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domenica 8 aprile 2018
Funerali di Giovanni Paolo. La straordinaria omelia del card. Joseph Ratzinger (YouTube)
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L'8 aprile 2005, esattamente tredici anni fa, l'allora cardinale Ratzinger presiedette i funerali di Giovanni Paolo II. La straordinaria omelia è rimasta nel cuore di tutti.
Clicca qui per il testo integrale.
R.
giovedì 22 ottobre 2015
Joseph Ratzinger e Karol Wojtyla: storia di una grande amicizia e collaborazione (YouTube)
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Cari Amici, nel giorno in cui la Chiesa festeggia San Giovanni Paolo II, Gemma ci fa un grande regalo con alcune immagini di Papa Wojtyla con l'allora cardinale Joseph Ratzinger, futuro Benedetto XVI.
La storia di una grande amicizia e di una delle collaborazioni più proficue della storia della Chiesa Cattolica.
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lunedì 12 maggio 2014
Benedetto XVI abbraccia alcuni bimbi polacchi a Cracovia (YouTube)
Grazie al lavoro della nostra Gemma rivediamo un momento particolare dell'incontro di Benedetto XVI con i giovani a Cracovia (27 maggio 2006).
Un gruppo di bimbi si reca all'altare con la famiglia a rendere testimonianza della propria esperienza. Subito dopo l'abbraccio di Papa Benedetto.
R.
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Un gruppo di bimbi si reca all'altare con la famiglia a rendere testimonianza della propria esperienza. Subito dopo l'abbraccio di Papa Benedetto.
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mercoledì 7 maggio 2014
Benedetto XVI parla della "Roccia" alla marea di giovani polacchi a Cracovia (YouTube)
Grazie al lavoro della notra Gemma rivediamo un momento bellissimo del Viaggio Apostolico di Benedetto XVI in Polonia: lo straordinario incontro con i giovani a Cracovia.
Era il 27 maggio 2006.
Il Santo Padre rivolse ai ragazzi un discorso memorabile sul concetto di "Roccia", su Cristo, la Chiesa, Pietro ed i suoi Successori...
Qui la trascrizione del discorso.
R.
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Era il 27 maggio 2006.
Il Santo Padre rivolse ai ragazzi un discorso memorabile sul concetto di "Roccia", su Cristo, la Chiesa, Pietro ed i suoi Successori...
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martedì 6 maggio 2014
Le suggestive immagini della visita di Benedetto XVI alla Cattedrale di Cracovia (YouTube)
Grazie al lavoro della nostra Gemma rivediamo le suggestive immagini della visita di Benedetto XVI alla Cattedrale di Cracovia, città della quale Giovanni Paolo II fu arcivescovo per molti anni prima della sua elezione a Pontefice.
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domenica 4 maggio 2014
Benedetto XVI visita il Santuario della Divina Misericordia a Cracovia (YouTube)
Grazie al lavoro della nostra Gemma rivediamo alcuni dei momenti più significativi della visita di Benedetto XVI al Santuario della Divina Misericordia a Cracovia in occasione del Viaggio Apostolico in Polonia (maggio 2006).
La Festa della Divina Misericordia fu fortemente voluta da Giovanni Paolo II ed è a lui legata in modo straordinario: Papa Wojtyla morì il 2 aprile 2005, alla Vigilia della Festa medesima (che si celebra la domenica dopo Pasqua), è stato beatificato e canonizzato proprio in occasione di tale Solennità, rispettivamente il 1° maggio 2011 ed il 27 aprile 2014.
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La Festa della Divina Misericordia fu fortemente voluta da Giovanni Paolo II ed è a lui legata in modo straordinario: Papa Wojtyla morì il 2 aprile 2005, alla Vigilia della Festa medesima (che si celebra la domenica dopo Pasqua), è stato beatificato e canonizzato proprio in occasione di tale Solennità, rispettivamente il 1° maggio 2011 ed il 27 aprile 2014.
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venerdì 2 maggio 2014
Benedetto XVI visita il Santuario di Kalwaria (Cracovia) ed auspica la rapida beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II (YouTube)
Grazie al lavoro della nostra Gemma vediamo alcune immagini molto suggestive.
In occasione del suo Viaggio Apostolico in Polonia, Benedetto XVI visita il Santuario di Kalwaria (27 maggio 2006), particolarmente caro al suo predecessore, ed auspica la rapida beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II. Le parole furono profetiche: sarà Papa Benedetto stesso a beatificare Papa Wojtyla il 1° maggio 2011. La canonizzazione, come sappiamo, è avvenuta domenica scorsa.
R.
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In occasione del suo Viaggio Apostolico in Polonia, Benedetto XVI visita il Santuario di Kalwaria (27 maggio 2006), particolarmente caro al suo predecessore, ed auspica la rapida beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II. Le parole furono profetiche: sarà Papa Benedetto stesso a beatificare Papa Wojtyla il 1° maggio 2011. La canonizzazione, come sappiamo, è avvenuta domenica scorsa.
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giovedì 1 maggio 2014
Beatificazione di Giovanni Paolo II: l'omelia di Benedetto XVI, l'omaggio di Papa Ratzinger alle spoglie mortali del suo predecessori ed alcune immagini della celebrazione (YouTube)
Carissimi amici, buon 1° maggio a tutti!
