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venerdì 14 giugno 2013

Papa Francesco ai Gesuiti di Civiltà Cattolica: conto su di voi. Risanare la frattura fra Vangelo e cultura (anche su web). Il Pontefice con il Primate anglicano in difesa dei valori e dei poveri. La comune preoccupazione per la Siria (Izzo)

PAPA: AI GESUITI DI CIVILTA' CATTOLICA, "CONTO SU DI VOI"

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 14 giu. 

"Sono sicuro di poter contare su di voi". 
Lo ha confidato Papa Francesco alla comunita' dei gesuiti della rivista Civilta' Cattolica, che oltre ad essere la piu' antica rivista italiana (fondata nel 1850 non ha mai interrotto le pubblicazioni) ha un rapporto privilegiato con la Santa Sede, di cui esprime il pensoero nei suoi articoli (che per questo vengono sempre approvati dalla Segreteria di Stato prima della pubblicazione).  
Gli scrittori del quindicinale erano accompagnati da padre Antonio Spadaro, critico letterario e mass mediologo di grande valore, autore nei giorni scorsi del best seller "Da Benedetto a Francesco", molto apprezzato dal nuovo Papa. L'indirizzo di omaggio a Francesco, primo Papa gesuita della storia, e' stato rivolto al Papa dal preposito generale della Compagnia di Gesu', padre Alfonso Nicolas. 

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PAPA: RISANARE FRATTURA TRA VANGELO E CULTURA (ANCHE SU WEB)

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 14 giu. 

"La frattura tra Vangelo e cultura e' senza dubbio un dramma".  E uno dei compiti di "Civilta' Cattolica" e' proprio quello di "sanare questa frattura". Papa Francesco si e' rivolto cosi' ai padri della redazione della piu' prestigiosa rivista della Compagnia di Gesu', ricevuti oggi in udienza insieme al loro direttore Antonio Spadaro, impegnato in prima persona nella frontiera avanzata dei new media e del web attraverso la "cyberteologia". La Civilta' Cattolica, ha sottolineato in proposito il Pontefice, "quest'anno si e' rinnovata e raggiunge oggi i suoi lettori pure nelle reti sociali.
Anche queste - ha detto Francesco a Spadaro e ai suoi confratelli - sono frontiere sulle quali siete chiamati a operare. Proseguite su questa strada!".
In continuita' con Paolo VI e Benedetto XVI, il nuovo Pontefice ha esortato la rivista ad essere "nei campi piu' difficili e di punta, nei crocevia delle ideologie, nelle trincee sociali". "Il vostro luogo proprio - ha ribadito - sono le frontiere".
"Per favore - ha chiesto ai gesuiti scrittori, cosi' sono chiamati i redattori della rivista - siate uomini di frontiera, con quella capacita' che viene da Dio. Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, e' urgente un coraggioso impegno per educare a una fede convinta e matura, capace di dare senso alla vita e di offrire risposte convincenti a quanti sono alla ricerca di Dio".
"Si tratta - ha spiegato il Papa - di sostenere l'azione della Chiesa in tutti i campi della sua missione".
Secondo Bergoglio, primo Papa gesuita della storia, "per dialogare bisogna abbassare le difese e aprire le porte" ed e' proprio cio' che e' chiamata a fare "Civilta' Cattolica" anche per offrire il proprio contributo "alla formazione di cittadini che abbiano a cuore il bene di tutti e lavorino per il bene comune".
Secondo Francesco, del resto, le "grandi domande spirituali oggi sono piu' vive che mai", ma "c'e'  bisogno che qualcuno le interpreti e le capisca". Con "intelligenza umile e aperta cercate e trovate Dio in tutte le cose", ha raccomandato citando Sant'Ignazio di Loyola grazie al quale "un tesoro dei Gesuiti e' proprio il discernimento spirituale, che cerca di riconoscere la presenza dello Spirito di Dio nella realta' umana e culturale".
"Per cercare Dio in tutte le cose sono necessari studio, sensibilita', esperienza", ha ricordato ai suoi confratelli esortandoli ad "essere duri contro le ipocrisie frutto di un cuore chiuso, malato", ma senza erigere barriere. "Il vostro compito principale - ha spiegato infatti - non e' di costruire muri ma ponti; è quello di stabilire un dialogo con tutti gli uomini, anche con coloro che non condividono la fede cristiana, ma 'hanno il culto di alti valori umani' e perfino - ha aggiunto citando ora il Concilio Vaticano II - con 'coloro che si oppongono alla Chiesa e la perseguitano in varie maniere'",
Dialogare, ha poi osservato, "significa essere convinti che l'altro abbia qualcosa di buono da dire", "senza cadere ovviamente nel relativismo". 
"Tutto questo - ha quindi osservato Francesco - richiede di mantenere aperti il cuore e la mente, evitando la malattia spirituale dell'autoreferenzialita'" a causa della quale la Chiesa "si ammala, invecchia". "Il nostro sguardo, ben fisso su Cristo, sia - dunque - profetico e dinamico verso il futuro: in questo modo - ha concluso rivolto ai gesuiti scrittori - rimarrete sempre giovani e audaci nella lettura degli avvenimenti!". 

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PAPA: CON PRIMATE ANGLICANO IN DIFESA DEI VALORI E DEI POVERI

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 14 giu. 

La difesa della vita umana e della famiglia "fondata sul matrimonio" e l'impegno per "una maggiore giustizia sociale", in risposta "al grido dei poveri", ed a favore della pace, a partire dalla tragedia  siriana: sono questi gli ambiti della collaborazione tra la Chiesa Cattolica e la Comunione Anglicana indicati da Papa Francesco durante l'incontro in Vaticano con l'arcivescovo di Canterbury e primate della Comunione Anglicana, Justin Welby, ricevuto con la consorte e il seguito. 
"L'impegno per la ricerca dell’unita' tra i cristiani non deriva da ragioni di ordine pratico - ha detto il Papa - ma dalla volonta' stessa del Signore Gesu' Cristo".
Al primate Welby che ha ricordato Benedetto XVI e la sua convinzione che la "meta e' cosi' grande da giustificare la fatica del cammino", Francesco ha risposto esprimendo gratitudine per  "il sincero sforzo che la Chiesa d'Inghilterra ha mostrato per comprendere le ragioni che hanno portato Papa Benedetto ad offrire una struttura canonica in grado di rispondere alle domande di quei gruppi di anglicani che hanno chiesto di essere ricevuti, anche corporativamente, nella Chiesa cattolica: sono certo - ha confidato - che cio' permettera' di meglio conoscere e apprezzare nel mondo cattolico le tradizioni spirituali, liturgiche e pastorali che costituiscono il patrimonio anglicano".
Significativamente, dopo il colloquio privato e lo scambio dei doni,  Francesco e Welby hanno  celebrato una preghiera comune nella Cappella Redemptoris Mater. Il "cammino di avvicinamento e di fraternita'" che da alcuni decenni stanno percorrendo la Chiesa d'Inghilterra e la Chiesa di Roma, dopo una storia "lunga e complessa, non priva di momenti dolorosi", e' scandito - ha osservato del resto il Papa - sia dal dialogo teologico che dalla preghera comune e dalla collaborazione "in una societa' che sembra talora mettere in discussione alcune delle basi stesse della convivenza". Ed e' una testimonianza importante quella del "profondo rispetto reciproco e sincera collaborazione" tra le due chiese, che e' stata mentenuta "anche quando, nel dialogo teologico, sono emerse difficolta' maggiori di quelle che ci si potesse immaginare all'inizio del cammino".
"L'odierno incontro - ha quindi concluso il Papa - e' l'occasione per ricordarci che l'impegno per la ricerca dell'unita' tra i cristiani non deriva da ragioni di ordine pratico, ma dalla volonta' stessa del Signore Gesu' Cristo, che ci ha resi fratelli suoi e figli dell'unico Padre. Per questo la preghiera che oggi insieme eleviamo e' di fondamentale importanza: da essa si rinnovera' giorno per giorno l'impegno a camminare verso l'unita', che potra' trovare espressione nella collaborazione in diversi ambiti della vita quotidiana". Infatti "l'unita', alla quale sinceramente aneliamo, e' un dono che viene dall'alto e che si fonda nella nostra comunione d'amore con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo". 

