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mercoledì 5 giugno 2013

Pompili (Cei): Il teatro oggi rappresenta un potente antidoto rispetto alle derive tecnocratiche (Izzo)

TEATRO: POMPILI (CEI), POTENTE ANTIDOTO PER DERIVE TECNOCRATICHE

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 4 giu. 

"Il teatro oggi rappresenta un potente antidoto, e dunque una riserva di liberta' rispetto alle derive tecnocratiche e riduttive della comunicazione". Monsignor Domenico Pompili, sottosegretario della Cei e direttore dell'Ufficio Nazionale Comunicazioni Sociali, ha spiegato cosi' ai giornalisti l'impegno della Conferenza Episcopale Italiana a sostegno dei "Teatri del Sacro", il Festival dedicato ai temi della spiritualita' in scena a Lucca dal 10 al 16 giugno.
Presentando la rassegna, Pompili ha anche sottolineato la funzione del teatro, come "luogo peculiare della comunicazione corpo a corpo", e per questo "laboratorio dove sperimentare collettivamente ipotesi di soluzioni non individuali alle crisi sistemiche". Il perdono, la morte, la bellezza del creato, la passione dell'uomo, la mistica alcuni dei temi che saranno affrontati nella settimana lucchese attraverso 22 spettacoli che debutteranno in prima assoluta alla rassegna lucchese: un "corpo a corpo libero e sincero con le domande dello spirito", ha precisato Fabrizio Fiaschini, presidente Federgat presentando gli spettacoli in cartellone. Spettacoli molto diversi, ha detto Fiaschini, ma "uniti nell'urgenza di rispondere alle inquietudini e alle speranze del tempo presente". Non solo una vetrina, dunque, ma un'esperienza da vivere con il pubblico: attivati per questa edizione due laboratori per spettatori in contemporanea alla rassegna. Dopo il debutto al festival, gli spettacoli saranno riproposti - sempre grazie a finanziamenti Cei - nei teatri nazionali e nelle oltre mille Sale della comunita' diffuse sul territorio.

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martedì 4 giugno 2013

Il lamento di Politi contro la chiesa-potere

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Ma come? La chiesa non e' alla svolta tanto invocata dai media? E come mai ci si lamenta ancora? Quanto agli abusi dei preti, Benedetto XVI e' stato chiaro e Papa Francesco ha dichiarato di porsi nella sua scia.

sabato 1 giugno 2013

Papa Francesco loda il presidente dell'Uruguay che si è dimezzato lo stipendio. Sanità, Crociata: gli ospedali cattolici sono sotto stress (Izzo)

PAPA: LODA PRESIDENTE URUGUAY CHE SI E' DIMEZZATO STIPENDIO

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 1 giu. 

"Sono molto contento di aver incontrato un uomo saggio". Papa Francesco ha commentato cosi' il suo caloroso incontro con Jose' "Pepe" Mujica, il 78enne presidente dell'Uruguay, il capo di Stato piu' povero al mondo: vive in un'umile casa di campagna e si mantiene con il 10 per cento dello stipendio (circa 1500 dollari), devolvendo il resto ai poveri del suo Paese. E che questa mattina si e' presentato al Palazzo Apostolico senza cravatta, con una camicia blu e un maglione verde sotto la giacca scura. Il Pontefice lo ha accolto con un abbraccio e, prima del colloquio privato di 45 minuti, insieme hanno ricordato "un comune amico" lo scrittore e teologo Alberto Methol Ferret.
"Ci ha aperto la testa", ha detto il presidente. "Ci aiuto' a pensare", ha risposto il Papa che ha sempre stimato l'intellettuale uruguayano scomparso nel 2009, difensore degli oppressi dopo essere stato un alto funzionario del Porto di Montevideo, promotore entusiasta del rinnovamento voluto dal Concilio Vaticano II ma critico verso la Teologia della Liberazione. Per rendere onore in Vaticano a questa figura che tanto ha dato lustro all'Uruguay nel mondo, Mujica ha portato in dono a Francesco un libro scritto da Methol Ferre' con Alver Metalli (scrittore e collaboratore di Radio Rai da Buenos Aires, a sua volta amico di Bergoglio): "L'America Latina del XXI secolo". Francesco ha donato un quadro con una litografia antica che raffigura la fontana di Santa Marta, poco lontana dall'omonimo pensionato che in Vaticano ospita il Papa e Mujica ha commentato: "dovrei fare una casa nuova per appenderlo, ora nella mia non ho posto". "Sua moglie trovera' la maniera", gli ha replicato Bergoglio (la signora, senatrice Lucia Topolansk, non era in Vaticano con il marito in quanto fa da "presidente supplente" nella sua qualita' di parlamentare eletto con il maggior numero di voti). Il presidente ha mostrato pero' di aver gradito di piu' il documento del Celam approvato ad Aparecida nel 2007, dove il cardinale Bergoglio era relatore e dunque estensore del testo approvato dall'Assemblea dei vescovi latino-americani. "Tu puoi controllare l'indice e trovare quello che ti interessa, ha suggerito il Papa consegnandolo al suo ospite.
Membro del gruppo armato "Tupamaros" negli anni '60, Mujica e' presidente dell'Uruguay dal 2010 e due anni fa ha aperto le porte della residenza ufficiale ai senza tetto, come rifugio dal freddo dopo che nell'inverno 2011 cinque senza tetto erano morti per il freddo. Il Papa in persona ha voluto lodarlo oggi affidando al portavoce Federico Lombardi un suo messaggio per i giornalisti, la soddisfazione per aver incontrato "un uomo saggio". Congedatosi da Francesco Mujica po si e' incontrato poi con il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, e con l'arcivescovo Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati. "I cordiali colloqui - afferma una nota vaticana - hanno permesso uno scambio d'informazioni e di riflessioni sulla situazione socio-politica del Paese e sul suo ruolo nella Regione". "In tale prospettiva - ricorda la nota - sono stati affrontati temi di comune interesse, come lo sviluppo integrale della persona, il rispetto dei diritti umani, la giustizia e la pace sociale". Il comunicato ricorda anche che "non si e' mancato di rilevare il contributo apportato dalla Chiesa cattolica al dibattito pubblico su tali questioni, nonche' alla pace internazionale, come pure il suo servizio all'intera societa', specialmente nell'ambito assistenziale ed educativo". 

