sabato 20 maggio 2017

L'eccessivo nervosismo non è mai buon consigliere...

Clicca qui per leggere il commento di Riccardo Cascioli su Grillo e Maradiaga.
Il nervosismo è sotto gli occhi di tutti. Purtroppo per gli araldi del nuovo corso non è buon consigliere...
R.

Benedetto XVI a Fumone, Burke a Campo dei Fiori. A qualcuno stanno saltando i nervi (Tosatti)

Clicca qui per leggere il commento da sottoscrivere dall'inizio alla fine.

Cari "avvocati" del nuovo corso, Ratzinger potrebbe chiamarsi "Pinco" e abitare in "Siberia" ma nulla cambierebbe...(Raffaella)

Carissimi Amici,
in questi giorni aleggia un palpabile e non più contenibile nervosismo fra gli "avvocati in servizio permanente armato" nella difesa della "primavera ecclesiale", sorta magicamente nel 2013, e del nuovo corso vaticano.
Sono mesi che questa inquietudine di pochi "illuminati" serpeggia sul web. Perché sul web? Per un motivo molto semplice: i media tradizionali hanno fatto (e stanno facendo) di tutto per far credere all'ingenuo lettore che tutto proceda per il meglio quando, invece, la situazione è ben diversa.
Dopo la prima fase di "accecamento collettivo", al quale molti hanno comunque resistito, a poco a poco gli interrogativi hanno cominciato a farsi strada e non solo sul web e non solo presso quei cattivoni dei cattolici tradizionalisti. Anche il fedele comune ha iniziato a porsi qualche domanda. Peccato che non abbia mai trovato una risposta :-)
E' però da qualche mese che gli "avvocati" percepiscono che nemmeno la grande benevolenza dei media riesce più a imporre una certa visione idilliaca dei fatti.
Ci sono stati poi tre episodi recentissimi che hanno, per così dire, fatto saltare il "tappo" e dato libero sfogo a certe dichiarazioni poco "misericordiose".
Innanzitutto le parole "al volo" sulle apparizioni di Medjugorje.
Comunque la si pensi su ciò che è accaduto e accade in quel luogo così amato da tanti cattolici, non si può negare che certe espressioni abbiano ferito molte persone. Nonostante l'opera dei "pompieri", la durezza di certi giudizi (misericordiosi?) ha colpito molti cattolici. Nonostante l'azione di "sorvolamento" di tanti media, il messaggio è arrivato chiaro ai più. E lo stupore unito all'incredulità scava nella roccia.
C'è poi stato il saggio di Germano Dottori pubblicato dalla rivista Limes a proposito della rinuncia di Benedetto XVI.
Sorprendentemente in alcuni punti il commento riprende posizioni e riflessioni avanzate da tempo da alcuni settori della chiesa. Stavolta però non si tratta di "visioni fantasiose" di quei cattivoni dei tradizionalisti.
E se lo dice "Limes"...
Infine la postfazione di Benedetto XVI al libro-intervista del card. Sarah.
Ovviamente gli "avvocati" non sono più riusciti a contenere il loro disappunto. Il testo ha dato l'occasione per sfogare il proprio disappunto. Non solo: è stato possibile prendersela con Ratzinger e Sarah in un colpo solo.
Espressione massima del malcontento è questa intervista a Grillo (non Beppe...) che però è solo il punto di arrivo di tutta una serie di "detti e non detti" circolanti nei social da mesi ormai. Non commenterò l'intervista perché, come si usa dire, si commenta da sola.
In sostanza molti teorici della misericordia (per tutti tranne che per Benedetto e per chi gli vuole bene...e sono sempre di più) auspicano da tempo che Joseph Ratzinger taccia per sempre. Non solo: criticano il fatto che egli, quando era ancora Papa (e questo particolare va sottolineato!), abbia deciso di rimanere in Vaticano e di non trasferirsi nel punto più inaccessibile della Terra. La circostanza che Marte non sia ancora abitabile sembra essere un ostacolo insormontabile :-)
Potrebbero sempre chiedere all'agente Mulder di "X Files" se gli alieni hanno qualche astronave a disposizione per un viaggio intergalattico.
Altro motivo di critica è la scelta, fatta sempre quanto Benedetto era ancora Pontefice, di farsi chiamare Papa Emerito e di conservare il suo nome da Papa.
Ciò che i teorici della misericordia non hanno ancora capito è che Joseph Ratzinger può farsi chiamare vescovo emerito di Roma, padre Joseph, padre Benedetto, Ignazio o anche Pinco e può anche trasferirsi in Siberia o in "Papuasia" ma nulla cambierebbe.
Potrebbe anche smettere di scrivere e di parlare (come se scrivesse e parlasse tanto...) ma nulla cambierebbe.
E' comodo prendersela con Benedetto XVI, scaricare su di lui la delusione per il fatto che non tutti sono entusiasti dei nuovi corsi primaverili.
Addirittura si è arrivati a "benedire" il ritorno dei Lefebvriani in chiave "antiratzingeriana".
La verità è che Papa Benedetto non c'entra nulla con quanto sta accadendo nella chiesa. Le cause della crisi non sono da ricercarsi certamente nella presenza del Papa Emerito in Vaticano, nel fatto che si chiami ancora Benedetto XVI e, tanto meno, nel fatto che ogni tanto parli o scriva.
Sono da cercare altrove i motivi del progressivo allontanamento di tanti cattolici. Certo! E' più comodo attaccare Ratzinger (come sempre!) piuttosto che guardare in faccia i veri problemi. Come mai le critiche sono sempre più accese nonostante la cortina fumogena mediatica? Come mai l'otto per mille mostra clamorosi cedimenti quando tutti erano convinti di una ripresa a partire dal 2013? Come mai si giunge addirittura a pubblicizzare l'Obolo di San Pietro sui social? Come mai la voce della chiesa è sempre più irrilevante nonostante il consenso e l'appoggio di stampa e televisione? Come mai la frequenza alla Messa domenicale e l'accostamento ai Sacramenti stanno subendo cali mai visti prima? E soprattutto: come mai tanti cattolici sentono il bisogno costante di riscoprire la bellezza del Magistero di Pontefici come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI?
Ci ricordiamo quante volte Benedetto ha citato il suo predecessore? Non perdeva mai occasione di ricordarlo con affetto e di additarlo come esempio. 
Non mi pare che Ratzinger sia altrettanto citato eppure i cattolici vanno alla ricerca delle perle del suo Pontificato e anche dei testi da teologo e cardinale. Non dimentichiamo che come "grande teologo" fu citato da subito Kasper e non certo il Papa Emerito.
Tutto ciò per dire che è inutile stracciarsi le vesti: anche se Benedetto scomparisse dalla faccia della Terra nulla cambierebbe! I problemi resterebbero lì. Dirò di più: forse sarebbero anche più gravi.
Comunque i cultori della misericordia a senso unico possono sempre sperare e/o chiedere alla più alta autorità di privare Ratzinger del titolo di Papa Emerito, di inviarlo in Alaska o di imporgli il silenzio. Sappiano però che non cambierebbe nulla...anzi!
Raffaella

venerdì 19 maggio 2017

Il testo della postfazione di Benedetto XVI al libro-intervista del card. Sarah

Clicca qui per leggere la traduzione del testo di Papa Benedetto da parte di Marco Respinti.