Tre anni fa come oggi Benedetto XVI beatificava Giovanni Paolo II. Riascoltiamo l'omelia della Santa Messa e rivediamo l'omaggio di Papa Ratzinger alle spoglie mortali del suo predecessore nella Basilica Vaticana.
Segue un video con alcune immagini della cerimonia.
R.
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Tre anni fa come oggi Benedetto XVI beatificava Giovanni Paolo II. Riascoltiamo l'omelia della Santa Messa e rivediamo l'omaggio di Papa Ratzinger alle spoglie mortali del suo predecessore nella Basilica Vaticana.
Segue un video con alcune immagini della cerimonia.
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martedì 29 aprile 2014
Benedetto XVI partecipa alla cerimonia di canonizzazione di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII (YouTube)
Grazie allo straordinario lavoro della nostra Gemma vediamo alcune fra le immagini più commoventi della partecipazione di Benedetto XVI alla cerimonia di canonizzazione di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII.
In particolare da segnalare l'ingresso in Piazza San Pietro con l'ovazione di omaggio e saluto dei fedeli, l'abbraccio con alcuni cardinali, il commovente incontro con Suor Tobiana, "angelo custode" di Papa Wojtyla, l'affettuoso saluto del Presidente Napolitano e della signora Clio e il saluto di Papa Francesco.
Grazie ancora a Gemma :-)
R.
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In particolare da segnalare l'ingresso in Piazza San Pietro con l'ovazione di omaggio e saluto dei fedeli, l'abbraccio con alcuni cardinali, il commovente incontro con Suor Tobiana, "angelo custode" di Papa Wojtyla, l'affettuoso saluto del Presidente Napolitano e della signora Clio e il saluto di Papa Francesco.
Grazie ancora a Gemma :-)
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domenica 27 aprile 2014
Benedetto XVI e Giovanni Paolo II: un'amicizia che ha segnato la storia della Chiesa. Collage video (YouTube)
Buona domenica della Divina Misericordia, carissimi amici!
Oggi è una giornata molto importante per la Chiesa. Si susseguono in televisione gli speciali sulle canonizzazioni di questa mattina. Noto che si tende a rimuovere o sminuire costantemente il Pontificato di Benedetto XVI. Un tempo questo atteggiamento mi avrebbe fatto molto arrabbiare, ora provo sincera pietà per coloro che si prestano a questi giochetti :-)
Ma parliamo di vicende importanti...
La collaborazione e soprattutto l'amicizia fra Giovanni Paolo II e il suo amico fedele, Joseph Ratzinger, poi diventato Benedetto XVI, ha segnato la storia della Chiesa dell'ultimo secolo. In questo video, un collage di filmati, rivediamo alcuni momenti di questa fondamentale amicizia.
Di seguito segnalo la playlist speciale sui due Papi che è in continuo aggiornamento.
Grazie a Gemma per tutto il lavoro :-)
R.
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Oggi è una giornata molto importante per la Chiesa. Si susseguono in televisione gli speciali sulle canonizzazioni di questa mattina. Noto che si tende a rimuovere o sminuire costantemente il Pontificato di Benedetto XVI. Un tempo questo atteggiamento mi avrebbe fatto molto arrabbiare, ora provo sincera pietà per coloro che si prestano a questi giochetti :-)
Ma parliamo di vicende importanti...
La collaborazione e soprattutto l'amicizia fra Giovanni Paolo II e il suo amico fedele, Joseph Ratzinger, poi diventato Benedetto XVI, ha segnato la storia della Chiesa dell'ultimo secolo. In questo video, un collage di filmati, rivediamo alcuni momenti di questa fondamentale amicizia.
Di seguito segnalo la playlist speciale sui due Papi che è in continuo aggiornamento.
Grazie a Gemma per tutto il lavoro :-)
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sabato 26 aprile 2014
Benedetto XVI arriva a Cracovia fra due ali di folla. Il saluto dalla finestra di Papa Wojtyla (YouTube)
Le commoventi e suggestive immagini dell'arrivo di Benedetto XVI a Cracovia, la città di cui Wojtyla fu arcivescovo. A fine serata si affaccia dalla finestra dell'arcivescovado, la stessa dalla quale il suo predecessore era solito rivolgersi ai fedeli.
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lunedì 11 novembre 2013
Le dichiarazioni del card. Dziwisz su Maciel nel commento di Tom Roberts e la ricostruzione del blog
Clicca qui per leggere il commento. Qui una traduzione sommaria.
Tralascio ogni commento sulle dichiarazioni di Dziwisz e mi soffermo invece sul caso Maciel, di cui abbiamo parlato a lungo sui nostri blog negli anni scorsi, anche quando il nome di colui che è stato definito criminale da Benedetto XVI non poteva nemmeno essere pronunciato. Maciel, l'innominabile, come spesso abbiamo ricordato...
Qui lo speciale preparato negli anni scorsi.
Ricordiamo solo che il card. Ratzinger fu l'unico a non partecipare ai megafesteggiamenti organizzati dal Vaticano in occasione del sessantesimo anniversario di sacerdozio dello stesso Maciel come confidato a Rodari da Mons. Scicluna (clicca qui).