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SANITA': CROCIATA (CEI), GLI OSPEDALI CATTOLICI SONO SOTTO STRESS

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 1 giu. 

"Le strutture della sanita' cattolica sono sottoposte a uno stress gestionale e organizzativo che, in tempi di crisi come l'attuale, mette a repentaglio la sostenibilita' del servizio stesso". Lo denuncia monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, che ha aperto con il suo intervento il convegno "Le Istituzioni sanitarie cattoliche. Un servizio prezioso in evoluzione" in corso a Roma. Crociata ribadisce il carattere di servizio pubblico delle strutture sanitarie cattoliche rappresentate all'incontro da circa 200 responsabili di ospedali e case di cura cattoliche.
Alla presenza del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, Crociata rivendica la validta' delle strutture catoliche: "una quota significativa, per numeri e qualita', della sanita' pubblica" a cui "fanno ricorso cittadini di tutte le regioni del Paese, confermando un credito guadagnato sul campo nel corso del tempo". "L'intera societa' italiana - afferma - trae vantaggio da presenze in cui la ricerca dei migliori standard di efficienza dei servizi socio-sanitari si coniuga con un'ispirazione imperniata 'sull'accoglienza e cura totale della persona' e su una cultura della vita, dal concepimento fino alla sua conclusione naturale, che contrasta con la contemporanea rimozione del limite, del dolore, della morte". Molte delle attuali difficolta' gestionali, per il segretario Cei, derivano pero' dalle "disparita' che non sempre rispettano la dignita' propria di un servizio pubblico". "Siamo fiduciosi - assicura - che l'esperienza del credito di professionalita' e talora anche di eccellenza di cui godono le istituzioni sanitarie cattoliche, possa trovare riscontro in un'attenzione rinnovata alle attese di cura dell'intera popolazione, che si dirige alle strutture pubbliche senza fare troppe differenze, se non, quando puo', quelle dettate dal credito scientifico e dalla qualita' dei servizi offerti". Dalle strutture cattoliche infatti, sottolinea anche in riferimento allo scandalo dell'Idi, oggi commissariato dalla Santa Sede e mentre il suo responsaile operativo, padre Franco Decaminada e' finito agli arresti domiciliari, "si esige qualcosa di piu' della professionalita' e della legalita', che devono essere assicurate con il massimo rigore".
"La Segreteria della Conferenza Episcopale - promette Crociata ai dirigenti della sanita' cattolica - offre la sua disponibilita' ad accompagnare la ricerca di soluzioni alle questioni che interessano la responsabilita' degli organismi sanitari nel loro rapporto con le istituzioni governative e statuali" e confida che "la capacita' di ascolto da parte delle istituzioni e della politica" caratterizzi "un percorso che conduca a trovare soluzioni di sostenibilita' e di durata per strutture socio-sanitarie attanagliate dalla crisi". Per Crociata "c'e' una terza via, infatti, oltre la falsa alternativa tra andare avanti come si e' sempre fatto e gettare la spugna e disfarsi di un'opera come se fosse un peso ingombrante: e' la via della collaborazione, della interazione e della integrazione, delle molteplici forme di alleanze per segmenti specialistici o per intere strutture". "Creare strutture solide, grandi ma senza gigantismi, sorrette da reti di protezione e di solidarieta' che salvaguardino specificita', identita', inventiva della carita', garantite da buone pratiche e processi virtuosi, nonche' da accresciuta efficienza: questa rappresenta una prospettiva realizzabile". In apertura del Convegno don Carmine Arice, direttore dell'Ufficio nazionale Cei per la pastorale della salute, richiamando ad "una maggior sinergia con le Istituzioni pubbliche" ha presentato i numeri "per difetto" della sanita' cattolica nel Paese. Per servire le persone ammalate che chiedono assistenza sanitaria a queste strutture in cui sono disponibili circa 45mila posti-letto, sono presenti complessivamente sul territorio nazionale: 2 policlinici universitari, 24 ospedali classificati, 12 Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, 4 Presidi Sanitari, circa 200 strutture tra, Case di cura e Centri di Riabilitazione. Vi lavorano circa 70mila operatori sanitari, di cui 8mila medici. La distribuzione di queste strutture, ha sottolineato don Arice, e' "molto variegata" con una presenza maggiore al Nord, con la Lombardia che fa da capofila con oltre 50 realta', e una diminuzione man mano che si scende al Sud. 

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martedì 28 maggio 2013

sabato 25 maggio 2013

Bagnasco: totale cordialità e docilità alle indicazioni di Papa Francesco. Appello a vigilanza sempre opportuno. Non insormontabili le difficoltà per accorpare le diocesi (Izzo)

PAPA: BAGNASCO, TOTALE CORDIALITA' E DOCILITA' A INDICAZIONI

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 24 mag. 

