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domenica 2 giugno 2013

«Benedetto Francesco» è il nuovo pamphlet digitale realizzato dalla fondazione Cristoforo Colombo per le libertà

Se Francesco assomiglia a Benedetto

Redazione

«Benedetto Francesco» è il nuovo pamphlet digitale realizzato dalla fondazione Cristoforo Colombo per le libertà.

Il testo, curato da Andrea Camaiora, affronta il passaggio tra Joseph Ratzinger e Jorge Mario Bergoglio e le sfide rappresentate dalla necessità di rifondare il rapporto tra Chiesa e società moderna. La pubblicazione fin dal titolo, vuole sottolineare la felice continuità tra i due pontificati. Scrive nell'introduzione il portavoce dell'Opus Dei in Italia, Bruno Mastroianni: «È iniziato bene questo pontificato. Volevamo il governatore, il giovane, l'innovatore. I signori cardinali hanno invece scelto l'unica logica che da duemila anni manda avanti la Chiesa: si sono affidati, con la preghiera, allo Spirito Santo. “Benedetto Francesco” è il titolo più giusto. Francesco ha dato una sorta di nuovo stile alla Chiesa che, a poche settimane dalla sua elezione, appare già come una realtà profondamente diversa. Nel tempo e con calma ci accorgeremo di come in Papa Francesco ci sia molto Benedetto XVI. Ed è questo il preciso scopo di questo pamphlet: riuscire a cogliere il fenomeno mirabile della novità nella continuità che si compie nella Chiesa da sempre». «Benedetto Francesco» contiene contributi di Paola Binetti, Claudio Scajola, Elisabetta Gardini, Gennaro Malgieri, Andrea Camaiora, Gianfranco Rotondi, Osvaldo Baldacci, Raffaello Vignali. Scrive Claudio Scajola nel capitolo che firma: «C'è chi vorrebbe negare una dimensione pubblica della fede e c'è al tempo stesso la richiesta che la Chiesa parli anzitutto di Dio, di fede e solo successivamente dei suoi riflessi culturali, sociali, economici. Non a caso il pontificato di papa Benedetto ha riproposto in modo inequivocabile la priorità della vita cristiana a partire dall'aspetto fondamentale: credere».
Osserva quindi l'ex ministro: «Per noi cattolici impegnati in politica il magistero di papa Benedetto e Papa Francesco restano la bussola indispensabile per muoversi e trovare sulla nostra strada laici che, pur non condividendo con noi il dono della fede, riconoscono la bontà di queste ragioni». Il pamphlet è scaricabile gratuitamente dal sito www.caravella.eu


© Copyright Il Giornale, 2 giugno 2013

sabato 1 giugno 2013

La Chiesa davanti al tribunale della storia. Nel libro «La grande meretrice» sette donne -- tutte storiche ma non tutte cattoliche -- indagano su una serie di luoghi comuni (Forte)

"La grande meretrice - Un decalogo di luoghi comuni sulla storia della Chiesa", a cura di Lucetta Scaraffia, Libreria Editrice Vaticana 2013


Nel libro «La grande meretrice» sette donne -- tutte storiche ma non tutte cattoliche -- indagano su una serie di luoghi comuni


