lunedì 2 settembre 2013

Benedetto XVI: Ci troviamo sulla via giusta se proviamo a diventare persone che scendono per servire e portare la gratuità di Dio (Izzo)

RATZINGER: IL POSTO GIUSTO PER OGNUNO E' QUELLO CHE CI ABBASSA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 1 set 

"Ci troviamo sulla via giusta se proviamo a diventare persone che scendono" per servire e portare la gratuita' di Dio. Lo ha ricordato il Papa emerito Benedetto XVI nella messa celebrata stamani, alle 9.30, nella cappella del Governatorato in Vaticano, in occasione del tradizionale seminario estivo dei suoi ex-allievi, il cosiddetto Ratzinger Schulerkreis. E' stata la prima volta che Papa Benedetto ha celebrato in pubblico dopo la rinuncia dello scorso 28 febbraio. E le considerazioni proposte oggi agli ex alunni approfondiscono  anche il "tema" dell'umilta' testimoniato dalla sua decisione.
Al rito, riferisce Radio Vaticana,  erano presenti una cinquantina di persone e hanno concelebrato con il Papa Emerito i cardinali Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unita' dei Cristiani e Christoph Schonborn di Vienna; gli arcivescovi Georg Gaenswein, prefetto della Casa Pontificia (confermato appena ieri da Papa Francesco) e Barthelemy Adoukonou, segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, e il vescovo ausiliare di Amburgo, monsignor Hans-Jochen Jaschke.
"Ognuno nella vita vuole trovare il suo posto buono. Ma quale e' veramente il posto giusto?", si e' chiesto Benedetto XVI. "Un posto che puo' sembrare molto buono, puo' rivelarsi per essere un posto molto brutto", ha osservato facendo riferimento a quanto accaduto gia' in questo mondo, anche negli ultimi decenni, dove vediamo come 'i primi' sono stati rovesciati e improvvisamente sono diventati 'ultimi' e quel posto che sembrava buono era invece sbagliato".
Il Vangelo, ha ricordato Ratzinger, racconta che "all'Ultima Cena, i discepoli si litigano i posti migliori". "Gesu' si presenta - invece - come Colui che serve. Lui nato nella stalla e morto sulla Croce ci dice che il posto giusto e' quello vicino a Lui, il posto secondo la sua misura”. E che l'apostolo, in quanto inviato di Cristo "e' l'ultimo nell'opinione del mondo", e proprio per questo è vicino a Gesu'".
"Chi, in questo mondo e in questa Storia forse viene spinto in avanti e arriva ai primi posti, deve sapere - ha ammonito Benedetto - di essere in pericolo; deve guardare ancora di più al Signore, misurarsi a Lui, misurarsi alla responsabilita' per l’altro, deve diventare colui che serve, quello che nella realta' e'  seduto ai piedi dell'altro, e cosi' benedice e a sua volta diventa benedetto".
E, dunque, qualunque sia il posto che la Storia vorra' assegnarci, e' determinante - ha  sottolineato il Papa emerito - la responsabilita' davanti a Lui, e la responsabilita' per l'amore, per la giustizia e per la verita'".
Cosi', ha contoinuato, "nel Vangelo di oggi il Signore ricorda che chi si esalta sara' umiliato e chi si umilia sara' esaltato. E Cristo, il Figlio di Dio, scende per servire noi e questo fa l'essenza di Dio che consiste nel piegarsi verso di noi: l’amore, il 'si'' ai sofferenti, l'elevazione dall'umiliazione".
"Noi - ha aggiunto il Papa Emerito - ci troviamo sulla via di Cristo, sulla giusta via se in Sua vece e come Lui proviamo a diventare persone che scendono per entrare nella vera grandezza, nella grandezza di Dio che e' la grandezza dell'amore".
Del resto, ha sottolineato Benedetto, "la Croce, nella Storia, e' l'ultimo posto e il Crocifisso non ha nessun posto, e' un 'non-posto', e' stato spogliato: e' un nessuno, eppure Giovanni vede questa umiliazione estrema come la vera esaltazione". "Gesu' - infatti - e' all'altezza di Dio perche' l'altezza della Croce e' l'altezza dell'amore di Dio, l'altezza della rinuncia di se stesso e la dedizione agli altri". "Cosi' - ha concluso Bendetto - questo e' il posto divino, e noi vogliamo pregare Dio che ci doni di comprendere questo sempre di più e di accettare con umilta', ciascuno a modo proprio, questo mistero dell'esaltazione e dell'umiliazione". 

© Copyright (AGI)

Benedetto XVI: Giustamente l'economia si poggia sulla giustizia commutativa, sul do ut des, ma perfino in questo ambito rimane qualcosa di gratuito (Izzo)

RATZINGER: IL "DO UT DES" NON BASTA NEMMENO IN ECONOMIA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 1 set. 

