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mercoledì 12 giugno 2013

martedì 14 maggio 2013

Papa Francesco ha ricordato alle suore il concetto di "sentire con la Chiesa" spiegato da Sant'Ignazio negli Esercizi Spirituali (R.)

Clicca qui per rileggere il discorso di Papa Francesco alle suore.
Un punto colpisce e, guarda caso, non e' stato analizzato a fondo. Francesco afferma:

"3. Infine l’ecclesialità come una delle dimensioni costitutive della vita consacrata, dimensione che deve essere costantemente ripresa e approfondita nella vita. La vostra vocazione è un carisma fondamentale per il cammino della Chiesa, e non è possibile che una consacrata e un consacrato non “sentano” con la Chiesa. Un “sentire” con la Chiesa, che ci ha generato nel Battesimo; un “sentire” con la Chiesa che trova una sua espressione filiale nella fedeltà al Magistero, nella comunione con i Pastori e il Successore di Pietro, Vescovo di Roma, segno visibile dell’unità. L’annuncio e la testimonianza del Vangelo, per ogni cristiano, non sono mai un atto isolato. Questo è importante, l'annuncio e la testimonianza del Vangelo per ogni cristiano non sono mai un atto isolato o di gruppo, e qualunque evangelizzatore non agisce, come ricordava molto bene Paolo VI, «in forza di un’ispirazione personale, ma in unione con la missione della Chiesa e in nome di essa» (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 80). E proseguiva Paolo VI: è una dicotomia assurda pensare di vivere con Gesù senza la Chiesa, di seguire Gesù al di fuori della Chiesa, di amare Gesù senza amare la Chiesa (cfr ibid., 16). Sentite la responsabilità che avete di curare la formazione dei vostri Istituti nella sana dottrina della Chiesa, nell’amore alla Chiesa e nello spirito ecclesiale".

Il concetto di sentire con la Chiesa ("sentire cum Ecclesia") si ritrova esattamente negli Esercizi di Sant'Ignazio, il fondatore dei Gesuiti. Chissa' se qualcuno ha davvero compreso fino in fondo che cosa significhi per un Gesuita "sentire cum Ecclesia". Forse le suore non l'hanno ben capito e di sicuro non hanno afferrato il concetto i commentatori. Leggiamo Sant'Ignazio:


REGOLE PER SENTIRE CON LA CHIESA

[352] PER IL RETTO SENTIRE CHE DOBBIAMO AVERE NELLA CHIESA MILITANTE, SI OSSERVINO LE REGOLE SEGUENTI.

[353] Prima regola. Messo da parte ogni giudizio proprio, dobbiamo avere l'animo disposto e pronto a obbedire in tutto alla vera sposa di Cristo nostro Signore, che è la nostra santa madre Chiesa gerarchica.

[354] Seconda regola. Si lodi il confessarsi con il sacerdote e il ricevere la santa Eucarestia una volta all'anno, molto più ogni mese, e molto meglio ancora ogni otto giorni, con le condizioni richieste e dovute.

[355] Terza regola. Si lodi il partecipare spesso alla messa; così pure si lodino i canti, i salmi e le lunghe preghiere in chiesa e fuori di essa, e anche l'orario fissato a tempi determinati per ogni funzione sacra, per ogni preghiera e per tutte le ore canoniche.

[356] Quarta regola. Si lodino molto gli ordini religiosi, il celibato e la castità, e il matrimonio non tanto come questi.

[357] Quinta regola. Si lodino i voti religiosi di obbedienza, povertà e castità e delle altre opere di perfezione consigliate. Si noti che il voto riguarda cose che conducono alla perfezione evangelica; perciò non si deve far voto di cose che allontanano da essa, come esercitare il commercio, sposarsi e simili.

[358] Sesta regola. Si lodino le reliquie dei santi, venerando quelle e pregando questi; si lodino le celebrazioni stazionali, i pellegrinaggi, le indulgenze, i giubilei, le crociate e le candele che si accendono nelle chiese.

