Cari amici,
non intendo entrare nel merito di questioni politiche che, per di più, non riguardano l'Italia ma gli Stati Uniti.
Certamente i due candidati alla presidenza non sono quelli che avrei scelto ma, ripeto, questo non è un tema su cui discutere in questa sede.
Vorrei invece parlare della figuraccia planetaria fatta da tutti i mass media, appunto, planetari. L'appoggio globale alla Clinton è stato completamente ignorato dagli elettori e sbertucciato su tutta la linea.
Posso dirlo? Che soddisfazione :-)
Finalmente i media di tutto il mondo toccano con mano la realtà di essere completamente scollegati dal pensiero dei cittadini.
E lo stesso vale per il tanto esaltato linguaggio politicamente corretto: è finito nel cesto della spazzatura (differenziata?) in poche ore. Clicca qui per un'analisi.
Vedo in televisione tanti volti tirati e tante lagne da parte di commentatori e opinionisti che hanno evidentemente subito un colpo non duro ma devastante per il loro gigantesco ego. Addirittura un'infelice si è chiesta a che cosa servano i giornalisti se poi la gente vota in modo diverso. Parole sfuggite probabilmente per il nervosismo ma che lasciano intendere tanto...tantissimo. Eh, cari media, come vedete non sempre i cittadini sono disposti a lasciarsi abbindolare. Abbiamo visto lo stesso meccanismo per cui il Papa più denigrato della storia, Benedetto XVI, riusciva sempre e comunque a riempire Piazza San Pietro per udienze, Angelus e celebrazioni liturgiche (fuori e dentro la Basilica).
Mamma mia...sento il rumore delle unghie di giornalisti che si arrampicano sugli specchi tentando di giustificare i loro errori. Mai un'autocritica...sempre e solo scuse. E' sempre colpa del "popolo ignorante".
Come sapete, io ho una regola fissa: quando una persona viene "pompata" da giornali e televisione, scatta in me immediatamente il dubbio se non la repulsione. E difficilmente sbaglio :-)
Ieri hanno perso tutti quei media, quei commentatori e quei politici che hanno sempre visto Papa Ratzinger come un ostacolo. Scusate se provo grande soddisfazione per tutto questo :-)
Si apre ora un problema per la chiesa attuale che è entrata a gamba tesa in campo politico. Come non ricordare certe parole "volanti" sui muri in piena campagna elettorale?
Ha ragione Blondet (clicca qui) quando parla di una chiesa che insegue le mode quando le mode sono già cambiate :-)
Per questo la chiesa non può e non deve cercare consenso perchè tutto è in evoluzione. Ciò che oggi è attualissimo, domani sarà passatissimo, come diceva Papa Benedetto.
I cittadini americani hanno deciso democraticamente piaccia o non piaccia ai media ed ai sacerdoti del politicamente corretto.
Ora resta da vedere in quale altra impresa (fallimentare) si imbarcheranno i grandi mezzi di comunicazione. O forse capiranno che è tempo di interpretare le richieste dei cittadini? Pia illusione :-)
R.
P.S. Un consiglio disinteressato a questa chiesa così mediatica: attenzione all'abbraccio mortale con i mezzi di comunicazione, abbraccio che va di pari passo con l'approvazione di una certa politica. Basta osservare che cosa è accaduto alla Clinton. Fino a lunedì si sprecavano le lodi, era considerata il meglio del meglio. E ora? Gettata via come uno straccio vecchio: non adatta a fare il presidente, non carismatica, fredda, troppo legata al potere.
Attenzione, quindi! Tutti pronti ad appoggiare chi sembra vincente salvo poi denigrarlo non appena perde o fa o dice ciò che non piace alla gente che piace (ai salotti).
Finché è in tempo (francamente penso che ormai sia tardi ma mai disperare...), la chiesa si affranchi da questo abbraccio tanto pericoloso quanto mortale.
giovedì 10 novembre 2016
domenica 6 novembre 2016
Ecco i veri terremoti fra Vaticano e Radio Maria (Falconi)
Clicca qui per leggere il commento.
Buona domenica a tutti...trovo questo dibattito di una tristezza infinita.