Benedetto XVI: Troppa verbosità nella Chiesa minaccia la grandezza della Parola

Clicca qui per leggere il commento.
Buona giornata, cari amici!
In un mondo (e in una chiesa) che parla di tutto tranne di ciò che è veramente importante, suonano come ventata di ossigeno e fresca brezza di primavera le parole di Benedetto XVI.
Non aspettiamoci che ad esse venga dato il giusto rilievo dai mezzi di comunicazione, anche cattolici. Ormai, nel nome della "pax mediatica", stampa e televisione hanno preso l'abitudine di nascondere ciò che è scomodo (tanto per non fare esempi...Medjugorje. Vi immaginate che cosa sarebbe successo se il Papa fosse ancora Ratzinger?).
La Liturgia così come la Teologia non sono materie da lasciare alla libera interpretazione di chiunque. La crisi della Chiesa è prima di tutto crisi della Sacra Liturgia, come giustamente osservava il Papa Emerito.
Molto bello e significativo l'omaggio di Benedetto al card. Sarah. Chissà che un giorno...
R.

venerdì 12 maggio 2017

Tributo a Joseph Ratzinger i cui insegnamenti sono sempre più importanti nella Chiesa (Doino Jr)

Clicca qui per leggere l'articolo segnalatoci da Alessia. Qui una traduzione sommaria.
In effetti quei "gufi" che, dopo la rinuncia, profetizzarono che Joseph Ratzinger sarebbe stato ricordato solo per quel gesto (che io, per esempio, preferisco non ricordare...eehhee), vivono mesi particolarmente difficili perchè non riescono a capire come sia possibile che per tanti Benedetto sia una guida, un faro nella nebbia.
Nonostante gli articoli denigratori, persino le calunnie, Ratzinger è sempre più presente e centrale nella vita nella chiesa.
Francamente mi fa sorridere in modo beffardo che quegli stessi commentatori che facevano a gara per dimostrare la discontinuità e che contrapponevamo presunte primavere a improbabili inverni, ora, tentino capriole per affermare una continuità che, francamente, si fatica ormai a riconoscere dietro la montagna di pietre.

Il mistero di Fatima. Un commento di Aldo Maria Valli

Clicca qui per leggere il commento (molto interessante).

lunedì 8 maggio 2017

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI: NOVITA' IN LIBRERIA

Angela Ambrogetti, Andrea Gagliarducci, Marco Mancini, "Cronache dal monte - Due anni con Benedetto, notizie e approfondimenti su ACI STAMPA", Tau Editrice

Maria Giuseppina Buonanno, Luca Caruso, "Joseph Ratzinger Benedetto XVI - Immagini di una vita", San Paolo 2017

Mimmo Muolo, "Il Papa del coraggio - Un profilo di Benedetto XVI", Ancora 2017

"Cooperatores veritatis - Scritti in onore del Papa emerito Benedetto XVI per il 90° compleanno", Libreria Editrice Vaticana 2017

Giovan Battista Brunori, "Benedetto XVI - Fede e profezia del primo Papa emerito nella storia", Paoline 2017

Benedetto XVI, "Io credo - Le pagine più belle", San Paolo 2017

Card. Raymond Leo Burke, Card. Gerhard Ludwig Müller, "Il Motu proprio «Summorum Pontificum» di S.S. Benedetto XVI. Volume 4 - Una speranza per tutta la Chiesa", Fede & Cultura 2017

Benedetto XVI (Joseph Ratzinger), Opera Omnia "L'insegnamento del Concilio Vaticano II", Libreria Editrice Vaticana 2016

Benedetto XVI, "Ultime conversazioni", a cura di Peter Seewald, Garzanti

domenica 7 maggio 2017

“Vieni e vedi”. Benedetto XVI delinea la figura dell'apostolo Filippo (06.09.2006)



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Grazie al lavoro della nostra Gemma rivediamo e riascoltiamo una bellissima catechesi di Benedetto XVI. Molto suggestive le immagini dell'ingresso del Papa in una Piazza San Pietro affollatissima e festosa.
In occasione dell'udienza generale del 6 settembre 2006 Benedetto XVI dedicò la catechesi all'apostolo Filippo. Il testo integrale è consultabile qui.

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 6 settembre 2006

Filippo

Cari fratelli e sorelle,

proseguendo nel tratteggiare le fisionomie dei vari Apostoli, come facciamo da alcune settimane, incontriamo oggi Filippo. Nelle liste dei Dodici, egli è sempre collocato al quinto posto (così in Mt 10,3; Mc 3,18; Lc 6,14; At 1,13), quindi sostanzialmente tra i primi. 
Benché Filippo fosse di origine ebraica, il suo nome è greco, come quello di Andrea, e questo è un piccolo segno di apertura culturale da non sottovalutare. Le notizie che abbiamo di lui ci vengono fornite dal Vangelo di Giovanni. Egli proveniva dallo stesso luogo d’origine di Pietro e di Andrea, cioè Betsaida (cfr Gv 1,44), una cittadina appartenente alla tetrarchìa di uno dei figli di Erode il Grande, anch’egli chiamato Filippo (cfr Lc 3,1).

Il Quarto Vangelo racconta che, dopo essere stato chiamato da Gesù, Filippo incontra Natanaele e gli dice: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe, di Nazaret” (Gv 1,45). Alla risposta piuttosto scettica di Natanaele (“Da Nazaret può forse venire qualcosa di buono?”), Filippo non si arrende e controbatte con decisione: “Vieni e vedi!” (Gv 1,46). In questa risposta, asciutta ma chiara, Filippo manifesta le caratteristiche del vero testimone: non si accontenta di proporre l’annuncio, come una teoria, ma interpella direttamente l’interlocutore suggerendogli di fare lui stesso un’esperienza personale di quanto annunciato. I medesimi due verbi sono usati da Gesù stesso quando due discepoli di Giovanni Battista lo avvicinano per chiedergli dove abita. Gesù rispose: “Venite e vedrete” (cfr Gv 1,38-39).

