Su segnalazione di Gemma vediamo questo speciale:
venerdì 9 agosto 2013
Benedetto XVI: da dove nasce la forza per affrontare il martirio? Dalla profonda e intima unione con Cristo, perché il martirio e la vocazione al martirio non sono il risultato di uno sforzo umano, ma sono la risposta ad un’iniziativa e ad una chiamata di Dio
Clicca qui per rileggere il testo segnalatoci da Laura.
Festa di Edith Stein, la martire di Auschwitz che insegnò la "scienza della Croce"
Clicca qui per leggere il commento segnalatoci da Laura.
Usa, respinto l'appello contro la Santa Sede su presunte responsabilità in un caso di abusi
Negli Stati Uniti
Respinto l'appello contro la Santa Sede su presunte responsabilità in un caso di abusi
Washington, 8. La Santa Sede non può essere accusata di responsabilità diretta in caso di abusi sessuali commessi da qualsiasi esponente del clero nel mondo. È questo il principio stabilito dalla Corte d'appello dell'Oregon (nel particolare la Court of Appeals for the Ninth Circuit), negli Stati Uniti, che, con una sentenza del 5 agosto, ha respinto una causa giudiziaria avviata nel 2002 su presunte responsabilità della Santa Sede in un caso di abusi sessuali. La causa riguardava un sacerdote irlandese che dopo essere stato denunciato per abusi su un minore, avvenuti nel 1965, era stato segnalato, dall'ordine religioso di appartenenza, alla Santa Sede che, in poche settimane, lo aveva ridotto allo stato laicale.
In un comunicato l'avvocato Jeffrey S. Lena, che rappresenta la Santa Sede, ha sottolineato che la sentenza determina di fatto la chiusura di una disputa iniziata nel 2002 «all'insegna di una grande campagna mediatica». La sentenza, è scritto nel comunicato, «non ha avuto luogo a seguito di un accordo o di altro tipo di pagamento da parte della Santa Sede». Si tratta del «terzo caso di questo tipo contro la Santa Sede che si dissolve di fronte all'evidenza legale e fattuale», infatti la causa «era basata su affermazioni inesatte e sillogismi fallaci che avevano fuorviato il pubblico per anni. Ma si è conclusa con la ferma remissione di un'azione legale contro la Santa Sede che non avrebbe mai dovuto comunque essere iniziata».
L'avvocato Lena sottolinea in particolare che la sentenza respinge quanto si voleva affermare in linea di principio, ovvero che la Santa Sede sarebbe direttamente informata e avrebbe il controllo su tutti i sacerdoti del mondo e che dunque dovrebbe essere accusata di responsabilità diretta in caso accertato di abusi sessuali compiuti da qualsiasi esponente del clero.
In una intervista rilasciata al programma inglese della Radio Vaticana, l'avvocato Lena sottolinea inoltre che si sarebbe voluto trattare la Chiesa cattolica alla stregua di una grande società con a capo il Papa come se fosse un Chief Executive Officier. In questo procedimento, osserva l'avvocato, il giudice «ha avuto l'opportunità di seguire da vicino i fatti, ha potuto incontrare tutte le parti e i testimoni legati alla vicenda del sacerdote e questo gli ha consentito di esaminare da vicino eventuali collegamenti con la Santa Sede, appurando che la Santa Sede era stata informata solo nel momento in cui era arrivata la richiesta di riduzione allo stato laicale del religioso da parte dei suoi superiori locali».
(©L'Osservatore Romano 9 agosto 2013)
Respinto l'appello contro la Santa Sede su presunte responsabilità in un caso di abusi
Washington, 8. La Santa Sede non può essere accusata di responsabilità diretta in caso di abusi sessuali commessi da qualsiasi esponente del clero nel mondo. È questo il principio stabilito dalla Corte d'appello dell'Oregon (nel particolare la Court of Appeals for the Ninth Circuit), negli Stati Uniti, che, con una sentenza del 5 agosto, ha respinto una causa giudiziaria avviata nel 2002 su presunte responsabilità della Santa Sede in un caso di abusi sessuali. La causa riguardava un sacerdote irlandese che dopo essere stato denunciato per abusi su un minore, avvenuti nel 1965, era stato segnalato, dall'ordine religioso di appartenenza, alla Santa Sede che, in poche settimane, lo aveva ridotto allo stato laicale.