"Totale cordialita' e totale docilita'". Con questi sentimenti - ha affermato il presidente della Cei, Angelo Bagnasco - i vescovi italiani hanno accolto le indicazioni ricevute ieri da Papa Francesco. "Ma gia' prima, dal giorno dell'elezione - ha detto il cardinale ai giornalisti nella conferenza stampa conclusiva della 65esima Assemblea dell'Episcopato Italiano - come vescovi italiani abbiamo accolto con adesione leale e totale il suo Magistero. E per magistero intendo tutto, anche i gesti, gli stili", ha scandito il cardinale.
Bagnasco ha sottolineato che nella Chiesa Italiana ad ogni livello trovano seguito "l'esempio, lo stile di semplicita'" di Francesco. Cosi' come "i suoi insegnamenti proposti con parole semplici" incontrano "corrispondenza". "La Chiesa italiana - ha assicurato - si trova sempre meglio nel seguire il Papa e Francesco ci sospinge, ci da' il suo esempio". 
Nelle parole del Pontefice, ha ricordato il presidente della Cei, "il Vangelo e' il primo tesoro, viene prima del pane, di qualunque esigenza". Questo, ha precisato, "e ' chiaro e insistito nella parola del Santo Padre che ci spinge a una costante capillare vicinanza di condivisione alla gente", ma "portando la Parola prima di tutto". In tema di indicazioni 'sociali' ricevute dal Papa, il cardinale ha risposto anche a una domanda sulle parole di Francesco riguardo alla necessita' di vendere anche le chiese se non c'e' altro modo per aiutare i poveri.
"Vendere le chiese? Ma chi le compra, per fare cosa? Era una provocazione che rappresenta per noi un grande stimolo, che deve avere effetto. Una provocazione - ha chiarito Bagnasco - intenzionale e benefica. Se abbiamo fatto 100 dobbiamo fare ancora di piu'". Del resto, ha ricordato il cardinale, nella Chiesa Italiana "si moltiplicano interventi e risorse per soccorrere le famiglie in questo anni di gravissima crisi: si e' moltiplicata la necessita' e i luoghi di accoglienza - ad esempio - non sono solo raddoppiati, molto piu'". In tutto questo Bagnasco coglie "un'eco molto concreta del Magistero e della spinta che Papa Francesco sta dando alla Chiesa". "Il cuore della nostra Assemblea - ha rilevato in proposito - e' stato ieri l'incontro dei vescovi con Francesco, nel quale abbiamo potuto vedere tutti il grande affetto espresso dal Pontefice con parole e gesti verso noi vescovi e le comunita' a noi affidate". "Abbiamo sperimentato - ha spiegato - l'immersione totale del Pastore dentro al suo popolo, anche con il gesto finale di salutarci uno a uno. Poi Francesco ha voluto anche che lo accompagnassimo verso l'uscita da San Pietro". "Essendo il Papa - ha ricordato Bagnasco - e' vescovo di Roma e dunque, possiamo dire, 'appartiene' alla nostra Conferenza Episcopale. E, se posso aggiungere una cosa, Chiesa Italiana ha lo stile, il radicamento, la passione evengelizzatrice che Francesco ci chiede di perseguire: siamo in questa linea sollecitati da un secolarismo invasivo, che rende la nostra missione sempre piu' delicata e complessa. E ringraziamo il Papa per le parole, le indicazioni, l'esempio che ci da'". 

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PAPA: BAGNASCO, APPELLO A VIGILANZA SEMPRE OPPORTUNO

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 24 mag. 

"L'appello alla vigilanza non e' mai inutile e inopportuno per nessuno, assolutamente". Lo ha detto il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, in merito all'invito rivolto dal Papa ai vescovi italiani. "Le parole indirizzate a noi vescovi - ha affermato il cardinale - sono decisamente e sempre opportune. Francesco ha voluto richiamarci alla santita', il peccato originale e l'inclinazione verso il male sono di tutti: e' la dottrina della Chiesa e il Pontefice ha parlato anche ieri del Diavolo che ci tenta". Secondo Bagnasco e' "provvidenziale e opportuno anche il richiamo contro tutte le forme di attaccamento a se stessi, al denaro, al prestigio". "Rifletterci - ha osservato - e' necessario per tutti. Siamo grati per questo richiamo cosi' fraterno, che ci ha rivolto come fratelli e figli". 

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BAGNASCO: NON INSORMONTABILI DIFFICOLTA' PER ACCORPARE DIOCESI

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 24 mag. 

"Sono reali ma non insormontabili le difficolta' relative all'accorpamento delle diocesi italiane", che sono attualmente 226 mentre gli accordi concordatari del 1984 indicavano come traguardo da raggiungere lo stesso numero delle province, che sono 100. Lo ha sottolineato il cardinale Angelo Bagnasco presidente della Cei, commentando la sollecitazione ricevuta ieri da Papa Francesco che ha definito "un po' pesanti" le attuali articolazioni territoriali della Chiesa in Italia.
"In Italia le diocesi sono molte, che siano troppe e' un altro discorso: nessun altro Paese ha la nostra storia e di conseguenza la capillarita' delle nostre chiese ", ha spiegato Bagnasco per dare la misura delle difficolta' gia' emerse alla fine degli anni ’80 con i primi accorpamenti. "Il Papa e' l'autorita' superiore e noi andiamo nella direzione che ci indica", ha assicurato pero' il presidente della Cei rivelando che da parte dell'Episcopato "c'e' piena e totale disponibilita'" anche in questa direzione. In proposito Bagnasco ha anche chiarito che "lo studio preparato dalla Cei e consegnato alla Congregazione dei vescovi non contiene proposte pratiche di accorpamenti ma indica i criteri che si dovrebbero seguire: numero di abitanti, estensione territoriale, storia della chiesa locale". "Il Papa - ha confidato - e' stato soddisfatto della risposta della Cei". 

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venerdì 24 maggio 2013

Bagnasco: “Spetta alla Cei trattare con la politica” (Galeazzi)

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Papa Francesco ai vescovi: sta a voi dialogare con la politica (Vecchi e Rodari)

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Non mi interessa affatto se Bertone e' stato sconfessato (anzi!) pero' vorrei ricordare che anche per Papa Benedetto il ministero petrino era un servizio e non certo un potere. La prova sta nel fatto che ha rinunciato a tutto, ma proprio a tutto.

Papa Francesco: la professione do fede non è un atto formale. La Vergine desti la chiesa italiana da torpore e meschinità. Bagnasco: parrocchie aperte a chi soffre per la crisi (Izzo)

PAPA: LA PROFESSIONE DI FEDE NON E' UN ATTO FORMALE

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 23 mag. 

"La professione di fede che ora rinnoviamo insieme non e' un atto formale, ma e' rinnovare la nostra risposta al 'Seguimi' con cui si conclude il Vangelo di Giovanni". Lo ha detto Papa Francesco ai vescovi italiani riuniti questa sera nella Basilica di San Pietro. Questo atto, ha spiegato, "porta a dispiegare la propria vita secondo il progetto di Dio, impegnando tutto di se' per il Signore Gesu'". "Da qui - ha aggiunto - sgorga quel discernimento che conosce e si fa carico dei pensieri, delle attese e delle necessita' degli uomini del nostro tempo".
 "Chi siamo, Fratelli, davanti a Dio? Quali sono le nostre prove? Che cosa ci sta dicendo Dio attraverso di esse? Su che cosa ci stiamo appoggiando per superarle?", si e' chiesto il Pontefice a nome dei 220 presuli riuniti questa sera nella Basilica di San Pietro. "Come per Pietro - ha osservato - la domanda insistente e accorata di Gesu' puo' lasciarci addolorati e maggiormente consapevoli della debolezza della nostra liberta', insidiata com'e' da mille condizionamenti interni ed esterni, che spesso suscitano smarrimento, frustrazione, persino incredulita'". "Non sono certamente questi - ha poi concluso - i sentimenti e gli atteggiamenti che il Signore intende suscitare; piuttosto, di essi approfitta il Nemico, il Diavolo, per isolare nell'amarezza, nella lamentela e nello scoraggiamento". 