Possiamo pensare che Filippo si rivolga pure a noi con quei due verbi che suppongono un personale coinvolgimento. Anche a noi dice quanto disse a Natanaele: “Vieni e vedi”.
L’Apostolo ci impegna a conoscere Gesù da vicino. In effetti, l’amicizia, il vero conoscere l’altro, ha bisogno della vicinanza, anzi in parte vive di essa. Del resto, non bisogna dimenticare che, secondo quanto scrive Marco, Gesù scelse i Dodici con lo scopo primario che “stessero con lui” (Mc 3,14), cioè condividessero la sua vita e imparassero direttamente da lui non solo lo stile del suo comportamento, ma soprattutto chi davvero Lui fosse. 
Solo così infatti, partecipando alla sua vita, essi potevano conoscerlo e poi annunciarlo. Più tardi, nella Lettera di Paolo agli Efesini, si leggerà che l’importante è “imparare il Cristo” (4,20), quindi non solo e non tanto ascoltare i suoi insegnamenti, le sue parole, quanto ancor più conoscere Lui in persona, cioè la sua umanità e divinità, il suo mistero, la sua bellezza. Egli infatti non è solo un Maestro, ma un Amico, anzi un Fratello. Come potremmo conoscerlo a fondo restando lontani? L’intimità, la familiarità, la consuetudine ci fanno scoprire la vera identità di Gesù Cristo. Ecco: è proprio questo che ci ricorda l’apostolo Filippo. E così ci invita a “venire”, a “vedere”, cioè ad entrare in un contatto di ascolto, di risposta e di comunione di vita con Gesù giorno per giorno.

Egli, poi, in occasione della moltiplicazione dei pani, ricevette da Gesù una precisa richiesta, alquanto sorprendente: dove, cioè, fosse possibile comprare il pane per sfamare tutta la gente che lo seguiva (cfr Gv 6,5). Allora Filippo rispose con molto realismo: “Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno di loro possa riceverne anche solo un pezzo” (Gv 6,7). Si vedono qui la concretezza e il realismo dell’Apostolo, che sa giudicare gli effettivi risvolti di una situazione. Come poi siano andate le cose, lo sappiamo. Sappiamo che Gesù prese i pani e, dopo aver pregato, li distribuì. Così si realizzò la moltiplicazione dei pani. Ma è interessante che Gesù si sia rivolto proprio a Filippo per avere una prima indicazione su come risolvere il problema: segno evidente che egli faceva parte del gruppo ristretto che lo circondava. In un altro momento, molto importante per la storia futura, prima della Passione, alcuni Greci che si trovavano a Gerusalemme per la Pasqua “si avvicinarono a Filippo ... e gli chiesero: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù” (Gv 12,20-22).
Ancora una volta, abbiamo l’indizio di un suo particolare prestigio all’interno del collegio apostolico. Soprattutto, in questo caso, egli fa da intermediario tra la richiesta di alcuni Greci – probabilmente parlava il greco e potè prestarsi come interprete – e Gesù; anche se egli si unisce ad Andrea, l’altro Apostolo con un nome greco, è comunque a lui che quegli estranei si rivolgono. Questo ci insegna ad essere anche noi sempre pronti, sia ad accogliere domande e invocazioni da qualunque parte giungano, sia a orientarle verso il Signore, l'unico che le può soddisfare in pienezza. E’ importante, infatti, sapere che non siamo noi i destinatari ultimi delle preghiere di chi ci avvicina, ma è il Signore: a lui dobbiamo indirizzare chiunque si trovi nella necessità. Ecco: ciascuno di noi dev'essere una strada aperta verso di lui!

C'è poi un'altra occasione tutta particolare, in cui entra in scena Filippo. Durante l’Ultima Cena, avendo Gesù affermato che conoscere Lui significava anche conoscere il Padre (cfr Gv 14,7), Filippo quasi ingenuamente gli chiese: “Signore, mostraci il Padre, e ci basta» (Gv 14,8). Gesù gli rispose con un tono di benevolo rimprovero: “Filippo, da tanto tempo sono con voi e ancora non mi conosci? Colui che vede me, vede il Padre! Come puoi tu dire: «Mostraci il Padre»? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? ... Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me” (Gv 14,9-11). Queste parole sono tra le più alte del Vangelo di Giovanni. Esse contengono una rivelazione vera e propria. Al termine del Prologo del suo Vangelo, Giovanni afferma: “Dio nessuno lo ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato” (Gv 1,18). Ebbene, quella dichiarazione, che è dell’evangelista, è ripresa e confermata da Gesù stesso. Ma con una nuova sfumatura. Infatti, mentre il Prologo giovanneo parla di un intervento esplicativo di Gesù mediante le parole del suo insegnamento, nella risposta a Filippo Gesù fa riferimento alla propria persona come tale, lasciando intendere che è possibile comprenderlo non solo mediante ciò che dice, ma ancora di più mediante ciò che egli semplicemente è.
Per esprimerci secondo il paradosso dell’Incarnazione, possiamo ben dire che Dio si è dato un volto umano, quello di Gesù, e per conseguenza d’ora in poi, se davvero vogliamo conoscere il volto di Dio, non abbiamo che da contemplare il volto di Gesù! Nel suo volto vediamo realmente chi è Dio e come è Dio!

L’evangelista non ci dice se Filippo capì pienamente la frase di Gesù. Certo è che egli dedicò interamente a lui la propria vita. Secondo alcuni racconti posteriori (Atti di Filippo e altri), il nostro Apostolo avrebbe evangelizzato prima la Grecia e poi la Frigia e là avrebbe affrontato la morte, a Gerapoli, con un supplizio variamente descritto come crocifissione o lapidazione. Vogliamo concludere la nostra riflessione richiamando lo scopo cui deve tendere la nostra vita: incontrare Gesù come lo incontrò Filippo, cercando di vedere in lui Dio stesso, il Padre celeste. Se questo impegno mancasse, verremmo rimandati sempre solo a noi come in uno specchio, e saremmo sempre più soli! Filippo invece ci insegna a lasciarci conquistare da Gesù, a stare con lui, e a invitare anche altri a condividere questa indispensabile compagnia. E vedendo, trovando Dio, trovare la vera vita.
_________________________

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i partecipanti al Congresso internazionale dei laici carmelitani; le Figlie di Nostra Signora della Misericordia; i fedeli della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli, accompagnati dal loro Pastore Mons. Eugenio Binini e i fedeli di Roccacasale e di Sulmona accompagnati dal Vescovo Mons. Giuseppe Di Falco; i numerosi gruppi sportivi del Sannio, qui convenuti con l'Arcivescovo di Benevento Mons. Andrea Mugione. Cari amici, auguro che la vostra visita alle tombe degli Apostoli vi rinsaldi nell'adesione a Cristo e vi renda suoi testimoni nelle famiglie e nelle comunità ecclesiali.

Saluto infine i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari giovani, tornando dopo le vacanze alle consuete attività, riprendete anche il ritmo regolare del vostro dialogo con Dio, diffondendo attorno a voi la sua luce e la sua pace. Voi, cari malati, trovate conforto nel Signore Gesù, che continua la sua opera di redenzione nella vita di ogni uomo. E voi, cari sposi novelli, sforzatevi di mantenere un costante contatto con Dio, affinché il vostro amore sia sempre più vero, fecondo e duraturo.