La Chiesa davanti al tribunale della storia

di Bruno Forte

Dieci questioni, intorno a cui un'opinione diffusa e “politicamente corretta” chiama la Chiesa a giudizio davanti al tribunale della storia: la sua infedeltà rispetto alle origini del movimento cristiano, l'imposizione del celibato ecclesiastico, i tribunali dell'Inquisizione, l'arretratezza cattolica rispetto al progressismo evangelico, l'antisemitismo, la sessuofobia, l'anti-scientismo, la svalutazione della donna, il dolorismo. Sette donne, storiche di professione, di diversa estrazione religiosa, si confrontano con questi stereotipi senza pregiudizi, con un linguaggio ampiamente accessibile, mai rinunciando al rigore storico-critico delle affermazioni.
Ecco tema e autrici di un volume a dir poco “intrigante”, esposto a toccare sensibilità acute e a suscitare reazioni di segno diverso, e tuttavia utile e illuminante, perché capace di dar a pensare a chiunque lo legga senza preclusioni di sorta: La grande meretrice. Un decalogo di luoghi comuni sulla storia della Chiesa è il titolo del libro in questione, introdotto e curato da Lucetta Scaraffia, autrice ella stessa di due fra i saggi più stimolanti («Sul celibato ecclesiastico» e «I protestanti sono più moderni»). L'intento dichiarato è di servire la verità storica, rettificando quei «luoghi comuni che ormai sembrano avere sostituito la realtà per quanto riguarda la storia della Chiesa, e che quindi hanno anche contribuito a deformarne l'identità pubblica» (p. 3): una rettifica che non ha nulla di meramente apologetico, che anzi non risparmia ammissioni di limiti e di ritardi nella bimillenaria vicenda ecclesiale e, proprio così, risulta convincente e feconda di incontri possibili con chi sia aperto a cercare la verità al di sopra di tutto.
L'approccio femminile, poi, riesce a spingere lo sguardo a quella ricchezza vitale di emozioni e sentimenti, sottesa ai fatti e decisiva per la vita, che spesso un certo razionalismo interpretativo è incapace di cogliere. La destinazione del testo a un vasto pubblico motiva non solo il suo stile discorsivo, spesso arricchito di narrazioni, ma anche la scelta dei luoghi comuni su cui far riflettere: «i più diffusi, quelli che generano il maggior numero di incomprensioni» e che, proprio per questo, è importante chiarire prima di iniziare un qualunque confronto teorico.
Il titolo del volume rende bene l'intreccio costante di prospettive che lo animano: come mostra efficacemente Sylvie Barnay nel primo dei dieci saggi, il tema della Chiesa santa e meretrice muove già dalla testimonianza biblica, in particolare dell'Apocalisse. Esso ritorna nei Padri della Chiesa come una sorta di canto fermo, non per denigrare la comunità dei fedeli, ma per stimolarla al bene nel continuo confronto fra ideale e reale.
Ricordo l'attenta riflessione che a esso dedicammo nel gruppo di lavoro della Commissione teologica internazionale, incaricato di approfondire le motivazioni e il senso della richiesta di perdono che il beato Giovanni Paolo II volle pronunciare a nome di tutta la Chiesa durante il Giubileo del 2000. In un memorabile incontro che avemmo con lui, ebbe a dirci una frase che ben rende il senso e l'importanza del tema: «Coraggio! Siate una Commissione coraggiosa! La verità ci farà liberi!».
L'applicazione delle parole di Gesù in Giovanni, 8, 32 alla testimonianza attuale della Chiesa è in realtà la chiave interpretativa fondamentale per comprendere come il riconoscimento sincero dei limiti e delle colpe faccia ancor più risplendere la santità e il bene di cui il popolo di Dio ha riempito l'universo nei tanti secoli del suo cammino. È questa anche la chiave di lettura del documento Memoria e riconciliazione che accompagnò poi il gesto profetico del Papa nell'anno giubilare. «Che l'istituzione, la Chiesa terrena, sia stata protagonista di pagine non edificanti e anche odiose -- scrive nel suo bel saggio Sandra Isetta -- è un dato inalienabile, fatalmente connesso alla natura umana».
Come questo vada compreso e coniugato all'idea della Ecclesia sancta, lo spiega la grande sintesi di Agostino sulle “due città”, «quella di Dio e quella degli uomini, in qualche modo confuse e mischiate fra loro nello scorrere dei tempi», tali però che «solo formalmente i non meritevoli sono parte integrante della Chiesa» e «che vero corpo di Cristo è quello che vivrà eternamente con lui dopo il giudizio» (p. 56). Il no a ogni puritanesimo che pretenda di comprendere nella vicenda storica del popolo di Dio unicamente chi è senza colpa, si congiunge alla coscienza di una necessaria, costante lotta contro il male e il maligno, che avrà il suo coronamento vittorioso solo nel finale ritorno del Cristo.
Particolarmente interessante è il saggio della storica ebrea Anna Foa, dedicato alla Chiesa, «madre di tutte le inquisizioni». Con singolare capacità narrativa e documentaria, l'autrice giunge a una conclusione tanto singolare, quanto efficace: «Vogliamo confessarlo alla fine? Se proprio dovessi scegliere da quale di questi temibili tribunali umani [quelli dei vari totalitarismi] preferirei essere processata per quello che penso o credo, non sceglierei mai un tribunale sovietico dell'epoca della grandi purghe staliniane. E nemmeno mi piacerebbe farmi processare dai tribunali laici dell'età dell'assolutismo. Sceglierei nonostante tutto l'Inquisizione, quella romana naturalmente. Sempre sperando che Dio me la mandi buona» (p. 111). Peraltro, è la stessa studiosa a notare -- nel saggio dedicato all'antisemitismo -- che «nell'insieme la protezione che la Chiesa svolge nei confronti della minoranza ebraica presente nel suo seno è una costante, almeno fino a che l'equilibrio tra Chiesa ed ebrei si mantiene intatto» (p. 143). Il rigore della ricerca storica si fonde qui con un non comune coraggio nel sostenere tesi che destabilizzano una certa “vulgata” e mostrano come nelle pieghe della complessità della storia la verità sia molto più ricca e variegata di ogni facile giudizio sommario di colpevolezza o di assoluzione!
A conclusioni analoghe su questioni diverse pervengono i saggi di Margherita Pelaja sull'«odio per il sesso» attribuito alla dottrina della Chiesa, senza alcuna considerazione del valore sacramentale da essa riconosciuto all'unione sponsale in una vera e propria esaltazione della corporeità, o di Giulia Galeotti sul tema della scienza, che mostra tanto la banalità di giudizi quali quello di Richard Dawkins sulla religione quale «malattia mentale che dovrebbe essere estirpata dai nostri cervelli», quanto la fondatezza di asserti come quello di padre Michael Heller sul fatto che «la scienza ci dà il sapere, la religione il significato».
La conclusione di Cristiana Dobner sul tema della sofferenza è suggello adeguato all'intero percorso del libro: tutt'altro che esaltazione del dolorismo, il cristianesimo è un costante inno alla vita e alla sua bellezza, che è tale anche nel tempo della prova e del dolore, se queste vengono assunte e trasfigurate dal di dentro con la forza dell'amore che ci viene del Figlio di Dio incarnato e con lui tutto offre per tutti. «Chi crede e vive con la Chiesa e nella Chiesa, sa che quello squarcio [della domanda sul dolore] è stato già, in antecedenza, colmato dal Padre che non solo è vicino a noi, ma soffre con noi e per noi» (p. 259). Qui la ricerca storica al servizio della verità si fa più cha mai proposta di vita, stimolo a sperimentare la bellezza di quanto la Chiesa può offrirci, al di là di ogni chiusura pregiudiziale che a essa si voglia opporre.

