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mercoledì 29 gennaio 2014
Un prete non negoziabile (Matzuzzi)
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lunedì 27 gennaio 2014
Papa, Ossessione, O'Malley (Tosatti)
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mercoledì 9 ottobre 2013
Cattolici in rivolta nel campus dei gesuiti dai princìpi molto negoziabili (Matzuzzi)
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venerdì 9 agosto 2013
Usa, respinto l'appello contro la Santa Sede su presunte responsabilità in un caso di abusi
Negli Stati Uniti
Respinto l'appello contro la Santa Sede su presunte responsabilità in un caso di abusi
Washington, 8. La Santa Sede non può essere accusata di responsabilità diretta in caso di abusi sessuali commessi da qualsiasi esponente del clero nel mondo. È questo il principio stabilito dalla Corte d'appello dell'Oregon (nel particolare la Court of Appeals for the Ninth Circuit), negli Stati Uniti, che, con una sentenza del 5 agosto, ha respinto una causa giudiziaria avviata nel 2002 su presunte responsabilità della Santa Sede in un caso di abusi sessuali. La causa riguardava un sacerdote irlandese che dopo essere stato denunciato per abusi su un minore, avvenuti nel 1965, era stato segnalato, dall'ordine religioso di appartenenza, alla Santa Sede che, in poche settimane, lo aveva ridotto allo stato laicale.
In un comunicato l'avvocato Jeffrey S. Lena, che rappresenta la Santa Sede, ha sottolineato che la sentenza determina di fatto la chiusura di una disputa iniziata nel 2002 «all'insegna di una grande campagna mediatica». La sentenza, è scritto nel comunicato, «non ha avuto luogo a seguito di un accordo o di altro tipo di pagamento da parte della Santa Sede». Si tratta del «terzo caso di questo tipo contro la Santa Sede che si dissolve di fronte all'evidenza legale e fattuale», infatti la causa «era basata su affermazioni inesatte e sillogismi fallaci che avevano fuorviato il pubblico per anni. Ma si è conclusa con la ferma remissione di un'azione legale contro la Santa Sede che non avrebbe mai dovuto comunque essere iniziata».
L'avvocato Lena sottolinea in particolare che la sentenza respinge quanto si voleva affermare in linea di principio, ovvero che la Santa Sede sarebbe direttamente informata e avrebbe il controllo su tutti i sacerdoti del mondo e che dunque dovrebbe essere accusata di responsabilità diretta in caso accertato di abusi sessuali compiuti da qualsiasi esponente del clero.
In una intervista rilasciata al programma inglese della Radio Vaticana, l'avvocato Lena sottolinea inoltre che si sarebbe voluto trattare la Chiesa cattolica alla stregua di una grande società con a capo il Papa come se fosse un Chief Executive Officier. In questo procedimento, osserva l'avvocato, il giudice «ha avuto l'opportunità di seguire da vicino i fatti, ha potuto incontrare tutte le parti e i testimoni legati alla vicenda del sacerdote e questo gli ha consentito di esaminare da vicino eventuali collegamenti con la Santa Sede, appurando che la Santa Sede era stata informata solo nel momento in cui era arrivata la richiesta di riduzione allo stato laicale del religioso da parte dei suoi superiori locali».
(©L'Osservatore Romano 9 agosto 2013)
Respinto l'appello contro la Santa Sede su presunte responsabilità in un caso di abusi
Washington, 8. La Santa Sede non può essere accusata di responsabilità diretta in caso di abusi sessuali commessi da qualsiasi esponente del clero nel mondo. È questo il principio stabilito dalla Corte d'appello dell'Oregon (nel particolare la Court of Appeals for the Ninth Circuit), negli Stati Uniti, che, con una sentenza del 5 agosto, ha respinto una causa giudiziaria avviata nel 2002 su presunte responsabilità della Santa Sede in un caso di abusi sessuali. La causa riguardava un sacerdote irlandese che dopo essere stato denunciato per abusi su un minore, avvenuti nel 1965, era stato segnalato, dall'ordine religioso di appartenenza, alla Santa Sede che, in poche settimane, lo aveva ridotto allo stato laicale.
In un comunicato l'avvocato Jeffrey S. Lena, che rappresenta la Santa Sede, ha sottolineato che la sentenza determina di fatto la chiusura di una disputa iniziata nel 2002 «all'insegna di una grande campagna mediatica». La sentenza, è scritto nel comunicato, «non ha avuto luogo a seguito di un accordo o di altro tipo di pagamento da parte della Santa Sede». Si tratta del «terzo caso di questo tipo contro la Santa Sede che si dissolve di fronte all'evidenza legale e fattuale», infatti la causa «era basata su affermazioni inesatte e sillogismi fallaci che avevano fuorviato il pubblico per anni. Ma si è conclusa con la ferma remissione di un'azione legale contro la Santa Sede che non avrebbe mai dovuto comunque essere iniziata».
