giovedì 21 settembre 2017

Concistoro 2006 per la creazione di 15 cardinali (fra cui Carlo Caffarra). Benedetto XVI: Il primo “Servo dei servi di Dio” è dunque Gesù. Dietro di Lui, e uniti a Lui, gli Apostoli; e tra questi, in modo speciale, Pietro, al quale il Signore ha affidato la responsabilità di guidare il suo gregge



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Il 24 marzo 2006 Benedetto XVI creò quindici nuovi cardinali fra cui il compianto Carlo Caffarra, allora arcivescovo di Bologna. In quella occasione tenne un'omelia molto intensa sul compito del Papa, dei vescovi e dei cardinali.
Grazie come sempre a Gemma :-)

CONCISTORO ORDINARIO PUBBLICO PER LA CREAZIONE DI NUOVI CARDINALI

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Piazza San Pietro
Venerdì, 24 marzo 2006

Venerati Cardinali, Patriarchi e Vescovi,
illustri Signori e Signore,
cari fratelli e sorelle!

In questa vigilia della solennità dell’Annunciazione del Signore, il clima penitenziale della Quaresima lascia spazio alla festa: oggi, infatti, il Collegio dei Cardinali si arricchisce di quindici nuovi membri. Anzitutto a voi, cari Fratelli, che ho avuto la gioia di creare Cardinali, rivolgo il mio saluto con viva cordialità, mentre ringrazio il Card. William Joseph Levada per i sentimenti e i pensieri che a nome di tutti voi mi ha poc’anzi espresso. Sono lieto poi di salutare gli altri Signori Cardinali, i venerati Patriarchi, i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose e i numerosi fedeli, in modo particolare i familiari, qui convenuti per fare corona, nella preghiera e nella gioia cristiana, ai nuovi Porporati. Con speciale riconoscenza accolgo le distinte Autorità governative e civili, che rappresentano diverse Nazioni e Istituzioni. Il Concistoro Ordinario pubblico è un avvenimento che manifesta con grande eloquenza la natura universale della Chiesa, diffusa in ogni angolo del mondo per annunciare a tutti la Buona Novella di Cristo Salvatore. L’amato Giovanni Paolo II ne celebrò ben nove, contribuendo così in maniera determinante a rinnovare il Collegio Cardinalizio, secondo gli orientamenti che il Concilio Vaticano II e il Servo di Dio Paolo VI avevano dato. Se è vero che nel corso dei secoli molte cose sono mutate per quanto concerne il Collegio cardinalizio, non sono però cambiate la sostanza e la natura essenziale di questo importante organismo ecclesiale. Le sue antiche radici, il suo sviluppo storico e l’odierna sua composizione ne fanno veramente una sorta di “Senato”, chiamato a cooperare strettamente con il Successore di Pietro nell’adempimento dei compiti connessi con l’universale suo ministero apostolico.

La Parola di Dio, che poc’anzi è stata proclamata, ci porta indietro nel tempo. Con l’evangelista Marco siamo risaliti all’origine stessa della Chiesa e, in particolare, all’origine del ministero petrino. Con gli occhi del cuore abbiamo rivisto il Signore Gesù, a lode e gloria del quale l’atto che stiamo compiendo è totalmente orientato e dedicato. Egli ci ha detto parole che ci hanno richiamato alla mente la definizione del Romano Pontefice cara a san Gregorio Magno: “Servus servorum Dei”. Infatti, Gesù, spiegando ai dodici Apostoli che la loro autorità avrebbe dovuto essere esercitata in modo ben diverso da quello dei “capi delle nazioni”, riassume tale modalità nello stile del servizio: “Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore (διάκονος); e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti (qui Gesù usa la parola più forte: δουλος)” (Mc 10,43-44). La totale e generosa disponibilità nel servire gli altri è il segno distintivo di chi nella Chiesa è posto in autorità, perché così è stato per il Figlio dell’uomo, il quale non venne “per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10, 45). Pur essendo Dio, anzi, spinto proprio dalla sua divinità, Egli assunse la forma di servo – “formam servi” -, come mirabilmente si esprime l’inno a Cristo contenuto nella Lettera ai Filippesi (cfr 2,6-7).

Il primo “Servo dei servi di Dio” è dunque Gesù. Dietro di Lui, e uniti a Lui, gli Apostoli; e tra questi, in modo speciale, Pietro, al quale il Signore ha affidato la responsabilità di guidare il suo gregge. Compito del Papa è di farsi per primo servitore di tutti. La testimonianza di tale atteggiamento emerge chiaramente dalla prima Lettura di questa Liturgia, che ci ripropone un’esortazione di Pietro ai “presbiteri” e agli anziani della comunità (cfr 1 Pt 5,1). E’ un’esortazione fatta con quell’autorità che all’Apostolo deriva dall’essere stato testimone delle sofferenze di Cristo, Buon Pastore. Si sente che le parole di Pietro provengono dall’esperienza personale del servizio al gregge di Dio, ma prima e più ancora si fondano sull’esperienza diretta del comportamento di Gesù: del suo modo di servire fino al sacrificio di sé, del suo umiliarsi fino alla morte e alla morte di croce, confidando solo nel Padre, che lo ha esaltato al tempo opportuno. Pietro, come Paolo, è stato intimamente “conquistato” da Cristo – “comprehensus sum a Christo Iesu” (cfr Fil 3,12) -, e come Paolo può esortare gli anziani con piena autorevolezza, perché non è più lui che vive, ma Cristo vive in lui – “vivo autem iam non ego, vivit vero in me Christus” (Gal 2,20).

Sì, venerati e cari Fratelli, quanto afferma il Principe degli Apostoli si addice particolarmente a chi è chiamato a vestire la porpora cardinalizia: “Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi” (1 Pt 5,1). Sono parole che, anche nella loro struttura essenziale, richiamano il mistero pasquale, particolarmente presente al nostro cuore in questi giorni di Quaresima. San Pietro le riferisce a se stesso in quanto “anziano come loro” (συμπρεσβύτερος), lasciando con ciò intendere che l’anziano nella Chiesa, il presbitero, per l’esperienza accumulata negli anni e per le prove affrontate e superate, deve essere particolarmente “sintonizzato” con l’intimo dinamismo del mistero pasquale. Quante volte, cari Fratelli che avete poc'anzi ricevuto la dignità cardinalizia, avete trovato in queste parole motivo di meditazione e di spirituale stimolo a seguire le orme del Signore crocifisso e risorto! Esse avranno un’ulteriore e impegnativa conferma in ciò che la nuova responsabilità esigerà da voi. Più strettamente legati al Successore di Pietro, sarete chiamati a collaborare con lui nell’adempimento del suo peculiare servizio ecclesiale, e ciò significherà per voi una più intensa partecipazione al mistero della Croce nella condivisione delle sofferenze di Cristo. E noi tutti siamo realmente testimoni delle sue sofferenze oggi, nel mondo e anche nella Chiesa, e proprio così siamo anche partecipi della sua gloria. Questo vi consentirà di attingere più abbondantemente alle sorgenti della grazia e di diffonderne intorno a voi più efficacemente i frutti benefici.

Venerati e cari Fratelli, vorrei riassumere il senso di questa vostra nuova chiamata nella parola che ho posto al centro della mia prima Enciclica: caritas. Essa ben si associa anche al colore dell’abito cardinalizio. La porpora che indossate sia sempre espressione della caritas Christi, stimolandovi ad un amore appassionato per Cristo, per la sua Chiesa e per l’umanità. Avete ora un ulteriore motivo per cercare di rivivere gli stessi sentimenti che spinsero il Figlio di Dio fatto uomo a versare il suo sangue in espiazione dei peccati dell’intera umanità. Conto su di voi, venerati Fratelli, conto sull’intero Collegio di cui entrate a far parte, per annunciare al mondo che “Deus caritas est”, e per farlo anzitutto mediante la testimonianza di sincera comunione tra i cristiani: “Da questo – disse Gesù – tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). Conto su di voi, cari Fratelli Cardinali, per far sì che il principio della carità possa irradiarsi e riesca a vivificare la Chiesa in ogni grado della sua gerarchia, in ogni Comunità e Istituto religioso, in ogni iniziativa spirituale, apostolica e di animazione sociale. Conto su di voi affinché il comune sforzo di fissare lo sguardo sul Cuore aperto di Cristo renda più sicuro e spedito il cammino verso la piena unità dei cristiani. Conto su di voi perché, grazie all’attenta valorizzazione dei piccoli e dei poveri, la Chiesa offra al mondo in modo incisivo l’annuncio e la sfida della civiltà dell’amore. Tutto questo mi piace vedere simboleggiato nella porpora di cui siete insigniti. Che essa sia veramente simbolo dell’ardente amore cristiano che traspare dalla vostra esistenza.

