lunedì 6 aprile 2020

Domenica delle Palme 2008: Benedetto XVI attraversa Piazza San Pietro per benedire i fedeli (YouTube)



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Il 16 marzo 2008, Domenica delle Palme, al termine della recita dell'Angelus, Benedetto XVI attraversa in papamobile Piazza San Pietro per benedire e salutare la folla di fedeli. Si tratta di un momento entusiasmante ma anche liturgico.
Grazie come sempre a Gemma :-)
R.

domenica 5 aprile 2020

Benedetto XVI: Gesù mostra Dio come Colui che ama, e il suo potere come il potere dell’amore (YouTube)



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Rileggiamo e riascoltiamo l'omelia che Benedetto XVI tenne il 16 marzo 2008, Domenica delle Palme. Grazie come sempre alla nostra Gemma.
Di seguito la trascrizione integrale dell'omelia.
R.

CELEBRAZIONE DELLA DOMENICA DELLE PALME
E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE
OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Piazza San Pietro
XXIII Giornata Mondiale della Gioventù
Domenica, 16 marzo 2008
  
Cari fratelli e sorelle,
anno dopo anno il brano evangelico della Domenica delle Palme ci racconta l’ingresso di Gesù in Gerusalemme. Insieme ai suoi discepoli e ad una schiera crescente di pellegrini, Egli era salito dalla pianura della Galilea alla Città Santa. Come gradini di questa salita, gli evangelisti ci hanno trasmesso tre annunzi di Gesù relativi alla sua Passione, accennando con ciò allo stesso tempo all’ascesa interiore che si stava compiendo in questo pellegrinaggio. Gesù è in cammino verso il tempio – verso il luogo, dove Dio, come dice il Deuteronomio, aveva voluto "fissare la sede" del suo nome (cfr 12, 11; 14, 23). Il Dio che ha creato cielo e terra si è dato un nome, si è reso invocabile, anzi, si è reso quasi toccabile da parte degli uomini. Nessun luogo può contenerLo e tuttavia, o proprio per questo, Egli stesso si dà un luogo e un nome, affinché Lui personalmente, il vero Dio, possa esservi venerato come il Dio in mezzo a noi. Dal racconto su Gesù dodicenne sappiamo che Egli ha amato il tempio come la casa del Padre suo, come la sua casa paterna. Ora viene di nuovo a questo tempio, ma il suo percorso va oltre: l’ultima meta della sua salita è la Croce. È la salita che la Lettera agli Ebrei descrive come la salita verso la tenda non fatta da mani d’uomo, fino al cospetto di Dio. L’ascesa fino al cospetto di Dio passa attraverso la Croce. È l’ascesa verso "l’amore sino alla fine" (cfr Gv 13, 1), che è il vero monte di Dio, il definitivo luogo del contatto tra Dio e l’uomo.
Durante l’ingresso a Gerusalemme, la gente rende omaggio a Gesù come figlio di Davide con le parole del Salmo 118 [117] dei pellegrini: "Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!" (Mt 21, 9). Poi Egli arriva al tempio. Ma là dove doveva esservi lo spazio dell’incontro tra Dio e l’uomo, Egli trova commercianti di bestiame e cambiavalute che occupano con i loro affari il luogo di preghiera. Certo, il bestiame lì in vendita era destinato ai sacrifici da immolare nel tempio. E poiché nel tempio non si potevano usare le monete su cui erano rappresentati gli imperatori romani che stavano in contrasto col Dio vero, bisognava cambiarle in monete che non portassero immagini idolatriche. Ma tutto ciò poteva essere svolto altrove: lo spazio dove ora ciò avveniva doveva essere, secondo la sua destinazione, l’atrio dei pagani. Il Dio d’Israele, infatti, era appunto l’unico Dio di tutti i popoli. E anche se i pagani non entravano, per così dire, nell’interno della Rivelazione, potevano tuttavia, nell’atrio della fede, associarsi alla