In questi mesi qualcuno ha osato dire e scrivere che "finalmente" non si parla piu' di pedofilia nella chiesa.
ahahahahahaah scusate se rido. Mi domando chi tirava sempre fuori l'argomento in tutte le sedi se non i mass media stessi ma tant'e'...
Il Pontificato di Benedetto XVI è stato definito "penitenziale". Giusto! E meno male che qualcuno, nella chiesa, ha deciso di prendere di petto certa sporcizia, di affrontarla e di estirpare il problema che per decenni e decenni era rimasto sotto i tappeti e gli zerbini.
Joseph Ratzinger, cardinale e Papa, ha deciso di propria iniziativa ed incontrando resistenze all'interno della stessa gerarchia cattolica di mettere il grembiule, la maschera, i guanti e di mettere un po' d'ordine dopo avere fatto pulizia. Oggi si parla di misericordia. Non oso immaginare che cosa sarebbe accaduto se, nel 2010, Benedetto avesse pronunciato un simile vocabolo nel bel mezzo della tempesta mediatica. Ma lasciamo perdere...
Credo che nessuno possa contestare cio' che sto per scrivere e che ripeto prendendo spunto da un commento letto sul blog tempo fa: Benedetto XVI ha deciso di caricarsi personalmente di tutte le colpe passate, presenti (anche future?) della chiesa.
Egli coscientemente ha accettato che venisse sporcata la sua veste bianca purche' fosse preservata quella di tutti gli altri. Per questo suo sacrificio non ha ricevuto nemmeno un grazie né dall'interno né dall'esterno di quella chiesa a cui ha dedicato la sua intera esistenza.
Mi dispiace ma è un comportamento che non posso accettare perché la giustizia divina porrà rimedio a certe schifezze ma intanto quella terrena implora un po' di onesta' e di obiettivita'.
Raffaella
Tralascio ogni commento sulle dichiarazioni di Dziwisz e mi soffermo invece sul caso Maciel, di cui abbiamo parlato a lungo sui nostri blog negli anni scorsi, anche quando il nome di colui che è stato definito criminale da Benedetto XVI non poteva nemmeno essere pronunciato. Maciel, l'innominabile, come spesso abbiamo ricordato...
Qui lo speciale preparato negli anni scorsi.
Ricordiamo solo che il card. Ratzinger fu l'unico a non partecipare ai megafesteggiamenti organizzati dal Vaticano in occasione del sessantesimo anniversario di sacerdozio dello stesso Maciel come confidato a Rodari da Mons. Scicluna (clicca qui).
In questi mesi qualcuno ha osato dire e scrivere che "finalmente" non si parla piu' di pedofilia nella chiesa.
ahahahahahaah scusate se rido. Mi domando chi tirava sempre fuori l'argomento in tutte le sedi se non i mass media stessi ma tant'e'...
Il Pontificato di Benedetto XVI è stato definito "penitenziale". Giusto! E meno male che qualcuno, nella chiesa, ha deciso di prendere di petto certa sporcizia, di affrontarla e di estirpare il problema che per decenni e decenni era rimasto sotto i tappeti e gli zerbini.
Joseph Ratzinger, cardinale e Papa, ha deciso di propria iniziativa ed incontrando resistenze all'interno della stessa gerarchia cattolica di mettere il grembiule, la maschera, i guanti e di mettere un po' d'ordine dopo avere fatto pulizia. Oggi si parla di misericordia. Non oso immaginare che cosa sarebbe accaduto se, nel 2010, Benedetto avesse pronunciato un simile vocabolo nel bel mezzo della tempesta mediatica. Ma lasciamo perdere...
Credo che nessuno possa contestare cio' che sto per scrivere e che ripeto prendendo spunto da un commento letto sul blog tempo fa: Benedetto XVI ha deciso di caricarsi personalmente di tutte le colpe passate, presenti (anche future?) della chiesa.
Egli coscientemente ha accettato che venisse sporcata la sua veste bianca purche' fosse preservata quella di tutti gli altri. Per questo suo sacrificio non ha ricevuto nemmeno un grazie né dall'interno né dall'esterno di quella chiesa a cui ha dedicato la sua intera esistenza.
Mi dispiace ma è un comportamento che non posso accettare perché la giustizia divina porrà rimedio a certe schifezze ma intanto quella terrena implora un po' di onesta' e di obiettivita'.
Raffaella
lunedì 20 maggio 2013
Il generale Domenico Giani parla della sicurezza dei Pontefici (Izzo)
PAPA: GENERALE GIANI, HA SUBITO COMPRESO ESIGENZE DELLA SICUREZZA
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 20 mag.
"Il Papa era abituato precedentemente a viaggiare in autobus, in metropolitana, a piedi e in un primo momento desiderava recarsi a Santa Maria Maggiore in una maniera, diciamo, piuttosto informale.
Pero' ha poi immediatamente compreso quali fossero le nuove esigenze legate al Servizio a cui e' stato chiamato".
Il generale Domenico Giani, comandante del Corpo della Gendarmeria, racconta cosi' al mensile 'Polizia Moderna' il primo impatto con Papa Francesco "nelle prime uscite a sorpresa, e inaspettate, compiute a Santa Maria Maggiore e presso un ospedale a far visita al cardinale Jorge Mejia: sono state - dice - situazioni anche molto simpatiche".