Affido questo auspicio alle mani materne della Vergine di Nazaret, dalla quale il Figlio di Dio prese il sangue che avrebbe poi versato sulla Croce come testimonianza suprema della sua carità. Nel mistero dell’Annunciazione, che ci apprestiamo a celebrare, ci viene rivelato che per opera dello Spirito Santo il Verbo divino si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Per intercessione di Maria, scenda abbondante sui nuovi Cardinali e su tutti noi l’effusione dello Spirito di verità e di carità affinché, sempre più pienamente conformi a Cristo, possiamo dedicarci instancabilmente all’edificazione della Chiesa e alla diffusione del Vangelo nel mondo. 

© Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana 

lunedì 18 settembre 2017

Ode alla gambetta tesa, alla beata ingerenza...

Repubblica, 18.09.17
Buongiorno Amici!
Certo che siamo alle comiche. Probabilmente i posteri considereranno questo periodo storico come una vera barzelletta.
Fino al 28 febbraio 2013 il Vaticano, la Cei e soprattutto il Papa non potevano dire una sola parola senza essere accusati di ingerenza nella politica italiana.
Si sprecavano le gambe tese che, evidentemente, oggi hanno subito una sorta di amputazione (poverette...).
Non solo i giornaloni applaudono all'ingerenza ma addirittura la sollecitano anche quando sanno benissimo che certi provvedimenti rischiano di sollevare un vespaio nel Paese (e giustamente).
Almeno il Vaticano dia il buon esempio: ius soli per chi nasce nelle strutture ecclesiastiche e asilo politico per chiunque lo richieda.

Oh povera gambetta tesa,
oh beata ingerenza,
ora vivi nell'indigenza,
tu che per anni hai vissuto lieta,
sempre però pronta a riviver nel capanno 
se al prossimo giro le cose cambieranno...
R.

p.s. leggo ora del nuovo scoop sul caso Orlandi. Chissà che cosa sarebbe accaduto fra il 2005 e il 2013 di fronte a simili rivelazioni.
Sono d'accordo con Carmelina: probabilmente tutto ciò ha lo scopo di gettare ombre sui Pontificati dal 1978 al 2005. E' anche vero che è il Vaticano attuale a dovere rispondere e che sono coinvolte persone legate a doppio filo al nuovo corso. Penso ad una persona in particolare che ho visto particolarmente sorridente il 28 febbraio 2013. Scommetto che ora ha poca voglia di ridere...

mercoledì 13 settembre 2017

L'Eucaristia che salva dagli idoli nell'omelia di Benedetto XVI all'Esplanade des Invalides (Parigi, 13 settembre 2008)



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Il 13 settembre 2008, nove anni fa, in occasione del suo Viaggio Apostolico in Francia, Benedetto XVI celebrò una Messa rimasta nel cuore dei Francesi (e non solo) presso l'Esplanade des Invalides a Parigi. Il ricordo commosso di quell'evento si trova anche in "Ultime conversazioni". Nel pomeriggio dello stesso giorno il Papa si recò a Lourdes per la visita alla Grotta e per la processione "aux frambeaux" che abbiamo rivisto già stamattina :-)
Grazie ancora a Gemma.
Rileggiamo e riascoltiamo.

CELEBRAZIONE EUCARISTICA ALL'ESPLANADE DES INVALIDES 

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Parigi, sabato 13 settembre 2008  

Signor Cardinale Vingt-Trois,
Signori Cardinali e cari Fratelli nell’Episcopato,
fratelli e sorelle in Cristo,

Gesù Cristo ci raccoglie in questo mirabile luogo, nel cuore di Parigi, in questo giorno in cui la Chiesa universale festeggia san Giovanni Crisostomo, uno dei suoi più grandi Dottori, che, con la sua testimonianza di vita e il suo insegnamento, ha mostrato efficacemente ai cristiani la via da seguire. Saluto con gioia tutte le Autorità che mi hanno accolto in questo nobile città, in modo particolare il Cardinale André Vingt-Trois, che ringrazio per le gentili parole rivoltemi. Saluto anche tutti i Vescovi, i Sacerdoti, i Diaconi che mi circondano per la celebrazione del Sacrificio di Cristo. Ringrazio tutte le Personalità, in particolare il Signor Primo Ministro, che hanno voluto essere presenti qui stamane; le assicuro della mia preghiera fervente per il compimento della loro alta missione a servizio dei loro concittadini.

La prima Lettera di san Paolo, indirizzata ai Corinzi, ci fa scoprire, in quest’anno paolino, aperto il 28 giugno scorso, quanto i consigli dati dall’Apostolo restino attuali. “Fuggite l’idolatria” (1 Cor 10, 14), scrive ad una comunità molto segnata dal paganesimo e divisa tra l’adesione alla novità del Vangelo e l’osservanza delle antiche pratiche ereditate dagli avi. Fuggire gli idoli, questo allora voleva dire cessare di onorare le divinità dell’Olimpo, cessare di offrire loro sacrifici cruenti. Fuggire gli idoli, era mettersi alla scuola dei profeti dell’Antico Testamento, che denunciavano la tendenza dello spirito umano a forgiarsi delle false rappresentazioni di Dio. Come dice il Salmo 113 a proposito delle statue degli idoli, esse non sono che “argento e oro, opera delle mani dell’uomo. Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano” (vv. 4-5). A parte il popolo d’Israele che aveva ricevuto la rivelazione del Dio unico, il mondo antico era asservito al culto degli idoli. Molto presenti a Corinto, gli errori del paganesimo dovevano essere denunciati, perché costituivano una potente alienazione e distoglievano l’uomo dal suo vero destino. Essi gli impedivano di riconoscere che Cristo è il solo e vero Salvatore, il solo che indica all’uomo la strada verso Dio.

Questo invito a fuggire gli idoli resta valido anche oggi. Il mondo contemporaneo non si è forse creato i propri idoli? Non ha forse imitato, magari a sua insaputa, i pagani dell’antichità, distogliendo l’uomo dal suo vero fine, dalla felicità di vivere eternamente con Dio? 
È questa una domanda che ogni uomo, onesto con se stesso, non può non porsi. Che cosa è importante nella mia vita? Che cosa metto io al primo posto? La parola “idolo” deriva dal greco e significa “immagine”, “figura”, “rappresentazione”, ma anche “spettro”, “fantasma”, “vana apparenza”. 
L’idolo è un inganno, perché distoglie dalla realtà chi lo serve per confinarlo nel regno dell’apparenza. Ora, non è questa una tentazione propria della nostra epoca, che è la sola sulla quale noi possiamo agire efficacemente? 

Tentazione d’idolatrare un passato che non esiste più, dimenticandone le carenze;  tentazione d’idolatrare un futuro che non esiste ancora, credendo che l’uomo, con le sole sue forze, possa realizzare la felicità eterna sulla terra! 

San Paolo spiega ai Colossesi che la cupidigia insaziabile è una idolatria (cfr 3, 5), e ricorda al suo discepolo Timoteo che la brama del denaro è la radice di tutti i mali. Per essercisi abbandonati, precisa, “alcuni hanno deviato dalla fede e si sono da se stessi tormentati con molti dolori” (1 Tm 6, 10). Il denaro, la sete dell’avere, del potere e persino del sapere non hanno forse distolto l’uomo dal suo Fine vero dalla sua propria verità?

Cari fratelli e sorelle, la questione che ci pone la liturgia di questo giorno trova la risposta in questa stessa liturgia, che noi abbiamo ereditato dai nostri Padri nella fede, e in particolare da san Paolo stesso (cfr 1 Cor 11, 23). Nel suo commento a questo testo san Giovanni Crisostomo fa rilevare che san Paolo condanna severamente l’idolatria come una “colpa grave”, uno “scandalo”, una vera “peste” (Omelia 24 sulla Prima Lettera ai Corinzi, 1). Egli aggiunge immediatamente che questa condanna radicale dell’idolatria non è in alcun caso una condanna della persona dell’idolatra. Mai, nei nostri giudizi, dobbiamo confondere il peccato, che è inaccettabile, e il peccatore del quale non possiamo giudicare lo stato di coscienza e che, in ogni caso, è sempre suscettibile di conversione e di perdono. San Paolo si appella in questo alla ragione dei suoi lettori: “Parlo come a persone intelligenti; giudicate voi stessi quello che dico” (1 Cor 10, 15). Mai Dio domanda all’uomo di fare sacrificio della sua ragione! Mai la ragione entra in contraddizione reale con la fede! L’unico Dio – Padre, Figlio e Spirito Santo – ha creato la nostra ragione e ci dona la fede, proponendo alla nostra libertà di riceverla come un dono prezioso. È il culto degli idoli che distoglie l’uomo da questa prospettiva, e la ragione stessa può forgiarsi degli idoli. Domandiamo, dunque, a Dio che ci vede e ci ascolta di aiutarci a purificarci da tutti gli idoli, per accedere alla verità del nostro essere, per accedere alla verità del suo Essere infinito!

