avanti e nel dicembre 2012 la Banca d'Italia ha bloccato l'uso dei bancomat che collegavano il Vaticano alla rete bancaria italiana...
«Dobbiamo essere aderenti alla legge vaticana e al sistema di controllo che Bruelhart, direttore dell'Aif, ha messo in piedi molto bene. Questo è un sistema a "tolleranza zero": nessuna transazione sospetta, nessun cliente improprio, e volontà di essere "contro" chiunque sia coinvolto in attività improprie. Anche "contro" i nostri stessi impiegati. Il secondo aspetto è che abbiamo circa 40 banche "corrispondenti", quindi dobbiamo essere aderenti alle regole del mondo che ci circonda. Per questo abbiamo rafforzato le procedure interne e la nostra struttura regolatoria. E ci siamo affidati alla consulenza di Promontory, che è leader nell'antiriciclaggio».
Parliamo della squadra. È soddisfatto dei dirigenti?
«Il direttore generale, Paolo Cipriani, il vicedirettore, Massimo Tulli e io, costituiamo un buon team. Noi lavoriamo insieme in modo veramente felice».
Lo Ior genera profitti. Quant'è l'utile 2012?
«Circa 86,6 milioni di euro (contro una media di 69 milioni negli anni 2009-2012), con una redditività dei portafogli gestiti che è raddoppiata nel 2012, rispetto ai 4 anni precedenti».
La banca però è coinvolta ciclicamente in inchieste giudiziarie. Nel settembre 2010, è scoppiato il caso del Credito Artigiano, si disse allora: «Un equivoco che sarebbe stato presto chiarito». Sono passati quasi tre anni. A che punto siamo?
«I conti erano stati bloccati nel 2010 per un totale di 23 milioni di euro. L'inchiesta giudiziaria è stata chiusa già nel 2011 e i soldi sono stati sbloccati. Per utilizzarli la Banca d'Italia deve ancora approvare il nostro agreement con il Credito Artigiano del novembre 2010. Per quanto riguarda il rapporto con la Banca d'Italia, questo riguarda l'Aif».
Cosa state facendo per migliorare la situazione?
«Oltre al miglioramento sistematico dei nostri processi interni ho avviato un progetto per rivedere ogni singola posizione-cliente in stretta collaborazione con l'Aif: chi sono i proprietari, chi sono i delegati a operare sul deposito. Questo sta avvenendo al ritmo di mille posizioni-cliente al mese. La maggior parte di questa review sarà conclusa entro fine anno».
Perché, quanti sono i clienti attivi?
«Erano 18.900, alla fine del 2012. Cioè controlleremo circa 12 mila posizione-cliente per la fine del 2013, ma abbiamo cominciato da quelle più a rischio».
Come riportato da tutti i giornalisti presenti all'open day del 28 giugno 2012, il dg Cipriani ha detto che i clienti, le posizioni, erano 25.000 e circa 33.000 i conti. Il numero dei clienti alla fine dell'anno scorso è sceso a 18.900. E il numero dei conti, quindi, potrebbe essere sceso ancora di più: come spiega questo fenomeno?
«Lo Ior ha chiuso i conti dormienti o con depositi minimi, spesso inferiori a 100 euro, di circa 6.000 clienti. Ma gli asset complessivi sono invariati».
Nel Rapporto Moneyval è scritto che l'indagine conoscitiva sui clienti (Customer Due Diligence) avrebbe dovuto essere completata entro il 31 dicembre, cioè cinque mesi fa. È stato fatto?
«Ho posto a tutti, dirigenti, funzionari e impiegati dello Ior, la deadline del 31 luglio per concludere questo progetto di aggiornamento. Lo scriva: 31 luglio, così tutti vedono pubblicata questa data e se la ricordano, 31 luglio 2013».
L'Aif ha scritto che ci sono state 6 transazioni sospette nel 2012, ci può fornire i dati dei primi 5 mesi del 2013?
«Sette casi dal 1° gennaio 2013 fino a oggi. Due segnalati dall'Aif, cinque da noi».
L'avvocato Michele Briamonte, indagato a Siena e a Roma, dello studio Grande Stevens, è ancora vostro consulente?
«Non ho potuto accertare niente di improprio nella relazione tra Briamonte-Ior e Mps. Nostro consulente in ogni caso è lo studio legale Grande Stevens e lo è stato per cinquant'anni: l'ho ereditato tre mesi fa. Attualmente, lo studio Grande Stevens è uno dei nostri consulenti, ma non attraverso l'avvocato Briamonte».