Grazie alla disponibilita' del Pontefice appena eletto, racconta Giani, "sempre in accordo con l'Ispettorato vaticano, abbiamo organizzato tutto in breve tempo e bene".
"Il successivo impegno - continua il comandante della gendarmeria - e' stato quello legato alla nuova residenza, visto che il Papa non e' andato a stare nell'appartamento apostolico, ma ha scelto di risiedere a Santa Marta, il che ha creato la necessita' di rivedere alcuni protocolli e rafforzare la sorveglianza in questa parte dello Stato pontificio". "La nostra attenzione - spiega il generale Giani - si rivolge certamente anche ai suoi contatti, perche' Francesco ama le relazioni umane dal vivo, ad esempio ama riuscire a salutare i bambini e quanti piu' fedeli possibili nella piazza. Ma questo e' naturale per un Pontefice: il Papa e' in primis un sacerdote. E' ovvio quindi che nella sua vocazione ci sia la vicinanza alla gente, la voglia di stare in mezzo al popolo. E' una caratteristica - rileva il comandante - che avevano anche Benedetto XVI e Giovanni Paolo II (i Papi che ho servito prima di Francesco)".
"Devo dire - aggiunge Giani nell'intervista - che questo essere vicino ai piu' deboli e ai piu' umili di Francesco e' molto bello e apprezzato dalla gente. Ovviamente cio' comporta una serrata attivita' di prevenzione, esplicata attraverso i controlli effettuati prima degli eventi insieme ai colleghi dell'Ispettorato, e agli altri colleghi nei Paesi del mondo dove ci rechiamo. Questa opera preventiva - assicura - ci fa stare molto piu' sereni". Al mensile della Polizia di Stato, il generale parla anche della rinuncia al Ministero Petrino da parte di Benedetto XVI: "e' stata - confida - una grande sorpresa per noi, anche per i rapporti profondi che ci hanno legato al Santo Padre in tutti questi anni. E' stata certamente una notizia inaspettata, pero' immediatamente accolta per assecondare i desideri di Papa Ratzinger che ha deciso di intraprendere questa strada, ponendo la Chiesa nelle mani della Provvidenza". E tra i desideri che ha colto in Benedetto XVI all'atto di lasciare il Pontificato, Giani ne sottolinea uno che lo riguarda da vicino come responabilita' del suo ufficio: "il rispetto della privacy, al quale il Papa Emrito tiene molto".
© Copyright (AGI)
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mercoledì 15 maggio 2013
Papa Francesco? Nuovo stile, posizioni classiche (Johannes Schidelko)
Clicca qui per leggere la traduzione dell'articolo.
sabato 11 maggio 2013
La fabbrica dei santi e la tentazione di mettere qualche pietra tombale sul passato (Ingrao)
Clicca qui per leggere l'articolo segnalatoci da Eufemia.
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giovedì 9 maggio 2013
Suore Usa, la delusione del National Catholic Reporter: Francesco non si discosta da Benedetto e Giovanni Paolo
Clicca qui per leggere il commento.
lunedì 6 maggio 2013
Le generazioni di giovani cresciute con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI non hanno complessi e non hanno paura (Gaulmyn e Lemonnier)
lunedì 29 aprile 2013
Festa di Santa Caterina da Siena, l'"illetterata" che indicò ai Papi la strada di Dio (Radio Vaticana)
Festa di Santa Caterina da Siena, l'"illetterata" che indicò ai Papi la strada di Dio
Come ogni 29 aprile, la Chiesa celebra la Festa di Caterina da Siena, Compatrona d’Europa e d’Italia. La sua storia è esemplare di come il dono della sapienza di Dio possa compiere prodigi anche senza il talento del sapere umano, al punto che Paolo VI volle insignire la Santa senese del titolo di "Dottore della Chiesa”. Il servizio Alessandro De Carolis:
Anche solo osservare il modo in cui si prega può rovesciare una convinzione ferrea nel suo opposto. È quel che accade al papà di Caterina da Siena, Japoco Benincasa. Quella figlia carina, in età da marito, di mariti non vuole saperne e a soli 12 anni si è quasi barricata in casa pur di non recedere da quello che davvero gli fa battere il cuore: donarsi a Dio. I tentativi di convincerla non hanno sortito effetti, ma poi, un giorno, quel padre – forse innervosito da tanta testardaggine – sorprende la figlia in preghiera nella sua stanza e ciò che vede, quel modo della figlia di raccogliersi, di vedere con gli occhi dell’anima lo Sposo che veramente ama, lo convince. La determinazione della ragazza ha avuto la meglio e per lei si spalancano le porte del convento, a 16 anni è tra le Mantellate di San Domenico.