Come giungere a Dio? Come giungere a trovare o ritrovare Colui che l’uomo cerca nel più profondo di se stesso, pur dimenticandolo così sovente? San Paolo ci domanda di fare uso non solamente della nostra ragione, ma soprattutto della nostra fede per scoprirlo. Ora, che cosa ci dice la fede? Il pane che noi spezziamo è comunione al Corpo di Cristo; il calice di ringraziamento che noi benediciamo è comunione al Sangue di Cristo. Rivelazione straordinaria, che ci viene da Cristo e ci è trasmessa dagli Apostoli e da tutta la Chiesa da quasi duemila anni: Cristo ha istituito il sacramento dell’Eucaristia la sera del Giovedì Santo. 

Egli ha voluto che il suo sacrificio fosse nuovamente presentato, in modo incruento, ogni volta che un sacerdote ridice le parole della consacrazione sul pane e sul vino. Milioni di volte da venti secoli, nella più umile delle cappelle come nella più grandiosa delle basiliche o delle cattedrali, il Signore risorto si è donato al suo popolo, divenendo così, secondo la formula di sant’Agostino, “più intimo a noi che noi medesimi” (cfr Confess.  III, 6.11).

Fratelli e sorelle, circondiamo della più grande venerazione il sacramento del Corpo e del Sangue del Signore, il Santissimo Sacramento della presenza reale del Signore alla sua Chiesa e all’intera umanità. Non trascuriamo nulla per manifestarGli il nostro rispetto ed il nostro amore! DiamoGli i più grandi segni d’onore! Mediante le nostre parole, i nostri silenzi e i nostri gesti, non accettiamo mai che in noi ed intorno a noi si appanni la fede nel Cristo risorto, presente nell’Eucaristia. Come dice magnificamente lo stesso san Giovanni Crisostomo: “Passiamo in rassegna gli ineffabili benefici di Dio e tutti i beni di cui Egli ci fa gioire, quando noi gli offriamo questo calice, quando noi ci comunichiamo, ringraziandolo di aver liberato il genere umano dall’errore, di aver avvicinato a sé coloro che se ne erano allontanati, di aver fatto di disperati e di atei di questo mondo un popolo di fratelli, di coeredi del Figlio di Dio” (Omelia 24 sulla Prima Lettera ai Corinzi, 1). In effetti, egli prosegue, “ciò che è nel calice è precisamente ciò che è colato dal suo costato ed è a questo che noi partecipiamo” (ibid.). Non c’è soltanto partecipazione e condivisione, c’è anche “unione”, egli ci dice.

La Messa è il sacrificio d’azione di grazie per eccellenza, quello che ci permette d’unire la nostra azione di grazie a quella del Salvatore, il Figlio eterno del Padre. In se stessa la Messa ci invita anche a fuggire gli idoli, perché, è san Paolo ad insistervi, “non potete bere il calice del Signore ed il calice dei demoni” (1 Cor 10, 21). 

La Messa ci invita a discernere ciò che, in noi, obbedisce allo Spirito di Dio e ciò che, in noi, resta in ascolto dello spirito del male. Nella Messa noi non vogliamo appartenere che al Cristo e riprendiamo con gratitudine – con “azione di grazie” – il grido del Salmista: “Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato” (Sal 116, 12). Sì, come rendere grazie al Signore per la vita che Egli mi ha donato? La risposta alla domanda del Salmista si trova nel Salmo stesso, perché la Parola di Dio risponde misericordiosamente essa stessa alle domande che pone. Come rendere grazie al Signore per tutto il bene che Egli ci fa, se non attenendoci alle stesse sue parole: “Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore” (Sal 116, 13)?

Alzare il calice della salvezza ed invocare il nome del Signore non è forse precisamente il mezzo migliore di “fuggire gli idoli”, come ci chiede san Paolo? Ogni volta che una Messa è celebrata, ogni volta che il Cristo si rende sacramentalmente presente nella sua Chiesa, è l’opera della nostra salvezza che si compie. Celebrare l’Eucaristia significa perciò riconoscere che Dio solo è in grado di donarci la felicità in pienezza, di insegnarci i veri valori, i valori eterni che non conosceranno mai tramonto. Dio è presente sull’altare, ma Egli è pure presente sull’altare del nostro cuore quando, comunicandoci, noi lo riceviamo nel Sacramento eucaristico. Lui solo ci insegna a fuggire gli idoli, miraggi del pensiero.

Ora, cari fratelli e sorelle, chi può elevare il calice della salvezza ed invocare il nome del Signore per conto dell’intero popolo di Dio, se non il sacerdote ordinato per questo scopo dal Vescovo? Qui, cari abitanti di Parigi e della regione parigina, ma anche voi tutti che siete venuti dall’intera Francia e da altri Paesi confinanti, permettetemi di lanciare un appello pieno di fiducia nella fede e nella generosità dei giovani, che si pongono la domanda sulla vocazione religiosa o sacerdotale: Non abbiate paura! Non abbiate paura di donare la vostra vita a Cristo! Niente rimpiazzerà mai il ministero dei sacerdoti nella vita della Chiesa. Niente rimpiazzerà mai una Messa per la salvezza del mondo! Cari giovani o meno giovani che mi ascoltate, non lasciate senza risposta la chiamata di Cristo. San Giovanni Crisostomo, nel suo Trattato sul sacerdozio, ha mostrato quanto la risposta dell’uomo possa essere lenta a venire, ma egli è l’esempio vivente dell’azione di Dio su una libertà umana che si lascia modellare dalla sua grazia.

Infine, se riprendiamo le parole che Cristo ci ha lasciato nel suo Vangelo, vedremo che Egli in persona ci ha insegnato a fuggire l’idolatria, invitandoci a costruire la nostra casa “sulla roccia” (Lc 6, 48). Chi è questa roccia, se non Lui stesso? I nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni non acquistano la loro vera dimensione che se le riferiamo al messaggio del Vangelo: “La bocca parla dalla pienezza del cuore” (Lc 6, 45). Quando parliamo, cerchiamo noi il bene del nostro interlocutore? Quando pensiamo, cerchiamo di mettere il nostro pensiero in sintonia con il pensiero di Dio? Quando agiamo, cerchiamo di diffondere l’Amore che ci fa vivere? San Giovanni Crisostomo dice ancora: “Ora, se noi partecipiamo tutti del medesimo pane e se tutti diveniamo questa stessa sostanza, perché non mostriamo la medesima carità? Perché, per la stessa ragione, non diventiamo un unico tutt’uno? … O uomo, è il Cristo che è venuto a cercarti, a cercare te che eri così lontano da lui, per unirsi a te; e tu non ti vuoi unire al tuo fratello?” (Omelia 24 sulla Prima Lettera ai Corinti, 2).

La speranza resterà sempre la più forte! La Chiesa, costruita sulla roccia di Cristo, possiede le promesse della vita eterna non perché i suoi membri siano più santi degli altri uomini, ma perché Cristo ha fatto questa promessa a Pietro: “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”(Mt 16, 18). In questa speranza indefettibile nella presenza eterna di Dio in ciascuna delle nostre anime, in questa gioia di sapere che Cristo è con noi fino alla fine dei tempi, in questa forza che lo Spirito dona a tutti gli uomini e a tutte le donne che accettano di lasciarsi afferrare da Lui, io vi affido, cari cristiani di Parigi e di Francia all’azione potente e misericordiosa del Dio d’amore che è morto per noi sulla Croce e risorto vittoriosamente al mattino di Pasqua. A tutti gli uomini di buona volontà che mi ascoltano, io ridico con san Paolo: Fuggite il culto degli idoli, non smettete di fare il bene!

Che Dio nostro Padre vi attragga a sé e faccia brillare su di voi lo splendore della sua gloria! Che il Figlio unico di Dio, nostro Maestro e nostro Fratello, vi riveli la bellezza del suo volto di Risorto! Che lo Spirito Santo vi colmi dei suoi doni e vi dia la gioia di conoscere la pace e la luce della Santissima Trinità, ora e nei secoli dei secoli! Amen. 

© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana

Benedetto XVI: Lourdes è uno di quei luoghi che Dio ha scelto per farvi risplendere un raggio particolare della sua bellezza; da ciò l’importanza che acquista qui il simbolo della luce (YouTube)



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Cari amici,
il 13 settembre 2008, esattamente nove anni fa, Benedetto XVI, in occasione del suo Viaggio Apostolico in Francia, si recò a Lourdes dove presiedette la commovente e suggestiva processione "aux flambeaux" insieme a centinaia di migliaia di fedeli radunati nella grande spianata nonostante la pioggia. Tenne anche una bellissima omelia sul significato della luce e sulla scelta particolare di Lourdes come luogo delle apparizioni della Vergine. Grazie come sempre a Gemma :-)
Il testo integrale si trova qui.