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SIRIA: DA PAPA E PRIMATE ANGLICANO IMPEGNO COMUNE PER LA PACE

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 14 giu. 

La tragedia della Siria e' al centro delle preoccupazioni di Papa Francesco e del primate anglicano Welby, che - in occasione del loro primo incontro in Vaticano - hanno parlato di un impegno comune per la pace nell'intera regione del Medio Oriente e in particolare nella Siria insanguinata dalla guerra civile. "Mentre noi parliamo i nostri fratelli e sorelle in Cristo soffrono terribilmente la violenza, l'oppressione, la guerra, dovute al cattivo governo e a sistemi economici ingiusti. Se noi non siamo i loro avvocati nel nome di Cristo, chi lo sara'?", ha detto il primate anglicano, nel suo discorso a Papa Francesco.
E il Papa, da parte sua, ha anche ricordato l'intervento di Welby per "trovare una soluzione pacifica al conflitto siriano, che garantisca anche la sicurezza di tutta la popolazione, incluse le minoranze, tra le quali ci sono le antiche comunità cristiane locali. Come Ella stessa ha evidenziato, noi cristiani portiamo la pace e la grazia come un tesoro da donare al mondo, ma questi doni possono produrre frutti soltanto quando i cristiani vivono e lavorano insieme in armonia". "Sara' cosi' piu' facile - ha concluso Francesco - contribuire a costruire relazioni di rispetto e pacifica convivenza con quanti appartengono ad altre tradizioni religiose e anche con i non credenti". 

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venerdì 7 giugno 2013

Il discorso di Papa Francesco ai futuri nunzi nei commenti di Salvatore Izzo. Oggi il Pontefice sarà "intervistato" dagli allievi dei gesuiti

PAPA: NUNZI APOSTOLICI DIVENTANO RIDICOLI SE FANNO I MONDANI 

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 6 giu. 

Se un segretario di nunziatura o un nunzio apostolico "si lascia coinvolgere nelle tante forme, nelle tante maniere della mondanita', si rende ridicolo e tutti ridono di lui". 
Lo ha detto Papa Francesco ai futuri nunzi apostolici che si preparano all'incarico all'Accademia Ecclesiastica. "Per favore - ha chiesto loro - non rendetevi ridicoli: o santi o tornate in diocesi a fare il parroco; ma non siate ridicoli nella vita diplomatica, dove per un sacerdote vi sono tanti pericoli". 

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PAPA: IL CARRIERISMO ECCLESIASTICO E' UNA LEBBRA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 6 giu. 

"Il carrierismo e' una lebbra". Lo ha detto Papa Francesco nel discorso ai futuri nunzi apostolici. "Dovete essere liberi - ha chiesto loro parlando a braccio - da ambizioni o mire personali per me e' importante, e' importante. Il carrierismo e' una lebbra, una lebbra. Per favore: niente carrierismo". "Voi - ha aggiunto il Pontefice - vi preparate ad un ministero, non a una professione, a un ministero e questo ministero vi chiede un uscire da voi stessi, un distacco da se' che puo' essere raggiunto unicamente attraverso un intenso cammino spirituale e una seria unificazione della vita attorno al mistero dell'amore di Dio e all'imperscrutabile disegno della sua chiamata".
"Con la fede - ha spiegato - e' quindi possibile vivere la liberta' dai propri progetti e dalla propria volonta' "non come motivo di frustrazione o di svuotamento" ma come "apertura al dono sovrabbondante di Dio, che rende fecondo il sacerdozio". Un servizio che potra' anche apparire "esigente" ma permettera' - ha assicurato il Papa - "di essere e respirare nel cuore della Chiesa, della sua cattolicita'". Ma per essere liberi interiormente e' necessario avere una "grande cura della vita spirituale", perche' "senza preghiera non c'e' liberta' interiore". Al termine dell'incontro, Papa Francesco ha rivolto, sempre a braccio, un pensiero al personale laico ma anche alle suore, "buone madri" che accompagnano con la preghiera, la fedelta' e l'amore l'intera comunita' della Pontificia Accademia Ecclesiastica. "Presenze nascoste" ma importanti per vivere con serenita' e impegno la propria missione. 

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PAPA: VORREI CHE I DIPLOMATICI VATICANI FOSSERO UOMINI LIBERI 

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 6 giu. 

Papa Francesco ha proposto oggi ai futuri diplomatici della Santa Sede una vera e propria lezione sulla liberta' che dovrebbe caratterizzare il loro servizio, mettendoli al riparo dai rischi del carrierismo e delle cordate che sono presenti nella Chiesa dai tempi del nepotismo ecclesiastico. 
"Essere liberi - ha detto Francesco ai giovani sacerdoti che studiano all'Accademia Ecclesiastica - anzitutto significa essere liberi da progetti personali: da alcune delle modalita' concrete con le quali forse, un giorno, avevate pensato di vivere il vostro sacerdozio, dalla possibilita' di programmare il futuro; dalla prospettiva di permanere a lungo in un vostro luogo di azione pastorale".
"Essere uomini liberi significa - ha esortato il Pontefice rivolto ai futuri nunzi apostolici - rendervi liberi, in qualche modo, anche rispetto alla cultura e alla mentalita' dalla quale provenite, non per dimenticarla e tanto meno per rinnegarla, ma per aprirvi, nella carita', alla comprensione di culture diverse e all'incontro con uomini appartenenti a mondi anche molto lontani dal vostro. Soprattutto, significa vigilare per essere liberi da ambizioni o mire personali, che tanto male possono procurare alla Chiesa, avendo cura di mettere sempre al primo posto non la vostra realizzazione, o il riconoscimento che potreste ricevere dentro e fuori la comunita' ecclesiale, ma il bene superiore della causa del Vangelo e il compimento della missione che vi sara' affidata". Per questo motivo, ha spiegato Francesco ai nuovi diplomatici, "dovrete essere disposti ad integrare ogni vostra visione di Chiesa, pure legittima, ogni personale idea o giudizio, nell'orizzonte dello sguardo di Pietro e della sua peculiare missione al servizio della comunione e dell'unita' del gregge di Cristo, della sua carita' pastorale, che abbraccia il mondo intero e che, anche grazie all'azione delle Rappresentanze Pontificie, vuole rendersi presente soprattutto in quei luoghi, spesso dimenticati, dove maggiori sono le necessita' della Chiesa e dell'umanita'". 