Questa “vittoria” è rivelatrice di ciò che Caterina Benincasa – semianalfabeta che detterà per i Papi lettere di inaudita sapienza cristiana – sarà capace di fare di lì a un decennio. Intanto, la sua è una missione che fin da subito si “sporca” le mani con i reietti della società medievale, lebbrosi o malati di una delle troppe pestilenze che tormentano l’epoca, tutti curati da Caterina con affetto e coraggio. Poi, giacché come sempre accade ogni esempio attira imitatori, una “Bella brigata” si coagula attorno per aiutare e sostenere quella giovane che legge e scrivere a malapena, ma sembra che Dio stesso parli e scriva attraverso di lei. A toccare con mano questo prodigio di dottrina e discernimento sono via via poveri o nobili o politici bellicosi – dissuasi dalle armi con un imperativo “Io voglio!” scandito in nome di Dio. I consigli spirituali di Caterina sono acuti e appropriati per ciascuno e arrivano a “dettare” il giusto comportamento anche al Papa, con un’autorevolezza straordinaria: quando l’assenza del Pontefice da Roma si fa insostenibile – Gregorio XI in quel momento era ad Avignone – la ragazza "insipiente" divenuta religiosa in odore di santità indirizza al “dolce Cristo in terra” espressioni di fuoco – “Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo” sono le sue parole – quindi parte per la Francia per portarlo con sé a Roma.
Ma non c’è solo luce nella trama della vita di Caterina. Il filo dell’ordito è fatto di tribolazioni di ogni tipo – anche una verifica da parte del suo Ordine risolta in modo positivo – ma niente fiacca la fibra interiore della senese, anche se il corpo si spegne a soli 33 anni, poco prima di mezzogiorno della domenica dopo l’Ascensione, il 29 aprile 1380. A Roma, dove si trova, Caterina chiude gli occhi sussurrando le identiche parole di Gesù sulla croce: “Padre, nelle tue mani raccomando l’anima e lo spirito mio”. Per la sua eccezionale, per l’epoca, apertura “europea”, Giovanni Paolo II proclama Caterina da Siena “Compatrona d’Europa” nel 1999.
Ricordandola in una udienza generale del 2010, Benedetto XVI affermò in proposito: “Il Vecchio Continente non dimentichi mai le radici cristiane che sono alla base del suo cammino e continui ad attingere dal Vangelo i valori fondamentali che assicurano la giustizia e la concordia”.
Radio Vaticana
Come ogni 29 aprile, la Chiesa celebra la Festa di Caterina da Siena, Compatrona d’Europa e d’Italia. La sua storia è esemplare di come il dono della sapienza di Dio possa compiere prodigi anche senza il talento del sapere umano, al punto che Paolo VI volle insignire la Santa senese del titolo di "Dottore della Chiesa”. Il servizio Alessandro De Carolis:
Anche solo osservare il modo in cui si prega può rovesciare una convinzione ferrea nel suo opposto. È quel che accade al papà di Caterina da Siena, Japoco Benincasa. Quella figlia carina, in età da marito, di mariti non vuole saperne e a soli 12 anni si è quasi barricata in casa pur di non recedere da quello che davvero gli fa battere il cuore: donarsi a Dio. I tentativi di convincerla non hanno sortito effetti, ma poi, un giorno, quel padre – forse innervosito da tanta testardaggine – sorprende la figlia in preghiera nella sua stanza e ciò che vede, quel modo della figlia di raccogliersi, di vedere con gli occhi dell’anima lo Sposo che veramente ama, lo convince. La determinazione della ragazza ha avuto la meglio e per lei si spalancano le porte del convento, a 16 anni è tra le Mantellate di San Domenico.
Questa “vittoria” è rivelatrice di ciò che Caterina Benincasa – semianalfabeta che detterà per i Papi lettere di inaudita sapienza cristiana – sarà capace di fare di lì a un decennio. Intanto, la sua è una missione che fin da subito si “sporca” le mani con i reietti della società medievale, lebbrosi o malati di una delle troppe pestilenze che tormentano l’epoca, tutti curati da Caterina con affetto e coraggio. Poi, giacché come sempre accade ogni esempio attira imitatori, una “Bella brigata” si coagula attorno per aiutare e sostenere quella giovane che legge e scrivere a malapena, ma sembra che Dio stesso parli e scriva attraverso di lei. A toccare con mano questo prodigio di dottrina e discernimento sono via via poveri o nobili o politici bellicosi – dissuasi dalle armi con un imperativo “Io voglio!” scandito in nome di Dio. I consigli spirituali di Caterina sono acuti e appropriati per ciascuno e arrivano a “dettare” il giusto comportamento anche al Papa, con un’autorevolezza straordinaria: quando l’assenza del Pontefice da Roma si fa insostenibile – Gregorio XI in quel momento era ad Avignone – la ragazza "insipiente" divenuta religiosa in odore di santità indirizza al “dolce Cristo in terra” espressioni di fuoco – “Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo” sono le sue parole – quindi parte per la Francia per portarlo con sé a Roma.
Ma non c’è solo luce nella trama della vita di Caterina. Il filo dell’ordito è fatto di tribolazioni di ogni tipo – anche una verifica da parte del suo Ordine risolta in modo positivo – ma niente fiacca la fibra interiore della senese, anche se il corpo si spegne a soli 33 anni, poco prima di mezzogiorno della domenica dopo l’Ascensione, il 29 aprile 1380. A Roma, dove si trova, Caterina chiude gli occhi sussurrando le identiche parole di Gesù sulla croce: “Padre, nelle tue mani raccomando l’anima e lo spirito mio”. Per la sua eccezionale, per l’epoca, apertura “europea”, Giovanni Paolo II proclama Caterina da Siena “Compatrona d’Europa” nel 1999.