L'Aif ha indicato che un flusso di denaro contante attraversa Porta Sant'Anna. Gran parte di esso finisce sui vostri conti?
«I numeri forniti dall'Aif sono i nostri sulle transazioni in contanti. La nostra impressione è che la maggioranza dei fondi dichiarati alla dogana sono per depositi o prelievi da e per lo Ior. Nel 2012 lo Ior ha eseguito circa il 20 per cento delle sue transazioni in contanti. Questo ha a che fare con la natura dei nostri clienti. Il nostro sistema di monitoraggio deve essere adeguato per controllare un flusso di contanti più alto della media di un altro istituto, perché le offerte in chiesa si fanno ancora oggi per la maggior parte in contanti».
© Copyright Corriere della sera, 31 maggio 2013
Il neopresidente: ci dobbiamo comportare come ogni istituzione finanziaria, il sito web partirà il 1 ottobre e avremo regolari rapporti con i media
«Controlli sui 19 mila clienti Il mio piano per il nuovo Ior»
In contanti il 20% delle transazioni eseguite nel 2012: le offerte in chiesa si fanno ancora per la maggior parte così
di Maria Antonietta Calabrò
«Ho incontrato papa Francesco quando ho partecipato alla messa a Santa Marta. Ma non ho mai parlato con lui del futuro dello Ior, ho solo ascoltato le sue omelie», dice così il nuovo presidente — nominato negli ultimi giorni del pontificato di Ratzinger — della cosiddetta banca vaticana, al centro di indiscrezioni su una sua riforma, dopo l'elezione di Bergoglio.
Presidente Ernst von Freyberg, parlando dello Ior il cardinale Maradiaga ha dichiarato: «Dicono che è una fondazione, ma pare una banca». Per il Rapporto Moneyval siete a tutti gli effetti un'istituzione finanziaria. Che idea se n'è fatta dopo tre mesi che è qui?
«In tre mesi ho conosciuto le persone: gli impiegati, i cardinali del Consiglio di sorveglianza, altri cardinali, le altre autorità, in particolare l'Aif e il suo direttore generale, René Bruelhart. Ho fatto un piano, ho creato una squadra, e quindi ho eseguito il piano».
Che piano?
«È focalizzato in tre direzioni. La prima è la nostra reputazione, ed essa è strettamente legata alla trasparenza e alla comunicazione. La seconda è l'adesione agli standard internazionali. La terza, il futuro dello Ior. Per raggiungere questi obiettivi, ho costruito una squadra interna allo Ior, aiutata dall'esterno da alcune primarie società di consulenza. Voglio sottolineare la completa libertà di azione che ho avuto: non ho trovato nessuna resistenza né dai superiori, né dalle autorità, né all'interno. Questo mi ha molto impressionato».
Lo Ior aprirà un proprio sito web e pubblicherà il bilancio. Perché?
«Per la trasparenza e la reputazione. Per essere trasparenti, bisogna rendere pubblico quello che si fa. Così da essere membri rispettati del sistema finanziario internazionale e della stessa Chiesa. Perciò abbiamo deciso che ci dobbiamo comportare come ci si aspetta da ogni altra istituzione finanziaria. Il sito sarà attivo dal 1 ottobre e avremo un regolare rapporto con i media».
Il punto vero però è l'adeguatezza agli standard internazionali. Dopo la buona pagella del luglio scorso a Strasburgo non ci sono stati altri passi avanti e nel dicembre 2012 la Banca d'Italia ha bloccato l'uso dei bancomat che collegavano il Vaticano alla rete bancaria italiana...
«Dobbiamo essere aderenti alla legge vaticana e al sistema di controllo che Bruelhart, direttore dell'Aif, ha messo in piedi molto bene. Questo è un sistema a "tolleranza zero": nessuna transazione sospetta, nessun cliente improprio, e volontà di essere "contro" chiunque sia coinvolto in attività improprie. Anche "contro" i nostri stessi impiegati. Il secondo aspetto è che abbiamo circa 40 banche "corrispondenti", quindi dobbiamo essere aderenti alle regole del mondo che ci circonda. Per questo abbiamo rafforzato le procedure interne e la nostra struttura regolatoria. E ci siamo affidati alla consulenza di Promontory, che è leader nell'antiriciclaggio».
