Clicca qui per leggere l'articolo di Socci che mi dà il "là" per fare un commento.
Ancora una volta preferisco non entrare nel merito anche se penso che ancora molto debba essere scritto sulla rinuncia di Benedetto XVI. Credo però che occorra indagare soprattutto nella chiesa e in particolare su alcuni uomini di chiesa. Vorrei saperne di più, tanto per fare un esempio, sul famoso "gruppo di San Gallo".
Ora però mi preme fare con voi un'altra riflessione.
Visitando per diletto l'immensità della Rete (e soprattutto i social), sono rimasta colpita da un particolare.
Regnante Benedetto XVI, eravamo noi fedeli laici a rispondere per le rime a giornalisti, teologi improvvisati, politici e tutto il resto della compagnia cantante.
E ancora adesso, a quattro anni dalla rinuncia, non abbiamo smesso di sostenere Benedetto e di "difenderlo" da attacchi insulsi.
Gli "addetti ai lavori" non si sprecano certamente nel sostegno di Benedetto come, del resto, non si sprecavano nemmeno quando era Papa. Anzi! Forse è meglio che non aprano proprio bocca visti i risultati :-)
Con il cambio di pontificato, tuttavia, noto uno strano "fenomeno": sono gli stessi giornalisti che rispondono ai propri colleghi giornalisti, i teologi improvvisati che rispondono ai teologi, vescovi che rispondono ai cardinali, cardinali che rispondono ad altri cardinali, prelati che rispondono ai giornalisti, vaticanisti che controbattono ai teologi ecc. ecc. ecc.
Insomma: dispute fra addetti ai lavori con il fronte dei "guardiani della rivoluzione" particolarmente compatto ma un tantino noioso nel ripetere sempre gli stessi concetti che si riassumono nella parola "primavera".
In tutto ciò mi chiedo: che fine hanno fatto i laici?
Possibile che nessuno senta la necessità di creare un sito, un blog, un canale social che non si limiti a rilanciare foto o slogan, ma che sia in grado di rispondere ai fatti con altrettanti fatti?
Non basta dire: vergogna! Non si fa così! Invidiosi! Sepolcri imbiancati! Vedove!
Occorre controbattere con la ragione alle ragioni altrui.
E' questo che manca e che costituisce un serio rischio per il futuro della chiesa. Sembra che si sia persa la capacità di difesa ragionata. Un vero peccato...
Addirittura c'è chi vuole fare credere (agli ingenui) che mai ci siano stati attacchi così violenti in passato. Ma stiamo scherzando? Basta leggere i post del blog e in particolare dopo Ratisbona, dopo la revoca della scomunica ai Lefebvriani (ora riaccolti a braccia aperte), dopo l'orrendo 2010 (ora si glissa sul tema pedofilia finché è possibile) e via discorrendo.
La differenza è che allora i laici alzavano la voce, ora lo fanno gli addetti ai lavori disprezzando spesso e volentieri gli altri.
In coscienza penso che questo blog abbia fatto la sua parte in passato: una parte molto piccola ma certamente ci abbiamo messo il cuore. Manca tutto questo nel momento presente: fedeli semplici che si rimboccano le maniche.
I laici che difendono le proprie idee senza contropartite, senza tornaconti personali, senza gruppi di pressione alle spalle, sono certamente più incisivi delle battaglie fra addetti ai lavori.
In questo (e forse solo in questo) Benedetto è stato "fortunato" :-)
R.
P.S. Aggiornamento.
Nella schiera dei "guardiani" c'è poi chi è andato proprio "in palla" ed è arrivato ad accusare la CDF di "atteggiamento sabotatorio", dimenticando che in questi ultimi vent'anni la Congregazione, con Ratzinger cardinale e poi Papa, è stata in prima linea contro gli abusi combattendo contro ogni genere di resistenza, curiale e non. Attenzione a citare il "caso" Marie Collins perchè potrebbe essere un'arma a doppio taglio. Infatti il card. Müller ha spiegato perfettamente le sue ragioni (clicca qui), mentre i "guardiani" si sono ben guardati (e si guardano!) dal riferire altre parole della signora Collins (clicca qui).