Alla preghiera di tutti voi vorrei, infine, affidare il Viaggio Apostolico che compirò in Germania a partire da sabato prossimo. Ringrazio il Signore per l'opportunità che mi offre di recarmi, per la prima volta dopo la mia elezione a Vescovo di Roma, in Baviera mia terra di origine. Accompagnatemi, cari amici, in questa mia visita, che affido alla Vergine Santa. Sia Lei a guidare i miei passi: sia Lei a ottenere per il popolo tedesco una rinnovata primavera di fede e di civile progresso.

© Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana

domenica 30 aprile 2017

Archiviata Ratisbona? Ne siamo tutti felicissimi (R.)

Cari amici, buona domenica :-)
Vorrei fare con voi qualche riflessione.
Credevo che il recentissimo viaggio in Egitto sarebbe stato l'occasione per rivangare in negativo il discorso di Ratisbona.
Noto invece che la lectio è rimasta in controluce nel senso che quasi nessuno ha osato riprendere le critiche (infamanti e pretestuose) nei confronti di Benedetto XVI. 
Naturalmente questo atteggiamento non è dovuto a un ripensamento o a un attò di umiltà e riconoscimento delle gerarchie ecclesiastiche e soprattutto dei mass media, ma al fatto che l'opinione pubblica (l'unica entità che conta ormai...fuori e dentro la chiesa) ha capito che la lectio di Ratisbona era ed è profetica. 
Alcuni sono arrivati a questa conclusione leggendo finalmente il testo. Lodi!
Altri si sono convinti vedendo nel discorso un atto di accusa verso l'islam. Nulla di più sbagliato. L'islam non c'entra nulla (o c'entra poco) con il discorso di Ratisbona, che ha per oggetto il rapporto fra fede e ragione. Questa interpretazione contro l'islam è stata così a lungo sposata dai media che ora non possono certo lamentarsi. Noto che si cerca in tutti i modi di dimostrare che c'è qualcosa della lectio nella chiesa di oggi. Mah...sforzo apprezzabile ma contraddetto dai fatti.
C'è poi chi arriva a dire che i contenuti sono gli stessi ma il linguaggio è diverso. Vi prego di aiutarmi a rialzarmi perchè mi sto rotolando dalle risate. Ciò che è cambiato non è il linguaggio dei papi, ma l'atteggiamento dei mass media. Leggo certe interviste e scuoto la testa soprattutto per le ultime risposte (clicca qui). Poi faccio "spallucce" considerando da quale pulpito arrivano...(tanto per non dimenticare clicca qui).
Non si unisce al coro Melloni che, fedele a se stesso, parla della lectio come atto d'accusa verso l'islam (clicca qui). 
C'è poi chi si spinge fino a definire "famigerata" la lezione di Ratisbona ma tacere il nome del giornalista è cosa "buona e saggia" anche per non fare troppa pubblicità...
Ma torniamo a noi. 
Sono certa che in tanti vorrebbero scrivere che in questi giorni la lectio di Ratisbona è stata archiviata. Se non lo fanno è perchè si aprirebbe subito un dibattito sull'atteggiamento da tenere nei confronti dell'islam e non è detto che la chiesa si oggi ne uscirebbe rafforzata.
Il discorso però è sottinteso. Perchè sono felicissima che Ratisbona sia stata archiviata o che si voglia farlo credere? Per due motivi.
Innanzitutto perchè, in questo modo, si consegna quella lectio straordinaria alla storia. Slegato dalla cronaca, quel testo potrà essere sempre di più apprezzato per la sua portata profetica. Non penso che oggi (e il ragionamento sarà valido ancora di più in futuro) si possa prescindere da quel discorso.
In secondo luogo gioisco perchè d'ora in avanti non potranno più esserci alibi o scuse.
Si e' voltata pagina sull'islam? Benissimo! 
La chiesa dovrà andare avanti con le sue gambe e non appoggiarsi sempre alla "stampella Ratzinger". Quando qualcosa andrà male non si potrà più dire: "tutta colpa di Ratzinger e di Ratisbona...eh...se ci sono sono queste incomprensioni con l'islam dobbiamo ringraziare Ratisbona...eccessiva prudenza nel condannare gli attentati di matrice islamica? Eh, c'è ancora il ricordo di Ratisbona...".
Ora basta, stop, finito! Avanti senza più alibi!
Del resto mi pare che la barca della chiesa viaggi con il vento mediatico in poppa.
Proviamo a immaginare che cosa sarebbe accaduto se Benedetto XVI avesse parlato di campi di concentramento, di lager...apriti Cielo! 
Ora, invece, sembra tutto "normale". Sì, qualcuno protesta ma si tratta di voci isolate che vengono subito messe a tacere.
E' un tempo veramente felice per la chiesa. O forse c'è qualcosa che non quadra? Mah...chi vivrà vedrà. E' un enigma degno della sfinge :-)
Così come è degno della sfinge di Tebe domandarsi: la chiesa ha proprio bisogno delle lezioni domenicali di "teologia" e dei consigli del noto fondatore del famoso quotidiano? ;-)
R.

domenica 23 aprile 2017

La necessaria coerenza del magistero con la Tradizione. Gli esempi della storia (Claudio Pierantoni)

Clicca qui per leggere il testo integrale della riflessione di Claudio Pierantoni.

Vedi anche:

Dopo i quattro cardinali, parlano sei laici (Magister).

Molto interessante "l'opzione Benedetto":

"Anna M. Silvas...propone...una "opzione Benedetto" per l'attuale era post-cristiana, ispirata al monachesimo nel crollo dell'età antica, un umile e comunitario "dimorare" presso Gesù e il Padre (Gv 14, 23) nella fiduciosa attesa, fatta di preghiera e lavoro, che cessi la tempesta che sconvolge oggi il mondo e la Chiesa.

Se si parlasse più della salvezza delle anime e meno di politiche migratorie...(Raffaella)

Buongiorno e buona domenica "in albis" a tutti :-)
Stamattina mi sono svegliata prima del solito e così ho dato una rapida occhiata ai telegiornali dell'alba. Mi ha colpito il fatto che la chiesa continui a parlare di politica (in particolare quella relativa ai migranti) quasi fosse un chiodo fisso, l'unica ragione della sua esistenza. Addirittura si arriva a suggerire quanti migranti dovrebbe accogliere ciascun comune italiano. Eh sì...sempre l'Italia (o al massimo la Grecia). Mai che si coinvolgano, con nomi e cognomi, altri Paesi europei citati, quasi per inciso, con il termine generico di "nord".
Per di più si arriva a invocare la presenza massiccia di immigrati per risolvere il problema della denatalità. Magari, con la stessa enfasi, si potrebbe incoraggiare gli amici politici a pensare soluzioni che consentano ai coniugi italiani di avere più figli e invece...
Comunque l'accoglienza di migranti pro quota in ogni comune e i flussi come risorsa (che dovrebbe pagare anche le pensioni...) sono gli stessi concetti che si sentono sulla bocca di certi politici.
C'è bisogno di una chiesa che parli come un partito?
Forse sarebbe il caso che la chiesa pensasse di meno ad incoraggiare la politica o, meglio, una determinata parte politica e si occupasse di più della cura delle anime dei Cattolici visto che le parrocchie sono sempre più vuote e anche le piazze non sono più quelle di una volta.
Va bene suscitare gli appluasi dei mass media ma qualche volta si dovrebbe pensare anche a nutrire la ragione dei fedeli.
C'è stato un tempo in cui la chiesa e il Papa non potevano parlare di temi che interessavano anche la politica senza essere accusati di ingerenza e di praticare l'esercizio della "gamba tesa".
Beata coerenza :-)
R.