A volte l'ansia di mostrarsi buoni e mediaticamente corretti fa compiere davvero dei passi falsi.
Quanto a Medjugorie non penso proprio che ci sia nulla di cui preoccuparsi: non verranno mai prese decisioni che possano creare conflitti e disturbare la pax mediatica :-)
R.
Buona domenica a tutti...trovo questo dibattito di una tristezza infinita.
A volte l'ansia di mostrarsi buoni e mediaticamente corretti fa compiere davvero dei passi falsi.
Quanto a Medjugorie non penso proprio che ci sia nulla di cui preoccuparsi: non verranno mai prese decisioni che possano creare conflitti e disturbare la pax mediatica :-)
R.
martedì 1 novembre 2016
Buona Festa di Ognissanti a tutti :-)
Carissimi amici,
buona Festa di Ognissanti a tutti voi ed alle vostre famiglie :-)
Oggi siamo chiamati ad aspirare alla santità che, come ci ha più volte spiegato Benedetto XVI, non è una meta raggiungibile da pochi eletti ma può essere raggiunta da tutti i battezzati, ovviamente non a buon prezzo o a saldo di fine stagione :-)
La chiesa della primavera e della misericordia sicuramente ci perdonerà se ieri ci siamo dedicati a San Benedetto e oggi a tutti i Santi, a iniziare dalla Vergine Maria, in omaggio a quella Tradizione cattolica che sembra ormai faccenda di altri tempi, quasi da "Medioevo".
Nel momento in cui tante chiese sono andate distrutte a causa del sisma e moltissime famiglie non hanno più una casa preferiamo invocare la protezione dei nostri Santi e non unirci al coro festante di coloro che hanno pensato di assistere a una canonizzazione ieri pomeriggio.
Forse sono integralista anche io, quasi "terrorista" quando avanzo critiche, forse non sono al passo con i tempi, però continuo a pensare che ci sia qualcosa che non torna se la chiesa cattolica, che ha subito uno scisma e non l'ha provocato, va a festeggiare Lutero proprio alla vigilia della Solennità di Ognissanti. Mi pare di ricordare che i Luterani non abbiano il culto dei Santi e nemmeno della Santa Vergine ma in fondo che sarà mai?
La festa continua per molti...ma non per tutti :-)
Domani ricorderemo i nostri defunti. Un pensiero speciale a tutti coloro che ci guardano dal Cielo e che ci sono sempre vicini.
R.
buona Festa di Ognissanti a tutti voi ed alle vostre famiglie :-)
Oggi siamo chiamati ad aspirare alla santità che, come ci ha più volte spiegato Benedetto XVI, non è una meta raggiungibile da pochi eletti ma può essere raggiunta da tutti i battezzati, ovviamente non a buon prezzo o a saldo di fine stagione :-)
La chiesa della primavera e della misericordia sicuramente ci perdonerà se ieri ci siamo dedicati a San Benedetto e oggi a tutti i Santi, a iniziare dalla Vergine Maria, in omaggio a quella Tradizione cattolica che sembra ormai faccenda di altri tempi, quasi da "Medioevo".
Nel momento in cui tante chiese sono andate distrutte a causa del sisma e moltissime famiglie non hanno più una casa preferiamo invocare la protezione dei nostri Santi e non unirci al coro festante di coloro che hanno pensato di assistere a una canonizzazione ieri pomeriggio.
Forse sono integralista anche io, quasi "terrorista" quando avanzo critiche, forse non sono al passo con i tempi, però continuo a pensare che ci sia qualcosa che non torna se la chiesa cattolica, che ha subito uno scisma e non l'ha provocato, va a festeggiare Lutero proprio alla vigilia della Solennità di Ognissanti. Mi pare di ricordare che i Luterani non abbiano il culto dei Santi e nemmeno della Santa Vergine ma in fondo che sarà mai?
La festa continua per molti...ma non per tutti :-)
Domani ricorderemo i nostri defunti. Un pensiero speciale a tutti coloro che ci guardano dal Cielo e che ci sono sempre vicini.
R.