(©L'Osservatore Romano 31 maggio - 1° giugno 2013)

giovedì 23 maggio 2013

La donna che stupì Lutero. Una biografia del riformatore e della sua sposa (Scaraffia)

Una biografia del riformatore e della sua sposa

La donna che stupì Lutero

di Lucetta Scaraffia

In Italia non è frequente leggere buone biografie, scritte con precisione storica e gusto narrativo, e non sono neppure numerose le biografie di Lutero: da salutare con piacere, quindi, la buona biografia di Lutero -- e di sua moglie Caterina von Bora -- scritta da Federico A. Rossi di Marignano (Martin Lutero e Caterina von Bora. Il riformatore e la sua sposa, Milano, Ancora, 2013, pagine 416, euro 22) che narra con vivacità la vita del riformatore e il suo ruolo decisivo nella storia della Chiesa. Accessibile anche a chi non conosce bene i problemi e le svolte di quel periodo storico, la narrazione è anche ricca di particolari poco noti: come la storia del cognome Luther, frutto di una modifica voluta da Martino del cognome famigliare Luder, che in tedesco ha il significato poco onorevole di carogna. Pagine interessanti sono dedicate alla famiglia d'origine del riformatore, all'ascesa economica del padre, figlio di un contadino e poi minatore, che riesce però a sostenere gli studi del figlio promettente, che spera di avviare alla carriera forense.
Il rapporto di Martin con il padre è complesso, a cominciare dal cognome, ma senza dubbio importante. Anche nel favorire la decisione di sposarsi, presa comunque dopo un'esplicita proposta della ex-suora Caterina, originaria di una famiglia nobile se pure decaduta, che si rivelerà poi una scelta molto positiva. Non solo per i sei figli che nascono dall'unione, ma anche perché la donna, di sedici anni più giovane di lui, si era rivelata una bravissima padrona di casa, attiva e concreta -- nonostante avesse imparato in monastero il greco e il latino -- e ottima cuoca. Tanto che Martin, fino a quel momento magro e fragile, divenne rapidamente il corpulento tedesco che conosciamo dai ritratti, e probabilmente, sostiene il biografo, fu proprio l'amore per i manicaretti di Caterina, a cui non voleva rinunciare, che ne affrettò la fine.
Ma in un primo momento il carattere forte della giovane aveva un po' spaventato il pur irruento riformatore, che confessò nelle lettere che le avrebbe preferito un'altra ex-suora, più sottomessa. Ma si ricredette ben presto, come provano le lettere affettuose che scriveva durante i viaggi alla moglie, che chiamava Doktor Kate proprio per ricordarne il carattere prepotente.
In sostanza, il loro fu un rapporto abbastanza anomalo, che non corrispondeva certo a quello che divenne poi il modello della moglie del pastore: obbediente figura femminile subordinata, che affiancava senza intervenire il marito.
Anche nel legame coniugale di Lutero vediamo infatti che passa quello spirito rivoluzionario che agita tutta il movimento di Riforma nei primi anni, in cui sembra che debbano cadere steccati sociali, norme ecclesiastiche, consolidate abitudini, e che doveva poi spaventare per i suoi possibili esiti lo stesso Lutero quando si concretizzò nelle rivolte contadine, che egli condannò severamente.
In sostanza, Lutero appare sì come un rivoluzionario riformatore, ma in fondo anche come un uomo prudente, che vuole fermare quell'ondata di disordine che senza volere ha messo in moto con le sue parole. Un ritratto vivace, di un uomo combattuto fra scrupoli e bisogno di purezza, fra amore per la Chiesa e volontà di purificarla. In sostanza un ritratto che rinuncia alle tinte forti per restituirci un personaggio ricco di sfumature.