L'avvocato Lena sottolinea in particolare che la sentenza respinge quanto si voleva affermare in linea di principio, ovvero che la Santa Sede sarebbe direttamente informata e avrebbe il controllo su tutti i sacerdoti del mondo e che dunque dovrebbe essere accusata di responsabilità diretta in caso accertato di abusi sessuali compiuti da qualsiasi esponente del clero.
In una intervista rilasciata al programma inglese della Radio Vaticana, l'avvocato Lena sottolinea inoltre che si sarebbe voluto trattare la Chiesa cattolica alla stregua di una grande società con a capo il Papa come se fosse un Chief Executive Officier. In questo procedimento, osserva l'avvocato, il giudice «ha avuto l'opportunità di seguire da vicino i fatti, ha potuto incontrare tutte le parti e i testimoni legati alla vicenda del sacerdote e questo gli ha consentito di esaminare da vicino eventuali collegamenti con la Santa Sede, appurando che la Santa Sede era stata informata solo nel momento in cui era arrivata la richiesta di riduzione allo stato laicale del religioso da parte dei suoi superiori locali».
(©L'Osservatore Romano 9 agosto 2013)
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venerdì 28 giugno 2013
Sentenza Usa sulle nozze gay, Ruini: L’uguaglianza intesa come negazione di ogni differenza è qualcosa che va contro la realtà (Matzuzzi)
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Nozze gay, Albacete: una sentenza che condanna il relativismo di certi cristiani
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giovedì 27 giugno 2013
La delegittimazione di chi non è d'accordo. Dopo la sentenza statunitense sui matrimoni tra omosessuali (Scaraffia)
La delegittimazione di chi non è d'accordo
di Lucetta Scaraffia
La decisione della Corte suprema statunitense di accettare i matrimoni omosessuali non è solo una sconfitta per una gran parte di americani -- basti ricordare che il matrimonio gay è accettato in soli dodici Stati -- ma si accompagna a una martellante campagna mediatica. Il coro di commenti che circonda queste “vittorie della libertà” gronda infatti ideologia ed è poco rispettoso delle opinioni diverse.
Con le parole «ha vinto l'uguaglianza», forse non volendo, il presidente degli Stati Uniti ha toccato un punto centrale, quello cioè che considera uguali realtà che non lo sono, cioè maschio e femmina. È infatti proprio la differenza sessuale a garantire la generazione e a fondare il matrimonio: con quello omosessuale si nega che questa differenza esista e abbia valore costitutivo, e si vuole affermare che la differenza, se riconosciuta, significa obbligatoriamente disuguaglianza. Si può invece garantire dignità e libertà uguali a donne e uomini, omosessuali ed eterosessuali, pur rispettando la realtà, e cioè la differenza.
Si sostiene in questo modo implicitamente un'altra affermazione non fondata: che il matrimonio faccia parte dei diritti umani, mettendo in secondo piano che esso è primariamente un'istituzione sociale e antropologica che richiede delle condizioni.
Ma tutto questo serve a confermare l'interpretazione corrente delle leggi che legalizzano il matrimonio per gli omosessuali: che si tratti di un progresso, di passi avanti verso la dignità e la libertà. Che da una parte, quella del matrimonio gay, ci sia la libertà e l'uguaglianza, e dall'altra, quella di chi lo nega, ci sia solo la vergogna per gli omosessuali. È una forzatura tendenziosa, che ha una funzione ben precisa: quella di negare ogni dignità al punto di vista di coloro che si schierano contro il matrimonio omosessuale, in modo da scoraggiarli dall'intervenire nel dibattito e lasciare quindi sola la Chiesa cattolica a difendere questa posizione, al massimo con il supporto di altre confessioni religiose. In modo da relegare tutto alla rubrica “fondamentalismi religiosi”. Per questo numerosissimi laici che sono contrari a questa legalizzazione per la massima parte tacciono, per evitare di essere accusati di omofobia.
In questo clima di nuove “libertà”, chi paga un prezzo altissimo e ingiusto è infatti chi vorrebbe anche solo aprire una discussione, chi è consapevole che si sta trasformando uno dei fondamenti antropologici di ogni società umana, e proprio per questo pensa che sarebbe il caso di discuterne con calma, serietà e coraggio. Delegittimando gli avversari -- proprio perché hanno buone, anzi buonissime ragioni per opporsi -- si ottiene certo il risultato di condizionare nel senso voluto l'opinione pubblica, ma ci si priva di ogni possibilità di riflettere sulla società che si vuole creare per il futuro. E questo silenzio è un prezzo troppo alto da pagare, per qualsiasi società e per qualsiasi popolo.