Benedetto XVI: I santi non sono una esigua casta di eletti, ma una folla senza numero (1° novembre 2006)
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Carissimi amici, esattamente dieci anni fa Benedetto XVI teneva una bellissima omelia, nella Basilica di San Pietro, in occasione della Solennità di Tutti i Santi.
Grazie a Gemma possiamo rivedere l'intervento del Papa davvero significativo.
Rileggiamo insieme:
CAPPELLA PAPALE PER LA SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI
OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Basilica Vaticana
Mercoledì, 1° novembre 2006
Il Santo Padre ha introdotto la Celebrazione e l'atto penitenziale con le seguenti parole:
Fratelli e sorelle amatissimi, noi oggi contempliamo il mistero della comunione dei santi del cielo e della terra. Noi non siamo soli, ma siamo avvolti da una grande nuvola di testimoni: con loro formiamo il Corpo di Cristo, con loro siamo figli di Dio, con loro siamo fatti santi dello Spirito Santo. Gioia in cielo, esulti la terra! La gloriosa schiera dei santi intercede per noi presso il Signore, ci accompagna nel nostro cammino verso il Regno, ci sprona a tenere fisso lo sguardo su Gesù il Signore, che verrà nella gloria in mezzo ai suoi santi. Disponiamoci a celebrare il grande mistero della fede e dell'amore, confessandoci bisognosi della misericordia di Dio.
Cari fratelli e sorelle,
la nostra celebrazione eucaristica si è aperta con l'esortazione "Rallegriamoci tutti nel Signore".
La liturgia ci invita a condividere il gaudio celeste dei santi, ad assaporarne la gioia. I santi non sono una esigua casta di eletti, ma una folla senza numero, verso la quale la liturgia ci esorta oggi a levare lo sguardo.
In tale moltitudine non vi sono soltanto i santi ufficialmente riconosciuti, ma i battezzati di ogni epoca e nazione, che hanno cercato di compiere con amore e fedeltà la volontà divina. Della gran parte di essi non conosciamo i volti e nemmeno i nomi, ma con gli occhi della fede li vediamo risplendere, come astri pieni di gloria, nel firmamento di Dio.
Quest'oggi la Chiesa festeggia la sua dignità di "madre dei santi, immagine della città superna" (A. Manzoni), e manifesta la sua bellezza di sposa immacolata di Cristo, sorgente e modello di ogni santità.
Non le mancano certo figli riottosi e addirittura ribelli, ma è nei santi che essa riconosce i suoi tratti caratteristici, e proprio in loro assapora la sua gioia più profonda. Nella prima Lettura, l'autore del libro dell'Apocalisse li descrive come "una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua" (Ap 7, 9). Questo popolo comprende i santi dell'Antico Testamento, a partire dal giusto Abele e dal fedele Patriarca Abramo, quelli del Nuovo Testamento, i numerosi martiri dell'inizio del cristianesimo e i beati e i santi dei secoli successivi, sino ai testimoni di Cristo di questa nostra epoca. Li accomuna tutti la volontà di incarnare nella loro esistenza il Vangelo, sotto l'impulso dell'eterno animatore del Popolo di Dio che è lo Spirito Santo.
Ma "a che serve la nostra lode ai santi, a che il nostro tributo di gloria, a che questa stessa nostra solennità?". Con questa domanda comincia una famosa omelia di san Bernardo per il giorno di Tutti i Santi. È domanda che ci si potrebbe porre anche oggi. E attuale è anche la risposta che il Santo ci offre: "I nostri santi - egli dice - non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a loro dal nostro culto. Per parte mia, devo confessare che, quando penso ai santi, mi sento ardere da grandi desideri" (Disc. 2; Opera Omnia Cisterc. 5, 364ss). Ecco dunque il significato dell'odierna solennità: guardando al luminoso esempio dei santi risvegliare in noi il grande desiderio di essere come i santi: felici di vivere vicini a Dio, nella sua luce, nella grande famiglia degli amici di Dio. Essere Santo significa: vivere nella vicinanza con Dio, vivere nella sua famiglia. E questa è la vocazione di noi tutti, con vigore ribadita dal Concilio Vaticano II, ed oggi riproposta in modo solenne alla nostra attenzione.