[359] Settima regola. Si lodino le disposizioni circa i digiuni e le astinenze, come quelli della quaresima, delle quattro tempora, delle vigilie, del venerdì e del sabato; così pure le penitenze, non solo interne ma anche esterne.

[360] Ottava regola. Si lodino il decorare e l'erigere chiese, così pure le immagini, venerandole secondo quello che rappresentano.

[361] Nona regola. Si lodino infine tutti i precetti della Chiesa, con l'animo pronto a cercare ragioni in loro difesa e mai contro di essi.

[362] Decima regola. Dobbiamo essere sempre pronti ad approvare e a lodare, sia le disposizioni e le raccomandazioni, sia i comportamenti dei superiori. Infatti, anche se alcuni di questi non fossero buoni, o non lo fossero stati, il criticarli, predicando in pubblico o discorrendo con persone semplici, susciterebbe mormorazione e scandalo piuttosto che vantaggio; e così la gente si sdegnerebbe contro i superiori civili o religiosi. Tuttavia, come è dannoso criticare i superiori in loro assenza davanti alla gente semplice, così può essere vantaggioso parlare dei loro cattivi comportamenti alle persone che possono portarvi rimedio.

[363]Undicesima regola. Si deve lodare la teologia positiva e la scolastica. Infatti, come è proprio dei dottori positivi san Gerolamo, sant'Agostino, san Gregorio e altri muovere l'affetto per amare e servire in tutto Dio nostro Signore, così è proprio degli scolastici san Tommaso, san Bonaventura, Pietro Lombardo e altri definire e chiarire per i nostri tempi quanto è necessario per raggiungere la salvezza eterna e per meglio impugnare e confutare gli errori e le falsità. Infatti i dottori scolastici, che sono più moderni, non solo si servono dell'autentica interpretazione della Sacra Scrittura e dei santi dottori positivi, ma, illuminati e guidati essi stessi dalla grazia divina, utilizzano anche i concili, i canoni e le costituzioni della nostra santa madre Chiesa.

[364]Dodicesima regola. Dobbiamo evitare di fare paragoni tra noi vivi e i beati del cielo. Infatti si sbaglia non poco, dicendo per esempio: questi ne sa più di sant'Agostino, è uguale o superiore a san Francesco, è un altro san Paolo per bontà e santità, e così via.

[365] Tredicesima regola. Per essere certi in tutto, dobbiamo sempre tenere questo criterio: quello che io vedo bianco lo credo nero, se lo stabilisce la Chiesa gerarchica. Infatti noi crediamo che lo Spirito che ci governa e che guida le nostre anime alla salvezza è lo stesso in Cristo nostro Signore, lo sposo, e nella Chiesa sua sposa; poiché la nostra santa madre Chiesa è guidata e governata dallo stesso Spirito e signore nostro che diede i dieci comandamenti.

[366] Quattordicesima regola. È verissimo che nessuno si può salvare senza essere predestinato e senza avere la fede e la grazia; tuttavia bisogna fare molta attenzione nel modo di parlare e di discutere di tutti questi argomenti.

[367] Quindicesima regola. Abitualmente non si deve parlare molto della predestinazione; ma se in qualche modo e qualche volta se ne parla, se ne deve parlare in modo che le persone semplici non cadano in alcun errore, come quando uno dice: è già stabilito se io dovrò essere salvo o dannato; perciò, sia che agisca bene sia che agisca male, non potrà accadere diversamente. Così si diventa pigri e si trascurano le opere che conducono alla salvezza e al vantaggio spirituale dell'anima.

[368]Sedicesima regola. Così pure bisogna fare attenzione che, parlando molto e con grande fervore della fede, senza alcuna distinzione o spiegazione, non si dia occasione alla gente di essere indolente e pigra nell'operare, sia prima che la fede sia congiunta con la carità, sia dopo.

