martedì 25 giugno 2013

I primi cento giorni di governo di Papa Francesco. L'analisi di Don Ariel S. Levi di Gualdo

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24 commenti:

Anonimo ha detto...

Don Ariel è affilato come un rasoio :-)
Alessia

Dante Pastorelli ha detto...

Articolo di un sacerdote che mi pare parli fuor dei denti con semplicità ed anche con severità.
Non conosco altro - ammetto la mia ignoranza - di questo prete né so dove operi e quali funzioni svolga nella Chiesa ed a quali livelli. Il quadro che dipinge in questo scritto testimonia un'attenta osservazione dell'attuale realtà al vertice della Chiesa.
Ho altre volte sottolineato il populismo ed il pauperismo, una sorta di peronismo gesuitico, anche senza malizia ma non ingenuo, di Francesco, e non credo che l'insistenza su questi due pilastri del suo magistero porterà grandi frutti sino a che il vescovo di Roma non affronterà i più scottanti problemi della Chiesa che son di costume, sì, ma soprattutto di carattere dottrinale. Anche di dottrina sociale, certo, che però non può esser liquidata in battute su banche di S. Pietro e principi rinascimentali et similia nel corso delle prediche a S. Marta o in colloqui privati.
Una frase di don Ariel m'ha molto colpito e me ne sfugge il vero significato: quella del pifferaio che uscir tutti i topi e li trascina a morire. Non credo (me lo auguro vivamente, almeno) che don Ariel voglia significare - anche nel contesto di tutto il suo discorso ch'è di attesa del Magistero di Francesco - che il Papa pifferaio vuol portar tutti i fedeli nella rovina. M'appar piuttosto ch'egli vi individui, nei suoi atti, nelle sue frecciate, nelle sue battute la risentita volontà di stanar i topi ecclesiastici arrivisti, maneggioni, immorali per ripulir la Curia in primis. S'è questa l'interpretazione esatta beh, suoni ancor più forte e poiù a lungo il piffero ed anche la batteria con amplificatori.

Anonimo ha detto...

Son contento che lei continui a difendere coi denti la memoria di papa Benedetto XVI . Notai da subito che i professori universitari cattolici avevano un magistero parallelo...il Papa era semplicemente ignorato, se citato era solo per disprezzarlo come quando quel G. S. dell'Angelicum durante una lezione lo definì.. Il pastore tedesco!

Anonimo ha detto...

Il problema era che fino ad ora eravamo abituati a ragionare in maniera eurocentrica, con il lessico e i problemi relativi.
Da decenni ( dal 1979) per vari motivi conosco e seguo la chiesa centroamericana e sudamericana.Bergoglio è assolutamente tipico di quella chiesa, non è una mosca bianca. Ora molti dicono: ma ora è vescovo di roma e deve comportarsi come gli altri papi, eurocentrarsi. Ma ormai il 60% dei cattolici vive in centro e sudamerica dove per decenni il loro problema principale è stato e ancora è la disuguaglianza sociale e l'estrema povertà. Ora il papa esprime la loro sofferenza e speranza. Per anni quei cattolici si sono dovuti piegare all'europa è giusto che ora noi ci piegamo all'america latina sentendo parlare ogni giorno di povertà e giustizia sociale.In quella parte del mondo i valori non negoziabili sono ben altri rispetto a quelli che invocate voi.

Anonimo ha detto...

quello che dice l'ultimo anonimo è in larga parte condivisibile e credo debba essere maggiormente sottolineato.

Antonio

mic ha detto...

E' normale che un papa porti con sé la sua personale formazione ed esperienza. Ma questa, da papa, deve entrare nell'universalità, cioè nella cattolicità della Chiesa e dunque deve diventare capacità di oggettivarla ed integrarla con l'intera realtà. Non viceversa, come mi pare stia accadendo ora.
Anche Ratzibger non era tedesco e non veniva da Tubinga? Eppure era "Romano" davvero, nel senso che oltre a essere vescovo di roma era anche pastore universale e da tale parlava e si cimportava. Questo, invece, sotto troppi punti di vista sembra sia rimasto zncora a Buenos Aires...

Fabiola ha detto...

Anonimo delle 17.20.
La Chiesa non è una democrazia, non ancora almeno.
Le Chiese più numerose non hanno particolari diritti ad essere più rappresentate di altre.
La Chiesa universale non è la confederazione delle Chiese locali. Almeno così diceva un certo teologo di cui mi sfugge il nome.
Questo giudizio non mi sembra lungimirante.
Che piaccia o no è l'Occidente a dettare l'agenda.Tutto parte da qui e si diffonde. Infatti in Argentina non hanno avuto più giustizia sociale ma le unioni gay le hanno avute.
Lo ripeterò all'infinito: la giovinezza delle Chiese africane e sudamericane non basta. Serve ma non basta.(card. Scola).

mic ha detto...