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PAPA: A FUTURI DIPLOMATICI CITA BENEDETTO XVI E GIOVANNI XXIII 

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 6 giu.

"Vivere il ministero a servizio del Successore di Pietro e delle Chiese a cui sarete inviati, potra' apparire esigente, ma vi permettera' per cosi' dire di essere e di respirare nel cuore della Chiesa, della sua cattolicita'. E questo costituisce un dono speciale". Papa Francesco lo ha detto questa mattina ai futuri diplomatici della Santa Sede ai quali ha proposto due riflessioni dei suoi predecessori, cominciando dal Papa Emerito Benedetto XVI, per il quale, ha ricordato, "laddove c'e' apertura all'oggettivita' della cattolicita', li' c'e' anche il principio di autentica personalizzazione".
"Cari amici - ha poi raccomandato Francesco citando ora parole del Beato Giovanni XXIII, 'del quale abbiamo celebrato pochi giorni fa il cinquantesimo anniversario della morte' - abbiate grande cura della vita spirituale, che e' la sorgente della liberta' interiore. Potrete fare tesoro prezioso degli strumenti di conformazione a Cristo propri della spiritualita' sacerdotale, coltivando la vita di preghiera e facendo del vostro lavoro quotidiano la palestra della vostra santificazione". Di Angelo Roncalli, Papa Bergoglio ha ricordato agli studenti dell'Accademia Ecclesiastica "il suo lungo servizio come Rappresentante Pontificio" come "uno degli ambiti, e non il meno significativo, nei quali la sua santita' ha preso forma. Rileggendo i suoi scritti, impressiona la cura che egli sempre pose nel custodire la propria anima, in mezzo alle piu' svariate occupazioni in campo ecclesiale e politico". "Da qui nascevano - ha concluso - la sua liberta' interiore, la letizia che trasmetteva esternamente, e la stessa efficacia della sua azione pastorale e diplomatica".

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PAPA: DOMANI LO INTERVISTERANNO GLI ALLIEVI DEI GESUITI

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 6 giu. 

Come passa il tempo Papa Francesco da quando e' stato eletto? Come si sente davanti a una responsabilita' cosi' grande? Ha mai avuto dubbi di fede? Il nuovo Pontefice rispondera' a queste e altre domande di alcuni allievi delle scuole dei gesuiti in occasione dell'incontro in programma domani. Nell'Aula Paolo VI saranno in 9mila tra ragazzi, ex-alunni, famiglie e personale scolastico assieme a membri dei movimenti giovanili ignaziani e delle scuole Fe y Alegria, la rete di scuole popolari al fianco degli immigrati. L'incontro con il primo Papa gesuita della storia sara' preceduto da un momento di animazione.
Musica, video, testimonianze di alunni, ex-alunni e docenti, per raccontare come l'educazione dei gesuiti abbia cambiato loro la vita. Tra gli ex allievi hanno confermato la loro presenza Staffan de Mistura, Luigi Abete e Giovanni Minoli: solo per citare alcune delle persone piu' note che hanno studiato nelle Scuole della Compagnia di Gesu'. "Quando arrivera' il Papa - anticipa oggi la Radio Vaticana - alcuni studenti leggeranno domande e riflessioni. Sei collegi italiani e uno di Scutari, in Albania, hanno infatti preparato disegni, lettere e alcuni regali per il Santo Padre e daranno vita anche a un grande coro di circa 200 persone".
"Credo - confida padre Vitangelo Denora, delegato per le scuole della Provincia d'Italia della Compagnia di Gesu' - che sara' una festa, un bell'incontro fra i giovani, i bambini, i ragazzi e una persona che dimostra di voler loro bene, di essere attenta a loro". Quanto alle attese degli adulti, il gesuita aggiunge: "per i nostri professori, per il personale e le nostre famiglie, ci aspettiamo che ci possa rafforzare nella missione che viene compiuta attraverso una scuola al servizio dei giovani".
"Cosa fai tu tutto il giorno?", chiederanno dunque i bambini a Francesco. E gli adolescenti, delle scuole medie, che, sottolinea Denora, "e' un'eta' in cui spesso i ragazzi non hanno molta fiducia in loro stessi", domanderanno al Papa "come si fa a prendersi delle responsabilita' nella vita?", ed anche "Ma tu hai amici? Quanti amici hai?", mentre "i piu' grandi, quelli del liceo, che questo Papa ha interrogato nella ricerca della realizzazione della propria vita, si interrogano sui valori veri, su cosa conti, e chiedono rispetto alla fede come sia stato il suo percorso oppure come pensa il futuro dei giovani, come pensa di rapportarsi a loro". 

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mercoledì 5 giugno 2013

Ordini in crisi, dai gesuiti alle clarisse quattrocentomila i religiosi in meno (Rodari)

Clicca qui per leggere l'articolo.
Il Vaticano potrebbe iniziare a chiedersi come mai i giovani prediligono gli ordini piu' rigorosi e tradizionalisti. La fuga non si ha quando la chiesa resta se stessa, ma quando si "mondanizza" cedendo a lusinghe e parlando un linguaggio felpato e mediaticamente corretto.

sabato 18 maggio 2013

Rifugiati, i Gesuiti: tagliate le risorse dell'otto per mille dello Stato (Izzo)

RIFUGIATI: GESUITI, TAGLIATE RISORSE DELL'8 PER MILLE DELLO STATO

Salvatore Izzo


(AGI) - CdV, 17 mag. 


La scelta del Governo di destinare ai debiti della PA una quota dell'8 per mille assegnato dai contribuenti allo Stato, "e' ancora una volta quella di far ricadere sui soggetti piu' deboli, come i rifugiati, i costi della crisi". Lo denuncia padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli, l'organismo dei gesuiti per l'accoglienza dei rifugiati. Proprio ieri Papa Francesco ha lanciato un appello a favore dei rifugiati ricordando, in occasione del suo incontro con la Caritas Internationalis, che "in tutti i nostri Paesi ci sono i rifugiati".