In particolare:

"Guardiamo a nostra volta quella “Donna vestita di sole”(Ap 12,1) che ci descrive la Scrittura. La Santissima Vergine Maria, la Donna gloriosa dell’Apocalisse, porta sul suo capo una corona di dodici stelle, che rappresentano le dodici tribù d’Israele, l’intero popolo di Dio, tutta la comunione dei santi, e insieme, ai suoi piedi, la luna, immagine della morte e della mortalità. Maria ha lasciato la morte dietro di sé; è interamente rivestita di vita, quella del Figlio, del Cristo risorto. Ella è così il segno della vittoria dell’amore, del bene e di Dio, che dona al nostro mondo la speranza di cui ha bisogno. Questa sera volgiamo il nostro sguardo verso Maria, così gloriosa e così umana, e lasciamo che sia lei a condurci verso Dio, che è il vincitore.
Numerose persone ne hanno reso testimonianza: l’incontro col viso luminoso di Bernadette sconvolgeva i cuori e gli sguardi. Sia durante le apparizioni che quando le raccontava, il suo viso diveniva tutto raggiante. Bernadette era ormai abitata dalla luce di Massabielle. La vita quotidiana della famiglia Soubirous, tuttavia, era tuttavia intessuta di miseria e di tristezza, di malattia e di incomprensione, di rifiuto e di povertà. Pur non mancando amore e calore nelle relazioni familiari, era difficile vivere nel “cachot” (la “prigione”). Ma le ombre della terra non hanno impedito di brillare alla luce del cielo: “La luce splende nelle tenebre…”(Gv 1,5). 

Lourdes è uno di quei luoghi che Dio ha scelto per farvi risplendere un raggio particolare della sua bellezza; da ciò l’importanza che acquista qui il simbolo della luce. A partire dalla quarta apparizione Bernadette, arrivando alla grotta, accendeva ogni mattina un cero benedetto e lo teneva nella mano sinistra, fin che la Vergine le si mostrava. Ben presto, vi furono persone che affidarono a Bernadette un cero perché lo conficcasse nella terra in fondo alla grotta. In breve tempo, anche altre persone deposero ceri in quel luogo di luce e di pace. La stessa Madre di Dio fece sapere di gradire l’omaggio toccante di quelle migliaia di ceri, che da allora rischiarano senza interruzione, per dare gloria a lei, il masso roccioso dell’apparizione. Da quel giorno, davanti alla grotta, notte e giorno, tanto d’estate quanto d’inverno, brilla un roveto ardente incendiato dalle preghiere dei pellegrini e dei malati, che esprimono le loro preoccupazioni e i loro bisogni, ma soprattutto la loro fede e la loro speranza.

Venendo in pellegrinaggio qui, a Lourdes, noi vogliamo entrare, sulle orme di Bernadette, in quella straordinaria prossimità tra il cielo e la terra che non si è mai smentita e che non cessa di consolidarsi. Durante le apparizioni è da rilevare che Bernadette recita la corona sotto gli occhi di Maria, che si unisce a lei al momento della dossologia. Questo fatto conferma il carattere profondamente teocentrico della preghiera del Rosario. Quando recitiamo la corona, Maria ci offre il suo cuore e il suo sguardo per contemplare la vita del Figlio suo, Cristo Gesù. Il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II venne due volte qui, a Lourdes. Noi sappiamo quanto, nella sua vita e nel suo ministero, la preghiera si appoggiasse sull’intercessione della Vergine Maria. Come molti suoi Predecessori sulla Sede di Pietro, anch’egli incoraggiò vivamente la preghiera della corona; lo fece, tra l’altro, in un modo del tutto singolare, arricchendo il Rosario con la meditazione dei Misteri della Luce. Questi sono del resto rappresentati sulla facciata della Basilica nei nuovi mosaici, inaugurati l’anno scorso. Come per tutti gli avvenimenti della vita di Cristo che essa “serbava meditandoli nel suo cuore” (Lc 2,19), Maria ci fa comprendere tutte le tappe del ministero pubblico come parte integrante della rivelazione della Gloria di Dio. Possa Lourdes, terra di luce, restare una scuola per imparare a recitare il Rosario, che introduce i discepoli di Gesù, sotto gli occhi della Madre sua, in un dialogo autentico e cordiale con il suo Maestro!
Per bocca di Bernardetta noi sentiamo la Vergine Maria chiederci di venire qui in processione per pregare con semplicità e fervore. La processione “aux flambeaux” traduce ai nostri occhi di carne il mistero della preghiera: nella comunione della Chiesa, che unisce eletti del cielo e pellegrini della terra, la luce zampilla dal dialogo tra l’uomo e il suo Signore e una strada luminosa si apre nella storia degli uomini, compresi anche i momenti più bui. Questa processione è un momento di grande gioia ecclesiale, ma anche un tempo di riflessione austera: le intenzioni che portiamo con noi sottolineano la nostra profonda comunione con tutti gli esseri che soffrono. Pensiamo alle vittime innocenti che subiscono la violenza, la guerra, il terrorismo, la carestia, o che portano le conseguenze delle ingiustizie, dei flagelli e delle calamità, dell’odio e dell’oppressione, degli attentati alla loro dignità umana e ai loro diritti fondamentali, alla loro libertà d’azione e di pensiero. Pensiamo anche a coloro che vivono problemi familiari o che soffrono in conseguenza della disoccupazione, della malattia, dell’infermità, della solitudine, della loro situazione di immigrati. Non voglio inoltre dimenticare coloro che patiscono a causa del nome di Cristo e che muoiono per Lui.
Maria ci insegna a pregare, a fare della nostra preghiera un atto d’amore per Dio e di carità fraterna. Pregando con Maria, il nostro cuore accoglie coloro che soffrono. Come potrebbe la nostra vita non esserne, di conseguenza, trasformata? Perché il nostro essere e la nostra vita tutta intera non dovrebbero diventare luoghi di ospitalità per il nostro prossimo? Lourdes è un luogo di luce, perché è un luogo di comunione, di speranza e di conversione...".

martedì 12 settembre 2017

12 settembre 2006: lectio di Ratisbona. 12 settembre 2008: discorso al Collège des Bernardins di Parigi



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Cari amici, il 12 settembre e' una data molto importante per il Pontificato di Benedetto XVI perché, a due anni di distanza, tenne due discorsi storici, due pietre miliari per la chiesa: il 12 settembre 2006 ci fu la lectio magistralis di Ratisbona (clicca qui per leggere il testo) e il 12 settembre 2008 il Papa pronunciò il bellissimo discorso al Collège des Bernardins di Parigi (clicca qui per leggere il testo).
Grazie alla nostra Gemma rivediamo e riascoltiamo i due interventi.
R.

mercoledì 6 settembre 2017

La nostra preghiera per il card. Carlo Caffarra, tornato alla Casa del Padre

Ho appena appreso della morte dell'arcivescovo emerito di Bologna, il cardinale Carlo Caffarra.
E' una notizia che mi addolora profondamente per l'affetto e l'ammirazione che ho sempre nutrito per questo grande Pastore e teologo. Il card. Caffarra era un Uomo di Dio, profondamente intelligente, onesto e libero. Il suo coraggio e il suo grande amore per Cristo e la sua Chiesa devono esserci di esempio.
Una preghiera dal profondo del cuore nella certezza che d'ora in poi il cardinale veglierà su tutti noi.
Riposi in pace.
Il blog.

Nuove rivelazioni sull'ultimo conclave. La censura impenetrabile dei media. Rimini e malaria docent? (R.)

Clicca qui per leggere l'articolo di Marco Tosatti.