Ma come possiamo divenire santi, amici di Dio? All'interrogativo si può rispondere anzitutto in negativo: per essere santi non occorre compiere azioni e opere straordinarie, né possedere carismi eccezionali. Viene poi la risposta in positivo: è necessario innanzitutto ascoltare Gesù e poi seguirlo senza perdersi d'animo di fronte alle difficoltà. "Se uno mi vuol servire - Egli ci ammonisce - mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà" (Gv 12, 26). Chi si fida di Lui e lo ama con sincerità, come il chicco di grano sepolto nella terra, accetta di morire a sé stesso. Egli infatti sa che chi cerca di avere la sua vita per se stesso la perde, e chi si dà, si perde, trova proprio così la vita (Cfr Gv 12, 24-25).
L'esperienza della Chiesa dimostra che ogni forma di santità, pur seguendo tracciati differenti, passa sempre per la via della croce, la via della rinuncia a se stesso. Le biografie dei santi descrivono uomini e donne che, docili ai disegni divini, hanno affrontato talvolta prove e sofferenze indescrivibili, persecuzioni e martirio. Hanno perseverato nel loro impegno, "sono passati attraverso la grande tribolazione - si legge nell'Apocalisse - e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello" (v. 14). I loro nomi sono scritti nel libro della vita (cfr Ap 20, 12); loro eterna dimora è il Paradiso.
L'esempio dei santi è per noi un incoraggiamento a seguire le stesse orme, a sperimentare la gioia di chi si fida di Dio, perché l'unica vera causa di tristezza e di infelicità per l'uomo è vivere lontano da Lui.
La santità esige uno sforzo costante, ma è possibile a tutti perché, più che opera dell'uomo, è anzitutto dono di Dio, tre volte Santo (cfr Is 6, 3).
Nella seconda Lettura, l'apostolo Giovanni osserva: "Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!" (1 Gv 3, 1). È Dio, dunque, che per primo ci ha amati e in Gesù ci ha resi suoi figli adottivi. Nella nostra vita tutto è dono del suo amore: come restare indifferenti dinanzi a un così grande mistero? Come non rispondere all'amore del Padre celeste con una vita da figli riconoscenti? In Cristo ci ha fatto dono di tutto se stesso, e ci chiama a una relazione personale e profonda con Lui. Quanto più pertanto imitiamo Gesù e Gli restiamo uniti, tanto più entriamo nel mistero della santità divina. Scopriamo di essere amati da Lui in modo infinito, e questo ci spinge, a nostra volta, ad amare i fratelli. Amare implica sempre un atto di rinuncia a se stessi, il "perdere se stessi", e proprio così ci rende felici.
Così siamo arrivati al Vangelo di questa festa, all'annuncio delle Beatitudini che poco fa abbiamo sentito risuonare in questa Basilica. Dice Gesù: Beati i poveri in spirito, beati gli afflitti, i miti, beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, i misericordiosi, beati i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati per causa della giustizia (cfr Mt 5, 3-10). In verità, il Beato per eccellenza è solo Lui, Gesù. È Lui, infatti, il vero povero in spirito, l'afflitto, il mite, l'affamato e l'assetato di giustizia, il misericordioso, il puro di cuore, l'operatore di pace; è Lui il perseguitato a causa della giustizia. Le Beatitudini ci mostrano la fisionomia spirituale di Gesù e così esprimono il suo mistero, il mistero di Morte e Risurrezione, di Passione e di gioia della Risurrezione. Questo mistero, che è mistero della vera beatitudine, ci invita alla sequela di Gesù e così al cammino verso di essa. Nella misura in cui accogliamo la sua proposta e ci poniamo alla sua sequela - ognuno nelle sue circostanze - anche noi possiamo partecipare della sua beatitudine. Con Lui l'impossibile diventa possibile e persino un cammello passa per la cruna dell'ago (cfr Mc 10, 25); con il suo aiuto, solo con il suo aiuto ci è dato di diventare perfetti come è perfetto il Padre celeste (cfr Mt 5, 48).