Ricordandola in una udienza generale del 2010, Benedetto XVI affermò in proposito: “Il Vecchio Continente non dimentichi mai le radici cristiane che sono alla base del suo cammino e continui ad attingere dal Vangelo i valori fondamentali che assicurano la giustizia e la concordia”.
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Giovanni Paolo II: Fa una certa impressione il tono libero, vigoroso, tagliente, con cui Santa Caterina ammonisce preti, vescovi, cardinali. Occorreva sradicare — ella diceva — dal giardino della Chiesa le piante fradicie sostituendole con « piante novelle » fresche e olezzanti.
DALLA LETTERA APOSTOLICA IN FORMA DI «MOTU PROPRIO» PER LA PROCLAMAZIONE DI SANTA BRIGIDA DI SVEZIA SANTA CATERINA DA SIENA E SANTA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE COMPATRONE D'EUROPA DI GIOVANNI PAOLO II:
Di poco posteriore è l'altra grande figura di donna, santa Caterina da Siena, il cui ruolo negli sviluppi della storia della Chiesa e nello stesso approfondimento dottrinale del messaggio rivelato ha avuto riconoscimenti significativi, che sono giunti fino all'attribuzione del titolo di dottore della Chiesa.
Nata a Siena nel 1347, fu favorita sin dalla prima infanzia di straordinarie grazie che le permisero di compiere, sulla via spirituale tracciata da san Domenico, un rapido cammino di perfezione tra preghiera, austerità e opere di carità. Aveva vent'anni quando Cristo le manifestò la sua predilezione attraverso il mistico simbolo dell'anello sponsale. Era il coronamento di un'intimità maturata nel nascondimento e nella contemplazione, grazie alla costante permanenza, pur al di fuori delle mura di un monastero, entro quella spirituale dimora che ella amava chiamare la « cella interiore ». Il silenzio di questa cella, rendendola docilissima alle divine ispirazioni, poté coniugarsi ben presto con un'operosità apostolica che ha dello straordinario. Molti, anche chierici, si raccolsero intorno a lei come discepoli, riconoscendole il dono di una spirituale maternità. Le sue lettere si diramarono per l'Italia e per l'Europa stessa. La giovane senese entrò infatti con piglio sicuro e parole ardenti nel vivo delle problematiche ecclesiali e sociali della sua epoca.
Instancabile fu l'impegno che Caterina profuse per la soluzione dei molteplici conflitti che laceravano la società del suo tempo. La sua opera pacificatrice raggiunse sovrani europei quali Carlo V di Francia, Carlo di Durazzo, Elisabetta di Ungheria, Ludovico il Grande di Ungheria e di Polonia, Giovanna di Napoli. Significativa fu la sua azione per riconciliare Firenze con il Papa. Additando « Cristo crocifisso e Maria dolce » ai contendenti, ella mostrava che, per una società ispirata ai valori cristiani, mai poteva darsi motivo di contesa tanto grave da far preferire il ricorso alla ragione delle armi piuttosto che alle armi della ragione.
7. Caterina tuttavia sapeva bene che a tale conclusione non si poteva efficacemente pervenire, se gli animi non erano stati prima plasmati dal vigore stesso del Vangelo. Di qui l'urgenza della riforma dei costumi, che ella proponeva a tutti, senza eccezione. Ai re ricordava che non potevano governare come se il regno fosse loro « proprietà »: consapevoli di dover rendere conto a Dio della gestione del potere, essi dovevano piuttosto assumere il compito di mantenervi « la santa e vera giustizia », facendosi « padri dei poveri » (cfr Lettera n. 235 al Re di Francia). L'esercizio della sovranità non poteva infatti essere disgiunto da quello della carità, che è insieme anima della vita personale e della responsabilità politica (cfr Lettera n. 357 al re d'Ungheria).
Con la stessa forza Caterina si rivolgeva agli ecclesiastici di ogni rango, per chiedere la più severa coerenza nella loro vita e nel loro ministero pastorale. Fa una certa impressione il tono libero, vigoroso, tagliente, con cui ella ammonisce preti, vescovi, cardinali. Occorreva sradicare — ella diceva — dal giardino della Chiesa le piante fradicie sostituendole con « piante novelle » fresche e olezzanti. E forte della sua intimità con Cristo, la santa senese non temeva di indicare con franchezza allo stesso Pontefice, che amava teneramente come « dolce Cristo in terra », la volontà di Dio che gli imponeva di sciogliere le esitazioni dettate dalla prudenza terrena e dagli interessi mondani, per tornare da Avignone a Roma, presso la tomba di Pietro.
Con altrettanta passione, Caterina si prodigò poi per scongiurare le divisioni che sopraggiunsero nell'elezione papale successiva alla morte di Gregorio XI: anche in quella vicenda fece ancora una volta appello con ardore appassionato alle ragioni irrinunciabili della comunione. Era quello l'ideale supremo a cui aveva ispirato tutta la sua vita spendendosi senza riserva per la Chiesa. Sarà lei stessa a testimoniarlo ai suoi figli spirituali sul letto di morte: « Tenete per fermo, carissimi, che io ho dato la vita per la santa Chiesa » (Beato Raimondo da Capua, Vita di santa Caterina da Siena, Lib. III, c. IV).
http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/motu_proprio/documents/hf_jp-ii_motu-proprio_01101999_co-patronesses-europe_it.html
Pedofilia, Politi esorta Francesco ad aprire gli archivi diocesani. Grave scivolone sul "caso" Kiesle di Oakland. La ricostruzione del blog
Clicca qui per leggere l'articolo.