(©L'Osservatore Romano 28 giugno 2013)
La Corte Suprema Usa apre ai matrimoni gay. "Un giorno tragico" secondo i vescovi americani
“Un giorno tragico per gli Stati Uniti”. Così i vescovi americani commentano il pronunciamento della Corte Suprema Usa che ieri ha definito incostituzionale il Defence Marriage Act, la legge federale secondo cui il matrimonio è solo tra uomo e donna. Esulta invece il presidente Usa Obama che parla di “passo storico verso l’uguaglianza”, “una vittoria per la comunità gay e per la democrazia americana". Il servizio è di Paolo Ondarza:
Definire il matrimonio solo tra uomo e donna è incostituzionale. La Corte Suprema Usa boccia il Doma, Defence marriage Act, in quanto secondo i giudici violerebbe il quinto emendamento sulla difesa delle libertà individuali. Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale:
R. – La Corte suprema federale ha sempre interpretato i diritti dell’uomo della Costituzione americana come diritti strettamente individualistici, cioè dati all’individuo isolato dalle relazioni sociali e dal contesto sociale. Non è un caso che in America i diritti sociali sono sconosciuti. Ma qui c’è una contraddizione, secondo me: la famiglia è qualcosa che va oltre la sfera della privatezza, perché riguarda un istituto sociale. La famiglia è fondata sul matrimonio tra persone di sesso diverso, è la struttura base della stessa società. Certo, hanno ignorato buona parte della cultura attuale americana. E’ uno strappo paragonabile a quello che ci fu nel 1973, quando si riconobbe addirittura il diritto della donna di abortire fino a tre mesi di gravidanza.
D. – Nella definizione di matrimonio non è implicito il riconoscimento di un ruolo materno, che assicuri la procreazione, assicuri la sopravvivenza della specie umana?
R. – La parola stessa, “matris monium”, fa riferimento alla madre, quindi anche alla procreazione. Questa è un’altra difficoltà, perché è chiaro che un’unione di persone dello stesso sesso è difficile possa essere riconosciuta come esempio di matrimonio
Il pronunciamento della Suprema Corte Usa è salutato come una vittoria dalla comunità gay americana. Il presidente Obama parla di “passo storico” verso l’uguaglianza e su twitter scrive “ L’amore è amore”. Una sentenza sbagliata per la conferenza episcopale americana che in un comunicato a firma del presidente, l’arcivescovo di New York Timothy Dolan parla di un "giorno tragico per la nazione”. “Il bene di tutti- scrivono i presuli - dipende da una società che si sforza di rispettare la verità del matrimonio tra uomo e donna"; Le parole dei vescovi riecheggiano quelle dell’allora cardinale Bergoglio che nel 2010 alla vigilia dell’approvazione della legge argentina sui matrimoni gay scriveva “E’ in gioco il rifiuto totale della legge di Dio. Prendere atto di un'oggettiva differenza non significa discriminare. Il nostro codice civile – proseguiva il futuro Papa Francesco - non discrimina quando esige il requisito di essere uomo o donna per contrarre matrimonio, ma riconosce una realtà naturale". La Corte Suprema Usa non si è pronunciata invece sulla legge che in California ha vietato il matrimonio gay, ma ne ha suggerito l’abolizione ad una corte federale. Attualmente sono 12, su un totale di 50, gli Stati americani dove gay e lesbiche possono sposarsi. Che peso avrà il verdetto di ieri? Risponde il giurista Carlo Cardia:
R. – Che adesso i singoli Stati sono liberi di adottare legislazioni che prevedono il matrimonio per persone dello stesso sesso senza andare incontro all’obiezione di incostituzionalità
R. – Si pone in contrasto con la visione del matrimonio e della famiglia delle carte internazionali dei diritti umani. L’Occidente si trova in questa posizione di contraddizione. Quindi è uno stravolgimento completo della realtà antropologica dell’istituto matrimoniale e famigliare.
D. – Dicendo che è incostituzionale definire il matrimonio solo tra un uomo e una donna non si sovverte il diritto naturale?
R. – Assolutamente vero. La logica giuridica è questa. E’ questo il punto, è questo il rovesciamento. La logica umana porta che se io affermo A, tutte le conseguenze di A poi le devo accettare.