(©L'Osservatore Romano 24 maggio 2013)

lunedì 20 maggio 2013

"Vaticano Massone". Al Pontificato di Ratzinger non ha giovato la condanna della Massoneria (Izzo)

VATICANO: A PONTIFICATO RATZINGER NON HA GIOVATO CONDANNA MASSONI

Salvatore Izzo


(AGI) - CdV, 20 mag. 


Che ruolo ha avuto la Massoneria nelle difficolta' incontrate da Benedetto XVI, ad esempio negli attacchi subiti dopo Ratisbona o nello stravolgimento della risposta sul preservativo nell'aereo che lo portava in Africa, o ancora nel tentativo diffamatorio di coinvolgerlo nello scandalo pedofilia? 

A questa domanda tenta di rispondere il libro "Vaticano Massone" edito dalla Piemme a firma del vaticanista Giacomo Galeazzi e di Ferruccio Pinotti. 
"Nel 1983 - ricordano i cronisti - quando viene promulgato il nuovo codice di diritto canonico, la parola 'massoneria' scompare, lasciando il posto all'espressione piu' generale 'sette' che cospirano contro la Chiesa".
Secondo Galeazzi e Pinotti, "la cancellazione del veto esplicito contro la massoneria che caratterizza il codice di diritto canonico del 1983, puo' essere letta come la stipulazione di un delicato 'patto' all'interno della Curia a fronte di situazioni storiche drammatiche come la crisi Ior-Ambrosiano, che porto' il Vaticano ad ammettere le proprie responsabilita' nel crac dell'istituto presieduto dal banchiere massone Roberto Calvi". Su tutto questo pero' arriva ben presto una doccia fredda, perche' (come sui casi Maciel e Groer) qualcuno Oltretevere non e' d'accordo e decide di aprire gli occhi a Giovanni Paolo II. 
E' il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Ratzinger, che quasi subito "intervenne ad apportare una pesante correzione al codice emanato da Wojtyla". Il 26 novembre 1983 vide infatti la luce la Dichiarazione sulla massoneria, elaborata da Ratzinger e approvata da Giovanni Paolo II , nella quale si spiegava che la condanna della massoneria da parte della Chiesa rimaneva inalterata. La Dichiarazione affermava in sostanza che la Chiesa Cattolica manteneva inalterato il divieto di appartenenza alla massoneria".

