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venerdì 24 maggio 2013
Cina, regole più severe per la nomina dei vescovi cattolici (O'Connell)
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mercoledì 15 maggio 2013
Storica visita del Patriarca Kirill a Pechino. Giovagnoli: colmato distacco di decenni
Storica visita del Patriarca Kirill a Pechino. Giovagnoli: colmato distacco di decenni
Poche migliaia di fedeli di discendenza russa. È questa la realtà attuale della Chiesa ortodossa cinese. In questo contesto si colloca la visita, di sapore storico, che da alcuni giorni il Patriarca ortodosso di Mosca e di tutte le Russie, Kirill, sta compiendo a Pechino e in alcune località della Cina. L’obiettivo è quello di rafforzare la struttura della comunità ortodossa, ottenendo lo status di “religione riconosciuta” da parte del governo. Alessandro De Carolis ne ha parlato con lo storico della Cattolica di Milano, Agostino Giovagnoli:
R. – Al momento, la Chiesa ortodossa cinese è il frutto di una separazione politica, nel 1956, tra la Cina e l’Unione Sovietica, da cui appunto è nata questa Chiesa che in quel modo si è staccata da Mosca. Di qui, il tentativo del Patriarcato di Mosca di recuperare questo legame e, in effetti, dopo questa visita le premesse per fare questa operazione ci sono. In realtà, si tratta di una presenza religiosa piuttosto minoritaria: si parla di qualche migliaio di ortodossi senza nessun sacerdote – perché è morto l’unico sacerdote ortodosso cinese – discendenti per lo più da immigrati russi dei secoli scorsi.
D. – Quindi, si tratta in sostanza di ricostruire un tessuto ecclesiale ortodosso in Cina?
R. – Sì, e di affermare la giurisdizione di Mosca su questa realtà. E questa è un’operazione che supera la quantità, piuttosto ridotta, dei credenti ortodossi in questo momento. Si tratta di riprendere un legame antico e soprattutto di affermare l’autorità di un Patriarcato, che è radicato fuori dal territorio cinese, su credenti cinesi: questo sarebbe un evento di enorme portata, così come è stato un evento sicuramente di grande rilievo storico la visita stessa di Kirill, ricevuto dal presidente cinese Xi Jinping. Direi che questo, forse, è il risultato più sorprendente di questa visita: mai il presidente della Repubblica popolare cinese – dal 1949 in poi, da Mao in poi – ha ricevuto un’autorità religiosa di questo livello e in particolare il leader straniero di una Chiesa cristiana. Quindi, si tratta di un’apertura che, al di là delle sue conseguenze concrete, è già di per sé decisamente sorprendente.
D. – Come si pone la situazione della Chiesa ortodossa in Cina rispetto alla questione della libertà religiosa?
R. – Per certi versi, la questione è simile a quello della Chiesa cattolica. Oltre ai problemi più complessivi che riguardano tutte le fedi religiose in Cina – cioè il controllo da parte dello Stato nei confronti delle religioni – si pone il problema supplementare di questo legame con un’autorità spirituale, un’autorità religiosa che si colloca al di là dei confini nazionali. Questo è qualcosa che, come sappiamo, ha turbato notevolmente la vita dei cattolici cinesi che sono guardati con sospetto da parte delle autorità, perché rispondono ad un’autorità spirituale “straniera”, dal punto di vista cinese, cioè al Papa, e per questo sono quindi considerati una forma di interferenza con la loro attività nella realtà della società cinese. Analogamente, gli ortodossi che intendono mantenere questo legame con Mosca – per esempio, per ciò che riguarda la formazione dei sacerdoti ortodossi, che può avvenire solo a Mosca, perché ovviamente non ci sono strutture in Cina per la formazione di ortodossi cinesi – questo tipo di legami è visto con grande ostilità, perché fuoriesce dal quadro delle religioni così come è concepito dal regime comunista di Pechino.
D. – Tra l’altro, rispetto alla Chiesa cattolica, quella ortodossa non ha una unica autorità di riferimento…
R. – Questo è vero. In realtà, però, nessuno mette in discussione che un eventuale legame con un’autorità religiosa non cinese sia – nel caso degli ortodossi in Cina – il Patriarcato di Mosca, proprio perché gli ortodossi che sono attualmente presenti in Cina e che sono poche migliaia, sono in realtà discendenti di russi, e quindi sono storicamente legati alla Chiesa di Mosca, tanto che fino al 1956 questo legame ancora era ufficialmente riconosciuto.