Parliamo della squadra. È soddisfatto dei dirigenti?
«Il direttore generale, Paolo Cipriani, il vicedirettore, Massimo Tulli e io, costituiamo un buon team. Noi lavoriamo insieme in modo veramente felice».
Lo Ior genera profitti. Quant'è l'utile 2012?
«Circa 86,6 milioni di euro (contro una media di 69 milioni negli anni 2009-2012), con una redditività dei portafogli gestiti che è raddoppiata nel 2012, rispetto ai 4 anni precedenti».
La banca però è coinvolta ciclicamente in inchieste giudiziarie. Nel settembre 2010, è scoppiato il caso del Credito Artigiano, si disse allora: «Un equivoco che sarebbe stato presto chiarito». Sono passati quasi tre anni. A che punto siamo?
«I conti erano stati bloccati nel 2010 per un totale di 23 milioni di euro. L'inchiesta giudiziaria è stata chiusa già nel 2011 e i soldi sono stati sbloccati. Per utilizzarli la Banca d'Italia deve ancora approvare il nostro agreement con il Credito Artigiano del novembre 2010. Per quanto riguarda il rapporto con la Banca d'Italia, questo riguarda l'Aif».
Cosa state facendo per migliorare la situazione?
«Oltre al miglioramento sistematico dei nostri processi interni ho avviato un progetto per rivedere ogni singola posizione-cliente in stretta collaborazione con l'Aif: chi sono i proprietari, chi sono i delegati a operare sul deposito. Questo sta avvenendo al ritmo di mille posizioni-cliente al mese. La maggior parte di questa review sarà conclusa entro fine anno».
Perché, quanti sono i clienti attivi?
«Erano 18.900, alla fine del 2012. Cioè controlleremo circa 12 mila posizione-cliente per la fine del 2013, ma abbiamo cominciato da quelle più a rischio».
Come riportato da tutti i giornalisti presenti all'open day del 28 giugno 2012, il dg Cipriani ha detto che i clienti, le posizioni, erano 25.000 e circa 33.000 i conti. Il numero dei clienti alla fine dell'anno scorso è sceso a 18.900. E il numero dei conti, quindi, potrebbe essere sceso ancora di più: come spiega questo fenomeno?
«Lo Ior ha chiuso i conti dormienti o con depositi minimi, spesso inferiori a 100 euro, di circa 6.000 clienti. Ma gli asset complessivi sono invariati».
Nel Rapporto Moneyval è scritto che l'indagine conoscitiva sui clienti (Customer Due Diligence) avrebbe dovuto essere completata entro il 31 dicembre, cioè cinque mesi fa. È stato fatto?
«Ho posto a tutti, dirigenti, funzionari e impiegati dello Ior, la deadline del 31 luglio per concludere questo progetto di aggiornamento. Lo scriva: 31 luglio, così tutti vedono pubblicata questa data e se la ricordano, 31 luglio 2013».
L'Aif ha scritto che ci sono state 6 transazioni sospette nel 2012, ci può fornire i dati dei primi 5 mesi del 2013?
«Sette casi dal 1° gennaio 2013 fino a oggi. Due segnalati dall'Aif, cinque da noi».
L'avvocato Michele Briamonte, indagato a Siena e a Roma, dello studio Grande Stevens, è ancora vostro consulente?
«Non ho potuto accertare niente di improprio nella relazione tra Briamonte-Ior e Mps. Nostro consulente in ogni caso è lo studio legale Grande Stevens e lo è stato per cinquant'anni: l'ho ereditato tre mesi fa. Attualmente, lo studio Grande Stevens è uno dei nostri consulenti, ma non attraverso l'avvocato Briamonte».
L'Aif ha indicato che un flusso di denaro contante attraversa Porta Sant'Anna. Gran parte di esso finisce sui vostri conti?
«I numeri forniti dall'Aif sono i nostri sulle transazioni in contanti. La nostra impressione è che la maggioranza dei fondi dichiarati alla dogana sono per depositi o prelievi da e per lo Ior. Nel 2012 lo Ior ha eseguito circa il 20 per cento delle sue transazioni in contanti. Questo ha a che fare con la natura dei nostri clienti. Il nostro sistema di monitoraggio deve essere adeguato per controllare un flusso di contanti più alto della media di un altro istituto, perché le offerte in chiesa si fanno ancora oggi per la maggior parte in contanti».