[369] Diciassettesima regola. Allo stesso modo non si deve parlare troppo dìffusamente della grazia, insistendovi tanto da favorire quell'errore che nega la libertà. Perciò si può parlare della fede e della grazia, per quanto ci è possibile con l'aiuto divino, per la maggior lode della divina Maestà; ma, particolarmente in questi tempi così pericolosi, non in maniera e in termini tali, che le opere e il libero arbitrio ne ricevano danno o non si tengano in alcun conto.

[370] Diciottesima regola. Si deve stimare più di tutto il servizio di Dio nostro Signore per puro amore; tuttavia si deve lodare molto anche il timore della sua divina Maestà. Infatti, non solo il timore filiale è cosa buona e santissima, ma, se non si arriva ad altro di meglio o di più utile, anche il timore servile aiuta molto ad uscire dal peccato mortale; poi, una volta usciti, si arriva facilmente al timore filiale, che è pienamente accetto e gradito a Dio nostro Signore, essendo un tutt'uno con l'amore divino.

Non stupisce che nessuno abbia richiamato queste regole :-)
R.

lunedì 13 maggio 2013

Secondo Gagliarducci Francesco ha cambiato l'immagine della chiesa non la dottrina

Clicca qui per leggere il commento segnalatoci da Mariateresa.
E' molto triste che si parli di "rivoluzione dell'immagine" della chiesa come se essa fosse una qualunque societa' quotata in borsa che necessita di rassicurare gli azionisti.
Io direi che sono i media ad avere rivoluzionato l'immagine della chiesa rinunciando a parlare dei problemi che la affliggono e che tanto tormentavano giornalisti e commentatori fino alla sera del 13 marzo. A proposito: che fine ha fatto il dossier Vatileaks? Nessuno pretende piu' la sua pubblicazione? Ma che strano...
:-)
R.

mercoledì 8 maggio 2013

Essere consacrati significa essere nella Chiesa, Papa Francesco e le suore americane (Ambrogetti)

Clicca qui per leggere il commento.

Cenni di Francesco ai rapporti tra Vaticano e le religiose americane (Speciale)

Clicca qui per leggere il commento segnalatoci da Laura.

Papa Francesco: i carrieristi provocano gravi danni alla Chiesa. Siate madri e non zitelle. La povertà non basta proclamarla, si deve viverla con i poveri (Izzo)

PAPA: CARRIERISTI PROVOCANO GRANDI DANNI ALLA CHIESA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 8 mag. 

"Pensiamo al danno che arrecano al Popolo di Dio gli uomini e le donne di Chiesa che sono carrieristi, arrampicatori". Lo ha detto Papa Francesco.
"Benedetto XVI - ha ricordato Francesco alle 800 suore che partecipano all'Assemblea dell'Unione delle Superiori Generali - con grande sapienza, ha richiamato piu' volte alla Chiesa che se per l'uomo spesso autorita' e' sinonimo di possesso, di dominio, di successo, per Dio autorita' e sempre sinonimo di servizio, di umilta', di amore". 
L'autorita', ha spiegato il nuovo Pontefice citando le parole del predecessore, "vuol dire entrare nella logica di Gesu' che si china a lavare i piedi agli Apostoli, e che dice ai suoi discepoli: 'Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse... Tra voi non sara' cosi'; ma chi vuole essere grande tra voi, sara' il vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sara' vostro schiavo".
"Pensiamo - ha esortato - al danno che arrecano al Popolo di Dio gli uomini e le donne di Chiesa che sono carrieristi, arrampicatori, che 'usano' il popolo, la Chiesa, i fratelli e le sorelle, quelli che dovrebbero servire, come trampolino per i propri interessi e le ambizioni personali". 
"Sappiate sempre esercitare l'autorita' - ha chiesto infine alle religiose - accompagnando, comprendendo, aiutando, amando; abbracciando tutti e tutte, specialmente le persone che si sentono sole, escluse, aride, le periferie esistenziali del cuore umano. Teniamo lo sguardo rivolto alla Croce: li' si colloca qualunque autorita' nella Chiesa, dove Colui che e' il Signore si fa servo fino al dono totale di se'". 

