Su segnalazione della nostra Gemma leggiamo una frase contenuta nel libro del card. Sarah a proposito di Benedetto XVI:
"Spesso, pensando a Benedetto XVI, sento questa frase di san Paolo e Timoteo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede» (2Tm4,7). Credo che questo successore di Pietro sia stato al centro di tante battaglie, di tutto ciò che poteva donare alla Chiesa e ai fedeli nell'ordine spirituale, umano, teologico, intellettuale. In fondo, questo pontificato assomiglia a un magnifico libro aperto verso il cielo, una meravigliosa intelligenza rivolta verso Dio solo. Joseph Ratzinger ha sempre avuto l'umiltà dei figli di san Benedetto, riassunta dal motto "Ora et labora". "Quaerere Deum", cercare Dio, è la vera sintesi del pontificato di Benedetto XVI". Da: Dio o niente, Robert Sarah Conversazione sulla fede con Nicolas Diat Cantagalli Ed.
LINK DIRETTO SU YOUTUBE Grazie al lavoro della nostra Gemma rivediamo una vera pietra miliare del Pontificato di Joseph Ratzinger. Il 31 agosto 2011, in occasione dell'udienza generale tenutasi a Castel Gandolfo, Benedetto XVI spiegò in modo sublime il rapporto fra arte e preghiera. L'intera riflessione è consultabile qui. In particolare: " Il Signore stesso ci offre molte occasioni perché ci ricordiamo di Lui. Oggi vorrei soffermarmi brevemente su uno di questi canali che possono condurci a Dio ed essere anche di aiuto nell’incontro con Lui: è la via delle espressioni artistiche, parte di quella “via pulchritudinis” – “via della bellezza” - di cui ho parlato più volte e che l’uomo d’oggi dovrebbe recuperare nel suo significato più profondo. Forse vi è capitato qualche volta davanti ad una scultura, ad un quadro, ad alcuni versi di una poesia, o ad un brano musicale, di provare un’intima emozione, un senso di gioia, di percepire, cioè, chiaramente che di fronte a voi non c’era soltanto materia, un pezzo di marmo o di bronzo, una tela dipinta, un insieme di lettere o un cumulo di suoni, ma qualcosa di più grande, qualcosa che “parla”, capace di toccare il cuore, di comunicare un messaggio, di elevare l’animo. Un’opera d’arte è frutto della capacità creativa dell’essere umano, che si interroga davanti alla realtà visibile, cerca di scoprirne il senso profondo e di comunicarlo attraverso il linguaggio delle forme, dei colori, dei suoni. L’arte è capace di esprimere e rendere visibile il bisogno dell’uomo di andare oltre ciò che si vede, manifesta la sete e la ricerca dell’infinito. Anzi, è come una porta aperta verso l’infinito, verso una bellezza e una verità che vanno al di là del quotidiano. E un’opera d’arte può aprire gli occhi della mente e del cuore, sospingendoci verso l’alto. Ma ci sono espressioni artistiche che sono vere strade verso Dio, la Bellezza suprema, anzi sono un aiuto a crescere nel rapporto con Lui, nella preghiera. Si tratta delle opere che nascono dalla fede e che esprimono la fede". "Cari amici, vi invito a riscoprire l’importanza di questa via anche per la preghiera, per la nostra relazione viva con Dio. Le città e i paesi in tutto il mondo racchiudono tesori d’arte che esprimono la fede e ci richiamano al rapporto con Dio. La visita ai luoghi d’arte, allora, non sia solo occasione di arricchimento culturale - anche questo - ma soprattutto possa diventare un momento di grazia, di stimolo per rafforzare il nostro legame e il nostro dialogo con il Signore, per fermarsi a contemplare - nel passaggio dalla semplice realtà esteriore alla realtà più profonda che esprime - il raggio di bellezza che ci colpisce, che quasi ci “ferisce” nell’intimo e ci invita a salire verso Dio".
Clicca qui per leggere l'articolo di Antonio Socci. Grazie a tutti per la segnalazione :-) Come ha scritto giustamente MedievAle non è giusto coinvolgere il Papa Emerito che ha scelto di vivere in preghiera. La chiesa (minuscolo) ed i cattolici hanno avuto ben otto anni per apprezzare gli interventi e l'intelletto fine e geniale di Benedetto XVI. Non tutti hanno saputo apprezzare e, in un certo senso, approfittare della fortuna di essere contemporanei di uno dei più grandi teologi (e Papi) che la Chiesa abbia avuto. Perché chiedere al Papa Emerito di esporsi ANCORA e personalmente? Ricordiamoci che Joseph Ratzinger è stato il comodo parafulmine per tutti e per tutto prima, durante e dopo il suo Pontificato. Ora BASTA! Ciascuno si assuma le proprie responsabilità, prenda coraggio e si attivi in prima persona senza nascondersi dietro ad altri. Capisco il ragionamento di Socci ma non condivido l'idea di costringere Benedetto ad intervenire quando praticamente nessuno fra gli altissimi lorsignori prelati si è scomodato a difenderlo in passato. Ripenso al giorno di chiusura degli esercizi spirituali in Vaticano nel 2013 (dopo l'annuncio della rinuncia al Pontificato e prima della conclusione della stesso). Ci saremmo aspettati che la curia chiedesse umilmente perdono al Papa per non avergli dato sostegno ed averlo spesso utilizzato come comodo parafulmine. Nulla di tutto ciò...solo parole di circostanza. Sembrava quasi che lorsignori (o molti di loro) fossero addirittura sollevati per l'annuncio delle dimissioni. Per non parlare dei "lecchinaggi" (scusate il francesismo) consumati insieme agli applausi verso il "nuovo" corso. Ora i consensi calano, le folle non accorrono più tanto numerose, si levano le voci critiche e qualcuno forse realizza che forse si stava meglio quando si pensava di stare peggio. E allora? Che vogliono questi signori? Escano dal vicolo cieco ma ci facciano un favore; si scordino di usare per l'ennesima volta Joseph Ratzinger. R.
LINK DIRETTO SU YOUTUBE Cari amici, il 12 settembre e' una data molto importante per il Pontificato di Benedetto XVI perché, a due anni di distanza, tenne due discorsi storici, due pietre miliari per la chiesa: il 12 settembre 2006 ci fu la lectio magistralis di Ratisbona (clicca qui per leggere il testo) e il 12 settembre 2008 il Papa pronunciò il bellissimo discorso al Collège des Bernardins di Parigi (clicca qui per leggere il testo). Grazie alla nostra Gemma rivediamo e riascoltiamo i due interventi. R.
Cari amici, oggi è il giorno del ricordo di uno dei fatti più sanguinosi dell'umanità: gli attentati dell'11 settembre 2001. Nessuno potrà e dovrà mai dimenticare quei fatti ed è giusto farne memoria ogni volta che è possibile. Il 20 aprile 2008, in occasione del suo Viaggio Apostolico negli Stati Uniti, Benedetto XVI si recò a Ground Zero per recitare una preghiera in memoria delle migliaia di vittime di quella tragica mattinata di settembre. Rileggiamo e preghiamo con Papa Benedetto. R. PREGHIERA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI Ground Zero, New York
Domenica, 20 aprile 2008
O Dio dell’amore, della compassione e della riconciliazione,
rivolgi il Tuo sguardo su di noi, popolo di molte fedi e tradizioni diverse,
che siamo riuniti oggi in questo luogo,
scenario di incredibile violenza e dolore.