© Copyright Corriere della sera, 31 maggio 2013
giovedì 23 maggio 2013
L'Autorità antiriciclaggio vaticana: «Sei operazioni sospette nel 2012» (Calabrò)
Clicca qui per leggere l'articolo.
mercoledì 22 maggio 2013
Presentato il primo rapporto annuale, contiene i dati dei controlli del 2012. L'AIF: «Il sistema comincia a funzionare» (Calabrò)
Clicca qui per leggere il commento.
domenica 19 maggio 2013
giovedì 16 maggio 2013
La svolta Trasparente dello Ior, con il Bilancio (Calabrò)
La svolta Trasparente dello Ior, con il Bilancio
M.Antonietta Calabrò
Entro fine anno lo Ior, la banca vaticana, renderà pubblico il suo bilancio, all'interno di un Annual Report completo sulla sua attività. Lo Ior si doterà anche di un sito internet e si avvarrà di una società internazionale di certificazione per quanto riguarda gli adempimenti antiriciclaggio affinché verifichi il pieno rispetto sia della legislazione vaticana sia degli standard internazionali.
Lo ha annunciato il presidente Ernst von Freyberg (nella foto), incontrando il personale, lunedì 13 maggio, nel corso di una riunione-consuntivo sui suoi primi tre mesi di lavoro (è stato nominato il 15 febbraio).
Freyberg ha ringraziato tutti per la «dedizione» dimostrata, manifestando la sua «soddisfazione» sia per gli obiettivi raggiunti, sia per l'alta professionalità riscontrata, con particolare apprezzamento per le attività di trasparenza portate avanti negli ultimi anni. L'apertura del sito web ha la finalità di una maggiore comunicazione verso l'esterno, operazione già iniziata alla fine del giugno scorso con l'open day cui hanno partecipato sessanta giornalisti.
Per il portavoce della Sala Stampa padre Lombardi, Von Freyberg «porta avanti con decisione le iniziative utili per la piena rispondenza dell'Istituto alle esigenze delle normative», e si muove, «coerentemente con il 'board' dell'istituto e con la commissione cardinalizia di vigilanza».
© Copyright Corriere della sera, 15 maggio 2013
M.Antonietta Calabrò
Entro fine anno lo Ior, la banca vaticana, renderà pubblico il suo bilancio, all'interno di un Annual Report completo sulla sua attività. Lo Ior si doterà anche di un sito internet e si avvarrà di una società internazionale di certificazione per quanto riguarda gli adempimenti antiriciclaggio affinché verifichi il pieno rispetto sia della legislazione vaticana sia degli standard internazionali.
Lo ha annunciato il presidente Ernst von Freyberg (nella foto), incontrando il personale, lunedì 13 maggio, nel corso di una riunione-consuntivo sui suoi primi tre mesi di lavoro (è stato nominato il 15 febbraio).
Freyberg ha ringraziato tutti per la «dedizione» dimostrata, manifestando la sua «soddisfazione» sia per gli obiettivi raggiunti, sia per l'alta professionalità riscontrata, con particolare apprezzamento per le attività di trasparenza portate avanti negli ultimi anni. L'apertura del sito web ha la finalità di una maggiore comunicazione verso l'esterno, operazione già iniziata alla fine del giugno scorso con l'open day cui hanno partecipato sessanta giornalisti.
Per il portavoce della Sala Stampa padre Lombardi, Von Freyberg «porta avanti con decisione le iniziative utili per la piena rispondenza dell'Istituto alle esigenze delle normative», e si muove, «coerentemente con il 'board' dell'istituto e con la commissione cardinalizia di vigilanza».
© Copyright Corriere della sera, 15 maggio 2013
mercoledì 8 maggio 2013
Santa Sede-Usa intesa bilaterale anti-riciclaggio (Calabrò)
Riceviamo e con grande piacere e gratitudine pubblichiamo:
Santa Sede-Usa intesa bilaterale anti-riciclaggio
Lo Ior «Papa Francesco sorpreso per le frasi sullo Ior mai pronunciate»
di Maria Antonietta Calabrò
ROMA - René Brülhart, Direttore dell'AIF, l' Autorità di Informazione Finanziaria del Vaticano, e Jennifer Shasky Calvery, Direttore del Financial Crimes Enforcement Network (FinCEN) del U.S. Department of Treasury, hanno firmato ieri un Memorandum d'intesa bilaterale a Washington.«Non c'è dubbio che gli Stati Uniti sono uno dei maggiori protagonisti nella lotta contro il riciclaggio, quindi, questo di Washington è un passo importante. Siamo contenti di lavorare con loro», ha detto Brülhart.