Un libro rende omaggio al rapporto tra Benedetto XVI e l'arte

Clicca qui per leggere l'articolo.

giovedì 20 aprile 2017

Il Messaggio di Benedetto XVI al Simposio di Varsavia

Clicca qui per leggere il testo del Messaggio.

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI: NOVITA' IN LIBRERIA

Maria Giuseppina Buonanno, Luca Caruso, "Joseph Ratzinger Benedetto XVI - Immagini di una vita", San Paolo 2017

Mimmo Muolo, "Il Papa del coraggio - Un profilo di Benedetto XVI", Ancora 2017

"Cooperatores veritatis - Scritti in onore del Papa emerito Benedetto XVI per il 90° compleanno", Libreria Editrice Vaticana 2017

Giovan Battista Brunori, "Benedetto XVI - Fede e profezia del primo Papa emerito nella storia", Paoline 2017

Benedetto XVI, "Io credo - Le pagine più belle", San Paolo 2017

Card. Raymond Leo Burke, Card. Gerhard Ludwig Müller, "Il Motu proprio «Summorum Pontificum» di S.S. Benedetto XVI. Volume 4 - Una speranza per tutta la Chiesa", Fede & Cultura 2017

Benedetto XVI (Joseph Ratzinger), Opera Omnia "L'insegnamento del Concilio Vaticano II", Libreria Editrice Vaticana 2016

Benedetto XVI, "Ultime conversazioni", a cura di Peter Seewald, Garzanti

Benedetto XVI, la profezia della fede (Angela Ambrogetti)

Clicca qui per leggere il commento.

Giovan Battista Brunori, "Benedetto XVI - Fede e profezia del primo Papa emerito nella storia", Paoline 2017

mercoledì 19 aprile 2017

Padre Geissler: Joseph Ratzinger, un teologo che sa dare ragione alla fede e comunicare la Verità

Clicca qui per leggere l'intervista.

Buon anniversario, Papa Benedetto! Dodici anni fa l'inizio di un Pontificato straordinario



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Cari amici, dodici anni fa (era il 19 aprile 2005) il cardinale Joseph Ratzinger veniva eletto Papa e sceglieva per sè il nome di Benedetto.
Ripercorriamo, grazie a Gemma, quel giorno e quelli successivi in sedici video particolarmente commoventi.
E' l'occasione per manifestare ancora una volta il nostro affetto a Papa Benedetto con il ricordo e soprattutto con la preghiera.
Buon anniversario, Santo Padre!
Il blog.

Benedetto XVI: grato a Dio e alla Baviera per i miei 90 anni (Radio Vaticana)

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Papa Ratzinger: “Ho vissuto momenti difficili, ma Dio me ne ha tirato fuori”

Clicca qui per leggere l'articolo.

Festa bavarese per Benedetto XVI (Repubblica)

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I 90 anni di Papa Benedetto: fotogallery (Sky)

Clicca qui per vedere le foto.

martedì 18 aprile 2017

Joseph il gigante. Vittorio Messori parla di Benedetto XVI

Clicca qui per leggere il testo della bellissima intervista.
Grazie per la segnalazione :-)
R.

18 aprile 2005: la profezia di Joseph Ratzinger sulla dittatura del relativismo



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MISSA PRO ELIGENDO ROMANO PONTIFICE

OMELIA DEL CARDINALE JOSEPH RATZINGER
DECANO DEL COLLEGIO CARDINALIZIO

Patriarcale Basilica di San Pietro
Lunedì 18 aprile 2005

Is 61, 1 - 3a. 6a. 8b - 9
Ef 4, 11 - 16
Gv 15, 9 - 17

In quest’ora di grande responsabilità, ascoltiamo con particolare attenzione quanto il Signore ci dice con le sue stesse parole. Dalle tre letture vorrei scegliere solo qualche passo, che ci riguarda direttamente in un momento come questo.
La prima lettura offre un ritratto profetico della figura del Messia – un ritratto che riceve tutto il suo significato dal momento in cui Gesù legge questo testo nella sinagoga di Nazareth, quando dice: “Oggi si è adempiuta questa scrittura” (Lc 4, 21). Al centro del testo profetico troviamo una parola che – almeno a prima vista – appare contraddittoria. Il Messia, parlando di sé, dice di essere mandato “a promulgare l’anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio.” (Is 61, 2). 
Ascoltiamo, con gioia, l’annuncio dell’anno di misericordia: la misericordia divina pone un limite al male - ci ha detto il Santo Padre. Gesù Cristo è la misericordia divina in persona: incontrare Cristo significa incontrare la misericordia di Dio. Il mandato di Cristo è divenuto mandato nostro attraverso l’unzione sacerdotale; siamo chiamati a promulgare – non solo a parole ma con la vita, e con i segni efficaci dei sacramenti, “l’anno di misericordia del Signore”. Ma cosa vuol dire Isaia quando annuncia il “giorno della vendetta per il nostro Dio”? 
Gesù, a Nazareth, nella sua lettura del testo profetico, non ha pronunciato queste parole – ha concluso annunciando l’anno della misericordia. É stato forse questo il motivo dello scandalo realizzatosi dopo la sua predica? Non lo sappiamo. In ogni caso il Signore ha offerto il suo commento autentico a queste parole con la morte di croce. “Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce…”, dice San Pietro (1 Pt 2, 24). E San Paolo scrive ai Galati: “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi pende dal legno, perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse alle genti e noi ricevessimo la promessa dello Spirito mediante la fede” (Gal 3, 13s).

La misericordia di Cristo non è una grazia a buon mercato, non suppone la banalizzazione del male. Cristo porta nel suo corpo e sulla sua anima tutto il peso del male, tutta la sua forza distruttiva. Egli brucia e trasforma il male nella sofferenza, nel fuoco del suo amore sofferente. Il giorno della vendetta e l’anno della misericordia coincidono nel mistero pasquale, nel Cristo morto e risorto. Questa è la vendetta di Dio: egli stesso, nella persona del Figlio, soffre per noi. Quanto più siamo toccati dalla misericordia del Signore, tanto più entriamo in solidarietà con la sua sofferenza – diveniamo disponibili a completare nella nostra carne “quello che manca ai patimenti di Cristo” (Col 1, 24).