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PAPA: LA VERGINE DESTI CHIESA ITALIANA DA TORPORE E MESCHINITA'

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 23 mag. 

"Madre della bellezza, che fiorisce dalla fedelta' al lavoro quotidiano, destaci dal torpore della pigrizia, della meschinita' e del disfattismo". Con queste parole Papa Francesco si e' rivolto alla Vergine al termine della liturgia di questa sera celebrata con i 220 vescovi italiani, che hanno rinnovato la loro professione di fede. "Mentre ringrazio di cuore ciascuno di voi per il vostro servizio, vi pongo sotto il manto di Maria, Nostra Signora", ha spiegato.
"Madre del silenzio, che custodisce il mistero di Dio, liberaci - ha invocato ancora il Pontefice - dall'idolatria del presente, a cui si condanna chi dimentica. Purifica gli occhi dei Pastori con il collirio della memoria: torneremo alla freschezza delle origini, per una Chiesa orante e penitente. Rivesti i Pastori di quella compassione che unifica e integra: scopriremo la gioia di una Chiesa serva, umile e fraterna". "Madre della tenerezza, che avvolge di pazienza e di misericordia, aiutaci - ha poi concluso la sua preghiera Francesco - a bruciare tristezze, impazienze e rigidita' di chi non conosce appartenenza. Intercedi presso tuo Figlio perche' siano agili le nostre mani, i nostri piedi e i nostri cuori: edificheremo la Chiesa con la verita' nella carita'. E saremo il Popolo di Dio, pellegrinante verso il Regno". 

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BAGNASCO: AL PAPA, PARROCCHIE APERTE A CHI SOFFRE PER LA CRISI

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 23 mag. 

"L'attenzione operosa e quotidiana con cui le parrocchie aprono le porte a quanti sono provati dal perdurare della crisi economica" e' stata sottolineata dal cardinale Angelo Bagnasco nel saluto rivolto a Papa Francesco in occasione del rito della "professione di fede" celebrato dallo stesso Pontefice insieme i vescovi italiani che partecipano in questi giorni all'Assemblea Generale della Cei e che nelle scorse settimane hanno compiuto le loro visite "ad limina". Il presidente della Cei ha sottolineato che i vescovi italiani vivono "l'unita' della comunione ecclesiale come una grazia e una missione", impegnati "nell'accoglienza dell'amore di Dio e nella promozione della dignita' di ogni essere umano". "Quest'orizzonte - ha affermato - confermiamo, Santita', con la solenne professione di fede di questa sera, che simbolicamente conclude la visita ad Limina Apostolorum delle nostre 226 diocesi, e che e' posta come momento apicale dell'annuale Assemblea Generale della nostra Conferenza Episcopale".
"Ci anima la sollecitudine di aiutare tutti, credenti e non credenti, a ritrovare fiducia nella vita, consapevoli che proprio dal Vangelo discende la proposta di una vita buona, di una vita riuscita", ha assicurato Bagnasco che non ha nascosto al Papa le difficolta' che i vescovi italiani incontrano "in una societa' complessa, in cui convivono mondi e linguaggi diversi, non sempre coerenti tra loro". "Viviamo - ha aggiunto - nel groviglio di situazioni e di occupazioni, che a volte diventano anche preoccupazioni". Ma e' l'appartenenza alla Chiesa, ha spiegato, "a consentirci l'annuncio del Vangelo e la testimonianza fiduciosa della carita', innanzitutto attraverso il dono di noi stessi".
"Nel decennio in corso - ha poi ricordato il presidente della Cei - abbiamo assunto la dimensione educativa come compito prioritario del nostro essere Chiesa 'discepola, madre e maestra'". E, ha osservato il porporato, "anche in questo ambito la presenza e il ruolo che la Chiesa svolge in Italia sono un contributo di prima grandezza, ancora piu' evidente in una stagione difficile e delicata come l'attuale". "La crisi pubblica, che travaglia le nostre famiglie, tocca in realta' - ha rilevato ancora Bagnasco - le radici stesse dell'uomo e investe la figura e il progetto del suo destino". E dunque "l'opera educativa, con l'offerta di una mappa valoriale incarnata da testimoni autorevoli, rappresenta cosi' un tassello decisivo del bene comune dell'intero Paese". "Muove da qui - ha spiegato - il tema di fondo di questa nostra 65esima Assemblea, dedicata all'attenzione per la cura e la formazione degli educatori all'interno della comunita' cristiana". "Voglia benedire, Padre Santo - ha poi concluso il cardinale rivolto a Francesco - questo nostro impegno, al quale sono poste le forze piu' vive delle nostre comunita' parrocchiali e diocesane". 

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giovedì 23 maggio 2013

Papa Francesco ai vescovi italiani: dialogo con istituzioni è compito vostro. La mancata vigilanza offusca la santità della chiesa. Camminare con il gregge senza supponenza (Izzo)

PAPA: AI VESCOVI, "DIALOGO CON ISTITUZIONI E' COMPITO VOSTRO"

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 23 mag. 

"Avete tanti compiti: il dialogo con le istituzioni politiche e' un compito vostro. E non e' facile". Lo ha detto Papa Francesco prendendo brevemente la parola in risposta al saluto del cardinale Bagnasco. "Avete - ha aggiunto - anche il lavoro di fare forti le conferenze regionali in regioni tanto diverse, non e' facile nemmeno questo. E poi forse ridurre un po' le diocesi: sono tante e' un po' pesante, ma c'e' una commissione per questo". Il Pontefice - che terra' tra poco l'omelia - ha concluso con un'esortazione: "avanti, avanti!". 

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PAPA: LA MANCATA VIGILANZA OFFUSCA LA SANTITA' DELLA CHIESA 

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 23 mag. 