© Copyright Radio Vaticana
Poche migliaia di fedeli di discendenza russa. È questa la realtà attuale della Chiesa ortodossa cinese. In questo contesto si colloca la visita, di sapore storico, che da alcuni giorni il Patriarca ortodosso di Mosca e di tutte le Russie, Kirill, sta compiendo a Pechino e in alcune località della Cina. L’obiettivo è quello di rafforzare la struttura della comunità ortodossa, ottenendo lo status di “religione riconosciuta” da parte del governo. Alessandro De Carolis ne ha parlato con lo storico della Cattolica di Milano, Agostino Giovagnoli:
R. – Al momento, la Chiesa ortodossa cinese è il frutto di una separazione politica, nel 1956, tra la Cina e l’Unione Sovietica, da cui appunto è nata questa Chiesa che in quel modo si è staccata da Mosca. Di qui, il tentativo del Patriarcato di Mosca di recuperare questo legame e, in effetti, dopo questa visita le premesse per fare questa operazione ci sono. In realtà, si tratta di una presenza religiosa piuttosto minoritaria: si parla di qualche migliaio di ortodossi senza nessun sacerdote – perché è morto l’unico sacerdote ortodosso cinese – discendenti per lo più da immigrati russi dei secoli scorsi.
D. – Quindi, si tratta in sostanza di ricostruire un tessuto ecclesiale ortodosso in Cina?
R. – Sì, e di affermare la giurisdizione di Mosca su questa realtà. E questa è un’operazione che supera la quantità, piuttosto ridotta, dei credenti ortodossi in questo momento. Si tratta di riprendere un legame antico e soprattutto di affermare l’autorità di un Patriarcato, che è radicato fuori dal territorio cinese, su credenti cinesi: questo sarebbe un evento di enorme portata, così come è stato un evento sicuramente di grande rilievo storico la visita stessa di Kirill, ricevuto dal presidente cinese Xi Jinping. Direi che questo, forse, è il risultato più sorprendente di questa visita: mai il presidente della Repubblica popolare cinese – dal 1949 in poi, da Mao in poi – ha ricevuto un’autorità religiosa di questo livello e in particolare il leader straniero di una Chiesa cristiana. Quindi, si tratta di un’apertura che, al di là delle sue conseguenze concrete, è già di per sé decisamente sorprendente.
D. – Come si pone la situazione della Chiesa ortodossa in Cina rispetto alla questione della libertà religiosa?
R. – Per certi versi, la questione è simile a quello della Chiesa cattolica. Oltre ai problemi più complessivi che riguardano tutte le fedi religiose in Cina – cioè il controllo da parte dello Stato nei confronti delle religioni – si pone il problema supplementare di questo legame con un’autorità spirituale, un’autorità religiosa che si colloca al di là dei confini nazionali. Questo è qualcosa che, come sappiamo, ha turbato notevolmente la vita dei cattolici cinesi che sono guardati con sospetto da parte delle autorità, perché rispondono ad un’autorità spirituale “straniera”, dal punto di vista cinese, cioè al Papa, e per questo sono quindi considerati una forma di interferenza con la loro attività nella realtà della società cinese. Analogamente, gli ortodossi che intendono mantenere questo legame con Mosca – per esempio, per ciò che riguarda la formazione dei sacerdoti ortodossi, che può avvenire solo a Mosca, perché ovviamente non ci sono strutture in Cina per la formazione di ortodossi cinesi – questo tipo di legami è visto con grande ostilità, perché fuoriesce dal quadro delle religioni così come è concepito dal regime comunista di Pechino.
D. – Tra l’altro, rispetto alla Chiesa cattolica, quella ortodossa non ha una unica autorità di riferimento…
R. – Questo è vero. In realtà, però, nessuno mette in discussione che un eventuale legame con un’autorità religiosa non cinese sia – nel caso degli ortodossi in Cina – il Patriarcato di Mosca, proprio perché gli ortodossi che sono attualmente presenti in Cina e che sono poche migliaia, sono in realtà discendenti di russi, e quindi sono storicamente legati alla Chiesa di Mosca, tanto che fino al 1956 questo legame ancora era ufficialmente riconosciuto.