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Usa, i vescovi: "Nozze gay, giorno tragico per la nazione"
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Usa. L’apertura della Corte al matrimonio gay spezza un argine culturale (Ferraresi)
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mercoledì 12 giugno 2013
Papa Francesco minimizza i richiami della CDF agli ordini religiosi? (Speciale)
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Era ovvio che il discorso sarebbe ricaduto sulle suore americane...
Era ovvio che il discorso sarebbe ricaduto sulle suore americane...
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venerdì 31 maggio 2013
Usa, Francesco (come Benedetto) mette in guardia le suore “ribelli” (Tosatti)
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mercoledì 29 maggio 2013
venerdì 17 maggio 2013
Sean O'Malley boicotta l'ateneo dei gesuiti che invita il premier abortista (Giulio Meotti)
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mercoledì 15 maggio 2013
Britta Baas descrive la profonda delusione delle suore americane dopo l'incontro con Papa Francesco
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A proposito del concetto di "sentire con la Chiesa" clicca qui.
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Il "magistero" delle suore americane spiegato da Father Z
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martedì 14 maggio 2013
Usa: nel 2012 in ulteriore calo le denunce di abusi secondo l’ultimo rapporto annuale
Usa: nel 2012 in ulteriore calo le denunce di abusi secondo l’ultimo rapporto annuale
Il 2012 ha registrato un’ulteriore flessione di molestatori, denunce e vittime di abusi sessuali nelle diocesi negli Stati Uniti. La maggioranza riguardano casi avvenuti negli anni 70 e 80 e i cui responsabili sono stati nel frattempo rimossi o sono deceduti.
È quanto emerge – come riporta l’agenzia Cns – dall’ultimo rapporto annuale del Centro di ricerca applicata sull’apostolato (Cara) della Georgetown University di Washington, incaricato dalla National Review Board della Conferenza episcopale (Usccb) di raccogliere i dati sui casi e l’applicazione della “Carta per la Protezione dei bambini e dei giovani” adottata dai vescovi nel 2002 dopo lo scandalo scoppiato nei mesi precedenti. L’indagine, a cui ha partecipato lo studio legale “StoneBridge Business Partners”, ha verificato che su 34 casi rinviati a giudizio l’anno scorso solo sei si sono rivelati fondati in tribunale, 12 completamente infondati, mentre altri 15 sono ancora in fase di accertamento. Quasi tutte le diocesi esaminate, ad eccezione di tre, hanno dimostrato di avere ottemperato alle prescrizioni della Carta. Il rapporto si suddivide in due sezioni: una affidata alla “StoneBridge Business Partners” riguarda l’accertamento della corretta applicazione delle disposizioni delle disposizioni della Usccb. Lo studio legale ha effettuato verifiche dirette in 71 diocesi ed eparchie ed esaminato la documentazione presentata da altre 118. Non tutte hanno accettato di sottoporsi alla verifica: sono la diocesi di Lincoln e cinque eparchie di rito orientale. L’obiettivo, precisa nell’introduzione al rapporto Al Notzon III, presidente del National Reviwe Board, è di coprire in futuro la totalità delle diocesi ed eparchie per potere garantire al meglio la salvaguardia dei minori. La seconda parte del rapporto riguarda invece i dati raccolti sulle denunce e le spese sostenute dalle diocesi per i risarcimenti e altro. Il 2012 ha registrato in tutto 397 denunce, la maggior parte riferite a fatti avvenuti prima del 2000, contro 313 sacerdoti o diaconi. Si tratta della cifra più bassa registrata dal 2004, anno in cui è iniziata la raccolta sistematica di questi dati. In tutto nel 2012 le diocesi e gli ordini religiosi hanno speso più di 148 milioni di dollari tra spese legali, spese per assistere le vittime e per curare i molestatori. Ad essi vanno aggiunti 26 milioni e mezzo per finanziare programmi di protezione. Questa seconda parte del rapporto rileva peraltro anche alcuni limiti dell’indagine legati all’impossibilità di verificare direttamente la correttezza delle procedure applicate nelle parrocchie. Un’altra lacuna rilevata è la scarsa sistematicità nella raccolta e registrazione dei dati nelle diocesi, anche questa fondamentale per contrastare in modo efficace il fenomeno degli abusi. Questi problemi sono stati riportati da Notzon in una recente lettera al Presidente della Usccb card. Timothy Nolan. (A cura di Lisa Zengarini)
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Papa Francesco ha ricordato alle suore il concetto di "sentire con la Chiesa" spiegato da Sant'Ignazio negli Esercizi Spirituali (R.)
Clicca qui per rileggere il discorso di Papa Francesco alle suore.