«Questa è una chiara indicazione di come la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano si assumano in modo molto serio la responsabilità di combattere il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo e di come noi stiamo cooperando al più alto livello», ha aggiunto.
L'AIF sta trattando accordi bilaterali con più di altre venti Financial Intellingence Unit di altrettanti paesi, compresi paesi europei e ha già firmato accordi con le Fiu di Belgio, Spagna and Slovenia.
Nei giorni scorsi il numero due della Segreteria di Stato vaticana, monsignor Angelo Becciu, ha dichiarato in due interviste all'Osservatore Romano e alla Radio Vaticana che Papa Francesco è rimasto sorpreso per frasi sullo Ior attribuitegli ma mai pronunciate e che travisano il suo pensiero (circa una presunta chiusura o ridimensionamento della cosiddetta banca vaticana) e che, in relazione alle strutture finanziarie, «dà fiducia alle persone che sono addette per l'adeguamento agli standard che ci chiedono le varie istanze internazionali».
© Copyright Corriere della sera, 8 maggio 2013
Santa Sede-Usa intesa bilaterale anti-riciclaggio
Lo Ior «Papa Francesco sorpreso per le frasi sullo Ior mai pronunciate»
di Maria Antonietta Calabrò
ROMA - René Brülhart, Direttore dell'AIF, l' Autorità di Informazione Finanziaria del Vaticano, e Jennifer Shasky Calvery, Direttore del Financial Crimes Enforcement Network (FinCEN) del U.S. Department of Treasury, hanno firmato ieri un Memorandum d'intesa bilaterale a Washington.«Non c'è dubbio che gli Stati Uniti sono uno dei maggiori protagonisti nella lotta contro il riciclaggio, quindi, questo di Washington è un passo importante. Siamo contenti di lavorare con loro», ha detto Brülhart.
«Questa è una chiara indicazione di come la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano si assumano in modo molto serio la responsabilità di combattere il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo e di come noi stiamo cooperando al più alto livello», ha aggiunto.
L'AIF sta trattando accordi bilaterali con più di altre venti Financial Intellingence Unit di altrettanti paesi, compresi paesi europei e ha già firmato accordi con le Fiu di Belgio, Spagna and Slovenia.
Nei giorni scorsi il numero due della Segreteria di Stato vaticana, monsignor Angelo Becciu, ha dichiarato in due interviste all'Osservatore Romano e alla Radio Vaticana che Papa Francesco è rimasto sorpreso per frasi sullo Ior attribuitegli ma mai pronunciate e che travisano il suo pensiero (circa una presunta chiusura o ridimensionamento della cosiddetta banca vaticana) e che, in relazione alle strutture finanziarie, «dà fiducia alle persone che sono addette per l'adeguamento agli standard che ci chiedono le varie istanze internazionali».
© Copyright Corriere della sera, 8 maggio 2013
giovedì 11 aprile 2013
Moneyval-Vaticano. A dicembre il nuovo rapporto degli ispettori del Consiglio europeo contro il riciclaggio (Calabrò)
Moneyval Sei mesi in più per le verifiche
Finanza e Vaticano, slittano i controlli
A dicembre il nuovo rapporto degli ispettori del Consiglio europeo contro il riciclaggio
di Maria Antonietta Calabrò
ROMA — Ci sarà presto una nuova visita in Vaticano dei valutatori di Moneyval, il Comitato del Consiglio d'Europa che giudica le misure nazionali per il contrasto del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo(dopo quelle del novembre 2011 e del marzo 2012). La visita degli ispettori è prevista in relazione alla presentazione dell'aggiornamento del Rapporto sulla prevenzione del riciclaggio e per la trasparenza finanziaria, approvato dall'Assemblea plenaria nel luglio 2012.
Al tempo stesso la Radio Vaticana ha reso noto che il «Progress Report», richiesto da Moneyval come procedura ordinaria nell'anno successivo all'approvazione del primo Rapporto, è previsto a dicembre, e non più a luglio. Si tratta di uno slittamento richiesto dalla Santa Sede e accordato, sempre con procedura ordinaria da Moneyval, per poter presentare i progressi in corso relativamente a tutte le questioni ancora aperte.