© Copyright Radio Vaticana
lunedì 13 maggio 2013
Storica visita in Cina del Patriarca ortodosso russo Kirill
Storica visita in Cina del Patriarca ortodosso russo Cirillo
Amicizia tra due popoli
Pechino, 11. Non solo i pur importanti rapporti economici e politici. Lo sviluppo dell'amicizia tra i popoli russo e cinese va incrementato e coltivato a tutto campo, a cominciare dal rispetto reciproco e della sincera cooperazione tra i popoli. È quanto ha detto il Patriarca ortodosso di Mosca, Cirillo, al termine dell'incontro avuto ieri, venerdì, con il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping. Tale incontro ha dato il via a una storica visita in Cina, la prima di un capo della Chiesa ortodossa russa. Nei cinque giorni che trascorrerà in Cina, il Patriarca incontrerà i vertici politici cinesi, ma anche esponenti religiosi e della comunità ortodossa. Xi Jinping, che lo scorso marzo è stato a Mosca e ha incontrato il presidente Vladimir Putin, ha parlato della visita come della «chiara testimonianza dell'alto livello delle relazioni russo-cinesi». Parole simili a quelle usate da Cirillo che ha parlato del suo viaggio come di «una testimonianza della relazione speciale che Russia e Cina hanno sviluppato negli anni recenti».
Rispondendo alle domande dei media russi e cinesi -- come riferisce il sito in rete del Dipartimento delle relazioni esterne della Chiesa ortodossa russa -- il Patriarca ha riferito che uno degli argomenti più importanti della riunione è stato appunto lo sviluppo dell'amicizia tra i due popoli. «Il concetto di amicizia -- ha detto -- è costituito da molti fattori. Promuove la cooperazione economica reciprocamente vantaggiosa, nella quale le parti si scambiano le loro capacità, il commercio, svolgono la cooperazione scientifica e tecnica, e quindi tutti traggono beneficio da questa interazione. L'amicizia promuove il dialogo politico, il consenso su importanti questioni globali e le relazioni bilaterali». Tuttavia, se tutto si punta su questi aspetti, «l'amicizia non funzionerà. Avrà solo modi pragmatici. E sappiamo che l'amicizia è qualcosa di più di questo tipo di rapporto. L'amicizia coinvolge il cuore umano, si fonda sul rispetto e l'affetto. Dove c'è un'amicizia sincera, vi è la sicurezza e una splendida base per lo sviluppo della cooperazione. La Chiesa è impegnata sul piano umano per dare un reale contributo al rafforzamento di una vera amicizia tra i nostri popoli».
In questa prospettiva, il Patriarca ortodosso ha riferito ancora di avere «parlato di quanto sia importante che ciascuno dei nostri Paesi percepisca la cultura e la civiltà dell'altro come proprie. Ora, se lo slogan “La Russia e la Cina, amici per sempre e mai nemici” sarà parte della cultura della Russia e della Cina, raggiungeremo gli obiettivi». Si tratta di un lavoro comune, ha aggiunto, in cui un ruolo determinante dovrebbe essere svolto dalle organizzazioni religiose. Proprio per questo, nel corso dell'incontro si è anche parlato di continuare a sviluppare il dialogo tra la Chiesa ortodossa russa e le organizzazioni religiose in Cina. Da parte sua, il leader cinese ha illustrato la situazione religiosa nel Paese e il ruolo delle organizzazioni religiose nella costruzione di una società armonica e solidale. «Questo non è certamente un processo facile», ha commentato Cirillo, tuttavia «abbiamo riconosciuto la necessità di proseguire questo lavoro».
Il Patriarca di Mosca ha poi ricordato come la Chiesa ortodossa cinese esista da oltre trecento anni. Negli anni Cinquanta del secolo scorso è stata guidata da due presuli cinesi e il servizio pastorale è stato svolto da decine di sacerdoti cinesi. «Poi è seguito un periodo che voi conoscete molto bene -- ha aggiunto -- durante il quale il lavoro della Chiesa ortodossa cinese è stato quasi annullato. Ma in Cina ci sono ancora cristiani ortodossi cinesi e molte decine di migliaia di persone ortodosse di Russia, Ucraina, Bielorussia, che vengono in Cina per un po' di tempo o per lunghi periodi. Spero vivamente che, a seguito del dialogo della nostra Chiesa con l'amministrazione statale della Repubblica Popolare Cinese per gli affari religiosi, le domande che sono all'ordine del giorno saranno gradualmente risolte con il pieno rispetto per la Costituzione e le leggi della Cina, facendo leva sulle risorse locali».
Durante la visita è anche prevista la presentazione del libro di Cirillo Libertà e responsabilità alla ricerca dell'armonia. Dignità dell'uomo e diritti della persona, nella sua edizione in cinese, curata dal Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca e dal Consiglio per gli affari russo-cinese.