Ecco perchè è riduttivo e a volte controproducente affidare la difesa unicamente a giornalisti e commentatori di parte.
Questo blog ha ampiamente documentato tutto il lavoro di Ratzinger, cardinale e Papa, contro gli abusi di alcuni membri del clero. Qui lo speciale con date, dati e fonti.
Ratzinger (e la CDF) condannarono Inzoli che poi però fu graziato nel 2014, dopo la rinuncia di Benedetto. Ne vogliamo parlare o è meglio tacere perchè è argomento scomodo?
Ripeto: l'argomento abusi è molto ma molto pericoloso se usato a senso unico, soprattutto a fronte del lavoro fatto da Ratzinger e ben documentato da blog "indipendenti".
R.
martedì 14 marzo 2017
Rapporti Ebrei-Cattolici. Questa sarebbe stata una "notizia bomba" ai tempi di Benedetto XVI, ora invece...
Clicca qui per leggere il commento di Magister.
Ai tempi di Papa Benedetto schiere di vaticanisti sarebbero stati avvistati alla porta dei Rabbini Di Segni e Laras. Oggi invece tutto tace...potenza della pax mediatica :-)
R.
p.s. fino al 2013 la giustizia doveva prevalere sulla misericordia pena l'accusa di insabbiamento. Ora, invece, chi ricorda che non esiste misericordia senza giustizia viene definito "legalista" (quando si usa un'espressione gentile). Potenza delle simpatie giornalistiche :-)
R.
Ai tempi di Papa Benedetto schiere di vaticanisti sarebbero stati avvistati alla porta dei Rabbini Di Segni e Laras. Oggi invece tutto tace...potenza della pax mediatica :-)
R.
p.s. fino al 2013 la giustizia doveva prevalere sulla misericordia pena l'accusa di insabbiamento. Ora, invece, chi ricorda che non esiste misericordia senza giustizia viene definito "legalista" (quando si usa un'espressione gentile). Potenza delle simpatie giornalistiche :-)
R.
domenica 12 marzo 2017
Benedetto XVI: “Gesù solo” è tutto ciò che è dato ai discepoli e alla Chiesa di ogni tempo (YouTube)
LINK DIRETTO SU YOUTUBE
Buona domenica amici!
E' bello rivedere e riascoltare un intervento di Benedetto XVI in occasione dell'Angelus del 28 febbraio 2010.
Grazie come sempre a Gemma :-)
Qui la trascrizione del testo pronunciato da Papa Benedetto.
In particolare:
"Luca non parla di Trasfigurazione, ma descrive quanto è avvenuto attraverso due elementi: il volto di Gesù che cambia e la sua veste che diventa candida e sfolgorante, alla presenza di Mosè ed Elia, simbolo della Legge e dei Profeti. I tre discepoli che assistono alla scena sono oppressi dal sonno: è l’atteggiamento di chi, pur essendo spettatore dei prodigi divini, non comprende. Solo la lotta contro il torpore che li assale permette a Pietro, Giacomo e Giovanni di “vedere” la gloria di Gesù".
"I discepoli non sono più di fronte ad un volto trasfigurato, né ad una veste candida, né ad una nube che rivela la presenza divina. Davanti ai loro occhi, c’è “Gesù solo” (v. 36). Gesù è solo davanti al Padre suo, mentre prega, ma, allo stesso tempo, “Gesù solo” è tutto ciò che è dato ai discepoli e alla Chiesa di ogni tempo: è ciò che deve bastare nel cammino. È lui l’unica voce da ascoltare, l’unico da seguire, lui che salendo verso Gerusalemme donerà la vita e un giorno “trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso” (Fil 3,21).
“Maestro, è bello per noi essere qui” (Lc 9,33): è l’espressione estatica di Pietro, che assomiglia spesso al nostro desiderio di fronte alle consolazioni del Signore. Ma la Trasfigurazione ci ricorda che le gioie seminate da Dio nella vita non sono punti di arrivo, ma sono luci che Egli ci dona nel pellegrinaggio terreno, perché “Gesù solo” sia la nostra Legge e la sua Parola sia il criterio che guida la nostra esistenza".