Secondo Francesco si tratta di "gente che e' entrata clandestinamente, senza documenti, o gente che viene sfruttata nel lavoro schiavo, a cui tolgono il passaporto e fanno lavorare come schiavi". Parole che padre Lamanna raccoglie per protestare contro le decisioni del Governo Letta in materia di destinazione dei fondi: "le attese degli italiani che hanno destinato la quota dell'8 per mille allo Stato sono state ancora una volta tradite". 
Per il gesuita, "e' ormai una prassi impiegare, del tutto arbitrariamente, tali risorse" e "a farne le spese sono le fasce piu' deboli". "Depauperare in questo modo il sostegno ai rifugiati e alle categorie piu' vulnerabili puo' avere conseguenze serie - conclude il presidente del centro Astalli - sulla stabilita' e sulla coesione sociale del Peese". 

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martedì 9 aprile 2013

La "vendetta" dei Gesuiti (Vera)


Clicca qui per leggere il commento segnalatoci da Eufemia.
Non mi soffermo sui Gesuiti.
Maciel e' stato condannato da Benedetto XVI ed i Legionari commissariati. Purtroppo pero' non si puo' dire altrettanto di chi li ha sempre protetti "in alto loco". Vedremo che cosa succedera'...
Prendere di petto la questione, come ha fatto Ratzinger, puo' essere molto pericoloso anche per Francesco.

sabato 6 aprile 2013

Presentata la nuova veste grafica della «Civiltà Cattolica» (O.R.)

Presentata la nuova veste grafica della «Civiltà Cattolica»

Più invecchia più è giovane


di Antoine Camilleri*


Oggi siamo qui per presentare il rinnovamento grafico della «Civiltà Cattolica», che approda anche nell'ambiente digitale grazie alle applicazioni per tablet e la presenza nei social networks, ma anche per dare l'avvio ufficiale a una serie di innovazioni importanti che rafforzano e rendono ancora più attuale questa storica rivista, la più antica d'Italia che mai ha interrotto le pubblicazioni. Tra queste, la possibilità per chiunque, comodamente da casa, di consultare liberamente l'archivio di 158 anni.

L'editoriale del primo numero rinnovato ha per titolo una frase che Benedetto XVI rivolse agli Scrittori del Collegio durante l'udienza del 17 febbraio 2006: «“La Civiltà Cattolica”, per essere fedele alla sua natura e al suo compito, non mancherà di rinnovarsi continuamente». E noi siamo qui per celebrare un rinnovamento. Non è solamente esteriore, come potrebbe apparire superficialmente, ma è un aggiornamento che colloca «La Civiltà Cattolica» in maniera adeguata nel panorama contemporaneo del giornalismo culturale di alto profilo.
In questo senso i gesuiti del 2013 sono eredi dei primi gesuiti della rivista che furono innovatori, immaginando l'uso della stampa che era il mezzo stesso di cui si servivano i rivoluzionari, i liberali e gli anarchici, e la diffusione ampia sul territorio italiano che allora non era ancora unito. Paolo VI definì la fondazione della rivista un «gesto d'audacia» in un contesto «privo di cultura proporzionata ai bisogni e alle aspirazioni delle nuove generazioni» (discorso ai responsabili della rivista «La Civiltà Cattolica», 14 giugno 1975). E definì la rivista stessa «giovanile e pugnace». Oggi occorre quella stessa audacia, e sono qui, non solo per testimoniare il consolidato legame tra la Segreteria di Stato e «La Civiltà Cattolica», ma anche per augurarvi la stessa audacia dei vostri predecessori.
La rivista è nata il 6 aprile 1850 ed è stata voluta da Pio IX, il quale con il breve Gravissimum supremi del 12 febbraio 1866 ha dato a essa uno statuto e l'ha posta alle dirette dipendenze del superiore generale della Compagnia di Gesù. Da allora «La Civiltà Cattolica» ha sempre avuto un vincolo particolare col Papa e con la Santa Sede: «un vincolo di amore e di fedeltà» che i vari Pontefici fino a Benedetto XVI hanno riconosciuto come «carattere essenziale di questa rivista».
Giovanni Paolo II, parlando di questo vincolo nel suo discorso agli Scrittori della «Civiltà Cattolica» ha affermato: «È mio vivo desiderio che questo vincolo non solo si mantenga, ma si rafforzi. Ciò impone a voi tutti uno sforzo costante di fedeltà alla Santa Sede e alle sue direttive, anche se questo può costare talvolta sacrifici e rinunzie a giudizio e punti di vista personali. Siate sicuri che questi sacrifici e queste rinunzie, compiuti nello spirito del voto di speciale obbedienza al Papa che è proprio della Compagnia di Gesù, non mancheranno di produrre frutti spirituali per il bene della Chiesa e per la vostra vita religiosa» (discorso agli Scrittori della «Civiltà Cattolica», 19 gennaio 1990). Nella stessa occasione il Pontefice esortava: «siate certi che esso è benedetto da Dio e ricco di frutti abbondanti: adempie infatti a un servizio che la Santa Sede apprezza molto e sul quale è sicura di poter contare in ogni circostanza» (ibid.).
«La Civiltà Cattolica» non è una rivista specializzata, ma è una rivista di cultura. Il suo taglio è specificamente “cattolico”, nel senso che intende aiutare il lettore a pensare “cristianamente” la realtà odierna. Inizialmente l'atteggiamento e lo stile della rivista furono combattivi e spesso anche aspramente polemici, in sintonia con il clima generale di tensione, quando non addirittura di lotta frontale, allora imperante. Oggi la situazione è molto cambiata. Col concilio Vaticano II, la Chiesa desidera stabilire con tutti gli uomini «un dialogo che sia ispirato dal solo amore della verità», e un confronto e un dibattito con coloro che non condividono la fede cristiana, ma «hanno il culto di alti valori umani», e perfino «con coloro che si oppongono alla Chiesa e la perseguitano in varie maniere» (Gaudium et spes, n. 92).
In questa situazione una rivista come «La Civiltà Cattolica» deve necessariamente aprirsi ai grandi problemi del mondo di oggi: sociali, politici, economici, morali, scientifici, artistici e religiosi. Ecco, allora, dove si colloca la missione di una rivista di cultura come «La Civiltà Cattolica»: partecipare attivamente al dibattito culturale contemporaneo. Paolo VI vi aveva chiesto di prendere «viva parte al travaglio del secolo, interpretandone le correnti, indicandone i traviamenti, sceverandone gli elementi positivi, costituendo una sicura pietra di paragone». La fedeltà alla Chiesa richiede oggi l'intelligenza e la volontà della ricerca, lo sforzo di indagare, di accostare il pensiero degli altri, la fatica della conquista personale. Il «disegno costituzionale» della rivista rimane quello delineato in termini moderni da Paolo VI:

-- l'osservazione informativa, ampia, eclettica, obiettiva e tempestiva;


-- il giudizio sereno, sincero e forte, circa gli avvenimenti alla luce del Vangelo;


-- lo sguardo profetico e dinamico verso l'avvenire per scoprire, indovinare se occorre, le vie aperte all'avvenire della società e della Chiesa.