preghiera all’unico Dio. Il Dio d’Israele, il Dio di tutti gli uomini, era in attesa sempre anche della loro preghiera, della loro ricerca, della loro invocazione. Ora, invece, vi dominavano gli affari – affari legalizzati dall’autorità competente che, a sua volta, era partecipe del guadagno dei mercanti. I mercanti agivano in modo corretto secondo l’ordinamento vigente, ma l’ordinamento stesso era corrotto. "L’avidità è idolatria", dice la Lettera ai Colossesi (cfr 3, 5). È questa l’idolatria che Gesù incontra e di fronte alla quale cita Isaia: "La mia casa sarà chiamata casa di preghiera" (Mt 21, 13; cfr Is 56, 7) e Geremia: "Ma voi ne fate una spelonca di ladri" (Mt 21, 13; cfr Ger 7, 11). Contro l’ordine interpretato male Gesù, con il suo gesto profetico, difende l’ordine vero che si trova nella Legge e nei Profeti.
Tutto ciò deve oggi far pensare anche noi come cristiani: è la nostra fede abbastanza pura ed aperta, così che a partire da essa anche i "pagani", le persone che oggi sono in ricerca e hanno le loro domande, possano intuire la luce dell’unico Dio, associarsi negli atri della fede alla nostra preghiera e con il loro domandare diventare forse adoratori pure loro? La consapevolezza che l’avidità è idolatria raggiunge anche il nostro cuore e la nostra prassi di vita? Non lasciamo forse in vari modi entrare gli idoli anche nel mondo della nostra fede? Siamo disposti a lasciarci sempre di nuovo purificare dal Signore, permettendoGli di cacciare da noi e dalla Chiesa tutto ciò che Gli è contrario?
Nella purificazione del tempio, però, si tratta di più che della lotta agli abusi. È preconizzata una nuova ora della storia. Adesso sta cominciando ciò che Gesù aveva annunciato alla Samaritana riguardo alla sua domanda circa la vera adorazione: "È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori" (Gv 4, 23). È finito il tempo in cui venivano immolati a Dio degli animali. Già da sempre i sacrifici di animali erano stati una miserevole sostituzione, un gesto di nostalgia del vero modo di adorare Dio. La Lettera agli Ebrei, sulla vita e sull’operare di Gesù ha posto come motto una frase del Salmo 40 [39]: "Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato" (Ebr 10, 5). Al posto dei sacrifici cruenti e delle offerte di vivande subentra il corpo di Cristo, subentra Lui stesso. Solo "l’amore sino alla fine", solo l’amore che per gli uomini si dona totalmente a Dio, è il vero culto, il vero sacrificio. Adorare in spirito e verità significa adorare in comunione con Colui che è la verità; adorare nella comunione col suo Corpo, nel quale lo Spirito Santo ci riunisce.
Gli evangelisti ci raccontano che, nel processo contro Gesù, si presentarono falsi testimoni e affermarono che Gesù aveva detto: "Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni" (Mt 26, 61). Davanti a Cristo pendente dalla Croce alcuni schernitori fanno riferimento alla stessa parola, gridando: "Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso!" (Mt 27, 40). La giusta versione della parola, come uscì dalla bocca di Gesù stesso, ce l’ha tramandata Giovanni nel suo racconto della purificazione del tempio. Di fronte alla richiesta di un segno con cui Gesù doveva legittimarsi per una tale azione, il Signore rispose: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere" (Gv 2, 18s). Giovanni aggiunge che, ripensando a quell’evento dopo la Risurrezione, i discepoli capirono che Gesù aveva parlato del Tempio del suo Corpo (cfr 2, 21s). Non è Gesù che distrugge il tempio; esso viene abbandonato alla distruzione dall’atteggiamento di coloro che, da luogo d’incontro di tutti i popoli con