"La mancata vigilanza, lo sappiamo, rende tiepido il Pastore; lo fa distratto, dimentico e persino insofferente; lo seduce con la prospettiva della carriera, la lusinga del denaro e i compromessi con lo spirito del mondo; lo impigrisce, trasformandolo in un funzionario, un chierico di stato preoccupato piu' di se', dell'organizzazione e delle strutture, che del vero bene del Popolo di Dio". Sono parole indirizzate da Papa Francesco ai vescovi italiani riuniti questa sera nella Basilica di San Pietro per il rito della "professione di fede" che rappresenta il momento centrale della loro 65esima Assemblea Generale. "Si corre il rischio allora - ha scandito il Pontefice - di rinnegare il Signore, come l'Apostolo Pietro, anche se formalmente ci si presenta e si parla in suo nome; si offusca la santita' della Madre Chiesa gerarchica, rendendola meno feconda".
"Non siamo - ha ammonito i vescovi italiani - espressione di una struttura o di una necessita' organizzativa: anche con il servizio della nostra autorita' siamo chiamati a essere segno della presenza e dell'azione del Signore risorto, a edificare, quindi, la comunita' nella carita' fraterna". Papa Francesco ha pronunciato questi severi richiami commentando una frase degli Atti degli Apostoli ("Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si e' acquistata con il sangue del proprio Figlio") con un tono molto dolce, avendo premesso che la sua sarebbe stata una "meditazione per noi vescovi, prima per me vescovo come voi che la condivido con voi". L'atteggiamento semplice del Pontefice era testimoniato anche dal fatto che pur presiedendo il rito all'altare della Confessione, non ha indossato alcun paramento liturgico. "La conseguenza dell'amare il Signore - ha ricordato ai 220 presuli italiani - e' dare tutto, proprio tutto, fino alla stessa vita, per Lui: questo e' cio' che deve distinguere il nostro ministero pastorale; e' la cartina di tornasole che dice con quale profondita' abbiamo abbracciato il dono ricevuto rispondendo alla chiamata di Gesu' e quanto ci siamo legati alle persone e alle comunita' che ci sono state affidate". "Non che questo - ha commentato - sia scontato: anche l'amore piu' grande, infatti, quando non e' continuamente alimentato, si affievolisce e si spegne". 

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PAPA: AI VESCOVI, CAMMINARE CON IL GREGGE SENZA SUPPONENZA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 23 mar. 

"Essere Pastori vuol dire anche disporsi a camminare in mezzo e dietro al gregge: capaci di ascoltare il silenzioso racconto di chi soffre e di sostenere il passo di chi teme di non farcela; attenti a rialzare, a rassicurare e a infondere speranza". Lo ha ricordato Papa Francesco ai vescovi italiani nell'omelia pronunciata in San Pietro questa sera, nel corso del rito della "professione di fede". "Dalla condivisione con gli umili la nostra fede - ha affermato - esce sempre rafforzata: mettiamo da parte, quindi, ogni forma di supponenza, per chinarci su quanti il Signore ha affidato alla nostra sollecitudine". "Fra questi - ha ricordato Francesco ai 220 presuli - un posto particolare riserviamolo ai nostri sacerdoti: soprattutto per loro, il nostro cuore, la nostra mano e la nostra porta restino aperte in ogni circostanza".

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Il Papa ai vescovi italiani: camminate in mezzo e dietro al gregge, non fatevi sedurre da carriera e denaro

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La Chiesa l'educazione e il vero welfare. Nei lavori dell'assemblea generale della Cei il dibattito sulle scuole paritarie

Nei lavori dell'assemblea generale della Cei il dibattito sulle scuole paritarie

La Chiesa l'educazione e il vero welfare

Roma, 22. In Italia «si sta producendo una sorta di capovolgimento, per cui lo Stato sociale, il welfare, è assicurato dalla Chiesa, non dallo Stato». È quanto ha osservato ieri, martedì, il segretario della Conferenza episcopale italiana (Cei), il vescovo Mariano Crociata, durante la conferenza stampa organizzata per illustrare i lavori dell'assemblea generale in corso in questi giorni.
Tra i principali servizi dello Stato sociale vi è la pubblica istruzione e monsignor Crociata ha affermato che le difficoltà che oggi attraversa la scuola paritaria sono aggravate da «un intendimento di polemica da parte di alcuni». Le polemiche sui finanziamenti alla scuola paritaria, ha osservato il segretario generale della Cei, «non sono espressione di una società libera, mentre la scuola cattolica è proprio una espressione della creatività dei credenti in una società libera. La scuola pubblica -- infatti -- ha diverse forme e una è questa e ha bisogno del sostegno anche della società, dello Stato».
A questo proposito, monsignor Crociata ha confermato quanto annunciato dal cardinale presidente della Cei nella sua prolusione, e cioè che «l'anno prossimo, in primavera, ci sarà un momento di convocazione di popolo sui temi della scuola, non ancora definito nelle modalità. Arriverà -- ha spiegato -- dopo un cammino che ha inteso mobilitare la base non solo della Chiesa ma della società intera». La scuola, ha spiegato, «sta a cuore alla Chiesa; ovviamente non solo la scuola paritaria ma tutta la scuola, anche perché la maggior parte dei cattolici, sia come studenti che come operatori, sono in quella statale. E dunque la preoccupazione maggiore è per quella, per le difficoltà che attraversa e le sue esigenze».
Il segretario generale della Cei ha parlato anche delle difficoltà del welfare, «ridotto al minimo» dalla crisi economica, al quale la Chiesa è chiamata a sopperire: «Le strutture pubbliche, infatti, rimandano alle Caritas per le urgenze che non sono più in grado di assicurare». Dunque «occorre una riflessione da parte di tutti e in particolare delle pubbliche istituzioni. Si ristabilisca un equilibrio tra quello che è dello Stato e quello che è delle realtà di volontariato, che comunque assicurano che continueranno a portare avanti il loro impegno».
Affinché si ponga mano a una tale emergenza occorre che soprattutto la politica si assuma le proprie responsabilità. Anche su questo punto il vescovo Crociata riecheggia l'appello lanciato dal cardinale Bagnasco: basta «scaramucce» tra partiti, ha detto monsignor Crociata, perché la campagna elettorale è finita ed è ora di affrontare con decisione le tante emergenze che affliggono il Paese. Sarebbe preoccupante, di fronte a situazioni così urgenti per il Paese, assistere al prolungarsi di «scontri polemici che richiamano il continuare di una mai finita campagna elettorale o l'anticipo della successiva, mentre i problemi crescono e nessuno sembra farvi fronte».
«Già nella sua prolusione -- ha detto il vescovo -- il cardinale presidente ha detto come ci sia bisogno dell'impegno di tutti, a cominciare dalle istituzioni, dal Governo, e da tutti quelli che concorrono a sostenerlo, perché si possa rispondere alle esigenze di questo momento della vita del Paese, con interventi legislativi necessari a far fronte alla crisi e ai drammatici disagi sociali». E «sulle formule, sulle modalità, le forze politiche e le istituzioni sanno e hanno gli strumenti per definirle».
Giovedì i vescovi italiani incontreranno Papa Francesco per la professione di fede al termine del loro pellegrinaggio alla tomba di Pietro, culmine di un percorso cominciato con l'avvio dell'Anno della fede e continuato in questi mesi con iniziative in tutta Italia che sono espressione dello stretto legame fra nuova evangelizzazione ed emergenza educativa, tema sul quale i vescovi italiani si stanno confrontando anche in queste giornate di lavoro.
Ieri il vescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Gianni Ambrosio, presidente della commissione episcopale per l'educazione cattolica, la scuola e l'università, ha tenuto un intervento intitolato «Educatori nella comunità: criteri di scelta e percorsi di formazione». Su quest'ultima in particolare si sono soffermate le conclusioni del vescovo, che ha insistito sulla necessità di una formazione ben progettata nella sua articolazione tra formazione di base e specifica, attenta in ogni modo a valorizzare le risorse umane e le strutture già presenti, oltre che ispiratrice «di un vivo senso di appartenenza alla comunità ecclesiale».