La Santa Sede lo scorso anno aveva superato il terzo round di valutazione ottenendo un risultato di «completo» o «parzialmente completo» adeguamento agli standard internazionali in 9 delle 16 questioni «Core and Key». Ebbene, il Vaticano ha chiesto ed ottenuto di presentare il suo rapporto «in progress» non solo in relazione alle questioni «Core» «non compliant» (che sono le uniche strettamente richieste) ma anche nelle questioni «Key», che devono essere ancora migliorate. In questo modo tutte e sette i punti che l'anno scorso non erano stati valutati come sufficienti per la lotta al riciclaggio verranno adeguati entro la fine di quest'anno. «La Santa Sede continua con impegno il suo dialogo con Moneyval» ha proseguito la nota della Radio Vaticana. Lo slittamento in avanti nei tempi, fino a dicembre, è avvenuto perché il Vaticano non ce l'ha avrebbe fatta a prepararsi in tempo per luglio? Oltre le Mura negano che questo sia il motivo, quanto piuttosto la volontà di presentare un «Progress report» completo visto l'intreccio delle 7 questioni da mettere a punto in un'entità statale sui generis com'è la Santa Sede.
Pesa sicuramente, inoltre, il grave «incidente», accaduto all'inizio di gennaio 2013, del blocco dei bancomat interni alla Città Stato, da parte della Banca d'Italia (superato dal punto di vista pratico, ma non dal punto di vista giuridico nei rapporti con le banche italiane) e l'elezione di Papa Francesco e quanto il nuovo Pontefice deciderà in relazione alla struttura finanziaria vaticana e allo Ior.
I 7 punti giudicati non soddisfacenti dal primo Rapporto riguardano in particolare i poteri ispettivi dell'Aif presieduta dal cardinale Attilio Nicora, e il cui direttore generale René Bruhelart era martedì a Strasburgo per "trattare" con Moneyval. I suoi poteri sanzionatori, e quelli di "validare" le nomine dei direttori e del senior management dello Ior e dell'Apsa. Da mettere a punto anche i controlli sui movimenti di denaro delle organizzazioni no profit.
© Copyright Corriere della sera, 11 aprile 2013
domenica 7 aprile 2013
Lotta alla pedofilia. Bergoglio prosegue la linea di Benedetto (Calabrò)
Tolleranza zero sugli abusi
Lotta alla pedofilia
Bergoglio prosegue la linea di Benedetto
Maria Antonietta Calabrò
ROMA — Tolleranza zero contro la pedofilia nel clero e protezione dei minori. E continuità assoluta con l'azione del suo predecessore Benedetto XVI. Papa Francesco ieri ha ricevuto in udienza il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, monsignor Gerhard Ludwig Muller. «Sono stati trattati vari argomenti di competenza del Dicastero, il Santo Padre ha raccomandato in particolar modo — ha riferito la Sala Stampa vaticana — che la Congregazione, continuando nella linea voluta da Benedetto XVI, agisca con decisione per quanto riguarda i casi di abusi sessuali, promuovendo anzitutto le misure di protezione dei minori, l'aiuto di quanti in passato abbiano sofferto tali violenze, i procedimenti dovuti nei confronti dei colpevoli, l'impegno delle Conferenze episcopali nella formulazione e attuazione delle direttive necessarie in questo campo tanto importante per la testimonianza della Chiesa e la sua credibilità». Papa Francesco «ha assicurato che nella sua attenzione e nella sua preghiera per i sofferenti le vittime di abusi sono presenti in modo particolare». Il riferimento all'operato delle singole Conferenze episcopali è di particolare importanza ed è stato dibattuto nelle Riunioni generali che hanno preceduto l'ultimo Conclave. Ad esempio nel documento della Conferenza episcopale italiana del maggio 2012 (quindi di neppure un anno fa) non è previsto che il vescovo, venuto a conoscenza di abusi, denunci il fatto all'autorità giudiziaria. In Italia la Cei ha preso questa posizione in forza del Concordato tra Chiesa e Stato.