Dio, l’hanno trasformato in una "spelonca di ladri", in un luogo dei loro affari. Ma, come sempre a partire dalla caduta di Adamo, il fallimento degli uomini diventa l’occasione per un impegno ancora più grande dell’amore di Dio nei nostri confronti. L’ora del tempio di pietra, l’ora dei sacrifici di animali era superata: il fatto che ora il Signore scacci fuori i mercanti non solo impedisce un abuso, ma indica il nuovo agire di Dio. Si forma il nuovo Tempio: Gesù Cristo stesso, nel quale l’amore di Dio si china sugli uomini. Egli, nella sua vita, è il Tempio nuovo e vivente. Egli, che è passato attraverso la Croce ed è risorto, è lo spazio vivente di spirito e vita, nel quale si realizza la giusta adorazione. Così la purificazione del tempio, come culmine dell’ingresso solenne di Gesù in Gerusalemme, è insieme il segno della incombente rovina dell’edificio e della promessa del nuovo Tempio; promessa del regno della riconciliazione e dell’amore che, nella comunione con Cristo, viene instaurato oltre ogni frontiera.
San Matteo, il cui Vangelo ascoltiamo in questo anno, riferisce alla fine del racconto della Domenica delle Palme, dopo la purificazione del tempio, ancora due piccoli avvenimenti che, di nuovo, hanno un carattere profetico e ancora una volta rendono a noi chiara la vera volontà di Gesù. Immediatamente dopo la parola di Gesù sulla casa di preghiera di tutti i popoli, l’evangelista continua così: "Gli si avvicinarono ciechi e storpi nel tempio ed Egli li guarì". Inoltre, Matteo ci dice che dei fanciulli ripeterono nel tempio l’acclamazione che i pellegrini avevano fatto all’ingresso della città: "Osanna al figlio di Davide" (Mt 21, 14s). Al commercio di animali e agli affari col denaro Gesù contrappone la sua bontà risanatrice. Essa è la vera purificazione del tempio. Egli non viene come distruttore; non viene con la spada del rivoluzionario. Viene col dono della guarigione. Si dedica a coloro che a causa della loro infermità vengono spinti agli estremi della loro vita e al margine della società. Gesù mostra Dio come Colui che ama, e il suo potere come il potere dell’amore. E così dice a noi che cosa per sempre farà parte del giusto culto di Dio: il guarire, il servire, la bontà che risana.
E ci sono poi i fanciulli che rendono omaggio a Gesù come figlio di Davide ed acclamano l’Osanna. Gesù aveva detto ai suoi discepoli che, per entrare nel Regno di Dio, avrebbero dovuto ridiventare come i bambini. Egli stesso, che abbraccia il mondo intero, si è fatto piccolo per venirci incontro, per avviarci verso Dio. Per riconoscere Dio dobbiamo abbandonare la superbia che ci abbaglia, che vuole spingerci lontani da Dio, come se Dio fosse nostro concorrente. Per incontrare Dio bisogna divenire capaci di vedere col cuore. Dobbiamo imparare a vedere con un cuore giovane, che non è ostacolato da pregiudizi e non è abbagliato da interessi. Così, nei piccoli che con un simile cuore libero ed aperto riconoscono Lui, la Chiesa ha visto l’immagine dei credenti di tutti i tempi, la propria immagine.
Cari amici, in questa ora ci associamo alla processione dei giovani di allora – una processione che attraversa l’intera storia. Insieme ai giovani di tutto il mondo andiamo incontro a Gesù. Da Lui lasciamoci guidare verso Dio, per imparare da Dio stesso il retto modo di essere uomini. Con Lui ringraziamo Dio, perché con Gesù, il Figlio di Davide, ci ha donato uno spazio di pace e di riconciliazione che abbraccia il mondo. PreghiamoLo, affinché diventiamo anche noi con Lui e a partire da Lui messaggeri della sua pace, affinché in noi ed intorno a noi cresca il suo Regno. Amen.

© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana 

Domenica delle Palme, 16 marzo 2008: Benedetto XVI guida la Processione (YouTube)



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Cari amici, grazie a Gemma rivediamo la processione delle Palme del 2008.
In questo giornata così particolare, così piena di sofferenza per molti esseri umani, rivediamo quei momenti intensi.
Preghiamo incessantemente affinché presto si possa uscire da questo dramma.
Preghiamo per il lavoro incessante dei medici, dei ricercatori e di tutto il personale sanitario. Preghiamo per chi è in ospedale e per chi è in quarantena. Preghiamo per i tanti defunti.
Raffaella

giovedì 19 marzo 2020

Preghiera a San Giuseppe

Cari amici,
auguri di buon onomastico a tutti i Giuseppe, le Giuseppine, i Beppe, le Pine, i Punicci e le Pinucce.
Un augurio speciale a Papa Benedetto, il cui nome di battesimo è Joseph :-)
E auguri a tutti i nostri papà e nonni, quelli che sono ancora con noi e quelli che ci guardano dal Cielo.
In queste settimane di apprensione e di angoscia per il mondo intero, invochiamo la celeste protezione di San Giuseppe, che da sempre veglia sul piccolo Gesù.
Lo improriamo di aiutarci, di confortarci e di sostenere l'Italia, in particolare le regioni che attualmente sono più colpite dal "coronavirus": il Veneto, l'Emilia Romagna, il Piemonte, le Marche, la mia Lombardia.
Siamo certi che anche Papa Benedetto prega per noi e con noi.
Aderiamo all'iniziativa della Cei di recitare tutti insieme il Rosario alle 21 di questa sera.
Un abbraccio virtuale a tutti.
Seguiamo le regole, siamo uniti e tutto andrà bene.
Raffaella

Preghiera a San Giuseppe

A te, o beato Giuseppe, 
stretti dalla tribolazione ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, insieme con quello della tua santissima Sposa.
Deh! Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno, la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto soccorri ai nostri bisogni.
Proteggi, o provvido Custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo; allontana da noi, o Padre amantissimo, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta contro il potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso possiamo virtuosamente vivere, piamente morire, e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. 

Amen.

mercoledì 12 febbraio 2020

Il vergognoso sport di dare addosso a Ratzinger solo perché non si è alla sua altezza (Raffaella)

Cari amici,
dopo avere letto il post di Magister non mi sento per niente misericordiosa.
Che cosa sentono le mie orecchie? E' solo una ricostruzione? Ma finitela! Magister ha in mano un testo originale di Papa Benedetto e quando mai ha ricostruito senza prove?
Comunque non servono molte parole. In realtà ne basta una: vergogna!
Vergogna per chi nelle settimane scorse ha dipinto Benedetto come un vecchietto che può essere manovrato per chissà quali scopi!
Vergogna per chi non si è fatto scrupoli ad attaccare un anziano, il più grande teologo vivente, solo perché ha osato ribadire la dottrina cattolica. 
E vergogna perché lo si è offeso solo perché non si è capaci di rispondere ad argomentazioni ragionevoli con altrettante argomentazioni fondate. Si insulta perché è più comodo. Come si chiama questo atteggiamento? Ah sì...bullismo. O forse semplicemente stupidità condita con ignoranza (il peggio del peggio).
Vergogna per chi spera che Benedetto sia ridotto al silenzio solo perché dice cose che non piacciono alla gente che piace (che poi è tutto da vedere se davvero questa gente piace!).
E vergogna per chi ha fatto sparire la dichiarazione di Papa Benedetto e del card. Sarah.
A questo proposito vorrei esprimere ancora una volta tutta la mia solidarietà al cardinale, oggetto di attacchi e offese inaccettabili.
Ma qual è il lato "divertente" di tutto ciò? Oggi è uscita l'Esortazione apostolica tanto attesa, quella che doveva essere la chiave di volta, la rivoluzione, la crema della crema della realizzazione di ogni desiderio ma che, ahimè, lascia l'amaro in bocca a tanti giornalisti e a moltissimi sedicenti teologi.
Si registrano, almeno per ora, nasi arricciati e qualche bocca aperta ma sicuramente non gli attacchi che abbiamo visto nelle settimane scorse. 
Eppure quella esortazione non fa che confermare i testi di Benedetto e di Sarah.
Come mai nessuno, o quasi, fiata?
Il cantante supera la canzone anche in questo caso? Ma che novità!
Cari giornalisti, eh cari, come siete prevedibili. Non vi vergognate nemmeno un po' di ciò che avete scritto su Ratzinger? Non vi ponete qualche dubbio? Perplessità?
Le scuse sarebbero un obbligo (in un mondo normale).
Ma ora vi lascio in pace, vi abbandono alle vostre "riflessioni" con il pugno di mosche in mano.
Per pietà tralascio di commentare l'atteggiamento vaticano. Non vale nemmeno la pena di spendere mezza parola.
Ah...dimenticavo...vergogna!
R.

Il silenzio di Francesco, le lacrime di Ratzinger e quella sua dichiarazione mai pubblicata (Magister)

Clicca qui per leggere il resoconto di fatti gravissimi.
Venga immediatamente pubblicata la dichiarazione di Papa Benedetto di cui, peraltro, Magister è in possesso!
Ovviamente non mancherà un mio commento. Per adesso una sola parola: vergognatevi!
R.