Cari fratelli e sorelle, entriamo ora nel cuore della Celebrazione eucaristica, stimolo e nutrimento di santità. Tra poco si farà presente nel modo più alto Cristo, vera Vite, a cui, come tralci, sono uniti i fedeli che sono sulla terra ed i santi del cielo. Più stretta pertanto sarà la comunione della Chiesa pellegrinante nel mondo con la Chiesa trionfante nella gloria. Nel Prefazio proclameremo che i santi sono per noi amici e modelli di vita. Invochiamoli perché ci aiutino ad imitarli e impegniamoci a rispondere con generosità, come hanno fatto loro, alla divina chiamata. Invochiamo specialmente Maria, Madre del Signore e specchio di ogni santità. Lei, la Tutta Santa, ci faccia fedeli discepoli del suo figlio Gesù Cristo! Amen.
© Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana
lunedì 31 ottobre 2016
Il monachesimo e le radici della cultura europea (Benedetto XVI, Parigi 12 settembre 2008)
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Riascoltiamo e rileggiamo lo storico discorso di Benedetto XVI al Collège des Bernardins di Parigi in cui il Papa spiega l'origine della teologia occidentale e le radici della cultura europea.
Un tributo eccezionale al monachesimo occidentale e a San Benedetto in particolare.
Dopo quanto è accaduto ieri a Norcia non potevo non riproporlo.
R.
Il crollo devastante e simbolico della Basilica di San Benedetto a Norcia (R.)
Cari Amici,
da ieri è impressa nella mia mente l'immagine della Basilica di San Benedetto a Norcia quasi completamente distrutta dal sisma che ha colpito l'Italia centrale.
Da una parte provo un profondo dolore per la perdita di un luogo così straordinario e dall'altro lato un senso di angoscia perchè è stato devastato un simbolo caro a tutti i Cattolici.
Secondo la tradizione la basilica di Norcia fu edificata sopra la casa in cui nacquero San Benedetto e la sorella gemella, Santa Scolastica.
Penso che sia superfluo ricordare quanto l'Europa e la Chiesa debbano a San Benedetto, il fondatore del monachesimo occidentale e il Padrono d'Europa.
Senza il lavoro minuzioso e prezioso dei monaci benedettini oggi non potremmo leggere gran parte dei libri della cultura greca e latina.
L'abbiamo detto tante volte: l'Europa (quella vera, non quella fondata sull'euro e sulle banche) è sorta sulle ceneri dell'impero romano grazie all'opera di tanti cristiani e di tanti Santi della nostra Tradizione.
San Benedetto è una figura chiave. Non a caso ben sedici Papi hanno scelto il nome di Benedetto.
Le immagini del crollo hanno colpito tutti tanto che anche i telegiornali stranieri hanno dedicato la copertina a questo simbolo devastato.
Fortunatamente il sisma di ieri non ha provocato vittime e il "caso" (?) ha voluto che, grazie al cambio dell'ora, gli "angeli senza ali", i vigili del fuoco, non fossero già al lavoro nelle zone duramente colpite.
Il terremoto ha risparmiato tante vite innocenti ma si è accanito su tutti i luoghi di culto possibili. Addirittura si sono registrati danni in alcune basiliche di Roma.
Tutto ciò non può lasciarci indifferenti. Perchè è accaduto tutto questo? Perchè privarci di questi simboli tanto importanti?
Non ho una risposta o, meglio, mi vengono in mente tante ipotesi, ma tengo tutto per me visto che sembra che non si possa più nemmeno fare una riflessione senza essere accusati di integralismo.
Resta il fatto che vengono meno tutti i nostri punti di riferimento non solo religiosi ma anche culturali e questo mi dispiace moltissimo.
Sembra quasi che oggi nella chiesa la cultura sia diventata persino un ostacolo, un vezzo.
La teologia, poi, viene vissuta come un fastidio. Si dice che la teologia va bene ma ci sono altre istanze più importanti. E così il ruolo dei teologi cattolici viene sminuito e altri personaggi, in particolare giornalisti, tengono "omelie" domenicali in cui si improvvisano depositari della verità perchè hanno ricevuto una telefonata.