© Copyright (AGI)

PAPA: ALLE SUORE, SIATE MADRI E NON ZITELLE

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 8 mag. 

"Che cosa sarebbe la Chiesa senza di voi? Le mancherebbe maternita', affetto, tenerezza! Grazie!". 
Lo ha detto Papa Francesco alle 800 suore che partecipano a Roma all'Assemblea dell'Unione delle Superiori Generali. 
"La consacrata - ha affermato il Pontefice - e' madre, deve essere madre e non 'zitella'! Questa gioia della fecondita' spirituale animi la vostra esistenza".
Il Pontefice ha parlato alle religiose della castita' "come carisma prezioso, che allarga la liberta' del dono a Dio e agli altri, con la tenerezza, la misericordia, la vicinanza di Cristo". 
"La castita' per il Regno dei Cieli - ha spiegato - mostra come l'affettivita' ha il suo posto nella liberta' matura e diventa un segno del mondo futuro, per far risplendere sempre il primato di Dio". 
Ecco dunque la necessita' di "una castita' 'feconda', che genera figli spirituali nella Chiesa. La consacrata - ha quindi concluso - e' madre, deve essere madre e non 'zitella'! Questa gioia della fecondita' spirituale animi la vostra esistenza; siate madri, come figura di Maria Madre e della Chiesa Madre". 

© Copyright (AGI)

PAPA: POVERTA' NON BASTA PROCLAMARLA,SI DEVE VIVERLA CON I POVERI

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 8 mag. 

Nella Chiesa non serve proclamare la virtu' della poverta', occorre praticarla nella realta' quotidiana, condividendo vita dei poveri. 
E' il messaggio che Papa Francesco ha affidato oggi alle 800 suore di tutto il mondo che ha incontrato nell'Aula Nervi in occasione dell'Assemblea dell'Unione Superiori Generali. 
"La poverta' teorica - ha scandito - non ci interessa, la poverta' si impara toccando la carne di Cristo povero". 
"La poverta' - infatti - insegna la solidarieta' e la condivisione e la carita', e si esprime anche in una sobrieta' e gioia dell'essenziale, e nel mettere in guardia dagli idoli materiali che offuscano il senso della vita".
La poverta' e' stata presentata dal nuovo Pontefice alle religiose "come superamento di ogni egoismo nella logica del Vangelo che insegna a confidare nella Provvidenza di Dio". 
"Poverta' - ha chiarito - come indicazione a tutta la Chiesa che non siamo noi a costruire il Regno di Dio, non sono i mezzi umani che lo fanno crescere, ma e' primariamente la potenza, la grazia del Signore, che opera attraverso la nostra debolezza. 
In proposito, Francesco ha citato San Paolo: "Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza". 
"La poverta' - ha quindi concluso il Papa - insegna la solidarieta', la condivisione e la carita', e che si esprime anche in una sobrieta' e gioia dell'essenziale, per mettere in guardia dagli idoli materiali che offuscano il senso autentico della vita. Poverta' che si impara con gli umili, i poveri, gli ammalati". 

© Copyright (AGI)

Discorso di Papa Francesco ai partecipanti all'Assemblea Plenaria dell'Unione Internazionale delle Superiore Generali [U.I.S.G.]

Clicca qui per leggere il testo del discorso.

Papa Francesco alle religiose: non si può vivere con Gesù senza amare la Chiesa. Cita Benedetto XVI: autorità è servizio

Papa Francesco alle religiose: non si può vivere con Gesù senza amare la Chiesa

Il Papa, prima dell'udienza generale, ha ricevuto nell’Aula Paolo VI le religiose partecipanti all’Assemblea plenaria dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (Uisg) dicendosi contento di incontrarle e ringraziandole per quanto fanno “affinché la vita consacrata sia sempre una luce nel cammino della Chiesa”. Il Papa ha ringraziato innanzitutto “il caro fratello cardinale João Braz de Aviz”, per le parole che gli ha rivolto. “Il tema del vostro Convegno – ha detto - mi pare particolarmente importante per il compito che vi è stato affidato: ‘Il servizio dell’autorità secondo il Vangelo’. Alla luce di questa espressione vorrei proporvi tre semplici pensieri, che lascio al vostro approfondimento personale e comunitario”.