Bene il riconoscimento dei meriti di Benedetto XVI ma Politi scivola in maniera molto grave sul caso di un prete pedofilo di Oakland.
Questo blog, che nel 2010 rimase al fianco del Papa combattendo anche le reticenze ed i silenzi del Vaticano, non puo' lasciar passare la frase contenuta nell'articolo.
Ricostruiamo allora il caso del prete pedofili Kiesle di Oakland.
Sotto questo mio commento troverete tutti i link per approfondire la faccenda.
Nel 2010 l'agenzia AP si convinse di avere trovato lo "scoop degli scoop": una lettera in latino del 1985, firmata dall'allora cardinale Ratzinger.
AP rilancio' la notizia che Ratzinger aveva "protetto" un pedofilo opponendosi alla sua espulsione dalla chiesa.
Falso! Non solo: AP fece una figuraccia epocale, a livello mondiale, perche' chi diffuse la notizia, probabilmente non conoscendo il latino, prese fischi per fiaschi.
Una cosa infatti e' la dispensa dallo stato clericale (che e' un beneficio, una sorta di favore al sacerdote), altra cosa e' la riduzione allo stato laicale o dimissione dallo stato clericale (che e' una punizione).
Nella lettera, infatti, l'allora cardinale Ratzinger manifestava dei dubbi sulla "concessione della dispensa" al pedofilo, non sulla sua cacciata dalla Chiesa.
Infatti il prete pedofilo, in modo furbo, aveva chiesto al suo vescovo di lasciare la chiesa con la scusa di doversi sposare. In questo modo avrebbe evitato il processo canonico. Della serie: me ne vado prima io, prima di essere cacciato e soprattutto me ne vado prima di essere messo sotto processo.
Il cardinale Ratzinger scrisse (semplifico) che "era troppo comodo" permettere a questo signore di abbandonare il sacerdozio e che questa procedura avrebbe potuto provocare scandalo nei fedeli.
Quindi il cardinale Ratzinger si opponeva alla benevolenza mostrata verso il pedofilo e, come sempre, si mostrava severissimo con i colpevoli di abusi.
C'e' poi un'altra circostanza che dimostra quanto ho esposto sopra. La Congregazione per la dottrina della fede, nel 1985, era competente per i casi di domanda di "dispensa dallo stato clericale" (una sorta di favore fatto al prete accordato, di solito, nei casi in cui i soggetti si volevano sposare) ma non aveva alcuna competenza per i casi di pedofilia.
Tale competenza fu accordata alla CDF SOLO NEL 2001!
Quante volte lo dovro' ancora scrivere?
Anche volendo, nel 1985, l'allora cardinale Ratzinger non avrebbe potuto espellere il pedofilo dal sacerdozio (termine corretto: riduzione allo stato laicale) semplicemente perche' non era compito suo ma del vescovo diocesano!
Ratzinger ando' molto piu' in la' dei suoi doveri scrivendo al vescovo di Oakland che accordare un beneficio ad un prete pedofilo avrebbe provocato scandalo nei fedeli.
Fra l'altro in quegli anni (per decisione di Wojtyla) la Congregazione per la dottrina della fede non concedeva il beneficio della dispensa dallo stato clericale a chi aveva meno di 40 anni. Ed il pedofilo Kiesle ne aveva 38.
Quindi il comportamento del Prefetto della CDF e' esattamente l'opposto di quello che scrisse l'Ap e che oggi Politi vorrebbe riproporci.
ATTENZIONE, CARI MASS MEDIA: NON SI GIOCA CON IL DIRITTO E CON LA DOCUMENTAZIONE!
Non e' vero, inoltre, che il card. Ratzinger non citava le vittime perche', sempre in latino, si fa riferimento allo scandalo provocato nei fedeli soprattutto quelli di giovane eta'.
C'e' poi un altro punto dell'articolo di Politi che contesto:
"I pontefici incontrano singole vittime, ma non le loro associazioni".
Chi sono le vittime? Gli abusati o le associazioni? Per favore! E poi perche' si parla di Pontefici?
Enno', Politi, enno'!
Finora l'unico Papa che, nella storia della Chiesa, ha incontrato le vittime dei preti pedofili e' stato Benedetto XVI! Non giochiamo su questo. Ecco il resoconto dei sei incontri del Papa con le vittime.
R.
DOCUMENTAZIONE SUL CASO KIESLE
Bene il riconoscimento dei meriti di Benedetto XVI ma Politi scivola in maniera molto grave sul caso di un prete pedofilo di Oakland.
Questo blog, che nel 2010 rimase al fianco del Papa combattendo anche le reticenze ed i silenzi del Vaticano, non puo' lasciar passare la frase contenuta nell'articolo.
Ricostruiamo allora il caso del prete pedofili Kiesle di Oakland.