Mi colpiscono molto queste manovre. Sono "sconvolta" soprattutto per "certe" telefonate.
Ai tempi di Benedetto XVI un libro come questo sarebbe stato catapultato sulle prime pagine di tutti i giornali, ora invece...
Ricordate le famose rivelazioni sul Conclave del 2005? Tennero banco per giorni sui giornali nell'autunno dello stesso anno per poi essere "ripescate opportunamente" nel marzo 2013.
Notizie come queste sarebbero degne per lo meno di una riflessione giornalistica e invece tutto tace.
Nulla di nuovo sotto il sole. Del resto ormai i giornali sembrano avere dimenticato quella che dovrebbe essere la loro vocazione primaria: dare le notizie e commentarle.
Due FATTI degli ultimi giorni confermano questa situazione difficilmente confutabile. Pensiamo al caso delle bestie di Rimini. Per giorni certi quotidiani hanno tentato di nascondere la notizia o comunque di minimizzarla. Una forma grezza di censura mascherata da improbabile garantismo. E la stessa cosa sta accadendo per il caso della bimba di Trento morta di malaria (una preghiera per la piccina!). Anche in questo caso sembra che la notizia determini un certo turbamento perché indagare su TUTTE le possibili cause dà parecchio fastidio. Anche qui la censura è mascherata da garantismo. Ma va là!
Il primo dovere del giornalista è quello di dare la notizia, non di nasconderla quando fa comodo a lui o, più probabilmente, all'editore.
Ovviamente tutto il garantismo sparisce quando si tratta di attaccare il nemico. Solo qualche mese fa i giornali si sono divertiti a mettere in prima pagina la foto di Mons. George Ratzinger (e quella di Benedetto XVI) a proposito dei casi di abuso a Ratisbona. Lì il garantismo è andato a farsi "benedire" anche se il monsignore non c'entrava nulla con le accuse e, tanto meno, c'entrava il Papa.
Censura e garantismo a correnti alterne a seconda di dove tira il vento dell'editore.
Garantismo...ma ci prendono proprio per "baluba" :-)

Tornando alle rivelazioni del libro di Catherine Pepinster, possiamo dire che non ci sorprende la censura dei media. Non si vuole affrontare un certo discorso :-)
Mi ha colpito molto la notizia della telefonata al card. Mueller...chissà che cosa sarebbe successo fra l'aprile 2005 e il febbraio 2013. Altri tempi, altri Papi...altri media!
E' un dato di fatto che in moltissimi sentiamo la mancanza di Benedetto XVI (come dei suoi predecessori). Si poteva anche dissentire da quanto la Chiesa insegnava, ma sicuramente Essa non era irrilevante. La liturgia poi era un bene straordinario e fondamentale. In tutta onestà dispiace molto che un patrimonio bimillenario si stia disperdendo a favore di una chiesa sempre più intenta a inseguire il mondo piuttosto che ad anticiparlo.
R.

Ecco come gli allievi di Benedetto XVI hanno affrontato il tema del martirio (Gagliarducci)

Clicca qui per leggere l'articolo.

lunedì 28 agosto 2017

La vita di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI nel libro di Buonanno e Caruso: presentazione (YouTube)



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In occasione della presentazione del volume "Joseph Ratzinger Benedetto XVI - Immagini di una vita" presso la Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio (14 giugno 2017), i due autori, Maria Giuseppina Buonanno e Luca Caruso, hanno avuto modo di esporre il proprio lavoro e di parlare della vita di Benedetto XVI.
Grazie come sempre a Gemma :-)

martedì 22 agosto 2017

Benedetto XVI: è proprio nel silenzio esteriore, ma soprattutto in quello interiore, che Celestino V riesce a percepire la voce di Dio, capace di orientare la sua vita (YouTube)



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Il 4 luglio 2010 Benedetto XVI si recò in visita a Sulmona dove pronunciò un'omelia incentrata sulla figura di Celestino V. L'urna con la salma del Santo fu collocata proprio a fianco dell'altare. Possiamo quindi osservare il pallio che Benedetto XVI donò al suo predecessore l'anno precedente in occasione della sua visita ai luoghi colpiti dal gravissimo sisma del 6 aprile 2009. Grazie come sempre alla nostra Gemma :-)
Il testo integrale dell'omelia è consultabile qui.

In particolare:

Sono passati ben ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino V, ma egli rimane nella storia per le note vicende del suo tempo e del suo pontificato e,soprattutto, per la sua santità. 
La santità, infatti, non perde mai la propria forza attrattiva, non cade nell’oblio, non passa mai di moda, anzi, col trascorrere del tempo, risplende con sempre maggiore luminosità, esprimendo la perenne tensione dell’uomo verso Dio. Dalla vita di san Pietro Celestino vorrei allora raccogliere alcuni insegnamenti, validi anche nei nostri giorni.

Pietro Angelerio sin dalla sua giovinezza è stato un “cercatore di Dio”, un uomo desideroso di trovare risposte ai grandi interrogativi della nostra esistenza: chi sono, da dove vengo, perché vivo, per chi vivo? Egli si mette in viaggio alla ricerca della verità e della felicità, si mette alla ricerca di Dio e, per ascoltarne la voce, decide di separarsi dal mondo e di vivere da eremita. Il silenzio diventa così l'elemento che caratterizza il suo vivere quotidiano. 
Ed è proprio nel silenzio esteriore, ma soprattutto in quello interiore, che egli riesce a percepire la voce di Dio, capace di orientare la sua vita. 

C’è qui un primo aspetto importante per noi: viviamo in una società in cui ogni spazio, ogni momento sembra debba essere “riempito” da iniziative, da attività, da suoni; spesso non c’è il tempo neppure per ascoltare e per dialogare. Cari fratelli e sorelle! Non abbiamo paura di fare silenzio fuori e dentro di noi, se vogliamo essere capaci non solo di percepire la voce di Dio, ma anche la voce di chi ci sta accanto, la voce degli altri.

Ma è importante sottolineare anche un secondo elemento: la scoperta del Signore che fa Pietro Angelerio non è il risultato di uno sforzo, ma è resa possibile dalla Grazia stessa di Dio, che lo previene. Ciò che egli aveva, ciò che egli era, non gli veniva da sé: gli era stato donato, era grazia, ed era perciò anche responsabilità davanti a Dio e davanti agli altri. Sebbene la nostra vita sia molto diversa, anche per noi vale la stessa cosa: tutto l’essenziale della nostra esistenza ci è stato donato senza nostro apporto. 

Il fatto che io viva non dipende da me; il fatto che ci siano state persone che mi hanno introdotto nella vita, che mi hanno insegnato cosa sia amare ed essere amati, che mi hanno trasmesso la fede e mi hanno aperto lo sguardo a Dio: tutto ciò è grazia e non è “fatto da me”. Da noi stessi non avremmo potuto fare nulla se non ci fosse stato donato: Dio ci anticipa sempre e in ogni singola vita c’è del bello e del buono che noi possiamo riconoscere facilmente come sua grazia, come raggio di luce della sua bontà. 

Per questo dobbiamo essere attenti, tenere sempre aperti gli “occhi interiori”, quelli del nostro cuore. E se noi impariamo a conoscere Dio nella sua bontà infinita, allora saremo capaci anche di vedere, con stupore, nella nostra vita – come i Santi – i segni di quel Dio, che ci è sempre vicino, che è sempre buono con noi, che ci dice: “Abbi fede in me!”.

Nel silenzio interiore, nella percezione della presenza del Signore, Pietro del Morrone aveva maturato, inoltre, un’esperienza viva della bellezza del creato, opera delle mani di Dio: ne sapeva cogliere il senso profondo, ne rispettava i segni e i ritmi, ne faceva uso per ciò che è essenziale alla vita. So che questa Chiesa locale, come pure le altre dell’Abruzzo e del Molise, sono attivamente impegnate in una campagna di sensibilizzazione per la promozione del bene comune e della salvaguardia del creato: vi incoraggio in questo sforzo, esortando tutti a sentirsi responsabili del proprio futuro, come pure di quello degli altri, anche rispettando e custodendo la creazione, frutto e segno dell’Amore di Dio.
...
Infine, un ultimo elemento: san Pietro Celestino, pur conducendo vita eremitica, non era “chiuso in se stesso”, ma era preso dalla passione di portare la buona notizia del Vangelo ai fratelli. E il segreto della sua fecondità pastorale stava proprio nel “rimanere” con il Signore, nella preghiera, come ci è stato ricordato anche nel brano evangelico odierno: il primo imperativo è sempre quello di pregare il Signore della messe (cfr Lc 10,2).

Un pensiero a Ischia e un ricordo nella preghiera

Un pensiero speciale per Ischia e una preghiera per le due vittime e per i tanti feriti del sisma che ha colpito l'isola ieri sera.
In questo momento facciamo tutti il tifo per i Vigili del Fuoco (moderni angeli) che si stanno prodigando per salvare il piccolo Ciro, ancora intrappolato sotto le macerie.
R.

lunedì 21 agosto 2017

Italia in apprensione: improvvisamente scomparse tutte le "gambe tese" (R.)