“Gesù, nell’Ultima Cena – ha sottolineato - si rivolge agli Apostoli con queste parole: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» (Gv 15,16), che ricordano a tutti, non solo a noi sacerdoti, che la vocazione è sempre una iniziativa di Dio. È Cristo che vi ha chiamate a seguirlo nella vita consacrata e questo significa compiere continuamente un “esodo” da voi stesse per centrare la vostra esistenza su Cristo e sul suo Vangelo, sulla volontà di Dio, spogliandovi dei vostri progetti, per poter dire con san Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Questo “esodo” da se stessi è mettersi in un cammino di adorazione e di servizio. Un esodo che ci porta ad un cammino di adorazione al Signore e di servizio al Signore nei fratelli e nelle sorelle. Adorare e servire: due atteggiamenti che non si possono separare, ma che devono andare sempre insieme. Adorare il Signore e servire gli altri, non tenendo nulla per sé: questo è lo “spogliamento” di chi esercita l’autorità. Vivete e richiamate sempre la centralità di Cristo, l’identità evangelica della vita consacrata. Aiutate le vostre comunità a vivere l’”esodo” da sé in un cammino di adorazione e di servizio, anzitutto attraverso i tre cardini della vostra esistenza”.

Il Papa ha parlato dell’obbedienza “come ascolto della volontà di Dio, nella mozione interiore dello Spirito Santo autenticata dalla Chiesa, accettando che l’obbedienza passi anche attraverso le mediazioni umane
Ricordate – ha proseguito - che il rapporto autorità-obbedienza si colloca nel contesto più ampio del ministero della Chiesa e ne costituisce una particolare attuazione della sua funzione mediatrice (cfr Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, Il servizio dell’autorità e l’obbedienza, 12). 
La povertà come superamento di ogni egoismo nella logica del Vangelo che insegna a confidare nella Provvidenza di Dio. Povertà come indicazione a tutta la Chiesa che non siamo noi a costruire il Regno di Dio, non sono i mezzi umani che lo fanno crescere, ma è primariamente la potenza, la grazia del Signore, che opera attraverso la nostra debolezza. «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Povertà che insegna la solidarietà, la condivisione e la carità, e che si esprime anche in una sobrietà e gioia dell’essenziale, per mettere in guardia dagli idoli materiali che offuscano il senso autentico della vita”. “Povertà che si impara con gli umili, i poveri, gli ammalati e – ha aggiunto a braccio - tutti quelli che sono nelle periferie esistenziali della vita. 
La povertà teorica non ci serve, non ci serve, quella si impara toccando la carne di Cristo povero negli umili, nei poveri, negli ammalati, nei bambini…”. “E poi – ha aggiunto - la castità come carisma prezioso, che allarga la libertà del dono a Dio e agli altri, con la tenerezza, la misericordia, la vicinanza di Cristo. La castità per il Regno dei Cieli mostra come l’affettività ha il suo posto nella libertà matura e diventa un segno del mondo futuro, per far risplendere sempre il primato di Dio. Ma, per favore, una castità ‘feconda’, una castità che genera figli spirituali nella Chiesa. La consacrata è madre, deve essere madre e non ‘zitella’!”. “Scusatemi” – ha aggiunto ancora a braccio – “ma è importante questa maternità della vita consacrata, questa fecondità. Questa gioia della fecondità spirituale animi la vostra esistenza; siate madri, come figura di Maria Madre e della Chiesa Madre. Non si può capire Maria senza la sua maternità; non si può capire la Chiesa senza la sua maternità. E voi siete icona di Maria e della Chiesa”. 