Ma chi rende possibile tutto ciò? Il "telefonato" o il "telefonante"? E vabbè...
Tornando a quanto accaduto ieri, posso dire che c'è un'altra immagine che mi ha colpito, oltre a quella del crollo della Basilica: le tante persone che si sono inginocchiate davanti alle rovine a pregare. C'è sì l'immagine della devastazione ma anche quella della speranza, di una nuova consapevolezza, di una nuova primavera della fede che sorge proprio dalla distruzione.
Siamo alla vigilia della Festività di Ognissanti. Preghiamo tutti insieme affinchè il Signore aiuti e conforti le popolazioni colpite dal sisma e sia possibile la ricostruzione di quanto è stato distrutto.
R.
da ieri è impressa nella mia mente l'immagine della Basilica di San Benedetto a Norcia quasi completamente distrutta dal sisma che ha colpito l'Italia centrale.
Da una parte provo un profondo dolore per la perdita di un luogo così straordinario e dall'altro lato un senso di angoscia perchè è stato devastato un simbolo caro a tutti i Cattolici.
Secondo la tradizione la basilica di Norcia fu edificata sopra la casa in cui nacquero San Benedetto e la sorella gemella, Santa Scolastica.
Penso che sia superfluo ricordare quanto l'Europa e la Chiesa debbano a San Benedetto, il fondatore del monachesimo occidentale e il Padrono d'Europa.
Senza il lavoro minuzioso e prezioso dei monaci benedettini oggi non potremmo leggere gran parte dei libri della cultura greca e latina.
L'abbiamo detto tante volte: l'Europa (quella vera, non quella fondata sull'euro e sulle banche) è sorta sulle ceneri dell'impero romano grazie all'opera di tanti cristiani e di tanti Santi della nostra Tradizione.
San Benedetto è una figura chiave. Non a caso ben sedici Papi hanno scelto il nome di Benedetto.
Le immagini del crollo hanno colpito tutti tanto che anche i telegiornali stranieri hanno dedicato la copertina a questo simbolo devastato.
Fortunatamente il sisma di ieri non ha provocato vittime e il "caso" (?) ha voluto che, grazie al cambio dell'ora, gli "angeli senza ali", i vigili del fuoco, non fossero già al lavoro nelle zone duramente colpite.
Il terremoto ha risparmiato tante vite innocenti ma si è accanito su tutti i luoghi di culto possibili. Addirittura si sono registrati danni in alcune basiliche di Roma.
Tutto ciò non può lasciarci indifferenti. Perchè è accaduto tutto questo? Perchè privarci di questi simboli tanto importanti?
Non ho una risposta o, meglio, mi vengono in mente tante ipotesi, ma tengo tutto per me visto che sembra che non si possa più nemmeno fare una riflessione senza essere accusati di integralismo.
Resta il fatto che vengono meno tutti i nostri punti di riferimento non solo religiosi ma anche culturali e questo mi dispiace moltissimo.
Sembra quasi che oggi nella chiesa la cultura sia diventata persino un ostacolo, un vezzo.
La teologia, poi, viene vissuta come un fastidio. Si dice che la teologia va bene ma ci sono altre istanze più importanti. E così il ruolo dei teologi cattolici viene sminuito e altri personaggi, in particolare giornalisti, tengono "omelie" domenicali in cui si improvvisano depositari della verità perchè hanno ricevuto una telefonata.
Ma chi rende possibile tutto ciò? Il "telefonato" o il "telefonante"? E vabbè...
Tornando a quanto accaduto ieri, posso dire che c'è un'altra immagine che mi ha colpito, oltre a quella del crollo della Basilica: le tante persone che si sono inginocchiate davanti alle rovine a pregare. C'è sì l'immagine della devastazione ma anche quella della speranza, di una nuova consapevolezza, di una nuova primavera della fede che sorge proprio dalla distruzione.
Siamo alla vigilia della Festività di Ognissanti. Preghiamo tutti insieme affinchè il Signore aiuti e conforti le popolazioni colpite dal sisma e sia possibile la ricostruzione di quanto è stato distrutto.
R.
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