Leone XIII nel breve Sapienti consilio dell'8 luglio 1890 ha insistito esplicitamente sull'importanza di attenersi a quella collegialità che fin dall'inizio caratterizzò la redazione della rivista. «Gli Scrittori -- si legge nel breve -- continuino ad applicarsi con impegno collegialmente (collatis inter se consiliis) in quella varietà di materie, alle quali fin dal principio si dedicarono». In fondo, è proprio quello che il nostro tempo ha bisogno di scorgere in ogni manifestazione della vita della Chiesa: l'esempio vissuto di un'autentica comunione, nel rispetto e nell'armonia delle voci, del pensiero e delle esperienze, il cui legittimo pluralismo sia motivo di arricchimento. Come in un coro affiatato, ciascuno deve avere la sua voce e porla in armonia con quella degli altri; ciascuno deve contribuire, con il suo pensiero e con la sua esperienza, all'orientamento appunto collegiale della rivista a vantaggio della sua capacità d'incidere nel dibattito culturale.

Vi auguro dunque di vivere la vocazione del giornalista così come l'ha presentata di recente Papa Francesco dicendo agli operatori dei media: «voi avete la capacità di raccogliere ed esprimere le attese e le esigenze del nostro tempo, di offrire gli elementi per una lettura della realtà. Il vostro lavoro necessita di studio, di sensibilità, di esperienza, come tante altre professioni, ma comporta una particolare attenzione nei confronti della verità, della bontà e della bellezza». Nel mutare degli uomini, degli eventi e delle situazioni storiche, «La Civiltà Cattolica» si è mantenuta fedele, meritando una fitta trama di gesti concreti e amabili da parte dei Pontefici, oltre che la stima e l'affetto dei lettori cattolici e il rispetto e l'attenzione di quelli non cattolici.
Auguro anch'io alla rivista, a nome della Segreteria di Stato, che questa stima e questo rispetto -- anche grazie al rinnovamento che avete attuato -- si mantengano e anzi si accrescano nel tempo. E, usando le parole di Giovanni XXIII al direttore dell'epoca, il padre Tucci, oggi cardinale, rinnovo l'augurio che la «rivista sia sempre più giovane a misura del suo invecchiare»! (9 febbraio 1963).

*Sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato


(©L'Osservatore Romano 6 aprile 2013)


Ma la “cucina” è la stessa


«La nostra rivista non sta cedendo all'ideologia del nuovo, ma cambia per essere davvero se stessa» ha sottolineato Antonio Spadaro, direttore di «La Civiltà Cattolica» -- la rivista più antica d'Italia tra quelle che non hanno mai interrotto le pubblicazioni -- durante l'incontro di questa mattina, venerdì 5 aprile, presso la Sala Stampa della Santa Sede, per la presentazione della nuova versione cartacea e digitale del quindicinale dei gesuiti.

Un rinnovamento grafico -- curato da Turi Di Stefano, di Aleteia Communication -- non “di faccia” ma “di cuore”, come è stato ribadito più volte durante l'incontro, frutto di mesi di discussioni, ripensamenti, approfondimenti successivi che hanno permesso di alleggerire e rendere più elegante ed essenziale la copertina, di privilegiare un font più tondo e chiaro come il cardo, che facilita una lettura più riposante, e di valorizzare un logo da sempre presente nella tradizione gesuita ma che, come tutto il patrimonio culturale tramandato dalle passate generazioni, rischia di essere dato per scontato, passando inosservato. Un lavoro collegiale, nello spirito di una rivista che dal 1850 al 1933 non firmava gli articoli, per significare che essi sono espressione non di un singolo ma di una comunità, il cosiddetto «collegio degli scrittori», composto attualmente da sette gesuiti.
«Oggi più che mai -- ha continuato Spadaro -- la cultura è diversificata. Aumenterà dunque, rispetto al passato, la presenza di firme internazionali di padri gesuiti e la varietà degli argomenti trattati, anche se la rivista sarà sempre “cucinata” in casa all'interno di una redazione stabile. Aumenterà l'attenzione per i temi scientifici e per la musica, non solo classica».
«La Civiltà Cattolica», nata nel 1850, ha solcato decenni nei quali sono cambiate non solamente le modalità della comunicazione, ma i suoi stessi significati. «Il nostro tempo -- ha proseguito Spadaro -- è segnato profondamente dalle reti sociali e dai nuovi media digitali. Oggi comunicare significa sempre meno “trasmettere” notizie e sempre più essere testimoni e “condividere” con altri visioni e idee».
«Il mondo culturale del web 2.0 -- ha precisato monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali -- implica necessariamente condivisione e dialogo con i propri lettori». Per questo il contenuto della rivista nella forma essenziale dell'abstract è reso “aperto” alle reti sociali per la fruizione, la condivisione, il commento, il dibattito, «nelle forme che saranno possibili nell'ambito proprio: non il nostro sito ma i networks sociali come Facebook e Twitter».
Inoltre, grazie alla collaborazione di Google, è stato avviato un progetto per cui saranno resi fruibili sul web tutti i fascicoli pubblicati dal 1850 al 2008. Google aveva infatti digitalizzato i volumi nel contesto del suo progetto Google Libri, attraverso accordi con diverse biblioteche in Europa e negli Stati Uniti. Anche i volumi ancora tutelati da copyright verranno ora resi disponibili.
«Cerchiamo di rispondere alla sfida lanciata da Pio IX -- ha continuato il direttore della rivista -- che invitava i gesuiti a diffondere i loro scritti in tutto il mondo, nel modo più ampio possibile. Non intendiamo semplicemente “seguire” e commentare eventi culturali o riflessioni già formulate. Per quanto ci è possibile vogliamo intuire ciò che sarà, anticipare le tendenze e i fenomeni, prevederne l'impatto, tenere desta l'attenzione dei nostri lettori. Paolo VI ci aveva chiesto di avere uno «sguardo profetico e dinamico verso l'avvenire (...) per scoprire, indovinare se occorre, i segni dei tempi, cioè i doveri, i bisogni, le vie aperte all'avvenire della società e specialmente della Chiesa pellegrinante verso il domani». «Pochi giorni fa -- ha detto Spadaro -- un nostro lettore che aveva deciso di non rinnovare l'abbonamento ci ha scritto dicendo di averci ripensato per “la sensazione di aver acquisito, attraverso la rivista, una forma mentale più introspettiva e, probabilmente, più umile” che -- continuava -- “spero di trasmettere a mio figlio”».