“Un secondo elemento che vorrei sottolineare nell’esercizio dell’autorità – ha osservato - è il servizio: non dobbiamo mai dimenticare che il vero potere, a qualunque livello, è il servizio, che ha il suo vertice luminoso sulla Croce. 

Benedetto XVI, con grande sapienza, ha richiamato più volte alla Chiesa che se per l’uomo spesso autorità è sinonimo di possesso, di dominio, di successo, per Dio autorità e sempre sinonimo di servizio, di umiltà, di amore; vuol dire entrare nella logica di Gesù che si china a lavare i piedi agli Apostoli (cfr Angelus, 29 gennaio 2012), e che dice ai suoi discepoli: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse… Tra voi non sarà così; proprio il motto della vostra assemblea: tra voi non sarà così… ma chi vuole essere grande tra voi, sarà il vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo» (Mt 20,25-27)”. “Pensiamo al danno – ha aggiunto - che arrecano al Popolo di Dio gli uomini e le donne di Chiesa che sono carrieristi, arrampicatori, che ‘usano’ il popolo, la Chiesa, i fratelli e le sorelle – quelli che dovrebbero servire -, come trampolino per i propri interessi e le ambizioni personali. Ma questi fanno un danno grande alla Chiesa!”.

Di qui la sua esortazione: “Sappiate sempre esercitare l’autorità accompagnando, comprendendo, aiutando, amando; abbracciando tutti e tutte, specialmente le persone che si sentono sole, escluse, aride, le periferie esistenziali del cuore umano. Teniamo lo sguardo rivolto alla Croce: lì si colloca qualunque autorità nella Chiesa, dove Colui che è il Signore si fa servo fino al dono totale di sé”.

Infine, il Papa ha toccato il tema dell’ecclesialità “come una delle dimensioni costitutive della vita consacrata, dimensione che deve essere costantemente ripresa e approfondita nella vita”. “La vostra vocazione – ha detto - è un carisma fondamentale per il cammino della Chiesa, e non è possibile che una consacrata e un consacrato non “sentano” con la Chiesa. Un “sentire” con la Chiesa, che ci ha generato nel Battesimo; un “sentire” con la Chiesa che trova una sua espressione filiale nella fedeltà al Magistero, nella comunione con i Pastori e il Successore di Pietro, Vescovo di Roma, segno visibile dell’unità. L’annuncio e la testimonianza del Vangelo, per ogni cristiano, non sono mai un atto isolato” - questo è importante – ha sottolineato: “L’annuncio e la testimonianza del Vangelo, per ogni cristiano, non sono mai un atto isolato o di gruppo, e qualunque evangelizzatore non agisce” - come ricordava Paolo VI - «in forza di un’ispirazione personale, ma in unione con la missione della Chiesa e in nome di essa» (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 80)”. E proseguiva Paolo VI: “è una dicotomia assurda pensare di vivere con Gesù senza la Chiesa, di seguire Gesù al di fuori della Chiesa, di amare Gesù senza amare la Chiesa (cfr ibid., 16). Sentite la responsabilità che avete di curare la formazione dei vostri Istituti nella sana dottrina della Chiesa, nell’amore alla Chiesa e nello spirito ecclesiale. Insomma, centralità di Cristo e del suo Vangelo, autorità come servizio di amore, “sentire” in e con la Madre Chiesa: tre indicazioni che desidero lasciarvi, a cui unisco ancora una volta la mia gratitudine per la vostra opera non sempre facile. Che cosa sarebbe la Chiesa senza di voi? Le mancherebbe maternità, affetto, tenerezza, intuizione di madre!”.

Il Papa ha concluso: “Care sorelle, siate certe che vi seguo con affetto. Io prego per voi, ma anche voi pregate per me. Salutate le vostre comunità da parte mia, soprattutto le sorelle ammalate e le giovani. A tutte va il mio incoraggiamento a seguire con parresia e con gioia il Vangelo di Cristo. Siate gioiose, perché è bello seguire Gesù, è bello diventare icona vivente della Madonna e della nostra Santa Madre Chiesa gerarchica. Grazie!”. 