"Ho appreso con profonda tristezza le tragiche notizie delle recenti uccisioni di alcuni Cristiani nella città di Mossul e ho seguito con viva preoccupazione gli altri episodi di violenza, perpetrati nella martoriata terra irachena ai danni di persone inermi di diversa appartenenza religiosa. In questi giorni di intenso raccoglimento ho pregato spesso per tutte le vittime di quegli attentati ed oggi desidero unirmi spiritualmente alla preghiera per la pace e per il ripristino della sicurezza, promossa dal Consiglio dei Vescovi di Ninive. Sono affettuosamente vicino alle comunità cristiane dell’intero Paese. Non stancatevi di essere fermento di bene per la patria a cui, da secoli, appartenete a pieno titolo!
Nella delicata fase politica che sta attraversando l’Iraq mi appello alle Autorità civili, perché compiano ogni sforzo per ridare sicurezza alla popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili. Mi auguro che non si ceda alla tentazione di far prevalere gli interessi temporanei e di parte sull’incolumità e sui diritti fondamentali di ogni cittadino. Infine, mentre saluto gli iracheni presenti qui in Piazza, esorto la comunità internazionale a prodigarsi per dare agli Iracheni un futuro di riconciliazione e di giustizia, mentre invoco con fiducia da Dio onnipotente il dono prezioso della pace".
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giovedì 9 marzo 2017
Chiesa, pedofilia e dichiarazioni di Marie Collins...quando i media citano solo ciò che fa comodo (R.)
Clicca qui per leggere l'articolo di Sandro Magister.
Sul caso Karadima e la tolleranza zero di Benedetto XVI:
La tolleranza zero di Papa Benedetto XVI sulla pedofilia nel clero: il "caso" Karadima
Sul caso Karadima e la tolleranza zero di Benedetto XVI:
La tolleranza zero di Papa Benedetto XVI sulla pedofilia nel clero: il "caso" Karadima
Tutti contro Mons. Negri ma davvero dentro e fuori il Vaticano non ci sono responsabilità? (Raffaella)
Clicca qui per leggere l'intervista a Mons. Negri che sta avendo un'eco straordinaria soprattutto fra i "guardiani della rivoluzione".
Non entrerò nel merito della questione ma mi preme sottolineare due aspetti:
1) davvero qualcuno può pensare che non ci siano responsabilità vaticane (e non solo) in tutta la vicenda della rinuncia di Papa Benedetto?
2) come mai c'è ancora tanto astio nei confronti di Joseph Ratzinger da parte di chi si è autoproclamato guardiano del nuovo corso?
Come ho detto, non entrerò nel merito delle parole di Mons. Negri, che non ha bisogno di essere difeso e che ha il coraggio di dire apertamente ciò che pensa senza nascondersi dietro il comodo anonimato e senza vivacchiare del comodo silenzio di tanti suoi "colleghi".
Ma davvero pensiamo che non ci siano responsabilità dietro la rinuncia di Papa Benedetto?
Non sto dicendo che le sue dimissioni siano state imposte o siano frutto di un complotto, ma mi pare del tutto evidente che egli non abbia potuto contare sull'appoggio necessario dentro e fuori le Mura.
Se "lorsignori" lo avessero aiutato invece di mettergli i bastoni fra le ruote, forse, le cose sarebbero andate diversamente.
Ribadisco ora ciò che scrissi anche quattro anni fa. Mi sarei aspettata un "mea culpa" generale della curia e degli episcopati nazionali dopo l'11 febbraio 2013. Mi sarei aspettata delle scuse al Papa per averlo lasciato troppo spesso (e volentieri) da solo nei momenti di difficoltà. Nulla di tutto ciò. Nessuno si dimise in quella circostanza ad eccezione del Papa ovviamente.
E non ci sono responsabilità? Suvvia...siamo seri!
Rinuncia senza costrizioni sì, mancanza di responsabilità altrui no!
E che dire di chi parla ora puntando il ditino contro Mons. Negri ma, durante il Pontificato di Benedetto, se ne stava comodamente zitto e interveniva solo se strettamente necessario e non sempre?
Per non parlare dei "guardiani" del nuovo corso.
Ho letto almeno quattro articoli in cui, per attaccare Negri, si finisce per offendere Ratzinger.