Un punto colpisce e, guarda caso, non e' stato analizzato a fondo. Francesco afferma:
"3. Infine l’ecclesialità come una delle dimensioni costitutive della vita consacrata, dimensione che deve essere costantemente ripresa e approfondita nella vita. La vostra vocazione è un carisma fondamentale per il cammino della Chiesa, e non è possibile che una consacrata e un consacrato non “sentano” con la Chiesa. Un “sentire” con la Chiesa, che ci ha generato nel Battesimo; un “sentire” con la Chiesa che trova una sua espressione filiale nella fedeltà al Magistero, nella comunione con i Pastori e il Successore di Pietro, Vescovo di Roma, segno visibile dell’unità. L’annuncio e la testimonianza del Vangelo, per ogni cristiano, non sono mai un atto isolato. Questo è importante, l'annuncio e la testimonianza del Vangelo per ogni cristiano non sono mai un atto isolato o di gruppo, e qualunque evangelizzatore non agisce, come ricordava molto bene Paolo VI, «in forza di un’ispirazione personale, ma in unione con la missione della Chiesa e in nome di essa» (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 80). E proseguiva Paolo VI: è una dicotomia assurda pensare di vivere con Gesù senza la Chiesa, di seguire Gesù al di fuori della Chiesa, di amare Gesù senza amare la Chiesa (cfr ibid., 16). Sentite la responsabilità che avete di curare la formazione dei vostri Istituti nella sana dottrina della Chiesa, nell’amore alla Chiesa e nello spirito ecclesiale".
Il concetto di sentire con la Chiesa ("sentire cum Ecclesia") si ritrova esattamente negli Esercizi di Sant'Ignazio, il fondatore dei Gesuiti. Chissa' se qualcuno ha davvero compreso fino in fondo che cosa significhi per un Gesuita "sentire cum Ecclesia". Forse le suore non l'hanno ben capito e di sicuro non hanno afferrato il concetto i commentatori. Leggiamo Sant'Ignazio:
REGOLE PER SENTIRE CON LA CHIESA
[352] PER IL RETTO SENTIRE CHE DOBBIAMO AVERE NELLA CHIESA MILITANTE, SI OSSERVINO LE REGOLE SEGUENTI.
[353] Prima regola. Messo da parte ogni giudizio proprio, dobbiamo avere l'animo disposto e pronto a obbedire in tutto alla vera sposa di Cristo nostro Signore, che è la nostra santa madre Chiesa gerarchica.
[354] Seconda regola. Si lodi il confessarsi con il sacerdote e il ricevere la santa Eucarestia una volta all'anno, molto più ogni mese, e molto meglio ancora ogni otto giorni, con le condizioni richieste e dovute.
[355] Terza regola. Si lodi il partecipare spesso alla messa; così pure si lodino i canti, i salmi e le lunghe preghiere in chiesa e fuori di essa, e anche l'orario fissato a tempi determinati per ogni funzione sacra, per ogni preghiera e per tutte le ore canoniche.
[356] Quarta regola. Si lodino molto gli ordini religiosi, il celibato e la castità, e il matrimonio non tanto come questi.
[357] Quinta regola. Si lodino i voti religiosi di obbedienza, povertà e castità e delle altre opere di perfezione consigliate. Si noti che il voto riguarda cose che conducono alla perfezione evangelica; perciò non si deve far voto di cose che allontanano da essa, come esercitare il commercio, sposarsi e simili.
[358] Sesta regola. Si lodino le reliquie dei santi, venerando quelle e pregando questi; si lodino le celebrazioni stazionali, i pellegrinaggi, le indulgenze, i giubilei, le crociate e le candele che si accendono nelle chiese.
[359] Settima regola. Si lodino le disposizioni circa i digiuni e le astinenze, come quelli della quaresima, delle quattro tempora, delle vigilie, del venerdì e del sabato; così pure le penitenze, non solo interne ma anche esterne.
[360] Ottava regola. Si lodino il decorare e l'erigere chiese, così pure le immagini, venerandole secondo quello che rappresentano.
[361] Nona regola. Si lodino infine tutti i precetti della Chiesa, con l'animo pronto a cercare ragioni in loro difesa e mai contro di essi.
[362] Decima regola. Dobbiamo essere sempre pronti ad approvare e a lodare, sia le disposizioni e le raccomandazioni, sia i comportamenti dei superiori. Infatti, anche se alcuni di questi non fossero buoni, o non lo fossero stati, il criticarli, predicando in pubblico o discorrendo con persone semplici, susciterebbe mormorazione e scandalo piuttosto che vantaggio; e così la gente si sdegnerebbe contro i superiori civili o religiosi. Tuttavia, come è dannoso criticare i superiori in loro assenza davanti alla gente semplice, così può essere vantaggioso parlare dei loro cattivi comportamenti alle persone che possono portarvi rimedio.