Passiamo alla seconda lettura, alla lettera agli Efesini. Qui si tratta in sostanza di tre cose: in primo luogo, dei ministeri e dei carismi nella Chiesa, come doni del Signore risorto ed asceso al cielo; quindi, della maturazione della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, come condizione e contenuto dell’unità nel corpo di Cristo; ed, infine, della comune partecipazione alla crescita del corpo di Cristo, cioè della trasformazione del mondo nella comunione col Signore.

Soffermiamoci solo su due punti. Il primo è il cammino verso “la maturità di Cristo”; così dice, un po’ semplificando, il testo italiano. Più precisamente dovremmo, secondo il testo greco, parlare della “misura della pienezza di Cristo”, cui siamo chiamati ad arrivare per essere realmente adulti nella fede. Non dovremmo rimanere fanciulli nella fede, in stato di minorità. E in che cosa consiste l’essere fanciulli nella fede? Risponde San Paolo: significa essere “sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina…” (Ef 4, 14). Una descrizione molto attuale!

Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull’inganno degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre nell’errore (cf Ef 4, 14). 

Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie.

Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É lui la misura del vero umanesimo. “Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. É quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede - solo la fede - che crea unità e si realizza nella carità. San Paolo ci offre a questo proposito – in contrasto con le continue peripezie di coloro che sono come fanciulli sballottati dalle onde – una bella parola: fare la verità nella carità, come formula fondamentale dell’esistenza cristiana. In Cristo, coincidono verità e carità. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche nella nostra vita, verità e carità si fondono. La carità senza verità sarebbe cieca; la verità senza carità sarebbe come “un cembalo che tintinna” (1 Cor 13, 1).

Veniamo ora al Vangelo, dalla cui ricchezza vorrei estrarre solo due piccole osservazioni. Il Signore ci rivolge queste meravigliose parole: “Non vi chiamo più servi… ma vi ho chiamato amici” (Gv 15, 15). Tante volte sentiamo di essere - come è vero - soltanto servi inutili (cf Lc 17, 10). E, ciò nonostante, il Signore ci chiama amici, ci fa suoi amici, ci dona la sua amicizia. Il Signore definisce l’amicizia in un duplice modo. Non ci sono segreti tra amici: Cristo ci dice tutto quanto ascolta dal Padre; ci dona la sua piena fiducia e, con la fiducia, anche la conoscenza. Ci rivela il suo volto, il suo cuore. Ci mostra la sua tenerezza per noi, il suo amore appassionato che va fino alla follia della croce. Si affida a noi, ci dà il potere di parlare con il suo io: “questo è il mio corpo...”, “io ti assolvo...”. Affida il suo corpo, la Chiesa, a noi. Affida alle nostre deboli menti, alle nostre deboli mani la sua verità – il mistero del Dio Padre, Figlio e Spirito Santo; il mistero del Dio che “ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 16). Ci ha reso suoi amici – e noi come rispondiamo?

Il secondo elemento, con cui Gesù definisce l’amicizia, è la comunione delle volontà. “Idem velle – idem nolle”, era anche per i Romani la definizione di amicizia. “Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando” (Gv 15, 14). L’amicizia con Cristo coincide con quanto esprime la terza domanda del Padre nostro: “Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”. Nell’ora del Getsemani Gesù ha trasformato la nostra volontà umana ribelle in volontà conforme ed unita alla volontà divina. Ha sofferto tutto il dramma della nostra autonomia – e proprio portando la nostra volontà nelle mani di Dio, ci dona la vera libertà: “Non come voglio io, ma come vuoi tu” (Mt 21, 39). In questa comunione delle volontà si realizza la nostra redenzione: essere amici di Gesù, diventare amici di Dio. Quanto più amiamo Gesù, quanto più lo conosciamo, tanto più cresce la nostra vera libertà, cresce la gioia di essere redenti. Grazie Gesù, per la tua amicizia!

L’altro elemento del Vangelo - cui volevo accennare - è il discorso di Gesù sul portare frutto: “Vi ho costituito perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Gv 15, 16). Appare qui il dinamismo dell’esistenza del cristiano, dell’apostolo: vi ho costituito perché andiate… Dobbiamo essere animati da una santa inquietudine: l’inquietudine di portare a tutti il dono della fede, dell’amicizia con Cristo. In verità, l’amore, l’amicizia di Dio ci è stata data perché arrivi anche agli altri. Abbiamo ricevuto la fede per donarla ad altri – siamo sacerdoti per servire altri. E dobbiamo portare un frutto che rimanga. Tutti gli uomini vogliono lasciare una traccia che rimanga. Ma che cosa rimane? Il denaro no. Anche gli edifici non rimangono; i libri nemmeno. Dopo un certo tempo, più o meno lungo, tutte queste cose scompaiono. 

L’unica cosa, che rimane in eterno, è l’anima umana, l’uomo creato da Dio per l’eternità. Il frutto che rimane è perciò quanto abbiamo seminato nelle anime umane – l’amore, la conoscenza; il gesto capace di toccare il cuore; la parola che apre l’anima alla gioia del Signore. Allora andiamo e preghiamo il Signore, perché ci aiuti a portare frutto, un frutto che rimane. Solo così la terra viene cambiata da valle di lacrime in giardino di Dio.


Ritorniamo infine, ancora una volta, alla lettera agli Efesini. La lettera dice - con le parole del Salmo 68 - che Cristo, ascendendo in cielo, “ha distribuito doni agli uomini” (Ef 4, 8). Il vincitore distribuisce doni. E questi doni sono apostoli, profeti, evangelisti, pastori e maestri. Il nostro ministero è un dono di Cristo agli uomini, per costruire il suo corpo – il mondo nuovo. Viviamo il nostro ministero così, come dono di Cristo agli uomini! Ma in questa ora, soprattutto, preghiamo con insistenza il Signore, perché dopo il grande dono di Papa Giovanni Paolo II, ci doni di nuovo un pastore secondo il suo cuore, un pastore che ci guidi alla conoscenza di Cristo, al suo amore, alla vera gioia. Amen.

Buon compleanno Benedetto. Intervista al card. Christoph Schönborn



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Festa bavarese nei giardini vaticani per il compleanno di Papa Benedetto (Ansa)

Clicca qui per leggere il commento.

La profezia di Joseph Ratzinger sul futuro della chiesa. Un commento di Luca Del Pozzo

Clicca qui per leggere l'articolo condivisibile sotto tutti i punti di vista.
Mi ha colpito molto questa somma verità:

"D’altra parte, che la riscoperta della fede sia (o dovrebbe essere) “la” questione per eccellenza, è oltremodo comprovato dalla troppo spesso dimenticata domanda di Gesù: “Quando il Figlio dell’Uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?” Non una società più giusta, un mondo pacificato e solidale, l’umanità finalmente emancipata dalla sofferenza e dal dolore, un eco-sistema più salubre, ecc. Ma, appunto, la fede. E’ da qui che bisogna ripartire, tornando all’essenziale. E l’essenziale è l’annuncio della morte e resurrezione di Cristo. Declinato come si vuole, ma senza il quale il cristianesimo non ha neanche motivo di esistere. In questo contesto la riscoperta della liturgia riveste un’importanza decisiva (lex orandi lex credendi). A partire dalla celebrazione per eccellenza, la Veglia pasquale".