"Giustamente l'economia si poggia sulla giustizia commutativa, sul do ut des, ma perfino in questo ambito rimane qualcosa di gratuito". E' una considerazione proposta oggi dal Papa Emerito Benedetto XVI ai suoi ex allievi, per i quali ha celebrato nella Cappella del Governatorato.  
E' un tena affrontato anche nell'ultima enciclica del suo Pontificato, la "Caritas in Veritate". Joseph Ratzinger ci e' tornato oggi sottolineando che "senza la gratuita' del perdono nessuna societa' puo' crescere", tanto e' vero che le piu' grandi cose della vita, cioe' l'amore, l'amicizia, la bonta', il perdono, non le possiamo pagare ma sono gratis, nello stesso modo che in cui Dio ci dona a titolo gratuito".
Nella sua straordinaria omelia, della quale ha riferito Radio Vaticana, il Papa Emerito ha commentato l'esortazione del Vangelo "a invitare tutti, a prescindere dai vantaggi, cioe' ai paralitici, gli storpi, i poveri perche' Gesu' stesso lo ha fatto invitando "noi alla mensa di Dio e in questo modo mostrandoci cosa sia la gratuita'".
Secondo il Pontefice dimissionario, "nella lotta per la giustizia nel mondo, non dobbiamo mai dimenticare la 'gratuita'' di Dio, il continuo dare e ricevere, e dobbiamo costruire sul fatto che il Signore dona a noi, che ci sono persone buone che ci donano 'gratis' la loro bonta', che ci sopportano a titolo gratuito, ci amano e sono buone con noi 'gratis'; e poi, a nostra volta, donare questa 'gratuita'' per avvicinare cosi' il mondo a Dio, per diventare simili a Lui, per aprirci a Lui".
Benedetto XVI si e' soffermato anche sul tema della liturgia, e preciosamente sull'umilta' della liturgia cristiana che e' insieme "incommensurabilmente grande" perche' "ci unisce alle schiere degli angeli e dei santi nella festosa gioia di Dio". Ma rinnova il sacrificio, l'estremo abbassarsi di Cristo che versa il suo sangue nell'Eucaristia
L'incontro del Papa Emerito con i suoi ex studenti ha fatto seguito all'annuale raduno tenutosi a Castel Gandolfo al quale quest’anno Benedetto XVI non ha partecipato. Questa 38esima edizione e' stata dedicata a "La questione di Dio sullo sfondo della secolarizzazione" alla luce della produzione filosofica e teologica di Remi Brague, teorico francese premiato l'anno scorso con il "Premio Ratzinger" per la teologia.

© Copyright (AGI)

Vaticano, Bertone: “Ho difetti ma ho dato tutto. Nonostante corvi e vipere"

Clicca qui per leggere il commento.
Quante volte, sul blog, ci siamo permessi di dare un piccolo, semplicissimo, consiglio? Se la curia non aiuta il Papa, se e' un ostacolo, se non riconosce il segretario di stato, non c'e' (non c'era) che un'unica soluzione: azzerare tutti gli uffici curiali. Cacciare i corvi, avvelenare le vipere, gettare le rane nello stagno. 
Parliamoci chiaro: la curia non ha difeso Benedetto XVI, ma si e' servita del Santo Padre come scudo per proteggere se stessa. Atteggiamento infantile e, per quanto mi riguarda, imperdonabile. L'ho detto centinaia di volte: ho perso fiducia nella chiesa come istituzione (non nella Chiesa fondata da Cristo) nel 2009 e la mazzata finale e' arrivata nel 2010. Non meritano certo il mio rispetto coloro che hanno lasciato solo Benedetto XVI, ne hanno fatto un comodo capro espiatorio e, ora, vergogna delle vergogne, descrivono il suo Pontificato come inverno prima della primavera.
Attendiamo ancora spiegazioni sul caso Vatileaks. Come sono andate veramente le cose? Chi c'era dietro? Come mai la trasmissione di Santoro e' stata completamente ignorata dai media (nonostante i nomi ed i cognomi che sono stati fatti)? Che ne e' stato del famoso dossier dei "tre saggi" che per settimane sembrava il "segreto di Fatima"? Ora non se ne chiede piu' la pubblicazione integrale? Certo che certi commentari sono piu' bravi dei ballerini della Scala a fare giravolte e volteggi.
R.