Cari amici,
se non fosse una tragedia, ci sarebbe davvero da ridere, ma in fondo che male c'è a farsi qualche sana risata? Sì perchè c'è da morire dal ridere nell'assistere allo spettacolo odierno ripensando a quanto accadeva solo cinque anni fa...
Mi riferisco ovviamente a tutta la tematica relativa allo ius soli, ossia alla concessione della cittadinanza a chi nasce in un determinato Paese.
Per la cronaca del giorno vi rimando al sempre interessante e puntuale post di Marco Tosatti che è consultabile qui.
Ritorniamo con il pensiero a quanto accadeva negli anni del Pontificato di Papa Benedetto. Non appena egli parlava, c'era sempre chi, da qualche parte del mondo, si strappava i capelli o, non avendoli, altro.
Il Papa parlava e subito arrivava la "cavalleria" a difesa dello stato laico. Ricordo in particolare i radicali, sempre pronti a farsi intervistare a ogni pronunciamento del Papa o dei vescovi. 
C'era un'espressione davvero divertente, presa in prestito (credo) dal linguaggio sportivo: intervento a gamba tesa!
Il Papa entra a gamba tesa nel dibattito politico...
Ruini a gamba tesa sui politici...
Ratzinger di nuovo a gamba tesa...
Grave e inaccettabile ingerenza di Papa e Cei.
Stop ingerenze! Il Parlamento abolisca subito il Concordato e l'otto per mille!
Ricordiamo Emma Bonino (ora additata come sublime esempio da seguire) seduta in un gazebo nei pressi di Piazza San Pietro per protestare contro l'eccessiva presenza del Papa sulla Rai.
Gli interventi "a gamba tesa" riguardavano soprattutto i temi etici (in particolare la difesa della vita e del matrimonio). Ricordo, così per inciso, che si tratta di questioni che non riguardano solo lo Stato ma anche la Chiesa. Sono o, meglio, erano i cosiddetti principi non negoziabili.
Essere chiari su certi punti fondamentali equivaleva a entrare a gamba tesa nel dibattito politico.
Mi domando e vi domando: ma che fine hanno fatto tutte queste gambe tese?
Siamo preoccupati! Sarà il caso di lanciare un appello? Si dovrà interpellare la Sciarelli?
Siamo di fronte ad una vera e propria scomparsa, forse a un sequestro di...gambe tese! :-)
Purtroppo non ne abbiamo più notizie. Eppure mai come oggi esse avrebbero dovuto saltare fuori da gonne e pantaloni, pensino dai costumi da bagno!
Sì perchè il tema dello ius soli (diritto del suolo) è eminentemente e squisitamente politico nel senso più alto del termine.
Lo Stato è infatti costituito da tre elementi fondamentali intimamente connessi: il territorio, la sovranità e il popolo. E che cos'è il popolo? E' l'insieme degli individui che, su un determinato territorio, godono della cittadinanza del proprio Paese.
Parliamo di un elemento costitutivo dello Stato. Per questo le leggi che regolano l'acquisto della cittadinanza sono così importanti.
Non è un argomento da salotto. E' una questione politica fondamentale.
Forse in questo caso le "gambe tese" non sarebbero state poi così fuori luogo. Eppure...tutto tace.
La risata è d'obbligo.
Consoliamoci perchè, al prossimo giro, non sarà facile per i cultori delle "gambe tese" tirare fuori gli arti dagli armadi a meno che non vogliamo restare sepolti da una montagna di risate nemmeno troppo tese :-)
R.

Benedetto XVI: non ci costruiamo un Dio privato, non ci costruiamo un Gesù privato, ma che crediamo e ci prostriamo davanti a quel Gesù che ci viene mostrato dalle Sacre Scritture



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Il 20 agosto 2005, in occasione della Veglia della GMG di Colonia, davanti a un milione di giovani, Benedetto pronunciò una parte del suo intervento in Italiano. La trascrizione integrale del testo è consultabile qui.
Grazie come sempre a Gemma :-)

In particolare:

Questo significa che non ci costruiamo un Dio privato, non ci costruiamo un Gesù privato, ma che crediamo e ci prostriamo davanti a quel Gesù che ci viene mostrato dalle Sacre Scritture e che nella grande processione dei fedeli chiamata Chiesa si rivela vivente, sempre con noi e al tempo stesso sempre davanti a noi. 
Si può criticare molto la Chiesa. Noi lo sappiamo, e il Signore stesso ce l'ha detto: essa è una rete con dei pesci buoni e dei pesci cattivi, un campo con il grano e la zizzania. 
Papa Giovanni Paolo II, che nei tanti beati e santi ci ha mostrato il volto vero della Chiesa, ha anche chiesto perdono per ciò che nel corso della storia, a motivo dell'agire e del parlare di uomini di Chiesa, è avvenuto di male. In tal modo fa vedere anche a noi la nostra vera immagine e ci esorta ad entrare con tutti i nostri difetti e debolezze nella processione dei santi, che con i Magi dell'Oriente ha preso il suo inizio. In fondo, è consolante il fatto che esista la zizzania nella Chiesa. Così, con tutti i nostri difetti possiamo  tuttavia sperare di trovarci ancora nella sequela di Gesù, che ha chiamato proprio i peccatori. La Chiesa è come una famiglia umana, ma è anche allo stesso tempo la grande famiglia di Dio, mediante la quale Egli forma uno spazio di comunione e di unità attraverso tutti i continenti, le culture e le nazioni. Perciò siamo lieti di appartenere a questa grande famiglia che vediamo qui; siamo lieti di avere fratelli e amici in tutto il mondo. Lo sperimentiamo proprio qui a Colonia quanto sia bello appartenere ad una famiglia vasta come il mondo, che comprende il cielo e la terra, il passato, il presente e il futuro e tutte le parti della terra. In questa grande comitiva di pellegrini camminiamo insieme con Cristo, camminiamo con la stella che illumina la storia.

venerdì 18 agosto 2017

Una preghiera per le vittime e i feriti dell'attentato islamico di Barcellona

Benedetto XVI alla Sagrada Familia (Barcellona)
Cari amici,
oggi il nostro pensiero non può che andare a Barcellona, ai feriti e alle vittime del vile attentato di matrice islamica avvenuto nella giornata di ieri.
Una preghiera speciale per tutti.
Il blog

p.s. i buonisti di professione, prima di parlare ancora, magari comodamente seduti sulle loro poltrone in edifici ben protetti da forze dell'ordine e/o da alte mura o in comode redazioni, guardino le immagini di Barcellona (come quelle di Parigi, Nizza, Berlino, Monaco, Londra...) dando una ripassata anche a quelle di New York.
R.

martedì 15 agosto 2017

Benedetto XVI: "La grandezza di Maria, Madre di Dio, piena di grazia, pienamente docile all’azione dello Spirito Santo, vive già nel Cielo di Dio con tutta se stessa, anima e corpo" (15 agosto 2011)



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Grazie a Gemma riascoltiamo l'omelia tenuta da Papa Benedetto nella Solennità dell'Assunzione di Maria nel 2011. Buona Festa dell'Assunta a tutti :-)

Come da tradizione anche il 15 agosto 2011 Papa Benedetto XVI celebrò la Santa Messa dell'Assunzione di Maria nella Parrocchia di San Tommaso da Villanova, a Castel Gandolfo. Le omelie dell'Assunta sono vere perle del Pontificato di Joseph Ratzinger. Riascoltiamo quella pronunciata sei anni fa il cui testo è consultabile qui.

In particolare:

"ci ritroviamo riuniti, ancora una volta, a celebrare una delle più antiche e amate feste dedicate a Maria Santissima: la festa della sua assunzione alla gloria del Cielo in anima e corpo, cioè in tutto il suo essere umano, nell’integrità della sua persona. Ci è data così la grazia di rinnovare il nostro amore a Maria, di ammirarla e di lodarla per le “grandi cose” che l’Onnipotente ha fatto per Lei e che ha operato in Lei.

Nel contemplare la Vergine Maria ci è data un’altra grazia: quella di poter vedere in profondità anche la nostra vita. Sì, perché anche la nostra esistenza quotidiana, con i suoi problemi e le sue speranze, riceve luce dalla Madre di Dio, dal suo percorso spirituale, dal suo destino di gloria: un cammino e una meta che possono e devono diventare, in qualche modo, il nostro stesso cammino e la nostra stessa meta. Ci lasciamo guidare dai brani della Sacra Scrittura che la liturgia oggi ci propone. Vorrei soffermarmi, in particolare, su un’immagine che troviamo nella prima lettura, tratta dall’Apocalisse, e alla quale fa eco il vangelo di Luca: cioè, quella dell’arca".

"La grandezza di Maria, Madre di Dio, piena di grazia, pienamente docile all’azione dello Spirito Santo, vive già nel Cielo di Dio con tutta se stessa, anima e corpo".

"Il vangelo di Luca appena ascoltato (cfr Lc 1,39-56), ci mostra quest’arca vivente, che è Maria, in movimento: lasciata la sua casa di Nazaret, Maria si mette in viaggio verso la montagna per raggiungere in fretta una città di Giuda e recarsi nella casa di Zaccaria e di Elisabetta. Mi sembra importante sottolineare l’espressione “in fretta”: le cose di Dio meritano fretta, anzi le uniche cose del mondo che meritano fretta sono proprio quelle di Dio, che hanno la vera urgenza per la nostra vita. Allora Maria entra in questa casa di Zaccaria e di Elisabetta, ma non entra sola. Vi entra portando in grembo il figlio, che è Dio stesso fatto uomo. Certamente c’era attesa di lei e del suo aiuto in quella casa, ma l’evangelista ci guida a comprendere che questa attesa rimanda ad un’altra, più profonda. Zaccaria, Elisabetta e il piccolo Giovanni Battista sono, infatti, il simbolo di tutti i giusti di Israele, il cui cuore, ricco di speranza, attende la venuta del Messia salvatore. Ed è lo Spirito Santo ad aprire gli occhi di Elisabetta e a farle riconoscere in Maria la vera arca dell’alleanza, la Madre di Dio, che viene a visitarla. E così l’anziana parente l’accoglie dicendole “a gran voce”: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?” (Lc 1,42-43)".