Mettiti fa parte quell'elenco, Raffa, che ci sarà da aggiornarlo e da svilupparlo, perché ognuno dei punti elencati ha delle implicazioni che richiedono una marea di approfondimenti. Anche il punto uno, quello dello stemma forse può sembrare banale, ma non lo è affatto.
Non c' è bisogno che pubblichi. Tienilo presente!

Dante Pastorelli ha detto...

Concordo con MIC.
Per secoli anche nei paesi cosiddetti emergenti, nel terzo e quarto mondo che non eran certo più ricchi d'ora, la Chiesa ha portato insieme alla Parola di Cristo, la più grande disponibilità all'aiuto fraterno. Dovunque fosse miseria, malattia, guerra, morte ecc. i sacerdoti eran lì a dar tutti se stessi per il bene spirituale e materiale alle popolazioni infelici. Chi ha aperto scuole, ospedali, lebbrosari, orfanatrofi ecc. ecc.? Eppure la bellezza non era trascurata, perché era un raggio della Somma Bellezza. Non mi risulta che i poveracci abbian mai chiesto calici di terracotta o legno (che poi, oggi, costan parecchio, come certe orribili casule). E se pensiamo alle nostre regioni più povere in anni ormai lontani - io ben ricordo gli anni duri della seconda guerra mondiale e dell'immediato dopoguerra - ci privavamo del poco che avevamo per acquistar tovaglie d'altare o far ricamar paramenti per render più dignitosa la casa del Signore ed il Divino Sacrificio. Le nostre mamme e sorelle tagliavano e cucivano e ricamavano i sacri lini, come pure le supre specie di clausura, mentre gli ordini di vita attiva seguivan bambini, orfani, ragazze sfortunate, vecchi. E noi bambini di famiglie modeste, e addirittura indigenti godevamo della bellezza degli ornamenti festivi, delle processioni che sfilavano tra nuvole di petali di fiori magari campestri gettati dalle finestre, del coro che formavamo sotto la guida di un modestissimo falegname che suonava l'organo (benissimo) o di qualche sacerdote o frate.
Ciò che pensava S. Francesco sugli oggetti preziosi da donare al Signore lo sappiamo, lo abbiamo ricordato e non lo ripeterò. Certi abusi di sfarzi dei singoli prelati posson esser limitati, si richiami alla solidarietà in linea con la dottrina sociale della Chiesa. Ma l'ideologia o idolatria pauperistica, quale che sia l'esperienza che un vescovo o un Papa abbia fatto, non può esser elevata a modello di Chiesa. La povertà dev'esser quella che ci ricorda Cristo ch'è soprattutto quella interiore. E, scusate, Santa Marta, non è poi proprio una capanna delle favelas.

Eccardus ha detto...

Questa è buona: "Francesco è un pastore, altri papi sono stati dei funzionari. Questa è la differenza" http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/teologia-della-liberazione-liberation-theology-teologia-della-liberacion-25955/

Raffaella ha detto...

Caspita!
Credo che i "fans" di Papa Bergoglio (che non merita questo tipo di ammiratori che vogliono solo sfruttarlo) stiano un po' esagerando.
Quando si tira troppo la corda si finisce, inevitabilmente, per spezzarla.
R.

carmelina ha detto...

Gentile anonimo delle 17:20, la disuguaglianza e l'estrema poverta' del centro, sud America, Africa e Asia non puo' non prendere in considerazione la circostanza storica di un mondo che, grazie alle evoluzioni tecnologiche, non ha piu' paratie e muri di ricenzione che tengano separate e impermeabili le diverse culture. se da una parte ci sono genti affamate, dall'altra gente satolla che ha modo di conoscersi reciprocamente, di guardarsi in faccia. In questo scambio cosi' moderno, pero', gli equilibri sono ancora parecchio primitivi: ancora oggi l'occidente si ammanta del ruolo di insegnante/protettore/educatore/benefattore/istitutore/esaminatore. La differenza sta nel fatto che stavolta non viene usata, nell' opera "educatrice", la violenza e l'arroganza delle spade crociate, ma la seduzione di una cultura agnostica e predatoria-vaso di ferro che punta a livellare ai propri standard qualsiasi enclave culturale popolare- vaso di coccio. Per riuscire ad evitare una simile velenosa contaminazione, e' necessario possedere degli anticorpi che noi occidentali possediamo proprio perche' inzuppati di quel veleno. Porre al centro della scena il problema della povertà (esperienza diretta degli episcopati di "periferia") non prendendo altresi' in considerazione quei valori non negoziabili (esperienza diretta della "base") ovvero quel rischio di monopolizzazione culturale, sarebbe un atto di presunzione e di auto-sufficienza imperdonabile (tipico errore, oltretutto, di chi, non avendo mai avuto potere e benessere, quando ce l'ha a disposizione, perde totalmente il senso della realta').

sam ha detto...