Il problema sta tutto qui.
R.

lunedì 17 aprile 2017

Buon compleanno, Benedetto! Video e foto della festa bavarese in suo onore

Clicca qui per vedere un bellissimo filmato realizzato questo pomeriggio dalla televisione bavarese.
Grazie a Vigna del Signore :-)
Su twitter una serie di foto.
Ancora auguri, Santo Padre.
R.

La Grande Storia: Joseph Ratzinger - Benedetto XVI

Clicca qui per rivedere lo speciale su Papa Benedetto :-)
Buon Lunedì dell'Angelo a tutti!
R.

domenica 16 aprile 2017

Joseph Ratzinger - Benedetto XVI compie 90 anni: il nostro video-omaggio per dirgli "grazie" (YouTube)



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Il 16 aprile 1927, in Baviera, veniva alla luce un vero e proprio dono di Dio al suo popolo, Joseph Ratzinger.
Grazie a Gemma possiamo dirgli "grazie" con questo video davvero speciale.
Ripercorriamo la sua vita per immagini: dall'infanzia ai momenti più significativi del suo Pontificato.
Benedetto ha posto al centro della sua vita Gesù Cristo invitando tutti alla preghiera e all'adorazione eucaristica e dedicando al Signore tre testi fondamentali diventati ormai patrimonio di tutti. Lo vediamo anche nelle immagini del video.
Buon compleanno, Santità! Ad multos annos.
Grazie ancora a Gemma :-)
R.

Benedetto XVI: "l’esistenza della Chiesa vive della giusta celebrazione della liturgia"

Clicca qui per leggere il testo inedito di Papa Benedetto.

Buona Pasqua e buon compleanno a Papa Benedetto :-)

Buongiorno Amici,
Buona Pasqua a tutti voi e alle vostre famiglie.
Oggi è un giorno specialissimo perchè è anche il compleanno del nostro Benedetto che oggi taglia un traguardo importantissimo: 90 anni :-)
Auguri, Santo Padre! Grazie per la Sua preghiera incessante per tutti noi.
Le vogliamo bene :-)
Il blog

p.s. fra poco l'omaggio-video!

sabato 15 aprile 2017

Mons. Gänswein: quel quaderno di appunti delle omelie del Papa emerito

Clicca qui per leggere il commento all'intervista.

The Young Pope. Lo speciale de "Il Foglio" su Benedetto XVI

Oggi e domani "Il Foglio" dedica un inserto speciale a Papa Benedetto. Da non perdere :-)

I 90 anni di Papa Benedetto XVI in venti video speciali del blog



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Carissimi amici, domani il nostro Joseph-Benedetto raggiungerà un traguardo davvero importante: 90 anni dedicati a Dio e alla sua chiesa.
In questi anni Gemma ha realizzato per noi moltissimi video che restano delle pietre miliari nel percorso del blog. E' stato difficile ma ne ho scelti venti per ripercorrere la vita e soprattutto il Pontificato di Papa Benedetto.
Grazie ancora a Gemma e una preghiera speciale per il Papa Emerito.
R.

mercoledì 5 aprile 2017

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI: NOVITA' IN LIBRERIA

Mimmo Muolo, "Il Papa del coraggio - Un profilo di Benedetto XVI", Ancora 2017

"Cooperatores veritatis - Scritti in onore del Papa emerito Benedetto XVI per il 90° compleanno", Libreria Editrice Vaticana 2017

Giovan Battista Brunori, "Benedetto XVI - Fede e profezia del primo Papa emerito nella storia", Paoline 2017

Benedetto XVI, "Io credo - Le pagine più belle", San Paolo 2017

Card. Raymond Leo Burke, Card. Gerhard Ludwig Müller, "Il Motu proprio «Summorum Pontificum» di S.S. Benedetto XVI. Volume 4 - Una speranza per tutta la Chiesa", Fede & Cultura 2017

Benedetto XVI (Joseph Ratzinger), Opera Omnia "L'insegnamento del Concilio Vaticano II", Libreria Editrice Vaticana 2016

Benedetto XVI, "Ultime conversazioni", a cura di Peter Seewald, Garzanti


Il documentario di Rai Storia su Papa Benedetto. Riflessioni (R.)



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Carissimi amici, ieri sera ho visto il documentario su Papa Benedetto realizzato da Rai Storia (replica questa mattina alle ore 9.25). L'impressione è stata decisamente positiva. Purtroppo il documentario è durato soltanto un'ora e di conseguenza non è stato possibile analizzare dettagliatamente il Pontificato di Papa Benedetto. Sono comunque stati affrontati in modo obiettivo vari temi: dall'antinazismo del Papa e della sua famiglia, al rapporto di collaborazione con Giovanni Paolo II, alla strenua lotta contro la pedofilia nella chiesa, passando per le bellissime immagini delle GMG di Colonia e Madrid. Toccante la testimonianza del Prof. Antonio Paolucci, ex direttore dei Musei Vaticani, quasi commosso nel ricordare la grandezza, anche culturale, di Benedetto.
Nel video possiamo rivedere la bellissima descrizione di Joseph Ratzinger ad opera di Sandro Magister: il Papa è un uomo trasparente che ha sempre parlato in modo chiaro, senza retropensieri o calcoli nascosti. Concordo pienamente :-)
La pecca del documentario è la sua durata però apprezziamo lo sforzo di Rai Storia.
Unica nota veramente stonata è stata la dichiarazione del fondatore di una nota comunità. Parlare ancora oggi della lectio di Ratisbona come di un errore è decisamente troppo. Penso che ben pochi ormai non si rendano conto del carattere profetico di quel discorso. Addirittura si è giunti a dire che, a causa della lectio, ci fu un "divorzio" fra l'opionione pubblica e il Papa. Ma quando mai? Il divorzio avvenne con i media (non certo con i fedeli) e non a causa di Ratisbona ma per le caratteristiche descritte da Magister: Benedetto è un uomo cristallino, che non ha paura di parlare chiaramente. Questo dava (e dà) molto fastidio perchè disturba la visione buonista omologata e omologante del mondo che in tanti vorrebbero imporre.
A parte questo intermezzo decisamente fuori luogo, vale la pena vedere o rivedere il documentario.
Buona giornata :-)
R.

martedì 4 aprile 2017

Stasera alle 21.10 su Rai Storia un documentario su Papa Benedetto XVI

video

Clicca qui per ulteriori particolari sul documentario.
Speriamo che sia realizzato bene e soprattutto che si lascino da parte stereotipi e pregiudizi :-)
Buona giornata a tutti.
R.

lunedì 3 aprile 2017

Il "club" di San Gallo di cui nessuno parla tranne...