(©L'Osservatore Romano 12 maggio 2013)
Amicizia tra due popoli
Pechino, 11. Non solo i pur importanti rapporti economici e politici. Lo sviluppo dell'amicizia tra i popoli russo e cinese va incrementato e coltivato a tutto campo, a cominciare dal rispetto reciproco e della sincera cooperazione tra i popoli. È quanto ha detto il Patriarca ortodosso di Mosca, Cirillo, al termine dell'incontro avuto ieri, venerdì, con il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping. Tale incontro ha dato il via a una storica visita in Cina, la prima di un capo della Chiesa ortodossa russa. Nei cinque giorni che trascorrerà in Cina, il Patriarca incontrerà i vertici politici cinesi, ma anche esponenti religiosi e della comunità ortodossa. Xi Jinping, che lo scorso marzo è stato a Mosca e ha incontrato il presidente Vladimir Putin, ha parlato della visita come della «chiara testimonianza dell'alto livello delle relazioni russo-cinesi». Parole simili a quelle usate da Cirillo che ha parlato del suo viaggio come di «una testimonianza della relazione speciale che Russia e Cina hanno sviluppato negli anni recenti».
Rispondendo alle domande dei media russi e cinesi -- come riferisce il sito in rete del Dipartimento delle relazioni esterne della Chiesa ortodossa russa -- il Patriarca ha riferito che uno degli argomenti più importanti della riunione è stato appunto lo sviluppo dell'amicizia tra i due popoli. «Il concetto di amicizia -- ha detto -- è costituito da molti fattori. Promuove la cooperazione economica reciprocamente vantaggiosa, nella quale le parti si scambiano le loro capacità, il commercio, svolgono la cooperazione scientifica e tecnica, e quindi tutti traggono beneficio da questa interazione. L'amicizia promuove il dialogo politico, il consenso su importanti questioni globali e le relazioni bilaterali». Tuttavia, se tutto si punta su questi aspetti, «l'amicizia non funzionerà. Avrà solo modi pragmatici. E sappiamo che l'amicizia è qualcosa di più di questo tipo di rapporto. L'amicizia coinvolge il cuore umano, si fonda sul rispetto e l'affetto. Dove c'è un'amicizia sincera, vi è la sicurezza e una splendida base per lo sviluppo della cooperazione. La Chiesa è impegnata sul piano umano per dare un reale contributo al rafforzamento di una vera amicizia tra i nostri popoli».
In questa prospettiva, il Patriarca ortodosso ha riferito ancora di avere «parlato di quanto sia importante che ciascuno dei nostri Paesi percepisca la cultura e la civiltà dell'altro come proprie. Ora, se lo slogan “La Russia e la Cina, amici per sempre e mai nemici” sarà parte della cultura della Russia e della Cina, raggiungeremo gli obiettivi». Si tratta di un lavoro comune, ha aggiunto, in cui un ruolo determinante dovrebbe essere svolto dalle organizzazioni religiose. Proprio per questo, nel corso dell'incontro si è anche parlato di continuare a sviluppare il dialogo tra la Chiesa ortodossa russa e le organizzazioni religiose in Cina. Da parte sua, il leader cinese ha illustrato la situazione religiosa nel Paese e il ruolo delle organizzazioni religiose nella costruzione di una società armonica e solidale. «Questo non è certamente un processo facile», ha commentato Cirillo, tuttavia «abbiamo riconosciuto la necessità di proseguire questo lavoro».
Il Patriarca di Mosca ha poi ricordato come la Chiesa ortodossa cinese esista da oltre trecento anni. Negli anni Cinquanta del secolo scorso è stata guidata da due presuli cinesi e il servizio pastorale è stato svolto da decine di sacerdoti cinesi. «Poi è seguito un periodo che voi conoscete molto bene -- ha aggiunto -- durante il quale il lavoro della Chiesa ortodossa cinese è stato quasi annullato. Ma in Cina ci sono ancora cristiani ortodossi cinesi e molte decine di migliaia di persone ortodosse di Russia, Ucraina, Bielorussia, che vengono in Cina per un po' di tempo o per lunghi periodi. Spero vivamente che, a seguito del dialogo della nostra Chiesa con l'amministrazione statale della Repubblica Popolare Cinese per gli affari religiosi, le domande che sono all'ordine del giorno saranno gradualmente risolte con il pieno rispetto per la Costituzione e le leggi della Cina, facendo leva sulle risorse locali».
Durante la visita è anche prevista la presentazione del libro di Cirillo Libertà e responsabilità alla ricerca dell'armonia. Dignità dell'uomo e diritti della persona, nella sua edizione in cinese, curata dal Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca e dal Consiglio per gli affari russo-cinese.
(©L'Osservatore Romano 12 maggio 2013)
sabato 11 maggio 2013
mercoledì 10 aprile 2013
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