Sotto questo mio commento troverete tutti i link per approfondire la faccenda.
Nel 2010 l'agenzia AP si convinse di avere trovato lo "scoop degli scoop": una lettera in latino del 1985, firmata dall'allora cardinale Ratzinger.
AP rilancio' la notizia che Ratzinger aveva "protetto" un pedofilo opponendosi alla sua espulsione dalla chiesa.
Falso! Non solo: AP fece una figuraccia epocale, a livello mondiale, perche' chi diffuse la notizia, probabilmente non conoscendo il latino, prese fischi per fiaschi.
Una cosa infatti e' la dispensa dallo stato clericale (che e' un beneficio, una sorta di favore al sacerdote), altra cosa e' la riduzione allo stato laicale o dimissione dallo stato clericale (che e' una punizione).
Nella lettera, infatti, l'allora cardinale Ratzinger manifestava dei dubbi sulla "concessione della dispensa" al pedofilo, non sulla sua cacciata dalla Chiesa.
Infatti il prete pedofilo, in modo furbo, aveva chiesto al suo vescovo di lasciare la chiesa con la scusa di doversi sposare. In questo modo avrebbe evitato il processo canonico. Della serie: me ne vado prima io, prima di essere cacciato e soprattutto me ne vado prima di essere messo sotto processo.
Il cardinale Ratzinger scrisse (semplifico) che "era troppo comodo" permettere a questo signore di abbandonare il sacerdozio e che questa procedura avrebbe potuto provocare scandalo nei fedeli.
Quindi il cardinale Ratzinger si opponeva alla benevolenza mostrata verso il pedofilo e, come sempre, si mostrava severissimo con i colpevoli di abusi.
C'e' poi un'altra circostanza che dimostra quanto ho esposto sopra. La Congregazione per la dottrina della fede, nel 1985, era competente per i casi di domanda di "dispensa dallo stato clericale" (una sorta di favore fatto al prete accordato, di solito, nei casi in cui i soggetti si volevano sposare) ma non aveva alcuna competenza per i casi di pedofilia.
Tale competenza fu accordata alla CDF SOLO NEL 2001!
Quante volte lo dovro' ancora scrivere?
Anche volendo, nel 1985, l'allora cardinale Ratzinger non avrebbe potuto espellere il pedofilo dal sacerdozio (termine corretto: riduzione allo stato laicale) semplicemente perche' non era compito suo ma del vescovo diocesano!
Ratzinger ando' molto piu' in la' dei suoi doveri scrivendo al vescovo di Oakland che accordare un beneficio ad un prete pedofilo avrebbe provocato scandalo nei fedeli.
Fra l'altro in quegli anni (per decisione di Wojtyla) la Congregazione per la dottrina della fede non concedeva il beneficio della dispensa dallo stato clericale a chi aveva meno di 40 anni. Ed il pedofilo Kiesle ne aveva 38.
Quindi il comportamento del Prefetto della CDF e' esattamente l'opposto di quello che scrisse l'Ap e che oggi Politi vorrebbe riproporci.
ATTENZIONE, CARI MASS MEDIA: NON SI GIOCA CON IL DIRITTO E CON LA DOCUMENTAZIONE!
Non e' vero, inoltre, che il card. Ratzinger non citava le vittime perche', sempre in latino, si fa riferimento allo scandalo provocato nei fedeli soprattutto quelli di giovane eta'.
C'e' poi un altro punto dell'articolo di Politi che contesto:
"I pontefici incontrano singole vittime, ma non le loro associazioni".
Chi sono le vittime? Gli abusati o le associazioni? Per favore! E poi perche' si parla di Pontefici?
Enno', Politi, enno'!
Finora l'unico Papa che, nella storia della Chiesa, ha incontrato le vittime dei preti pedofili e' stato Benedetto XVI! Non giochiamo su questo. Ecco il resoconto dei sei incontri del Papa con le vittime.
R.
DOCUMENTAZIONE SUL CASO KIESLE
Avanti un'altra (bufala) sui preti pedofili. La lettera del 1985 del cardinale Ratzinger (Massimo Introvigne)
A conferma di quanto scritto da Apcom ed Asca arriva la dichiarazione di un "insospettabile": Thomas Reese
Il vescovo Cummins (colui che scrisse alla CDF): Papa Wojtyla rallentò la procedura per la concessione delle dispense dal celibato (Asca)
La svolta: nel 1983 il card. Ratzinger voleva concedere la dispensa a Kiesle ma fu frenato dalle norme stabilite da Papa Wojtyla (Rainews24 e Apcom)
Il vescovo Cummins (colui che scrisse alla CDF): Papa Wojtyla rallentò la procedura per la concessione delle dispense dal celibato (Asca)
La svolta: nel 1983 il card. Ratzinger voleva concedere la dispensa a Kiesle ma fu frenato dalle norme stabilite da Papa Wojtyla (Rainews24 e Apcom)
Caso Kiesle. Smentite le nuove accuse (Radio Vaticana)
Il gesuita Joseph Fessio spiega il contenuto della lettera del 1985 su cui si è imbastito un "non-caso"
Il gesuita Joseph Fessio spiega il contenuto della lettera del 1985 su cui si è imbastito un "non-caso"
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