[363]Undicesima regola. Si deve lodare la teologia positiva e la scolastica. Infatti, come è proprio dei dottori positivi san Gerolamo, sant'Agostino, san Gregorio e altri muovere l'affetto per amare e servire in tutto Dio nostro Signore, così è proprio degli scolastici san Tommaso, san Bonaventura, Pietro Lombardo e altri definire e chiarire per i nostri tempi quanto è necessario per raggiungere la salvezza eterna e per meglio impugnare e confutare gli errori e le falsità. Infatti i dottori scolastici, che sono più moderni, non solo si servono dell'autentica interpretazione della Sacra Scrittura e dei santi dottori positivi, ma, illuminati e guidati essi stessi dalla grazia divina, utilizzano anche i concili, i canoni e le costituzioni della nostra santa madre Chiesa.
[364]Dodicesima regola. Dobbiamo evitare di fare paragoni tra noi vivi e i beati del cielo. Infatti si sbaglia non poco, dicendo per esempio: questi ne sa più di sant'Agostino, è uguale o superiore a san Francesco, è un altro san Paolo per bontà e santità, e così via.
[365] Tredicesima regola. Per essere certi in tutto, dobbiamo sempre tenere questo criterio: quello che io vedo bianco lo credo nero, se lo stabilisce la Chiesa gerarchica. Infatti noi crediamo che lo Spirito che ci governa e che guida le nostre anime alla salvezza è lo stesso in Cristo nostro Signore, lo sposo, e nella Chiesa sua sposa; poiché la nostra santa madre Chiesa è guidata e governata dallo stesso Spirito e signore nostro che diede i dieci comandamenti.
[366] Quattordicesima regola. È verissimo che nessuno si può salvare senza essere predestinato e senza avere la fede e la grazia; tuttavia bisogna fare molta attenzione nel modo di parlare e di discutere di tutti questi argomenti.
[367] Quindicesima regola. Abitualmente non si deve parlare molto della predestinazione; ma se in qualche modo e qualche volta se ne parla, se ne deve parlare in modo che le persone semplici non cadano in alcun errore, come quando uno dice: è già stabilito se io dovrò essere salvo o dannato; perciò, sia che agisca bene sia che agisca male, non potrà accadere diversamente. Così si diventa pigri e si trascurano le opere che conducono alla salvezza e al vantaggio spirituale dell'anima.
[368]Sedicesima regola. Così pure bisogna fare attenzione che, parlando molto e con grande fervore della fede, senza alcuna distinzione o spiegazione, non si dia occasione alla gente di essere indolente e pigra nell'operare, sia prima che la fede sia congiunta con la carità, sia dopo.
[369] Diciassettesima regola. Allo stesso modo non si deve parlare troppo dìffusamente della grazia, insistendovi tanto da favorire quell'errore che nega la libertà. Perciò si può parlare della fede e della grazia, per quanto ci è possibile con l'aiuto divino, per la maggior lode della divina Maestà; ma, particolarmente in questi tempi così pericolosi, non in maniera e in termini tali, che le opere e il libero arbitrio ne ricevano danno o non si tengano in alcun conto.
[370] Diciottesima regola. Si deve stimare più di tutto il servizio di Dio nostro Signore per puro amore; tuttavia si deve lodare molto anche il timore della sua divina Maestà. Infatti, non solo il timore filiale è cosa buona e santissima, ma, se non si arriva ad altro di meglio o di più utile, anche il timore servile aiuta molto ad uscire dal peccato mortale; poi, una volta usciti, si arriva facilmente al timore filiale, che è pienamente accetto e gradito a Dio nostro Signore, essendo un tutt'uno con l'amore divino.
Non stupisce che nessuno abbia richiamato queste regole :-)
R.