© Copyright Radio Vaticana 

Papa Francesco: suora e' madre, non zitella (Ansa). E io allora? (R.) :-)

Papa: suora e' madre, non zitella

Castita' deve essere feconda e generare figli spirituali

(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 8 MAG - Il Papa ricevendo in udienza 800 suore di 1900 ordini religiosi ha ricordato che ''la castità deve essere feconda'' e generare ''figli spirituali". "La consacrata è madre, deve essere madre e non zitella, scusatemi, parlo un po' così.." ha commentato suscitando l'applauso delle suore presenti nell'aula Paolo VI. 
"Siate madri - ha detto - come figure della chiesa madre, non si può capire Maria e la Chiesa senza la maternità, e voi siete icona di Maria e della Chiesa". (Ansa)

Spero che Papa Francesco non ce l'abbia con le zitelle, categoria alla quale appartengo anche io :-))
Certo che se l'avesse detto Papa Benedetto, il titolo sarebbe stato: il Papa attacca le donne single :-))
Scherzo...ma nemmeno tanto!
R.

martedì 7 maggio 2013

Un membro anonimo della CDF: Le dichiarazioni di Braz de Aviz lasciano perplessi. La competenza esclusiva è della CDF e la LCWR è in netto contrasto con il Magistero

Clicca qui per leggere la notizia segnalataci da Alberto.
Sono proprio curiosa di vedere come va a finire...

Religiose Usa: piena collaborazione tra dicasteri della Dottrina della Fede e Vita consacrata (Radio Vaticana)

Religiose Usa: piena collaborazione tra dicasteri della Dottrina della Fede e Vita consacrata

La Congregazione per la Dottrina della Fede e la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica concordano pienamente sulla questione del rinnovamento delle religiose degli Stati Uniti. 
E’ quanto ribadisce un comunicato della Sala Stampa Vaticana, riaffermando che la Santa Sede ha a cuore il sostegno della bella e nobile vocazione delle religiose americane, a beneficio delle future generazioni. Alcuni media, si legge nella nota, hanno suggerito una divergenza tra il dicastero per la Dottrina della Fede e quello per gli Istituti di Vita Cconsacrata, dopo le dichiarazioni del cardinale Braz de Aviz, il 5 maggio scorso all’Assemblea generale dell'Unione Internazionale delle Superiori generali.

Tale interpretazione delle parole del porporato, avverte la nota, è ingiustificata. I prefetti delle due Congregazioni, prosegue, il comunicato, lavorano congiuntamente e hanno collaborato alla redazione della “Valutazione dottrinale” della Conferenza delle Superiori religiose degli Stati Uniti d’America (Lcwr). Il cardinale Braz de Aviz e l’arcivescovo Müller, conclude la nota, si sono incontrati ieri e hanno riaffermato il comune impegno per il rinnovo della vita religiosa, e particolarmente per la “Valutazione dottrinale” e il programma di riforma che essa richiede, in accordo con le intenzioni del Santo Padre. (A.G.)

© Copyright Radio Vaticana 

Comunicato sulla collaborazione fra la CDF e la Congregazione per gli istituti di vita consacrata. Smentite le parole di Braz de Aviz

Che bella la novella efficienza della Sala Stampa e del Vaticano. E dire che non e' cambiata una virgola nell'organigramma della curia. E' cambiato qualcosa? Ah si'...il Papa!
R.


COMUNICATO DELLA SALA STAMPA SULLA COLLABORAZIONE TRA LA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE E LA CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA

The Congregation for the Doctrine of the Faith and the Congregation for Institutes of Consecrated Life and Societies of Apostolic Life have for some time been collaborating on a renewed theological vision of Religious Life in the Church. The concern of the Holy See, expressed partially in the Doctrinal Assessment of the Leadership Conference of Women Religious in the United States, is motivated by a desire to support the noble and beautiful vocation of Religious so that the eloquent witness of Religious Life may prosper in the Church to the benefit of future generations.