"Cari fratelli! Stiamo parlando di Maria, ma, in un certo senso, stiamo parlando anche di noi, di ciascuno di noi: anche noi siamo destinatari di quell’amore immenso che Dio ha riservato - certo, in una maniera assolutamente unica e irripetibile - a Maria. In questa Solennità dell’Assunzione guardiamo a Maria: Ella ci apre alla speranza, ad un futuro pieno di gioia e ci insegna la via per raggiungerlo: accogliere nella fede, il suo Figlio; non perdere mai l’amicizia con Lui, ma lasciarci illuminare e guidare dalla sua parola; seguirlo ogni giorno, anche nei momenti in cui sentiamo che le nostre croci si fanno pesanti. Maria, l’arca dell’alleanza che sta nel santuario del Cielo, ci indica con luminosa chiarezza che siamo in cammino verso la nostra vera Casa, la comunione di gioia e di pace con Dio".

giovedì 10 agosto 2017

Riccardi voleva elogiare Tettamanzi o attaccare Ratzinger per l'ennesima volta? L'enigma Lombardi (R.)

Clicca qui per leggere l'editoriale.
Solitamente non leggo mai i pezzi di Riccardi ma, ahimè, in questo c'era la "parola chiave" (Ratzinger). Mi domando: l'intento era quello di fare un omaggio al cardinale Tettamanzi (che ricordiamo nelle nostre preghiere) o di attaccare per l'ennesima volta Benedetto XVI?
La cosa non mi turba più di tanto ma trovo che sia molto interessante il modo di agire degli "araldi" del nuovo corso. Pur di celebrare le primavere in fiore non si accorgono che certi argomenti sono un tantino spinosi, per non dire pericolosi. Nel senso che potrebbero ritorcersi contro i mittenti...
Dall'articolo apprendiamo che l'elezione di Benedetto XVI "era stata preparata da un gruppo consistente". 
Come? Che cosa vedono i miei occhi? Che cosa sentono le mie orecchie? L'elezione del Papa non è opera dello Spirito Santo ma frutto della decisione dei cardinali e magari di certi gruppi?
Che dolore! Che colpo al cuore! :-)
Forse Riccardi, però, vuole dire un'altra cosa: magari intende suggerire che la scelta di Benedetto è stata fatta dai porporati mentre quella degli altri Papi dallo Spirito Santo. Sì, deve essere così...
Eppure c'è qualcosa di strano...c'è una parola che mi batte nella testa come un martello...gruppo consistente! Ah sì! Ora ricordo! Gruppo...gruppo come quello di San Gallo di cui parlò Danneels? 
Lo dicevo io che certi argomenti erano pericolosi :-)
Se l'elezione del Papa è organizzata da gruppi per motivi, diciamo così, "pratici", gli araldi del nuovo corso dovrebbero iniziare a preoccuparsi. Sì perchè la situazione attuale è particolarmente drammatica: come ho letto sui social, l'espressione "chiesa in uscita" inizia ad avere un significato sinistro (i fedeli escono dalla chiesa e non vi rientrano!). L'otto per mille è in caduta libera perchè una marea di cittadini ha deciso, coscientemente, di firmare per lo Stato o per altre confessioni religiose mollando quella cattolica. All'estero sempre più fedeli lasciano la chiesa non solo in Europa ma anche in America Latina. Le riforme tanto sbandierate non solo non hanno portato frutti, ma sembra che si sia tornati al punto di partenza con l'aggravante di avere spazzato via molte strutture.
La partecipazione agli eventi "di piazza" non è più quella di una volta e, cosa ancora più grave, le grandi celebrazioni all'interno della Basilica di San Pietro, mostrano sedie sempre più vuote (nonostante le inquadrature, per così dire, "benevole").
A fronte di una massiccia presenza della chiesa sui mass media, l'influenza dei Cattolici è sempre meno incisiva nella società occidentale. Parlare degli argomenti che piacciono alla gente che piace produce sui semplici l'effetto opposto a quello che si desidererebbe.
Il caso del piccolo Charlie e quello del Venezuela hanno mostrano un vaticano molto debole e indotto a intervenire sotto la pressione dei fedeli che ormai manifestano i propri "dubia" sui social.
Quindi, cari araldi, attenzione! :-)
Un consiglio: smettete di usare ogni evento per attaccare Ratzinger. Pensate ad aiutare il nuovo corso a invertire una rotta che sta portando la chiesa verso un vicolo cieco.
R.

p.s. Ho letto l'intervista a Lombardi e ho trovato certe frasi su Benedetto XVI particolarmente sgradevoli e opposte rispetto ad altre dichiarazioni rilasciate tempo fa. Non sono mai riuscita a inquadrare bene il personaggio ma ora penso di avere capito che la prima sensazione era quella giusta...
Averne di giovani come quelli che seguivano Papa Benedetto!
R.

martedì 8 agosto 2017

Mons. Georg Gänswein spiega il ruolo e racconta le giornata del Papa Emerito Benedetto XVI (YouTube)



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In occasione della presentazione del volume "Joseph Ratzinger Benedetto XVI - Immagini di una vita" presso la Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio (14 giugno 2017), Mons. Georg Gänswein ha portato ai presenti il saluto di Papa Benedetto XVI.
Nella stessa occasione Mons. Gänswein ha parlato di come Papa Ratzinger trascorre le sue giornate in preghiera e ha speso parole importanti sul ruolo del Pontefice Emerito.
Un intervento tutto da ascoltare e su cui riflettere.
Grazie come sempre a Gemma per il grande lavoro :-)
R.

sabato 29 luglio 2017

Gmg di Colonia: più di un milione di giovani in adorazione del Santissimo con Benedetto XVI (YouTube)



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L'adorazione del Santissimo Sacramento presieduta da Benedetto XVI a Colonia durante la Veglia con più di un milione di giovani.
Momenti emozionanti per intensità e un grande insegnamento per tutta la Chiesa.

venerdì 28 luglio 2017

Una preghiera speciale per Charlie che è diventato un piccolo angelo

Ho appena letto la notizia della morte di Charlie.
E' inutile dire o scrivere troppe parole.
Una preghiera specialissima per il bimbo e per i suoi genitori sui quali veglierà per sempre un piccolo angelo.
Riposa in pace, piccolo!
Il blog

domenica 23 luglio 2017

Caso Ratisbona. Doverosi ringraziamenti ad Alberto e a Kathnet per il servizio alla verità (Raffaella)

Buona domenica, carissimi amici!
Non ho potuto fare a meno di notare che sui social viene rilanciato il post del blog con il commento del nostro Alberto a proposito del "rapporto Weber" sui presunti abusi nella diocesi di Ratisbona.
Grande eco sta avendo anche l'intervista di Kathnet allo storico Hesemann. Non penso però che tutto questo sussulto di giornalismo sia sufficiente. Parlano alcuni siti web ma tacciono i grandi giornali e le televisioni, forse perchè raccontare la verità significherebbe ammettere di avere mentito spudoratamente nei giorni scorsi.
In ogni caso ora è tardi per rimediare ai torti.
Abbiamo avuto modo di vedere in azione i mass media allineati: letto uno, letti tutti. Visto un telegiornale, visti tutti.
Un'agenzia confeziona una notizia vecchia di sette anni, ci mette sopra un fiocco e la presenta come assoluta novità. Tutti abboccano. In realtà il verbo abboccare (sulla base del politicamente corretto chiediamo scusa ai pesci che potrebbero sentirsi offesi dall'accostamento...) non è quello giusto perchè esso presuppone una certa inconsapevolezza. In realtà giornalisti e vaticanisti non potevano non sapere che le notizie erano datate e quindi c'è stato dolo nella diffusione della fake news. Inoltre, cosa gravissima, nessuno si è preoccupato di leggere la fonte originale o almeno di farsela tradurre dal tedesco. Si voleva colpire Mons. Georg Ratzinger e lo si è fatto senza ritegno. Egli ha dedicato la sua vita alla Chiesa (maiuscolo) e alla musica ed è stato ripagato, a 93 anni, nei modi che abbiamo visto. La sua colpa? Avere un fratello minore di nome Joseph diventato Papa con il nome di Benedetto XVI.
Mi vergogno di tutto ciò e chiedo scusa a Mons. Ratzinger a nome dei giornalisti italiani (e non solo).
Ritengo ancora più grave il comportamento della chiesa (minuscolo) e dei suoi mezzi di comunicazione che non hanno speso una parola a favore della verità. 
In fondo bisogna capirli: nei giorni in cui il mondo cattolico era impegnato sui social e sui blog a diffondere la verità su Mons. Ratzinger, in altri luoghi ci si preoccupava di bacchettare i cattolici americani e di offendere preti e vescovi non allineati chiamandoli ignoranti (qui e qui).
Addirittura un'autorevole firma bacchetta i media sul caso Ratisbona senza nominare, nemmeno di striscio, Georg Ratzinger. 
Grazie ancora ad Alberto e Kathnet per il servizio alla verità in tempi non facili e grazie a tutti gli amici del blog sempre e comunque presenti :-)
R.