(©L'Osservatore Romano 6 aprile 2013)

venerdì 5 aprile 2013

Spadaro: "Civiltà Cattolica" resta rivista di confine. Santa Sede: vogliamo che "Civiltà Cattolica" sia audace (Izzo)

GESUITI: SPADARO, CIVILTA' CATTOLICA RESTA RIVISTA DI CONFINE

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 5 apr. 

"Ovunque vi e' stato e vi e' il confronto tra le esigenze brucianti dell'uomo e il perenne messaggio del Vangelo, la' vi sono stati e vi sono i Gesuiti". Queste parole di Paolo VI, ripetute da Benedetto XVI, sono la "mission" della Civilta' Cattolica, una rivista che, ha riaffermato il suo direttore Antonio Spadaro presentando la nuova versione cartacea e quella per il web (fruibile da oggi anche sui tablet), "per tradizione e natura esprime una forma "alta" di giornalismo culturale collocandosi in un difficile territorio di confine".
"Vogliamo continuare - ha assicurato padre Spadaro - a rispondere all'appello dei Pontefici rivolto alla Compagnia di Gesu' nel suo complesso".
Una riaffermazione che acquista un particolare valore per la coincidenza tra il rilancio (ovviamente preparato in molti mesi di lavoro) e l'inizio (invece del tutto inatteso) di una nuova fase della vita della Chiesa con le dimissioni di Benedetto XVI e l'elezione di Francesco, il primo Papa gesuita della storia. In proposito, padre Spadaro ha sottolineato pero' sia la continuita' di Bergoglio con i temi centrali del Pontificato di Benedetto XVI, sia il fatto che Bergoglio "e' un gesuita, e quindi potra' scrivere sulla rivista, ma non e' il Papa dei gesuiti, e' il Papa di tutti". E la rivista anche: "la Civilta' Cattolica - ha spiegato - intende condividere un'esperienza intellettuale illuminata dalla fede e profondamente innestata nella vita culturale, sociale, economica, politica, artistica e scientifica dei nostri giorni. Non vuole condividere le proprie riflessioni solamente all'interno del mondo cattolico, ma con chiunque intenda avere fonti di formazione affidabili, capaci di far pensare e di far maturare il giudizio personale".
La Civilta' Cattolica, del resto, e' la rivista piu' antica che si stampa in Italia (e' nata a Napoli nel 1850, cioe' all'indomani del trasferimento di Pio IX prima a Gaeta e poi a Portici dopo la nascita della Repubblica Romana). Ed e' autorevole, dunque, per la sua tradizione plurisecolare, per la grande preparazione dei suoi redattori (i "padri scrittori", un "collegio" del quale hanno fatto parte anche il cardinale Roberto Tucci, lo storico del Concilio Giovanni Caprile, il politologo Giuseppe De Rosa e l'attuale portavoce vaticano, padre Federico Lombardi) ma anche per il consolidato legame con la Santa Sede. Le sue bozze, infatti, fino a Giovanni XXIII, erano rilette e approvate direttamente dal Pontefice e da allora questa incombenza e' passata alla Segreteria di Stato. Oggi il presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, monsignor Claudio Celli, gia' sottosegretario per i rapporti con gli Stati negli anni '80, ha parlato di "una franca e rispettosa collaborazione" che talvolta coinvolge anche "un livello piu' alto di quello di un sottosegretario", ed ha ricordato che nel suo periodo in Segreteria di Stato gli e' capitato di "eliminare qualche articolo, e' accaduto forse tre volte - ha precisato - nei miei cinque anni", e cio' "senza mai litigare" con il direttore di allora, padre Giampaolo Salvini. Da parte sua, padre Lombardi ha sottolineato invece che spesso dalla Segretaria di Stato "arrivano suggerimenti e proposte su temi da trattare" e quindi non vi e' solo un ruolo passivo nel rapporto "dei superiori" con il Collegio dei padri scrittori. "Paolo VI - ha tagliato corto padre Spadaro - ci aveva chiesto di avere uno "sguardo profetico e dinamico verso l'avvenire per scoprire, indovinare se occorre, i segni dei tempi, cioe' i doveri, i bisogni, le vie aperte all'avvenire della societa' e specialmente della Chiesa pellegrinante verso il domani". E cosi' la Civilta' Cattolica, che non cambiava veste grafica dal 1970, ha sentito l'esigenza di una vera e propria riprogettazione coordinata, "che va dal restyling della testata, alla creazione di un marchio, dall'impaginazione della copertina, alle gabbie interne, fino alla declinazione per tablet".
Tra le rubriche scompaiono le "cronache" in un mondo in cui la cronaca e' affidata ai quotidiani, e oggi anche ai blog e ai tweets in tempo reale. "Insisteremo invece - ha promesso padre Spadaro - sui "ponti", cioe' sulle riflessioni, le valutazioni critiche, i ragionamenti, anche sulla contemporaneita' piu' attuale, grazie alla rubrica 'Focus' con articoli legati all'attualita' di carattere politico, economico, internazionale, di societa', di diritto. La riflessione sulla Chiesa avra' un posto fisso al cuore, cioe' al centro, della rivista". Appariranno nuove rubriche mobili quali il "Profilo" e l'"Intervista". Tutti questi contenuti che presto saranno disponibili anche in inglese e piu' avanti in spagnolo, verranno dunque veicolati non solo attraverso i "quaderni" (cioe' con il "cartaceo" che arriva a 10mila abbonati, cioe' a una elite) ma anche nella versione on line, fruibile finalmente con i tablet grazie alle applicazioni per iPad, iPhone, Android, Kindle Fire e Windows 8. Per di piu', ha assicurato il direttore, "il contenuto della rivista nella forma essenziale dell'abstract e' reso 'aperto' alle reti sociali per la fruizione, la condivisione, il commento, il dibattito, nelle forme che saranno possibili nell'ambito proprio: non il nostro sito ma i networks sociali come Facebook e Twitter. Infine, grazie alla collaborazione di Google, e' stato avviato un progetto per cui saranno resi fruibili su web tutti i fascicoli pubblicati dal 1850 al 2008. Google aveva infatti digitalizzato i volumi nel contesto del suo progetto Google Libri, attraverso accordi con diverse biblioteche in Europa e negli Stati Uniti.

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GESUITI: S.SEDE, "VOGLIAMO CHE CIVILTA' CATTOLICA SIA AUDACE"


Salvatore Izzo


(AGI) - CdV , 5 apr. 