In un comunicato l'avvocato Jeffrey S. Lena, che rappresenta la Santa Sede, ha sottolineato che la sentenza determina di fatto la chiusura di una disputa iniziata nel 2002 «all'insegna di una grande campagna mediatica». La sentenza, è scritto nel comunicato, «non ha avuto luogo a seguito di un accordo o di altro tipo di pagamento da parte della Santa Sede». Si tratta del «terzo caso di questo tipo contro la Santa Sede che si dissolve di fronte all'evidenza legale e fattuale», infatti la causa «era basata su affermazioni inesatte e sillogismi fallaci che avevano fuorviato il pubblico per anni. Ma si è conclusa con la ferma remissione di un'azione legale contro la Santa Sede che non avrebbe mai dovuto comunque essere iniziata».
L'avvocato Lena sottolinea in particolare che la sentenza respinge quanto si voleva affermare in linea di principio, ovvero che la Santa Sede sarebbe direttamente informata e avrebbe il controllo su tutti i sacerdoti del mondo e che dunque dovrebbe essere accusata di responsabilità diretta in caso accertato di abusi sessuali compiuti da qualsiasi esponente del clero.
In una intervista rilasciata al programma inglese della Radio Vaticana, l'avvocato Lena sottolinea inoltre che si sarebbe voluto trattare la Chiesa cattolica alla stregua di una grande società con a capo il Papa come se fosse un Chief Executive Officier. In questo procedimento, osserva l'avvocato, il giudice «ha avuto l'opportunità di seguire da vicino i fatti, ha potuto incontrare tutte le parti e i testimoni legati alla vicenda del sacerdote e questo gli ha consentito di esaminare da vicino eventuali collegamenti con la Santa Sede, appurando che la Santa Sede era stata informata solo nel momento in cui era arrivata la richiesta di riduzione allo stato laicale del religioso da parte dei suoi superiori locali».
(©L'Osservatore Romano 9 agosto 2013)
Etichette:
articoli,
osservatore romano,
pedofilia,
usa
giovedì 8 agosto 2013
Mistica e modernità. Il 6 agosto 1978 moriva Papa Montini (Mahieu)
Il 6 agosto 1978 moriva Papa Montini
Mistica e modernità
Pubblichiamo in una nostra traduzione un articolo uscito su «la Croix» del 29-30 giugno scorso. L'autore, monaco di Solesmes, ha scritto, tra l'altro, «Paul VI, maître spirituel» (Fayard - Le Sarment) e «Paul VI et les orthodoxes» (Les Éditions du Cerf).
di Patrice Mahieu
Il 30 giugno 1963, a piazza San Pietro, ha luogo, per l'ultima volta nella storia della Chiesa cattolica, l'incoronazione di un Papa. Paolo VI, eletto il 21 giugno, riceve la tiara offertagli dai suoi fedeli milanesi. Il Pontefice è ben preparato da una trentina d'anni di lavoro nella Curia romana e da nove anni passati a capo della più grande diocesi cattolica del mondo, Milano, ma la chiave di lettura del pontificato va forse ricercata soprattutto nella sua dimensione mistica.
Sull'esempio di sant'Agostino, il suo principale maestro spirituale, sin dagli scritti giovanili si nota in Giovanni Battista Montini un'impetuosa nostalgia di Dio, che si unisce all'esultanza e alla meraviglia di ciò che gli è stato già permesso di scoprire: «La Vita sei Tu, Dio sospeso come una lampada beatificante sulla penombra della nostra balbettante esperienza». Di fatto Paolo VI è un mistico che possiede il linguaggio delle proprie esperienze: «Come abbagliato dal sole, io chiudo gli occhi davanti al mistero infinito della Santissima Trinità, e solo serbo nel cuore una impressione di beatitudine oceanica».
L'amore per la Chiesa costituisce il fattore unificante della sua esistenza -- «mi sembra di aver vissuto per essa e solo per essa» -- e implica due esigenze: il rinnovamento o la riforma della Chiesa, e la conversione personale dei suoi membri. È la seconda esigenza a rendere possibile la prima. Dall'impegno personale a seguire Cristo e dall'energia spirituale e morale che ciò esige, deriverà la possibilità per la Chiesa di manifestarsi come «Cristo la vuole: una, santa, tutta rivolta verso la perfezione alla quale egli l'ha chiamata ed abilitata». Dall'autenticità di questo percorso di conversione, esposto nell'enciclica programmatica Ecclesiam suam, dipendono due linee di forza del pontificato montiniano: il dialogo di vita e di salvezza con il mondo e il ripristino della piena unità tra i cristiani.