Un punto colpisce e, guarda caso, non e' stato analizzato a fondo. Francesco afferma:
"3. Infine l’ecclesialità come una delle dimensioni costitutive della vita consacrata, dimensione che deve essere costantemente ripresa e approfondita nella vita. La vostra vocazione è un carisma fondamentale per il cammino della Chiesa, e non è possibile che una consacrata e un consacrato non “sentano” con la Chiesa. Un “sentire” con la Chiesa, che ci ha generato nel Battesimo; un “sentire” con la Chiesa che trova una sua espressione filiale nella fedeltà al Magistero, nella comunione con i Pastori e il Successore di Pietro, Vescovo di Roma, segno visibile dell’unità. L’annuncio e la testimonianza del Vangelo, per ogni cristiano, non sono mai un atto isolato. Questo è importante, l'annuncio e la testimonianza del Vangelo per ogni cristiano non sono mai un atto isolato o di gruppo, e qualunque evangelizzatore non agisce, come ricordava molto bene Paolo VI, «in forza di un’ispirazione personale, ma in unione con la missione della Chiesa e in nome di essa» (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 80). E proseguiva Paolo VI: è una dicotomia assurda pensare di vivere con Gesù senza la Chiesa, di seguire Gesù al di fuori della Chiesa, di amare Gesù senza amare la Chiesa (cfr ibid., 16). Sentite la responsabilità che avete di curare la formazione dei vostri Istituti nella sana dottrina della Chiesa, nell’amore alla Chiesa e nello spirito ecclesiale".
Il concetto di sentire con la Chiesa ("sentire cum Ecclesia") si ritrova esattamente negli Esercizi di Sant'Ignazio, il fondatore dei Gesuiti. Chissa' se qualcuno ha davvero compreso fino in fondo che cosa significhi per un Gesuita "sentire cum Ecclesia". Forse le suore non l'hanno ben capito e di sicuro non hanno afferrato il concetto i commentatori. Leggiamo Sant'Ignazio:
REGOLE PER SENTIRE CON LA CHIESA
[352] PER IL RETTO SENTIRE CHE DOBBIAMO AVERE NELLA CHIESA MILITANTE, SI OSSERVINO LE REGOLE SEGUENTI.
[353] Prima regola. Messo da parte ogni giudizio proprio, dobbiamo avere l'animo disposto e pronto a obbedire in tutto alla vera sposa di Cristo nostro Signore, che è la nostra santa madre Chiesa gerarchica.
[354] Seconda regola. Si lodi il confessarsi con il sacerdote e il ricevere la santa Eucarestia una volta all'anno, molto più ogni mese, e molto meglio ancora ogni otto giorni, con le condizioni richieste e dovute.
[355] Terza regola. Si lodi il partecipare spesso alla messa; così pure si lodino i canti, i salmi e le lunghe preghiere in chiesa e fuori di essa, e anche l'orario fissato a tempi determinati per ogni funzione sacra, per ogni preghiera e per tutte le ore canoniche.
[356] Quarta regola. Si lodino molto gli ordini religiosi, il celibato e la castità, e il matrimonio non tanto come questi.
[357] Quinta regola. Si lodino i voti religiosi di obbedienza, povertà e castità e delle altre opere di perfezione consigliate. Si noti che il voto riguarda cose che conducono alla perfezione evangelica; perciò non si deve far voto di cose che allontanano da essa, come esercitare il commercio, sposarsi e simili.
[358] Sesta regola. Si lodino le reliquie dei santi, venerando quelle e pregando questi; si lodino le celebrazioni stazionali, i pellegrinaggi, le indulgenze, i giubilei, le crociate e le candele che si accendono nelle chiese.
[359] Settima regola. Si lodino le disposizioni circa i digiuni e le astinenze, come quelli della quaresima, delle quattro tempora, delle vigilie, del venerdì e del sabato; così pure le penitenze, non solo interne ma anche esterne.
[360] Ottava regola. Si lodino il decorare e l'erigere chiese, così pure le immagini, venerandole secondo quello che rappresentano.
[361] Nona regola. Si lodino infine tutti i precetti della Chiesa, con l'animo pronto a cercare ragioni in loro difesa e mai contro di essi.
[362] Decima regola. Dobbiamo essere sempre pronti ad approvare e a lodare, sia le disposizioni e le raccomandazioni, sia i comportamenti dei superiori. Infatti, anche se alcuni di questi non fossero buoni, o non lo fossero stati, il criticarli, predicando in pubblico o discorrendo con persone semplici, susciterebbe mormorazione e scandalo piuttosto che vantaggio; e così la gente si sdegnerebbe contro i superiori civili o religiosi. Tuttavia, come è dannoso criticare i superiori in loro assenza davanti alla gente semplice, così può essere vantaggioso parlare dei loro cattivi comportamenti alle persone che possono portarvi rimedio.
[363]Undicesima regola. Si deve lodare la teologia positiva e la scolastica. Infatti, come è proprio dei dottori positivi san Gerolamo, sant'Agostino, san Gregorio e altri muovere l'affetto per amare e servire in tutto Dio nostro Signore, così è proprio degli scolastici san Tommaso, san Bonaventura, Pietro Lombardo e altri definire e chiarire per i nostri tempi quanto è necessario per raggiungere la salvezza eterna e per meglio impugnare e confutare gli errori e le falsità. Infatti i dottori scolastici, che sono più moderni, non solo si servono dell'autentica interpretazione della Sacra Scrittura e dei santi dottori positivi, ma, illuminati e guidati essi stessi dalla grazia divina, utilizzano anche i concili, i canoni e le costituzioni della nostra santa madre Chiesa.