«Nell'ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio — si legge nel documento italiano — non ha l'obbligo giuridico di denunciare all'autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida». Ma non è questo quello che è previsto «nella Guida alla comprensione delle procedure di base della Congregazione per la Dottrina della fede riguardo alle accuse di abusi sessuali e poi ripresa nella Lettera circolare della stessa Congregazione 8 del 3 maggio 2011, secondo la quale invece «va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale».
La Cei ha spiegato alla fine del suo documento che questa contraddizione con il chiaro indirizzo emanato dell'ex Sant'Uffizio deve essere intesa «in linea con quanto previsto dal diritto italiano». Ma forse adesso, anche questo, con papa Francesco dovrà cambiare. Anche perché gravi casi di cronaca periodicamente riaprono questo problema. Come quello di Ruggero Conti (contro cui è iniziato ieri il processo d'appello), l'ex parroco condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi di reclusione per l'accusa di aver abusato tra il 1998 e il 2008 di sette bambini. Il segretario dei radicali italiani, Mario Staderini, che si era costituito per il Comune come parte civile, ha messo in evidenza che al caso di don Ruggero «si aggiunge quello di un altro sacerdote». Ebbene, «entrambi i sacerdoti ricadevano sotto la responsabilità della diocesi del vescovo Gino Reali che non ha mai denunciato all'autorità giudiziaria quanto gli era stato segnalato».
© Copyright Corriere della sera, 6 aprile 2013
Lotta alla pedofilia
Bergoglio prosegue la linea di Benedetto
Maria Antonietta Calabrò
ROMA — Tolleranza zero contro la pedofilia nel clero e protezione dei minori. E continuità assoluta con l'azione del suo predecessore Benedetto XVI. Papa Francesco ieri ha ricevuto in udienza il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, monsignor Gerhard Ludwig Muller. «Sono stati trattati vari argomenti di competenza del Dicastero, il Santo Padre ha raccomandato in particolar modo — ha riferito la Sala Stampa vaticana — che la Congregazione, continuando nella linea voluta da Benedetto XVI, agisca con decisione per quanto riguarda i casi di abusi sessuali, promuovendo anzitutto le misure di protezione dei minori, l'aiuto di quanti in passato abbiano sofferto tali violenze, i procedimenti dovuti nei confronti dei colpevoli, l'impegno delle Conferenze episcopali nella formulazione e attuazione delle direttive necessarie in questo campo tanto importante per la testimonianza della Chiesa e la sua credibilità». Papa Francesco «ha assicurato che nella sua attenzione e nella sua preghiera per i sofferenti le vittime di abusi sono presenti in modo particolare». Il riferimento all'operato delle singole Conferenze episcopali è di particolare importanza ed è stato dibattuto nelle Riunioni generali che hanno preceduto l'ultimo Conclave. Ad esempio nel documento della Conferenza episcopale italiana del maggio 2012 (quindi di neppure un anno fa) non è previsto che il vescovo, venuto a conoscenza di abusi, denunci il fatto all'autorità giudiziaria. In Italia la Cei ha preso questa posizione in forza del Concordato tra Chiesa e Stato.
«Nell'ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio — si legge nel documento italiano — non ha l'obbligo giuridico di denunciare all'autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida». Ma non è questo quello che è previsto «nella Guida alla comprensione delle procedure di base della Congregazione per la Dottrina della fede riguardo alle accuse di abusi sessuali e poi ripresa nella Lettera circolare della stessa Congregazione 8 del 3 maggio 2011, secondo la quale invece «va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale».
La Cei ha spiegato alla fine del suo documento che questa contraddizione con il chiaro indirizzo emanato dell'ex Sant'Uffizio deve essere intesa «in linea con quanto previsto dal diritto italiano». Ma forse adesso, anche questo, con papa Francesco dovrà cambiare. Anche perché gravi casi di cronaca periodicamente riaprono questo problema. Come quello di Ruggero Conti (contro cui è iniziato ieri il processo d'appello), l'ex parroco condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi di reclusione per l'accusa di aver abusato tra il 1998 e il 2008 di sette bambini. Il segretario dei radicali italiani, Mario Staderini, che si era costituito per il Comune come parte civile, ha messo in evidenza che al caso di don Ruggero «si aggiunge quello di un altro sacerdote». Ebbene, «entrambi i sacerdoti ricadevano sotto la responsabilità della diocesi del vescovo Gino Reali che non ha mai denunciato all'autorità giudiziaria quanto gli era stato segnalato».
© Copyright Corriere della sera, 6 aprile 2013
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