Nata nel 1850 per difendere il Papa che aveva dovuto abbandonare Roma in seguito alla nascita della Repubblica Romana, Civilta' Cattolica deve mostrare anche oggi "quella stessa audacia". "Sono qui non solo per testimoniare il consolidato legame tra la Segreteria di Stato e La Civilta' Cattolica, ma anche per augurarvi la stessa audacia dei vostri predecessori", ha detto ai "padri scrittori" monsignor Antoine Camilleri, sottosegretario per i rapporti con gli Stati e quindi numero tre della diplomazia vaticana, intervenendo alla presentazione della nuova versione cartacea e on line del quindicinale dei gesuiti. Rilette dai diversi responsabili dei settori specifici della Segreteria di Stato, le bozze degli articoli della Civilta' Cattolica vengono riconsegnate al direttore (da un anno e mezzo padre Antonio Spadaro, critico letterario e apprezzato massmediologo, attivissimo anche sui social network) proprio dal sottosegretario per i rapporti con gli Stati che deve anche spiegare il perche' di eventuali correzioni. Questo meccanismo - nato negli anni '60, perche' fino a Giovanni XXIII era il Papa stesso a approvare i testi - ha sempre incuriosito i giornalisti. Mai pero' avrebbero sperato che il direttore e il revisore della rivista si tenessero insieme una conferenza stampa. Anche questo un segno dei tempi nuovi che si vivono con l'arrivo di Papa Francesco, che come il predecessore e' per l'assoluta trasparenza ma e' anche contro ogni formalismo.
Per il sottosegretario Camilleri, la revisione grafica e contenutistica della rivista "non e' solamente esteriore, come potrebbe apparire superficialmente, ma e' un aggiornamento che colloca La Civilta' Cattolica in maniera adeguata nel panorama contemporaneo del giornalismo culturale di alto profilo". "In questo senso - ha osservato il prelato maltese - i gesuiti del 2013 sono eredi dei primi gesuiti della rivista che furono innovatori, immaginando l'uso della stampa che era il mezzo stesso di cui si servivano i rivoluzionari, i liberali e gli anarchici, e la diffusione ampia sul territorio italiano che allora non era ancora unito". La rivista, ha ricordato monsignor Camilleri, "e' stata voluta da Pio IX, il quale con il Breve Gravissimum supremi del 12 febbraio 1866 ha dato ad essa uno statuto e l'ha posta alle dirette dipendenze del Superiore generale della Compagnia di Gesu'. Da allora La Civilta' Cattolica ha sempre avuto un vincolo particolare col Papa e con la Santa Sede: "un vincolo di amore e di fedelta'" che i vari Pontefici fino a Benedetto XVI hanno riconosciuto come "carattere essenziale di questa rivista". In particolare Camilleri ha citato Paolo VI che defini' la fondazione della rivista un "gesto d'audacia" in un contesto "privo di cultura proporzionata ai bisogni e alle aspirazioni delle nuove generazioni". E defini' la rivista stessa "giovanile e pugnace". 

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Domenica Francesco al Laterano. La Lev pubblica i due primi titoli e "Credere" gli dedica la prima copertina. Presentazione in Vaticano per la nuova "Civiltà Cattolica" (Izzo)

PAPA: DOMENICA AL LATERANO CONCELEBRERA' CON VALLINI E RUINI

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 4 apr. 

Domenica pomeriggio in occasione della presa di possesso della Cattedra di Roma e del Palazzo Apostolico Lateranense, Papa Francesco concelebrera' con i cardinali Agostino Vallini, vicario di Roma, e Camillo Ruini, vicario emerito, con i vescovi ausiliari e i parroci prefetti in rappresentanza delle circa 400 parrocchie della Capitale. La solenne liturgia iniziera' alle ore 17.30, nell'arcibasilica di San Giovanni in Laterano. Parteciperanno alla celebrazione i sacerdoti di Roma e gli alunni dei Seminari Romano Maggiore e Minore, del Redemptoris Mater, dell'Almo Collegio Capranica e gli Oblati della Madonna del Divino Amore, e coloro che, in conformita' al Motu proprio "Pontificalis Domus", compongono la Cappella Pontificia. La Comunione sara' distribuita da 75 diaconi permanenti mentre l'animazione musicale della liturgia sara' affidata al Coro della diocesi di Roma.
Il Papa prendera' possesso della Cattedra prima dell’inizio della Messa. Dopo l'insediamento alcuni rappresentanti della Diocesi saliranno da lui e, a nome della Chiesa di Roma, manifesteranno l'obbedienza e la filiale devozione al proprio vescovo. Queste persone saranno: il cardinale vicario Vallini, il vicegerente monsignor Filippo Iannone, il vicario capitolare, monsignor Luca Brandolini,  monsignor Pasquale Silla, parroco di Santa Maria del Divino Amore a Castel di Leva (decano dei parroci); don Daniele Natalizi, vicario parrocchiale di Santa Maria Assunta e San Michele a Castel Romano (il piu' giovane sacerdote ordinato nel 2012); don Gianpaolo Pertici, diacono permanente della parrocchia Nativita' di Nostro Signore Gesu' Cristo all'Appio Latino; padre Marco Bellachioma, religioso dell'Ordine francescano Frati minori conventuali e segretario diocesano Cism; suor
Maria Giuseppina Abruzzini, religiosa salesiana e segretaria diocesana Usmi; Marco e Monica Curzi con i loro quattro figli Sofia Presciutti e Massimo Presti, del Servizio diocesano per la pastorale giovanile di Roma.
Il servizio liturgico sara' svolto da 13 seminaristi del Pontificio Seminario Romano Maggiore e da 2 seminaristi romani dell'Almo Collegio Capranica mentre i diaconi assistenti saranno don Alberto Daniel Lopez Pantano (di origine argentina) e don Giuseppe Conforti, entrambi ordinandi presbiteri per la diocesi di Roma il prossimo 21 aprile. L'accesso dei fedeli alla basilica sara' possibile dalle ore 15.30 e avverra' dall'ingresso principale (piazza di Porta San Giovanni), senza necessita' di biglietto. 

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PAPA: LA LEV PUBBLICA I DUE PRIMI TITOLI


Salvatore Izzo


(AGI) - CdV, 4 apr. 