Per Paolo VI una Chiesa che vive più profondamente il suo mistero, nello stesso slancio di amore che l'unisce al suo Signore, può donarsi al mondo per metterlo in contatto vitale con il Vangelo: «La Chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere. La Chiesa si fa parola; la Chiesa si fa messaggio; la Chiesa si fa colloquio». Se degli errori devono essere denunciati, la Chiesa tuttavia si caratterizza per una corrente di affetto e di ammirazione per il mondo moderno. In questo legame di fiducia, l'evangelizzazione, animata da una totale fedeltà a Cristo, può essere accolta dalla mentalità contemporanea. Di fatto, «nessuno è estraneo al suo cuore. Nessuno è indifferente per il suo ministero».
In questo movimento di rinnovamento interiore che fa della Chiesa un segno più leggibile della presenza e dell'azione di Dio, Paolo VI prova l'acuto sentimento della necessità dell'unità dei discepoli di Cristo. Il suo pontificato è totalmente impegnato in tal senso, soprattutto nella ricerca di una comunione piena con le Chiese ortodosse. La sua amicizia con il Patriarca Atenagora costituisce uno dei tratti più luminosi del suo ministero romano. Mentre una commissione segreta e ufficiale, composta da due cattolici e due ortodossi, nel 1971 ha appena concluso il suo rapporto, affermando che una concelebrazione tra Paolo VI e Atenagora è possibile, il Papa scrive al Patriarca: «Tra la nostra Chiesa e le venerabili Chiese ortodosse esiste già una comunione quasi totale. Lo Spirito ci ha permesso in questi ultimi anni di riprendere viva coscienza di tale fatto. Egli mette nei nostri cuori una ferma volontà di fare tutto il possibile per affrettare il giorno tanto desiderato in cui, al termine di una concelebrazione, potremo comunicare insieme allo stesso calice del Signore».
Purificazione della Chiesa e dei suoi membri, tensione spirituale nell'evangelizzazione, umiltà e dialogo con il mondo, l'ecclesiologia delle Chiese sorelle che permette di prevedere una comunione piena tra la Chiesa d'occidente e le Chiese d'oriente: questi assi fondamentali del pontificato montiniano non trovano forse un'eco nelle parole, negli orientamenti di Papa Francesco? La loro fecondità dipende in gran parte dall'impegno di tutti in un percorso veramente spirituale in cui il primato assegnato all'accoglienza della volontà di Dio permette di prendere decisioni audaci, in quanto aperte al soffio dello Spirito. Per esempio, è irrealistico pensare che le Chiese ortodosse possano accordarsi per accettare Roma come centro di unità, e che Roma, ispirandosi al primo millennio, metta concretamente in atto una forma differenziata e modulata di questo ministero di unità? Davvero le intuizioni di Paolo VI non hanno perso la loro attualità.
(©L'Osservatore Romano 8 agosto 2013)
Mistica e modernità
Pubblichiamo in una nostra traduzione un articolo uscito su «la Croix» del 29-30 giugno scorso. L'autore, monaco di Solesmes, ha scritto, tra l'altro, «Paul VI, maître spirituel» (Fayard - Le Sarment) e «Paul VI et les orthodoxes» (Les Éditions du Cerf).
di Patrice Mahieu
Il 30 giugno 1963, a piazza San Pietro, ha luogo, per l'ultima volta nella storia della Chiesa cattolica, l'incoronazione di un Papa. Paolo VI, eletto il 21 giugno, riceve la tiara offertagli dai suoi fedeli milanesi. Il Pontefice è ben preparato da una trentina d'anni di lavoro nella Curia romana e da nove anni passati a capo della più grande diocesi cattolica del mondo, Milano, ma la chiave di lettura del pontificato va forse ricercata soprattutto nella sua dimensione mistica.
Sull'esempio di sant'Agostino, il suo principale maestro spirituale, sin dagli scritti giovanili si nota in Giovanni Battista Montini un'impetuosa nostalgia di Dio, che si unisce all'esultanza e alla meraviglia di ciò che gli è stato già permesso di scoprire: «La Vita sei Tu, Dio sospeso come una lampada beatificante sulla penombra della nostra balbettante esperienza». Di fatto Paolo VI è un mistico che possiede il linguaggio delle proprie esperienze: «Come abbagliato dal sole, io chiudo gli occhi davanti al mistero infinito della Santissima Trinità, e solo serbo nel cuore una impressione di beatitudine oceanica».
L'amore per la Chiesa costituisce il fattore unificante della sua esistenza -- «mi sembra di aver vissuto per essa e solo per essa» -- e implica due esigenze: il rinnovamento o la riforma della Chiesa, e la conversione personale dei suoi membri. È la seconda esigenza a rendere possibile la prima. Dall'impegno personale a seguire Cristo e dall'energia spirituale e morale che ciò esige, deriverà la possibilità per la Chiesa di manifestarsi come «Cristo la vuole: una, santa, tutta rivolta verso la perfezione alla quale egli l'ha chiamata ed abilitata». Dall'autenticità di questo percorso di conversione, esposto nell'enciclica programmatica Ecclesiam suam, dipendono due linee di forza del pontificato montiniano: il dialogo di vita e di salvezza con il mondo e il ripristino della piena unità tra i cristiani.