(©L'Osservatore Romano 23 maggio 2013)

mercoledì 22 maggio 2013

"Il Welfare è assicurato dalla Chiesa" (Sir)

"Il Welfare è assicurato dalla Chiesa"

Monsignor Mariano Crociata: la "condizione della gente" è la nostra "preoccupazione". Lo Stato è in difficoltà e sempre più "le strutture pubbliche ricorrono alle Caritas per consentire alla gente di trovare un punto di appoggio, un luogo di aiuto, un momento di soccorso a urgenze che spesso non sono in grado di assicurare". Con Papa Francesco, per difendere la famiglia. A primavera il "raduno" per "tutta la scuola". Ai politici: la Chiesa non è "di parte"

Una Chiesa che svolge sempre più mansioni che andrebbero svolte dallo Stato, e uno Stato in cui la crisi del Welfare ha assunto dimensioni così allarmanti da dare segni di non riuscire più a “reggere”. A dipingere, con “preoccupazione”, questa sorta di “capovolgimento allarmante”, nel “momento sociale particolare che stiamo attraversando”, è stato monsignor Mariano Crociata, segretario della Cei, durante la prima conferenza stampa della 65ma assemblea generale dei vescovi italiani, in corso in Vaticano fino al 24 maggio. Momento culminante dell’assise episcopale: il primo incontro dei vescovi italiani con Papa Francesco, giovedì sera, per la “Professio Fidei” nella Basilica di San Pietro.

Pensare alla gente. La “condizione della nostra gente”: è questa la “preoccupazione” più pressante dei vescovi riuniti in Vaticano, che hanno fatto eco alla prolusione del cardinale Bagnasco, in cui il presidente della Cei aveva ricordato che “pensare alla gente” è “l’unica cosa seria”, per un Paese in seria difficoltà - non solo economica - come il nostro, e nel quale è sempre più urgente un “serio esame di coscienza” da parte di chi ha “responsabilità” in ambito pubblico. Secondo monsignor Crociata, oggi “si assiste ad una sorta di capovolgimento, per cui il Welfare è assicurato dalla Chiesa, e non dallo Stato”, con “strutture pubbliche che ricorrono alle Caritas per consentire alla gente di trovare un punto di appoggio, un luogo di aiuto, un momento di soccorso a urgenze che spesso non sono in grado di assicurare”. Per i vescovi, si tratta di “un capovolgimento allarmante”, che “richiede impegno attento da parte di tutti”. Soprattutto per garantire un “equilibrio” che “distingua ciò che è compito delle istituzioni e ciò che è affidato a tutto ciò che il volontariato e la carità continueranno a fare, ma come segno della presenza necessaria della Chiesa accanto a chi soffre o è in difficoltà”.

Con Papa Francesco. In poco più di due mesi di pontificato, Papa Francesco ha già lasciato un’“impressione profonda” tra i vescovi di quella comunità un po’ “speciale”, e con la quale c’è “una speciale sintonia”, quale è la Chiesa italiana. Lo ha assicurato ai giornalisti, monsignor Crociata. “Sia pure in questo breve periodo - ha detto il segretario generale della Cei - quello della Chiesa italiana con il nuovo Papa è già un rapporto di grande intensità riguardo al grado d’intesa, di corrispondenza e adesione reciproca”, come dimostrano le visite “ad limina”. Per questo c’è grande attesa per l’appuntamento di giovedì, per la “Professio fidei” nella basilica di San Pietro. “Ascolteremo con molta gioia quello che il Papa vorrà dirci”, le parole di monsignor Crociata, che interrogato sull’eventuale presenza del tema della famiglia nell’intervento papale ha risposto: “Certamente per noi vescovi il matrimonio e la famiglia sono un punto decisivo, che riceve una cruciale attenzione da parte nostra, perché fa parte del patrimonio della nostra coscienza e identità. Non in termini confessionali, ma in termini culturali, etici, di visione dell’uomo condivisa”. Di qui la necessità di “difendere questa istituzione come realtà costitutiva per far crescere il Paese, accogliere le nuove generazioni e disegnare il nostro cammino futuro. Che la famiglia abbia bisogno di sostegno, è sotto gli occhi di tutti, viste le tante difficoltà che le famiglie attraversano anche dal punto di vista economico, e per le quali si chiede alla Chiesa di supplire alle tante carenze di un Welfare ridotto al minimo”.