La Libreria Editrice Vaticana ha stampato e mandato nei punti vendita dei diversi circuiti (librerie cattoliche e non, edicole, autogrill) i due primi libri di Papa Francesco dei quali ha potuto acquisire i diritti. Si tratta - come per i volumi che gia' circolano grazie all'impegno di diversi editori - di scritti dell'allora cardinale Jorge Mario Bergoglio: "Varcare la soglia della fede", e' una lettera all'arcidiocesi di Buenos Aires per l’Anno della Fede; "Noi come cittadini, noi come popolo. Verso un bicentenario in giustizia e solidarieta' (2011-2016)" ripropone invece, in coedizione con la "Jaca Book" un intervento del cardinale Bergoglio in vista del secondo centenario dell'Argentina, tenuto in occasione della XIII Giornata di Pastorale Sociale, organizzata dalla Commissione di Pastorale Sociale dell'arcidiocesi di Buenos Aires, svoltasi nel santuario di San Cayetano de Liniers il 16 ottobre 2010.
In questo testo molto importante e interessante, Bergoglio  inquadra "nell'orizzonte del politico" la sfida di essere cattolico e buon cittadino: "si tratta - spiega - della chiamata e del dinamismo della bonta', che si dispiega verso l'amicizia sociale". Per Bergoglio, "se dunque il cittadino e' qualcuno che e' convocato e obbligato a contribuire al bene comune, per cio' stesso fa politica, che, secondo il magistero pontificio, e' una forma alta della carita'".
In sostanza, il futuro Pontefice rifiuta l'idea che la chiamata all'impegno dei cattolici scaturisca da "un'idea astratta di bonta'", tipica di "una riflessione teorica che fonda un vago concetto di etica, un 'eticismo'", e parla invece di "un'idea che si sviluppa nel dinamismo del bene, nella natura stessa della persona, nelle sue attitudini".
"Sono - spiega - due cose diverse. Cio' che rende la persona un cittadino e' il dispiegarsi del dinamismo della bonta' in vista dell'amicizia sociale". "Non e' - dunque - la riflessione sulla bonta' che crea vie etiche, le quali, in ultima istanza, possono portare ad attitudini che non concretizzano tutta la nostra capacita' di bene". Infatti, "una cosa e' la bonta', altra cosa e'  l'etica astratta" e "puo' addirittura esistere un'etica senza bonta'". Sono pero' concetti "tipici di un 'esistenzialismo mediocre' l'intelligenza senza talento e un 'eticismo' senza bonta'.
In questa prospettiva - conclude l'allora cardinale Bergoglio - la riflessione sul cittadino, la riflessione esistenziale ed etica, culmina sempre in vocazione politica, nella chiamata a costruire con altri un popolo-nazione, un'esperienza di vita in comune attorno a valori e principi, a una storia, a costumi, lingua, fede, cause e sogni condivisi".

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PAPA: CREDERE GLI DEDICA LA PRIMA COPERTINA


Salvatore Izzo


(AGI) - CdV, 4 apr. 

E' dedica alla prima Pasqua del nuovo Papa Francesco la copertina di "Credere" il nuovo settimanale del Gruppo San Paolo, in edicola da oggi con le interviste a persone comuni, come i ragazzi che erano in piazza San Pietro ma anche a casalinghe, impiegati, sacerdoti e laici, che spiegano cosa si aspettano dal nuovo Papa.
Il dossier centrale, una "prima catechesi cristiana" curata da un gruppo di giovani teologi, e' dedicato allo Spirito Santo. Poi la rubrica mariana di Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, "Dialoghi sull'aldila'" di don Gabriele Amorth, noto esorcista, e quella piu' familiare "Nonno mi spieghi": le grandi domande dei bambini sulla fede a cura dell'Ufficio Catechistico di Roma. Poi ancora "Le storie della Bibbia" a cura della biblista Antonella Anghinoni, "La settimana liturgica" con i commenti specifici per il rito Romano e Ambrosiano, per una doppia versione della rivista. Chiude con "Ite Missa est", una rubrica che ha un carattere leggero, spiritoso, e vede alternarsi due noti giornalisti Rai: Carlo Nesti e Costanza Miriano. Tra i collaboratori il cardinale Angelo Comastri  e monsignor Giovanni D'Ercole, vescovo ausiliare dell'Aquila e popolare volto televisivo. "E' una scommessa proporre, nella nostra Italia in cui si legge poco e si praticano poco le chiese, un nuovo settimanale veramente popolare ed esplicitamente religioso", afferma il neo direttore don Antonio Rizzolo. 

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GESUITI: PRESENTAZIONE IN VATICANO PER NUOVA CIVILTA' CATTOLICA


Salvatore Izzo


(AGI) - CdV, 4 apr. 

Sara' presentata domani in Vaticano la nuova versione cartacea e online della Civilta' Cattolica, la rivista italiana della Compagnia di Gesu' fondata nell'aprile 1850 a Napoli, cioe' dopo la partenza di Pio IX da Roma e la nascita della Repubblica Romana. 
L'Osservatore Romano - che anticipa oggi alcune novita' grafiche (si conferma il tradizionale carattere Bodoni ma con una forma piu' slanciata), di fruizione (si puntera' molto sul sito internet) e di contenuti (accanto alle tradizionali rubriche ci sara' posto anche per due accattivanti appuntamenti con l'attualita': "L'intervista" e "Il profilo") - ribadisce pero' anche la grande continuita' di intenti che ha caratterizzato la rivista. 
In proposito l'Osservatore ricorda l'editoriale del primo numero che prometteva "novelle, per proporti dubbi, per darti schiarimenti su questa o quella quistione delle piu' dibattute".
Da sempre Civilta' Cattolica e' uno strumento della Compagnia di Gesu' a servzio del Papa e della Sede Apostolica ed oggi che sul Soglio di Pietro siede un gesuita, Papa Francesco, questa vocazione ovviamente non cambia. E' noto, infatti, che da diversi decenni le bozze della rivista dei gesuiti, oggi diretta da padre Antonio Spadaro, critico letterario e brilantissimo massmediologo oltre che fondatore della "Cyber-teologia", sono approvate dalla segreteria di Stato (che domani sara' rappresentata alla presentazione dal sottosegretario agli esteri, il maltese Antoine Camilleri). Per la Civilta' Cattolica, spiega l'articolo, "essere fedele alla Chiesa significa sostanzialmente avere a che fare con tali 'quistioni dibattute' e cosi' rispondere all'appello dei Pontefici rivolto alla Compagnia di Gesu' nel suo complesso, e in particolare a quello di Paolo VI: 'Ovunque nella Chiesa, anche nei campi più difficili e di punta, nei crocevia delle ideologie, nelle trincee sociali, vi e' stato e vi e' il confronto tra le esigenze brucianti dell'uomo e il perenne messaggio del Vangelo, la' vi sono stati e vi sono i Gesuiti'".
"Essere fedeli ad una tradizione - ha poi spiegato padre Spadaro in un'intervista alla Radio Vaticana - significa comprenderne i significati, cioe' comprendere quali sono le spinte fondamentali che hanno mosso i fondatori, in questo caso appunto della Civilta' Cattolica, a pensare una rivista cosi'". Mentre, ha aggiunto il direttore di Civilta' Cattolica, "ci sentiamo molto incoraggiati" dalle parole di Papa Francesco, nell'incontro con gli operatori dei media del 16 marzo, che, ha spiegato, "descrivono, in fin dei conti, il significato del giornalismo, cioe' la capacita' di leggere la realta' con delle categorie ispirate alla verita', alla bonta', alla bellezza". "In fondo - ha sottolineato il gesuita - e' questa la nostra missione: dare delle chiavi di lettura per comprendere un mondo cosi' complesso come il nostro".
Per questo, ha concluso, "anche le firme saranno piu' ampie, rispetto a quelle che il lettore ha conosciuto fino adesso, e sempre tutte di gesuiti, perche' la nostra rivista si ispira decisamente a questo carisma della Compagnia di Gesu', che e' stato il carisma fondativo". 

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