Clicca qui per leggere un articolo decisamente interessante.
Certo che ce ne sarebbe di materiale...si potrebbero scrivere libri su libri. Eppure...silenzio! Ma che strano!
R.

martedì 28 marzo 2017

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI: NOVITA' IN LIBRERIA

Benedetto XVI, "Il tempo e la storia. Il senso del nostro viaggio", Piemme 2017

Giovan Battista Brunori, "Benedetto XVI - Fede e profezia del primo Papa emerito nella storia", Paoline 2017

Benedetto XVI, "Io credo - Le pagine più belle", San Paolo 2017

Card. Raymond Leo Burke, Card. Gerhard Ludwig Müller, "Il Motu proprio «Summorum Pontificum» di S.S. Benedetto XVI. Volume 4 - Una speranza per tutta la Chiesa", Fede & Cultura 2017

Benedetto XVI (Joseph Ratzinger), Opera Omnia "L'insegnamento del Concilio Vaticano II", Libreria Editrice Vaticana 2016

Benedetto XVI, "Ultime conversazioni", a cura di Peter Seewald, Garzanti


Il fondamento e l'importanza imprescindibile del celibato sacerdotale nelle parole di Benedetto XVI (YouTube)



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Il 22 dicembre 2006, in occasione del tradizionale discorso alla curia, Benedetto XVI si soffermò anche sul fondamento del celibato sacerdotale e sull'importanza che esso ha nella chiesa. Il discorso integrale si trova qui.
Grazie, come sempre, a Gemma per il bellissimo lavoro :-)
Rileggiamo e riascoltiamo Benedetto XVI:

"Con il tema di Dio erano e sono collegati due temi che hanno dato un’impronta alle giornate della visita in Baviera: il tema del sacerdozio e quello del dialogo. Paolo chiama Timoteo – e in lui il Vescovo e, in genere, il sacerdote – “uomo di Dio” (1 Tim 6,11). 
È questo il compito centrale del sacerdote: portare Dio agli uomini. Certamente può farlo soltanto se egli stesso viene da Dio, se vive con e da Dio
Ciò è espresso meravigliosamente in un versetto di un Salmo sacerdotale che noi – la vecchia generazione – abbiamo pronunciato durante l’ammissione allo stato chiericale: "Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita” (Sal 16 [15],5). 
L’orante-sacerdote di questo Salmo interpreta la sua esistenza a partire dalla forma della distribuzione del territorio fissata nel Deuteronomio (cfr 10,9). Dopo la presa di possesso della Terra ogni tribù ottiene per mezzo del sorteggio la sua porzione della Terra santa e con ciò prende parte al dono promesso al capostipite Abramo. Solo la tribù di Levi non riceve alcun terreno: la sua terra è Dio stesso. Questa affermazione aveva certamente un significato del tutto pratico. 
I sacerdoti non vivevano, come le altre tribù, della coltivazione della terra, ma delle offerte. Tuttavia, l’affermazione va più in profondità. Il vero fondamento della vita del sacerdote, il suolo della sua esistenza, la terra della sua vita è Dio stesso. 
La Chiesa, in questa interpretazione anticotestamentaria dell’esistenza sacerdotale – un’interpretazione che emerge ripetutamente anche nel Salmo 118 [119] – ha visto con ragione la spiegazione di ciò che significa la missione sacerdotale nella sequela degli Apostoli, nella comunione con Gesù stesso

Il sacerdote può e deve dire anche oggi con il levita: “Dominus pars hereditatis meae et calicis mei”. Dio stesso è la mia parte di terra, il fondamento esterno ed interno della mia esistenza. Questa teocentricità dell’esistenza sacerdotale è necessaria proprio nel nostro mondo totalmente funzionalistico, nel quale tutto è fondato su prestazioni calcolabili e verificabili. 

Il sacerdote deve veramente conoscere Dio dal di dentro e portarlo così agli uomini: è questo il servizio prioritario di cui l'umanità di oggi ha bisogno. Se in una vita sacerdotale si perde questa centralità di Dio, si svuota passo passo anche lo zelo dell’agire. Nell’eccesso delle cose esterne manca il centro che dà senso a tutto e lo riconduce all’unità. Lì manca il fondamento della vita, la “terra”, sulla quale tutto questo può stare e prosperare.

Il celibato, che vige per i Vescovi in tutta la Chiesa orientale ed occidentale e, secondo una tradizione che risale a un’epoca vicina a quella degli Apostoli, per i sacerdoti in genere nella Chiesa latina, può essere compreso e vissuto, in definitiva, solo in base a questa impostazione di fondo. 

Le ragioni solamente pragmatiche, il riferimento alla maggiore disponibilità, non bastano: una tale maggiore disponibilità di tempo potrebbe facilmente diventare anche una forma di egoismo, che si risparmia i sacrifici e le fatiche richieste dall’accettarsi e dal sopportarsi a vicenda nel matrimonio; potrebbe così portare ad un impoverimento spirituale o ad una durezza di cuore. Il vero fondamento del celibato può essere racchiuso solo nella frase: Dominus pars – Tu sei la mia terra. Può essere solo teocentrico. Non può significare il rimanere privi di amore, ma deve significare il lasciarsi prendere dalla passione per Dio, ed imparare poi grazie ad un più intimo stare con Lui a servire pure gli uomini. 

Il celibato deve essere una testimonianza di fede: la fede in Dio diventa concreta in quella forma di vita che solo a partire da Dio ha un senso. Poggiare la vita su di Lui, rinunciando al matrimonio ed alla famiglia, significa che io accolgo e sperimento Dio come realtà e perciò posso portarlo agli uomini. Il nostro mondo diventato totalmente positivistico, in cui Dio entra in gioco tutt’al più come ipotesi, ma non come realtà concreta, ha bisogno di questo poggiare su Dio nel modo più concreto e radicale possibile. 

Ha bisogno della testimonianza per Dio che sta nella decisione di accogliere Dio come terra su cui si fonda la propria esistenza. Per questo il celibato è così importante proprio oggi, nel nostro mondo attuale, anche se il suo adempimento in questa nostra epoca è continuamente minacciato e messo in questione. Occorre una preparazione accurata durante il cammino verso questo obiettivo; un accompagnamento persistente da parte del Vescovo, di amici sacerdoti e di laici, che sostengano insieme questa testimonianza sacerdotale. Occorre la preghiera che invoca senza tregua Dio come il Dio vivente e si appoggia a Lui nelle ore di confusione come nelle ore della gioia. In questo modo, contrariamente al "trend" culturale che cerca di convincerci che non siamo capaci di prendere tali decisioni, questa testimonianza può essere vissuta e così, nel nostro mondo, può rimettere in gioco Dio come realtà"

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