Benedetto XVI/ In un abbraccio il segreto del nostro posto nella vita

Clicca qui per leggere il commento.

domenica 1 settembre 2013

Il posto giusto per noi è quello vicino a Cristo che scende per servire. Così il Papa emerito nella Messa con i suoi ex-allievi

Il posto giusto per noi è quello vicino a Cristo che scende per servire. Così il Papa emerito nella Messa con i suoi ex-allievi

Ci troviamo sulla via giusta se proviamo a diventare persone che “scendono” per servire e portare la gratuità di Dio. Così in sintesi il Papa emerito Benedetto XVI nella Messa celebrata stamani, alle 9.30, nella cappella del Governatorato in Vaticano, in occasione del tradizionale seminario estivo dei suoi ex-allievi, il cosiddetto Ratzinger Schülerkreis. L’incontro degli studenti come di consueto è organizzato a Castel Gandolfo ma quest’anno Benedetto XVI non vi ha partecipato. Questa 38.ma edizione è stata dedicata a “La questione di Dio sullo sfondo della secolarizzazione” alla luce della produzione filosofica e teologica di Rémi Brague, teorico francese premiato l'anno scorso con il "Premio Ratzinger" per la teologia. Una cinquantina di persone hanno partecipato alla Messa concelebrata con il Papa emerito dai cardinali Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna; gli arcivescovi Georg Gaenswein, prefetto della Casa Pontificia e Barthelemy Adoukonou, segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, e il vescovo ausiliare di Amburgo, mons. Hans-Jochen Jaschke. Il servizio di Debora Donnini:

Ognuno nella vita vuole trovare il suo posto buono. Ma quale è veramente il posto giusto? L’omelia di Benedetto XVI nella Messa celebrata in occasione dell’incontro dei suoi ex-allievi è, in fondo, una risposta a questa domanda e parte dal Vangelo di oggi, nel quale Gesù invita a prendere l’ultimo posto. “Un posto che può sembrare molto buono, può rivelarsi per essere un posto molto brutto”, nota il Papa emerito facendo riferimento a quanto accaduto già in questo mondo, anche negli ultimi decenni, dove vediamo come “i primi” sono stati rovesciati e improvvisamente sono diventati “ultimi” e quel posto che sembrava buono era invece “sbagliato”. Anche nei discorsi che si tennero durante l’Ultima Cena, i discepoli si litigano i posti migliori. Gesù si presenta invece come Colui che serve. Lui “nato nella stalla” e “morto sulla Croce” “ci dice” – afferma Benedetto XVI – che il posto giusto è quello vicino a Lui, “il posto secondo la sua misura”. E l’apostolo, in quanto inviato di Cristo “è l’ultimo nell’opinione del mondo”, e proprio per questo è vicino a Gesù: 

Wer in dieser Welt und in dieser Geschichte vielleicht nach vorn gedrängt wird, …

“Chi, in questo mondo e in questa Storia forse viene spinto in avanti e arriva ai primi posti, deve sapere di essere in pericolo; deve guardare ancora di più al Signore, misurarsi a Lui, misurarsi alla responsabilità per l’altro, deve diventare colui che serve, quello che nella realtà è seduto ai piedi dell’altro, e così benedice e a sua volta diventa benedetto”.

E, dunque, qualunque sia il posto che la Storia vorrà assegnarci, quello che è determinante – sottolinea il Papa emerito – è “la responsabilità davanti a Lui, e la responsabilità per l’amore, per la giustizia e per la verità”. Nel Vangelo di oggi il Signore ricorda che chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato. E Benedetto XVI fa notare che “Cristo, il Figlio di Dio, scende per servire noi e questo fa l’essenza di Dio” che “consiste nel piegarsi verso di noi: l’amore, il ‘sì’ ai sofferenti, l’elevazione dall’umiliazione”: 

Wir sind auf dem Weg Christi auf dem richtigen Weg, wenn wir als Er und wie Er …

“Noi ci troviamo sulla via di Cristo, sulla giusta via se in Sua vece e come Lui proviamo a diventare persone che “scendono” per entrare nella vera grandezza, nella grandezza di Dio che è la grandezza dell’amore”.

Benedetto XVI fa dunque nell’omelia una catechesi sul senso dell’abbassamento di Cristo e sull’essenza dell’amore di Dio. “La Croce, nella Storia, è l’ultimo posto” e il “Crocifisso non ha nessun posto, è un ‘non-posto’”, è stato spogliato, “è un nessuno” eppure – nota Benedetto XVI – Giovanni nel Vangelo vede “questa umiliazione estrema” come “la vera esaltazione”:

Höher ist Jesus so; ja, Er ist auf der Höhe Gottes weil die Höhe des Kreuzes …

“Così, Gesù è più alto; sì, è all’altezza di Dio perché l’altezza della Croce è l’altezza dell’amore di Dio, l’altezza della rinuncia di se stesso e la dedizione agli altri. Così, questo è il posto divino, e noi vogliamo pregare Dio che ci doni di comprendere questo sempre di più e di accettare con umiltà, ciascuno a modo proprio, questo mistero dell’esaltazione e dell’umiliazione”.