[364]Dodicesima regola. Dobbiamo evitare di fare paragoni tra noi vivi e i beati del cielo. Infatti si sbaglia non poco, dicendo per esempio: questi ne sa più di sant'Agostino, è uguale o superiore a san Francesco, è un altro san Paolo per bontà e santità, e così via.
[365] Tredicesima regola. Per essere certi in tutto, dobbiamo sempre tenere questo criterio: quello che io vedo bianco lo credo nero, se lo stabilisce la Chiesa gerarchica. Infatti noi crediamo che lo Spirito che ci governa e che guida le nostre anime alla salvezza è lo stesso in Cristo nostro Signore, lo sposo, e nella Chiesa sua sposa; poiché la nostra santa madre Chiesa è guidata e governata dallo stesso Spirito e signore nostro che diede i dieci comandamenti.
[366] Quattordicesima regola. È verissimo che nessuno si può salvare senza essere predestinato e senza avere la fede e la grazia; tuttavia bisogna fare molta attenzione nel modo di parlare e di discutere di tutti questi argomenti.
[367] Quindicesima regola. Abitualmente non si deve parlare molto della predestinazione; ma se in qualche modo e qualche volta se ne parla, se ne deve parlare in modo che le persone semplici non cadano in alcun errore, come quando uno dice: è già stabilito se io dovrò essere salvo o dannato; perciò, sia che agisca bene sia che agisca male, non potrà accadere diversamente. Così si diventa pigri e si trascurano le opere che conducono alla salvezza e al vantaggio spirituale dell'anima.
[368]Sedicesima regola. Così pure bisogna fare attenzione che, parlando molto e con grande fervore della fede, senza alcuna distinzione o spiegazione, non si dia occasione alla gente di essere indolente e pigra nell'operare, sia prima che la fede sia congiunta con la carità, sia dopo.
[369] Diciassettesima regola. Allo stesso modo non si deve parlare troppo dìffusamente della grazia, insistendovi tanto da favorire quell'errore che nega la libertà. Perciò si può parlare della fede e della grazia, per quanto ci è possibile con l'aiuto divino, per la maggior lode della divina Maestà; ma, particolarmente in questi tempi così pericolosi, non in maniera e in termini tali, che le opere e il libero arbitrio ne ricevano danno o non si tengano in alcun conto.
[370] Diciottesima regola. Si deve stimare più di tutto il servizio di Dio nostro Signore per puro amore; tuttavia si deve lodare molto anche il timore della sua divina Maestà. Infatti, non solo il timore filiale è cosa buona e santissima, ma, se non si arriva ad altro di meglio o di più utile, anche il timore servile aiuta molto ad uscire dal peccato mortale; poi, una volta usciti, si arriva facilmente al timore filiale, che è pienamente accetto e gradito a Dio nostro Signore, essendo un tutt'uno con l'amore divino.
Non stupisce che nessuno abbia richiamato queste regole :-)
R.
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lunedì 13 maggio 2013
Secondo Gagliarducci Francesco ha cambiato l'immagine della chiesa non la dottrina
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E' molto triste che si parli di "rivoluzione dell'immagine" della chiesa come se essa fosse una qualunque societa' quotata in borsa che necessita di rassicurare gli azionisti.
Io direi che sono i media ad avere rivoluzionato l'immagine della chiesa rinunciando a parlare dei problemi che la affliggono e che tanto tormentavano giornalisti e commentatori fino alla sera del 13 marzo. A proposito: che fine ha fatto il dossier Vatileaks? Nessuno pretende piu' la sua pubblicazione? Ma che strano...
:-)
R.
E' molto triste che si parli di "rivoluzione dell'immagine" della chiesa come se essa fosse una qualunque societa' quotata in borsa che necessita di rassicurare gli azionisti.
Io direi che sono i media ad avere rivoluzionato l'immagine della chiesa rinunciando a parlare dei problemi che la affliggono e che tanto tormentavano giornalisti e commentatori fino alla sera del 13 marzo. A proposito: che fine ha fatto il dossier Vatileaks? Nessuno pretende piu' la sua pubblicazione? Ma che strano...
:-)
R.
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giovedì 9 maggio 2013
Papa Francesco mette in riga ribelli e chiacchieroni: “Il segno dell’unità sono io” (Il Foglio)
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