La “politica” della Chiesa. Alle domande dei giornalisti sul rapporto tra la Chiesa e la politica, monsignor Crociata ha ribadito che la Chiesa “fa politica e farà sempre politica” non parteggiando per l’una o l’altra parte, ma additando ai politici la necessità di perseguire il “bene comune” tenendo insieme “etica sociale” ed “etica della vita”. Il bene comune, ha ricordato il vescovo, è “bene di tutti e di tutto l’uomo”: per questo la Chiesa non può essere di parte, ma “è sempre a fianco di tutti coloro che anche in piccola misura sostengono il bene della persona, di tutta la persona”. Quanto alla situazione politica attuale, per i vescovi sarebbe “preoccupante” se si prolungassero “scaramucce o scontri polemici”, quasi fossero il “prolungamento di una mai finita campagna elettorale o l’anticipazione di una campagna elettorale successiva”. La Chiesa è “l’antagonista per eccellenza della mafia”, ha ricordato monsignor Crociata in relazione alla prossima beatificazione di don Puglisi. Appuntamento, infine, alla prossima primavera per il “raduno di popolo” sulla scuola - tutta la scuola, non solo quella cattolica - annunciato ieri dal cardinale Bagnasco. L’obiettivo è quello di avviare un percorso di riflessione, approfondimento e “mobilitazione” anche della “base” su un tema cruciale per il futuro del Paese.

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domenica 5 maggio 2013

Cei: difficoltà scuole cattoliche non solo economiche ma ideali (Izzo)

CEI: DIFFICOLTA' SCUOLE CATTOLICHE NON SOLO ECONOMICHE MA IDEALI

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 4 mag. 

Per le scuole cattoliche, "la difficolta' piu' grande sta nella perdita della tensione ideale, nell'incapacita' di pensare e di perseguire un progetto educativo idoneo a mobilitare coscienze e risorse". 
Lo ha affermato il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata nell'omelia della messa celebrata al Convegno sulla scuola e l'educazione oggi promosso dalla Commissione Episcopale competente sul tema.
Commentando il racconto degli Atti degli Apostoli "sulle persecuzioni a cui la fede espone", monsignor Crociata ha sottolineato che anche nella nostra epoca "le persecuzioni dovrebbero servire a ricordarci che la difficolta' piu' grande non e' quella determinata dalle forme di discriminazione che i credenti possono subire all'interno della scuola statale o come scuola paritaria; e nemmeno e' quella prodotta dalla riduzione delle risorse necessarie e dagli intralci al loro reperimento". 
Come cristiani "dobbiamo preoccuparci soprattutto - ha concluso il segretario della Cei - non quando si debbono affrontare forme piu' o meno subdole di persecuzione, ma quando siamo a rischio di quella perdita ideale e di quella incapacita' di pensare, perche' allora, insieme alle nostre opere, siamo in pericolo di perdere noi stessi". 

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sabato 4 maggio 2013

Concertone, Vallini: "ostensione" preservativo è nota stonata. Scuola, Bagnasco: no a scuole supermarket ed ai tagli, sì alla parità (Izzo)

CONCERTONE: VALLINI, OSTENSIONE PRESERVATIVO E' NOTA STONATA 

Salvatore Izzo


(AGI) - CdV, 3 mag. 


"Una nota stonata". Cosi' il cardinale Agostino Vallini ha definito l'elevazione di un profilattico a mo' di ostia con parole che ricordano quelle della consacrazione durante la messa, da parte di uno dei protagonisti del concerto del primo maggio promosso dai sindacati confederali Cgil-Cisl-Uil proprio nel piazzale antistante la Basilica di San Giovanni in Laterano, Cattedrale di Roma. L'episodio, afferma Vallini, "rivela una pochezza culturale senza eguali e manifesta la deriva dell'intelligenza cui la crisi morale in atto sta conducendo".

"Facendosi anche eco dell'amarezza dei credenti", il cardinale Vallini, sottolinea una nota del Vicariato, "deplora fortemente" l'accaduto ed esprime "dolore per il fatto che simili esibizioni, animate da un'ostilita' contro la religione e i sentimenti piu' vivi nel popolo, si inseriscano in una manifestazione musicale che da anni intende celebrare la festa dei lavoratori". "E' forse questo - si chiede il cardinale vicario - il modo di porgere la propria solidarieta' a disoccupati e cassintegrati e di sottolineare la necessita' di un rilancio delle politiche del lavoro nel nostro Paese?". 

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SCUOLA: BAGNASCO, NO A SCUOLE SUPERMARKET E TAGLI, SI' A PARITA' 


Salvatore Izzo


(AGI) - CdV, 3 mag. 


"La parita' tra le scuole statali e non deve divenire effettiva, per evitare dannose conflittualita' e far si' che tra esse si stabilisca un rapporto realmente costruttivo". 

Lo chiede al nuovo Governo il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, per il quale "il sostegno giustamente rivendicato per tutte le scuole paritarie, di ispirazione cattolica o non, si basa sul fatto che esse si adoperano per fornire un servizio a chi altrimenti non potrebbe averlo, o a chi sceglie consapevolmente l'orientamento educativo da offrire ai propri figli". 
Bagnasco prende inoltre le distanze da "una scuola-supermarket" e dalla politica dei tagli indiscriminati.
Per Bagnasco "sono numerose, oggi le carenze che presenta l'istituzione scolastica, che spesso non riesce a fare sintesi tra le varie nozioni che fornisce, finendo per separare le dimensioni costitutive della persona, in special modo la razionalita' e l'affettivita', la corporeita' e la spiritualita". 
"La scuola va valorizzata,rinnovata e sostenuta, e noi siamo persuasi che solo una societa' che le da' il giusto valore, promuovendola e sostenendola, puo' guardare con fiducia al futuro", ha detto il presidente della Cei aprendo a Roma i lavori del laboratorio nazionale "La Chiesa per la scuola", prima tappa di un percorso di sensibilizzazione sulle tematiche della scuola (statale e paritaria) e della formazione professionale, promosso dalla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana. 
"La Chiesa - ha assicurato Bagnasco - e' per la scuola, perche' interessata ad una formazione integrale e armonica dell'individuo".
In questo contesto, Bagnasco ha criticato i tagli indiscriminati subiti dalla scuola e la mentalita' efficientistica che vorrebbe trasformarla proponendo "conoscenze quasi fossero prodotti di uguale valore tra i quali scegliere, diviene incapace di indicare i fini che conferiscono significato ai mezzi proposti".
"La frammentarieta' di questo scenario - ha spiegato - deve essere contrastata con un'educazione che offra una visione alta della vita e valorizzi tutte le dimensioni della persona, non solo gli aspetti tecnici e scientifici, ne' solo quelli emotivi, ma 'l'uomo considerato nella sua unita' e nella sua totalita', corpo e anima, l'uomo cuore e coscienza, pensiero e volonta"" 
Secondo il cardinale, "una societa' che "non investa energie economiche e umane nella scuola, nella formazione e nell'innovazione finisce per subordinare l'uomo al lavoro e al denaro, come appare in modo drammatico nella finanziarizzazione dell'economia e nella conseguente subordinazione del lavoro alla finanza, elemento che interpella fortemente l'ambito educativo". 
"Il contesto culturale nel quale siamo inseriti - ha concluso Bagnasco - e' spesso segnato da uno scetticismo e un individualismo che sfaldano i presupposti stessi dell'educazione, finendo per ridurla a mera trasmissione di conoscenze e capacita' tecniche". 