Quando Bergoglio era cardinale rispondeva ai gravissimi problemi sociali dell'Argentina prendendo in mano il Catechismo (v.articolo di Magister segnalato nell'altro post)... ora che è Papa, sembra aver mollato il Catechismo e cavalcare il populismo egualitarista delle masse impoverite dall'Euro.
A me pare che Papa Bergoglio sia fin troppo europeo [anche nella sensibilità alle sensibilità degli episcopati europei] e, come già dissi tanto tempo fa, piuttosto borghese... con riferimento all'Europa e alla borghesia contemporanee.

Dante Pastorelli ha detto...

L'eurocentrismo è un falso problema. I missionari han sempre saputo, ferma restando l'immutabile dottrina, adeguarsi alle varie realtà delle diverse parti del mondo. Un mio amico anni fa assistè ad una Messa solenne nella Cina comunista, ovviamente celebrata da sacerdoti patriottici, quando ancora il NO non era stato adottato mentre da noi dilagava da oltre un decennio.
Me ne parlò in termini entusiastici, per il perfetto laitino e la magnificenza dell'insieme.

Dante Pastorelli ha detto...

E cosa v'aspettavate dai teologi dlla liberazione e dai loro messi per quanto insigniti d'un sempre meno meditato premio nobel?
Vorrei sapere perché non ha fatto il nome di qualche Papa funzionario. Al ridicolo non c'è mai fine.

mic ha detto...

Per Dante Pastorelli

Qui trovi un accenno a un recente libro di don Ariel
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2012/11/e-satana-si-fece-trino.html

sam ha detto...

Pienamente d'accordo con il Prof. Pastorelli... per esperienza confermo che alle volte oggi per trovare un po' di sano cattolicesimo è meglio andare lontano dalla cultura europea... c'è più sana dottrina e meno ideologia!
Mi permetto inoltre di ricordare che Bergoglio è sì argentino, ma anche molto piemontese.
Peraltro è meritevole di nota che Giovanni Paolo II puntasse tanto sull'Asia e Benedetto XVI sull'Africa... e che quello sudamericano non sia stato additato da nessuno dei due come il Cristianesimo esemplare...

Per capire l'universalità della vera fede cattolica e la provincialità (nonchè il razzismo) di certo cattolicesimo progressista terzomondista è moooolto interessante rileggere questo articolo sulla grande e vera amicizia tra il Card.Ratzinger e il Card.Gantin e cosa ne pensava invece il buon Dossetti.... leggete leggete...

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350092

Evvai con l'archeologia!

Historia Magistra...

Anonimo ha detto...

Don Ariel sempre fantastico!
Beata la sua parrocchia! ;-)

La metafora dei topi è proprio speculare al libro di cui si narra nell'Apocalisse...arriva il pifferaio e tutti battono le mani, tutti a dire: "oh ma com'è bravo, che belle cose dice, che aria nuova, che primavera..."; ma questa ipocrisia, ballando ballando sulla musica del pifferaio, li porterà a ricredersi su un Pontificato che si rivela molto diverso da quello che si vorrebbe lasciare a intendere... Articolo davvero bello, grazie per averlo postato. ;-)

Ester. :-)

sam ha detto...

Segnalo: http://www.uccronline.it/2013/06/25/il-fratello-di-leonardo-boff-avremmo-dovuto-ascoltare-ratzinger/

marika ha detto...

...a voler precisare ...GP II ha "additato" abbastanza la Congregatio Legionariorum Christi, di origine messicana....

Anonimo ha detto...

E anche questo

http://www.papalepapale.com/develop/persino-il-pio-v-che-fingono-di-conoscere-li-avrebbe-spediti-allinquisizione-certi-tradizionalisti/

Anonimo ha detto...

Di don Ariel

http://www.papalepapale.com/develop/dopo-i-porno-funerali-di-gallo-autopsia-di-una-chiesa-suicida-nella-persona-di-bagnasco-angelo/

Anonimo ha detto...

Io credo che un cattolico debba porsi in atteggiamento filiale verso qualunque papa, senza tifoserie pro o contro l'uno o l'altro, cercando di vivere con una serena fiducia nello Spirito Santo che agisce (anche se per vie che sfuggono ai nostri calcoli ideologici).
Una cosa sono i gusti personali, le affinità culturali, altra cosa è il munus pontificale considerato nella sua oggettività.
Francesco

Anonimo ha detto...

Quando il munus pontificale viene banalizzato e sminuito, si tratta di "gusti personali" o di preoccupazione per le sorti della Chiesa?