Per Paolo VI una Chiesa che vive più profondamente il suo mistero, nello stesso slancio di amore che l'unisce al suo Signore, può donarsi al mondo per metterlo in contatto vitale con il Vangelo: «La Chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere. La Chiesa si fa parola; la Chiesa si fa messaggio; la Chiesa si fa colloquio». Se degli errori devono essere denunciati, la Chiesa tuttavia si caratterizza per una corrente di affetto e di ammirazione per il mondo moderno. In questo legame di fiducia, l'evangelizzazione, animata da una totale fedeltà a Cristo, può essere accolta dalla mentalità contemporanea. Di fatto, «nessuno è estraneo al suo cuore. Nessuno è indifferente per il suo ministero».
In questo movimento di rinnovamento interiore che fa della Chiesa un segno più leggibile della presenza e dell'azione di Dio, Paolo VI prova l'acuto sentimento della necessità dell'unità dei discepoli di Cristo. Il suo pontificato è totalmente impegnato in tal senso, soprattutto nella ricerca di una comunione piena con le Chiese ortodosse. La sua amicizia con il Patriarca Atenagora costituisce uno dei tratti più luminosi del suo ministero romano. Mentre una commissione segreta e ufficiale, composta da due cattolici e due ortodossi, nel 1971 ha appena concluso il suo rapporto, affermando che una concelebrazione tra Paolo VI e Atenagora è possibile, il Papa scrive al Patriarca: «Tra la nostra Chiesa e le venerabili Chiese ortodosse esiste già una comunione quasi totale. Lo Spirito ci ha permesso in questi ultimi anni di riprendere viva coscienza di tale fatto. Egli mette nei nostri cuori una ferma volontà di fare tutto il possibile per affrettare il giorno tanto desiderato in cui, al termine di una concelebrazione, potremo comunicare insieme allo stesso calice del Signore».
Purificazione della Chiesa e dei suoi membri, tensione spirituale nell'evangelizzazione, umiltà e dialogo con il mondo, l'ecclesiologia delle Chiese sorelle che permette di prevedere una comunione piena tra la Chiesa d'occidente e le Chiese d'oriente: questi assi fondamentali del pontificato montiniano non trovano forse un'eco nelle parole, negli orientamenti di Papa Francesco? La loro fecondità dipende in gran parte dall'impegno di tutti in un percorso veramente spirituale in cui il primato assegnato all'accoglienza della volontà di Dio permette di prendere decisioni audaci, in quanto aperte al soffio dello Spirito. Per esempio, è irrealistico pensare che le Chiese ortodosse possano accordarsi per accettare Roma come centro di unità, e che Roma, ispirandosi al primo millennio, metta concretamente in atto una forma differenziata e modulata di questo ministero di unità? Davvero le intuizioni di Paolo VI non hanno perso la loro attualità.
(©L'Osservatore Romano 8 agosto 2013)
Rieccoci :-)
Carissimi amici,
eccoci di nuovo insieme dopo una pausa di piu' di due settimane.
Come state? Io ho avuto l'occasione di "ricaricare le batterie" e di pensare molto in questi giorni.
Volutamente non ho letto giornali per cui non sono al passo con i tempi ma va benissimo cosi' :-)
A volte e' necessario stare lontani dalle polemiche e dal surplus di informazione. Fa bene allo spirito e soprattutto alla mente perche' consente di vedere tutto in modo piu' distaccato e razionale.
Nei prossimi giorni prometto aggiornamenti sul canale YouTube del blog.
Nel frattempo ringrazio tutti per la pazienza e vi abbraccio ad uno ad uno :-)
Raffaella
eccoci di nuovo insieme dopo una pausa di piu' di due settimane.
Come state? Io ho avuto l'occasione di "ricaricare le batterie" e di pensare molto in questi giorni.
Volutamente non ho letto giornali per cui non sono al passo con i tempi ma va benissimo cosi' :-)
A volte e' necessario stare lontani dalle polemiche e dal surplus di informazione. Fa bene allo spirito e soprattutto alla mente perche' consente di vedere tutto in modo piu' distaccato e razionale.
Nei prossimi giorni prometto aggiornamenti sul canale YouTube del blog.
Nel frattempo ringrazio tutti per la pazienza e vi abbraccio ad uno ad uno :-)
Raffaella
Iscriviti a:
Post (Atom)