E basta! Secondo alcuni il Papa emerito non dovrebbe nemmeno ricevere visite (è forse in carcere?), non dovrebbe parlare con nessuno (è in clausura?) e soprattutto non dovrebbe vestirsi di bianco e farsi chiamare Papa (e come lo dobbiamo chiamare? Cardinale?). Ricordo, per inciso, a tutti che la decisione circa l'abbigliamento e il titolo fu presa da Benedetto quando era ancora regnante. Quindi, se la cosa disturba, si chieda al Pontefice regnante di modificare la decisione del predecessore. Non vedo perchè debbano essere dei giornalisti o dei sedicenti teologi a puntare il ditino e il mouse.
C'è poi chi invoca punizioni per l'arcivescovo uscente di Ferrara. Ovviamente nel nome della misericordia...
Noto con una punta di divertimento che l'intervista a Mons. Negri sta avendo un successore mediatico. Evidentemente è difficile se non impossibile relegare Benedetto XVI nel dimenticatoio :-)
R.
Non entrerò nel merito della questione ma mi preme sottolineare due aspetti:
1) davvero qualcuno può pensare che non ci siano responsabilità vaticane (e non solo) in tutta la vicenda della rinuncia di Papa Benedetto?
2) come mai c'è ancora tanto astio nei confronti di Joseph Ratzinger da parte di chi si è autoproclamato guardiano del nuovo corso?
Come ho detto, non entrerò nel merito delle parole di Mons. Negri, che non ha bisogno di essere difeso e che ha il coraggio di dire apertamente ciò che pensa senza nascondersi dietro il comodo anonimato e senza vivacchiare del comodo silenzio di tanti suoi "colleghi".
Ma davvero pensiamo che non ci siano responsabilità dietro la rinuncia di Papa Benedetto?
Non sto dicendo che le sue dimissioni siano state imposte o siano frutto di un complotto, ma mi pare del tutto evidente che egli non abbia potuto contare sull'appoggio necessario dentro e fuori le Mura.
Se "lorsignori" lo avessero aiutato invece di mettergli i bastoni fra le ruote, forse, le cose sarebbero andate diversamente.
Ribadisco ora ciò che scrissi anche quattro anni fa. Mi sarei aspettata un "mea culpa" generale della curia e degli episcopati nazionali dopo l'11 febbraio 2013. Mi sarei aspettata delle scuse al Papa per averlo lasciato troppo spesso (e volentieri) da solo nei momenti di difficoltà. Nulla di tutto ciò. Nessuno si dimise in quella circostanza ad eccezione del Papa ovviamente.
E non ci sono responsabilità? Suvvia...siamo seri!
Rinuncia senza costrizioni sì, mancanza di responsabilità altrui no!
E che dire di chi parla ora puntando il ditino contro Mons. Negri ma, durante il Pontificato di Benedetto, se ne stava comodamente zitto e interveniva solo se strettamente necessario e non sempre?
Per non parlare dei "guardiani" del nuovo corso.
Ho letto almeno quattro articoli in cui, per attaccare Negri, si finisce per offendere Ratzinger.
E basta! Secondo alcuni il Papa emerito non dovrebbe nemmeno ricevere visite (è forse in carcere?), non dovrebbe parlare con nessuno (è in clausura?) e soprattutto non dovrebbe vestirsi di bianco e farsi chiamare Papa (e come lo dobbiamo chiamare? Cardinale?). Ricordo, per inciso, a tutti che la decisione circa l'abbigliamento e il titolo fu presa da Benedetto quando era ancora regnante. Quindi, se la cosa disturba, si chieda al Pontefice regnante di modificare la decisione del predecessore. Non vedo perchè debbano essere dei giornalisti o dei sedicenti teologi a puntare il ditino e il mouse.
C'è poi chi invoca punizioni per l'arcivescovo uscente di Ferrara. Ovviamente nel nome della misericordia...
Noto con una punta di divertimento che l'intervista a Mons. Negri sta avendo un successore mediatico. Evidentemente è difficile se non impossibile relegare Benedetto XVI nel dimenticatoio :-)
R.
lunedì 6 marzo 2017
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