The initiatives of the Holy See in this area are concerned primarily with the faith of the Church and its expression in Religious Life. The Church’s faith—in the loving plan of the Father who sent his Son to be our Savior, in the inspiration of Sacred Scripture, in the gift of grace through the Sacraments, in the nature of the Church guided by the Holy Spirit—this faith is at the heart of the Evangelical Counsels. It motivates the passion for justice shared by so many Religious women and men, and it seeks ever to be expressed in active charity towards those most in need.


Recent media commentary on remarks made on Sunday May the 5th during the General Assembly of the International Union of Superiors General by Cardinal João Braz de Aviz, Prefect of the Congregation for Institutes of Consecrated Life, has suggested a divergence between the CDF and the Congregation for Religious in their approach to the renewal of Religious Life. Such an interpretation of the Cardinal’s remarks is not justified. The Prefects of these two Congregations work closely together according to their specific responsibilities and have collaborated throughout the process of the Doctrinal Assessment of the LCWR. Archbishop Gerhard Müller, Prefect of the Congregation for the Doctrine of the Faith, and Cardinal Braz de Aviz met yesterday and reaffirmed their common commitment to the renewal of Religious Life, and particularly to the Doctrinal Assessment of the LCWR and the program of reform it requires, in accordance with the wishes of the Holy Father.


Bollettino Ufficiale Santa Sede



Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede

Per rinnovare la vita religiosa

Le Congregazioni per la Dottrina della fede e per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica da qualche tempo stanno collaborando per una visione teologica rinnovata della vita religiosa nella Chiesa. Lo riferisce un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, reso noto oggi, 7 maggio, che sottolinea come la preoccupazione di quest'ultima, espressa in parte con l'accertamento dottrinale della Leadership Conference of Women Religious negli Stati Uniti (Lcwr), nasce dal desiderio di sostenere la vocazione dei religiosi. Recenti commenti nei media in merito a osservazioni fatte domenica 5, durante l'assemblea generale dell'Unione internazionale dei superiori generali, dal cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, hanno insinuato l'esistenza di divergenze con la Congregazione per la Dottrina della fede. Una simile interpretazione delle osservazioni del porporato non è giustificata. I prefetti delle due Congregazioni collaborano strettamente, secondo le loro responsabilità specifiche, e hanno lavorato insieme per tutto il processo di accertamento dottrinale della Lcwr. L'arcivescovo Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e il cardinale Braz de Aviz si sono incontrati lunedì 6 e hanno ribadito l'impegno comune per il rinnovamento della vita religiosa, e in particolare per l'accertamento dottrinale della Lcwr e per il programma di riforma di cui ha bisogno, in conformità al desiderio del Papa.


 (©L'Osservatore Romano 8 maggio 2013)

lunedì 6 maggio 2013

Il card. Briaz de Aviz, prefetto per la vita consacrata, si lamenta per come è stata gestita in passato dalla CDF l'intera vicenda delle suore americane (McElwee)

Clicca qui per leggere il commento gentilmente segnalatoci.
Vedremo chi ha ragione fra il prefetto per la vita consacrata ed il prefetto della congregazione per la dottrina della fede. Il primo round e' andato a quest'ultimo. Clicca qui.

Le suore Usa e le incompresioni vaticane (Tosatti)

Clicca qui per leggere il commento.
Aspettiamo con ansia l'incontro di Papa Francesco con le suore...

mercoledì 17 aprile 2013

USA, suore “ribelli” e Vaticano il braccio di ferro continua (Tosatti)

Clicca qui per leggere il commento.
Noto che le suore stanno tentando di dare la colpa a Müller. Niente di nuovo sotto il sole: un Papa mediatico ed un Prefetto della CDF tedesco. 
La storia si ripete ma dubito che Mons. Müller sia disposto a fare il "Ratzinger di Bergoglio". Nessuno vorrebbe piu' ricoprire un simile ruolo e, francamente, non ne vale la pena.