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domenica 28 aprile 2013

Bagnasco confermato per quattro anni. Nessun cenno alla "riforma" (Ansaldo)

Bagnasco resterà capo dei vescovi per quattro anni 

Marco Ansaldo

Angelo Bagnasco avanti ancora per quattro anni, e poi forse via libera all’elezione diretta del prossimo presidente della Cei. Il comunicato finale del primo incontro fra il nuovo Papa e il primate d’Italia non fa cenno alla riforma che Jorge Mario Bergoglio ha in mente sul meccanismo di scelta del capo dei vescovi. Ma si sa quanto Francesco stia accarezzando l’idea di introdurre in futuro l’elezione diretta del presidente, nominato finora — a differenza delle Conferenze episcopali di tutto il mondo — dallo stesso Pontefice.
Dice a Repubblica un alto esponente ecclesiastico molto addentro agli ambienti dei vescovi italiani: «Bagnasco arriverà fino al termine del suo secondo mandato, che è di cinque anni, nel 2017. È intanto possibile che il Papa introduca delle novità, anche se già una prima scelta tra i vescovi sul loro rappresentante avviene con consultazioni di cui il Santo Padre tiene conto».
È su questo sfondo che si è svolto ieri il colloquio fra Bergoglio e Bagnasco. Francesco ha confermato che parteciperà all’assemblea generale della Cei dal 20 al 24 maggio. Ha chiesto esplicitamente di essere informato sugli argomenti importanti. E invitato a evitare «sprechi» con la moltiplicazione di «organismi, che alla fine appesantiscono inutilmente».
«Ho respirato una profonda sintonia, unita a una grande capacità di ascolto e di attenzione da parte del Papa. A mia volta, gli ho portato l'affetto delle nostre Chiese», il commento del cardinale Bagnasco.

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Papa Francesco conferma Bagnasco per altri quattro anni a capo della Cei (Ansaldo)

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Una ulteriore smentita ai desideri dei mass media :-)

sabato 27 aprile 2013

Bagnasco a colloquio con Bergoglio. Papa Francesco: auguri di prosperità alla Tanzania. Missionari: si apre la causa di beatificazione delle suore uccise dal virus Ebola (Izzo)

CEI: BAGNASCO A COLLOQUIO CON PAPA FRANCESCO

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 27 apr.

Il cardiale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, viene ricevuto questa mattina per la prima volta da Papa Francesco.

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PAPA: AUGURI DI PROSPERITA' E PACE ALLA TANZANIA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 27 apr.

Papa Francesco prega perche' "i cittadini della Tanzania possano godere di pace e benessere". Lo ha rivelato lui stesso in un messaggio per la festa dell'unita' del paese, celebrata ieri e salutata dal Pontefice come "un'occasione felice".

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MISSIONARI: SI APRE CAUSA BEATIFICAZIONE SUORE UCCISE DA EBOLA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 27 apr.

La Santa Sede ha autorizzato l'apertura della causa di beatificazione delle sei suore, cinque italiane e un'africana, tutte dell'Istituto delle Poverelle di Bergamo, morte 18 anni fa nella Repubblica Democratica del Congo a causa del virus Ebola. Ne da' notizia la Radio Vaticana, annunciando che domani, nella cattedrale di Kikwit, si aprira' il processo sull'eroicita' delle virtu' delle religiose che, di fronte all'epidemia, restarono al fianco dei malati seguendo fedelmente il carisma del fondatore del loro ordine, il Beato Luigi Palazzolo.
"Sono state unite in una catena di amore, che e' diventata una catena di morte e che adesso speriamo diventi una catena di gloria", spiega in un'intervista all'emittente pontificia la postulatrice, suor Linadele Canclinida. "Pare - ricorda - che il virus circolasse da gennaio nei villaggi e in ospedale arrivavano molti malati. Tutto il corpo medico e infermieristico e' stato contagiato ed e' morto. Morta la quarta suora, che era gia' stata a contatto con altri malati, una delle suore di Kinshasa, suor Vitarosa ha detto: 'Suor Anelvira, vengo ad aiutarti'. Molti hanno cercato di fermarla, ma lei ha aggiunto: 'I miei fratelli stanno morendo' e ha voluto decisamente venire a Kikwit e cosi' e' stata la quinta a morire, dopo di che c'e' stata la sesta. Fortunatamente la morte delle suore bianche ha scosso il mondo. L'abbiamo pensato tante volte: pur avendo sofferto moltissimo, l'essere suore bianche, dalla pelle bianca, ha scosso davvero tutti. Se fossero stati solo i fratelli congolesi, forse non si sarebbe fatto molto. Il sacrificio delle nostre suore e' invece servito a salvare la vita di molti altro fratelli congolesi". Ed oggi, ha concluso la postulatrice, "l'apertura di questa Causa vuol dire rivivere quel momento drammatico nella luce della fede, in comunione con la Chiesa di Kikwit, con la Chiesa di Bergamo, con la Chiesa del Congo, con la Chiesa universale, per guardare a queste nostre sorelle che sono state modelli di vita, di donazione e di morte". 

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