Infine il Papa emerito ricorda che Gesù esorta a “invitare” a prescindere dai vantaggi, cioè a invitare i paralitici, gli storpi, i poveri perché Lui stesso lo ha fatto invitando “noi alla mensa di Dio”, e in questo modo mostrandoci cosa sia la gratuità. Giustamente l’economia si poggia sulla “giustizia commutativa”, sul do ut des, ma perfino in questo ambito rimane qualcosa di gratuito, ricorda Benedetto XVI sottolineando che “senza la gratuità del perdono nessuna società può crescere”, tanto è vero che le più grandi cose della vita, cioè “l’amore, l’amicizia, la bontà, il perdono” “non le possiamo pagare”, “sono gratis, nello stesso modo che in cui Dio ci dona a titolo gratuito”: 

So dürfen wir, mitten in allem Ringen für die Gerechtigkeit in der Welt, nie vergessen …

“Così, pur nella lotta per la giustizia nel mondo, non dobbiamo mai dimenticare la ‘gratuità’ di Dio, il continuo dare e ricevere, e dobbiamo costruire sul fatto che il Signore dona a noi, che ci sono persone buone che ci donano ‘gratis’ la loro bontà, che ci sopportano a titolo gratuito, ci amano e sono buone con noi ‘gratis’; e poi, a nostra volta, donare questa ‘gratuità’ per avvicinare così il mondo a Dio, per diventare simili a Lui, per aprirci a Lui”.

Quindi Benedetto XVI si sofferma sulla liturgia, sull’umiltà della liturgia cristiana che è insieme “incommensurabilmente grande” perché ci si unisce alle schiere degli angeli e dei santi nella festosa gioia di Dio. E il sangue di Cristo, che è al centro dell’Eucaristia, significa proprio “entrare nello splendore del raduno gioioso di Dio”: “questo Sangue è il suo amore - conclude Benedetto XVI – è il Monte di Dio e ci apre alla gloria di Dio”.

© Copyright Radio Vaticana 

Il nuovo segretario di stato vaticano. Riflessioni (R.)

Cari amici, come sappiamo Mons. Pietro Parolin e' il nuovo segretario di stato vaticano. Succede al card. Bertone. In questi anni il blog e' sempre stato in prima linea e MAI ha lesinato critiche alla gestione del primo collaboratore del Papa. Basta scorrere gli archivi dei blog precedenti per rendersene conto.
Abbiamo implorato prese di posizione nette e precise in piu' di una occasione. Disastrosa e' stata le gestione del caso Williamson ma soprattutto degli scandali dei preti pedofili scoppiati (stranamente?) nel 2010 ma risalenti a decenni precedenti.
Sarebbero bastate poche parole per dimostrare l'impegno di Benedetto XVI, cardinale e Papa, contro questa piaga. Non si e' voluto farlo. Abbiamo preso atto e da allora le nostre critiche sono sempre state aperte e sincere. Detto questo, penso che sia profondamente ingiusto addossare tutta la colpa di quanto accaduto al cardinale Bertone. E' comodo fare di lui un comodo capro espiatorio ma poniamoci una domanda: in quanti l'hanno aiutato in Vaticano? E' sempre stato percepito come un "corpo estraneo", qualcuno che non proveniva dalla famosa scuola diplomatica e che quindi andava osteggiato in ogni modo.
Si pensa che l'abbiamo dimenticato?
Di mea culpa ne andrebbero recitati parecchi e da tutte le parti in causa.
Auguriamo buon lavoro a Mons. Parolin anche se devo ammettere che mi ha un "tantino" irritato questa intervista segnalataci da Alessia.
Purtroppo ieri ho letto e sentito commenti dello stesso tenore: con Benedetto XVI c'era assedio e pessimismo e ora siamo alla primavera.
Ma davvero i media pensano di prenderci in giro?
E' sicuramente cambiata la percezione anche grazie ai mass media che riportano solo gli osanna ma la sostanza e' davvero mutata? I problemi si sono magicamente risolti con un colpo d'ala?
Ma per piacere...
I problemi sono ancora li' solo che nessuno ne parla piu'.
C'e' una grande mobilitazione ed una grande simpatia intorno al nuovo corso ma davvero crediamo che sia tutto risolto?
Certo! Si riconosce a Benedetto XVI di avere compiuto un gesto rivoluzionario ma non ci si riferisce a tutto cio' che ha fatto in otto anni ma al gesto della rinuncia che ha aperto la strada alla primavera dopo il lungo inverno.
Non mi pare un ragionamento corretto ne' da parte dei mass media ne', soprattutto, da parte degli uomini di chiesa.
Buona domenica a tutti :-)
R.