No, la chiesa non può essere solo applausi. Intervista a Gerhard Ludwig Müller (Matzuzzi)

Clicca qui per leggere l'intervista segnalati da Eufemia.

Dal cardinale Sarah un'umile lezione di stile (Magister)

Clicca qui per leggere il commento.

sabato 22 luglio 2017

'Il rapporto sul Coro di Ratisbona scagiona Georg Ratzinger'. La traduzione dell'intervista di Yuliya Tkachova allo storico e biografo Michael Hesemann

Clicca qui per leggere la traduzione in italiano dell'intervista che Yuliya Tkachova ha fatto allo storico e biografo Michael Hesemann in rapporto alla relazione sullo scandalo dei Cantori del Duomo di Ratisbona.
Ci tengo particolarmente a ringraziare kath.net per l'impegno straordinario nella ricerca e divulgazione della verità.
A questo punto consiglierei a giornalisti e commentatori o sedicenti tali di andarsi a nascondere nel punto più remoto della Terra. Che vergogna...
R.

venerdì 21 luglio 2017

Ecco la verità su Georg Ratzinger così come risulta dalla lettura integrale del rapporto sugli abusi di Ratisbona (Alberto)

Carissimi amici,
il nostro Alberto ha fatto un lavoro straordinario leggendo direttamente il rapporto sugli abusi reso noto nei giorni scorsi dalla diocesi di Ratisbona.
Dallo studio diretto della fonte, operazione sconosciuta alla maggiorparte dei commentatori ma base del giornalismo di un certo livello, si ricava che Mons. Georg Ratzinger è del tutto estraneo agli episodi di violenza emersi. Non solo: nulla è cambiato rispetto a quanto già si sapeva nel 2010.
Il fatto che la maggiorparte dei giornali e delle tv abbia presentato il documento di Ratisbona come novità dimostra ancora una volta non solo la faziosità ma anche l'assoluta mancanza di scrupoli e di professionalità di molti (non di tutti).
Accostare sui giornali e soprattutto in televisione il volto di Mons. Ratzinger e, ovviamente, di Papa Benedetto XVI a questa vicenda non è solo un'operazione scorretta e priva di etica ma, a mio avviso, assume i connotati di un vero e proprio reato. 
Il fatto che la chiesa cattolica e il vaticano abbiano permesso questa operazione senza intervenire nemmeno con una nota di precisazione è ancora più grave e non deve stupire se in molti ne stanno traendo le dovute conclusioni.
Si dice spesso che il processo primaverile in atto è irreversibile. Davvero? Si sappia che è irreversibile anche la condanna di certi comportamenti anche omissivi.
Grazie ancora ad Alberto per il grande aiuto che ci ha dato.
Riporto integralmente i suoi interventi scritti ieri sul blog. I professionisti della disinformazione sono pregati di prendere appunti.
R.


"Non solo i fatti erano fondamentalmente già noti nel 2010 (salvi l'arco temporale e la consistenza numerica riferiti dal rapporto Weber), ma per quanto riguarda precisamente la posizione di Georg Ratzinger, risulta in sostanza confermata nel rapporto la versione dei fatti dallo stesso rilasciata alla stampa nel 2010.


Direi di più, essa risulta rafforzata, in quanto va tenuto in conto che:


- l'avv. Weber è stato appositamente scelto dalla diocesi perché legale della Wasser Ring, associazione di tutela delle vittime di abusi e quindi massima garanzia di trasparenza e di non collusione con le istituzioni ecclesiastiche


- Weber ha contattato e ascoltato gli studenti, ma non ha domandato a G. R. la sua versione dei fatti


- il metodo usato da Weber non è quello di un processo, da svolgersi in contraddittorio, ma una specie di inchiesta storica che non ha pretese di arrivare alla verità piena ma, come dice lo stesso Weber, si accontenta di affermare una maggiore o minore plausibilità dei resoconti degli studenti, con conseguente risarcimento in denaro offerto dalla diocesi.
Quindi se, a tale limitato fine, è giusto privilegiare la versione data dagli allora studenti, si può ritenere altamente plausibile – per parafrasare Weber – che ciò che essi non affermano essere accaduto non è accaduto.
Al ruolo di Georg Ratzinger (che era il Domkapellmeister, maestro di cappella del Duomo, e non lavorava nelle strutture scolastiche) il rapporto dedica le pagine 378-381, all'interno di un contesto nel quale si precisa che gli episodi violenti (anche quelli, la gran maggioranza, di abuso dei mezzi di correzione a connotazione non sessuale) accaddero non nell'ambito delle lezioni musicali del coro ma in quello ginnasiale e del convitto.


Dalla lettura di tali pagine si evince che egli (Georg Ratzinger) non è accusato da nessuno di alcun maltrattamento, né fisico né morale (è stato semmai lui stesso, nel 2010, a ricordare spontaneamente di aver dato prima del 1980 qualche schiaffo, di cui si era già allora pentito), ma al massimo di aver ricevuto qua e là notizia di eccessi nell'uso dei mezzi di correzione nelle sedi ginnasiali e convittuali e di non essere intervenuto, salvo aver mandato una lettera di segnalazione al direttore scolastico nel 1989.
E' proprio ciò che lo stesso G.R. disse nell'intervista del 2010: gli erano giunte alcune voci in tal senso (mai di abusi sessuali) e non ne aveva immaginato la portata.
La più grave delle accuse specifiche gliela rivolge un ex studente, il quale riferisce che, durante un pranzo, mise in tasca dell'arrosto di maiale, fu per questo schiaffeggiato dal direttore della scuola e G. R. assistette senza intervenire.
Il rapporto conferma che non vi è alcuna prova che egli abbia mai saputo di abusi sessuali ed anzi cita opinioni di studenti che ritengono altamente improbabile che egli ne sapesse qualcosa, a causa del suo carattere schivo e del suo interesse al solo aspetto musicale del coro, contrapposto al totale disinteresse per la vita della scuola e del convitto.
Non manca nel rapporto (ma del tutto nei resoconti giornalistici) la parola di alcune vittime di maltrattamenti che hanno di G.R. un caro ricordo "Dava l'impressione di non percepire la realtà circostante al di fuori della musica. Era una persona rispettata, ma più come un nonno che distribuiva settimanalmente dei dolci e con la sua passione più alta per la buona musica... Non sapeva nulla della scuola. Anche della vita interna al collegio non sapeva davvero molto" (righi 24-29 pag. 378).


Nelle pag. 212-218 il rapporto non analizza eventuali responsabilità di GR di cui abbiamo già parlato prima, ma la sua personalità come descritta da 124 vittime di maltrattamenti all'interno dell'istituzione di Regensburg.
Sulla sua personalità le opinioni divergono. Mentre qualcuno afferma di ricordarlo irascibile e autoritario, soprattutto se l'esecuzione non era musicalmente perfetta, ed alcuni di questi ricordano gli schiaffi durante le prove di cui lo stesso GR aveva già parlato, tirate di orecchie o capelli, ma precisando che il maestro non si divertiva a punire bensì semplicemente si arrabbiava alquanto e aveva i suoi scatti d'ira, molti altri – che pure si dichiarano vittime di veri e propri maltrattamenti e abusi da parte di altre persone – lo elogiano: “Era autoritario ma non ha mai fatto male a nessuno”; “Era veramente giusto, competente. Lo ricordo con rispetto”; “Sgridava, ma in modo amichevole, mai vendicativo”; “Era rigoroso, ma indubbiamente bonario”; “Ne ho un buon ricordo, come di una persona molto calorosa”; “I bambini gli andavano incontro senza paura. Era sempre attorniato da grappoli di bambini”; “"Il nostro Domkapellmeister, il nostro capo, era apprezzato da tutti i bambini, anche se ci sottoponeva a prove stressanti”; "Se era possibile, eravamo tutti i pomeriggi alle ore 16 davanti alla sua porta e lui condivideva con noi pezzi di torta, biscotti e dolci” “I bravi alunni lo amavano”