© Copyright (AGI)

domenica 19 maggio 2013

Preti e massoni relazioni pericolose (Papuzzi)

Riceviamo e pubblichiamo:

Elzeviro


Preti e massoni relazioni pericolose

ALBERTO PAPUZZI

Può un cattolico essere massone? No. Per quanto i rapporti siano diventati meno ostili, rispetto alle origini della massoneria italiana (attorno al 1730), tuttavia la Chiesa non può accettare il dominio occulto e l’esoterismo segreto che si praticano nella società dei liberi muratori: chi vi aderisce è di fatto scomunicato. Si mette fuori dell’ambito ecclesiale. Ciò non toglie che fra le due organizzazioni si sia costituito, storicamente e culturalmente, un tessuto connettivo profondamente radicato. Ci sono notoriamente massoni fra i preti, si è parlato persino di papi massoni (con leggendari sospetti su Giovanni XXIII e Paolo VI), nelle alte sfere della Santa Sede siedono uomini di fiducia massoni.
Questo iceberg di misteri è l’oggetto di una complessa inchiesta di due giornalisti, Giacomo Galeazzi ( La Stampa ) e Ferruccio Pinotti ( Corriere della Sera ), che arriva nelle librerie in un volume dal titolo provocatorio: Vaticano massone (Piemme, pp. 304, € 18,50). Una ricerca scottante, ricca di documenti.
Una prima parte è dedicata alle trame che irretiscono da decenni l’immagine della Chiesa in Italia: si rivedono le vicende dei Calvi, Sindona, Marcinkus, Ortolani, con esiti che arrivano fino a lambire l’elezione di Bergoglio alla cattedra di Pietro. Papa Francesco è visto come l’ultimo atto di una «guerra per bande». Una seconda parte analizza la posizione delle massonerie ufficiali nei confronti della Chiesa, interrogando i vertici delle tre grandi obbedienze italiane: il Grande Oriente d’Italia, il raggruppamento più potente, la Grande Loggia d’Italia (che ammette anche le donne) e la Grande Loggia Regolare, nata all’interno d’uno scisma. Parlano anche il Grande Oriente Democratico e le massonerie dissidenti. Tutti denunciando difficoltà di dialogo con la Santa Sede. Una terza parte più sintetica considera lo scacchiere mondiale della massoneria.
Chiude il volume un’appendice di interviste, in cui parla anche un «massone pentito». Chi conta di più, gli viene chiesto, fra i massoni italiani? Bernabè, risponde, uomo di Rothschild, mentre Monti sarebbe l’uomo dei Rockefeller. Provocazioni da prendere con la dovuta cautela, si raccomandano gli autori.

© Copyright La Stampa, 14 maggio 2013

martedì 14 maggio 2013

Un oscuro teologo del IV secolo fa da sfondo dottrinale alla decisione di Benedetto di rinunciare al Pontificato? (Gnoli)


Le dimissioni del papa tra teologia e politica 

di Antonio Gnoli

Un oscuro teologo del IV secolo fa da sfondo dottrinale alla decisione del Papa di abdicare al suo magistero. Possibile? Ce lo racconta con il solito raffinato incastro di testi Giorgio Agamben nel nuovo libro: Il mistero del male (Laterza). 
Da anni egli affronta il significato politico della fine dei tempi, sfrondandolo dagli orpelli apocalittici e cogliendone il senso in una plausibile ricerca filologica. 
I testi a volte ci parlano: nella loro autorevolezza sopportano l’usura del tempo e ci indicano strade che avevamo abbandonato. Non è questo il senso della tradizione, di quella sapienza archeologica che segna a volte il nostro agire più consapevole?
Proprio Joseph Ratzinger, appena trentenne, pubblicò un dotto articolo per spiegare la posizione dottrinaria di Ticonio in merito alla Chiesa. 
Costui era un donatista che avendo descritto una Chiesa al tempo stesso malvagia e giusta, seppe coglierne la struttura bipartita che comprende in sé tanto il peccato quanto la grazia. In una prospettiva escatologica questi due corpi della Chiesa sono destinati a convivere fino alla fine dei tempi. Allorché il Giudizio universale dividerà definitivamente i malvagi dai giusti, il Cristo dall’Anticristo. 
Fino a quel momento le due “anime” conserveranno una loro presenza nello stesso corpo della Chiesa. 
È in questo contesto teologico che Agamben colloca il gesto rivoluzionario di Benedetto XVI. Che non è un atto di viltà – accusa già rivolta a Celestino V – né di stanchezza, ma una meditata e sofferta scelta dottrinaria che lo ha posto all’altezza della drammatica situazione in cui la Chiesa si trova a vivere.
Può, infatti, questo istituto millenario attendere che il gran conflitto tra i malvagi e i giusti si risolva alla fine dei tempi? 
Ecco perché la prospettiva escatologica va ricondotta a quella storica, il tempo dell’apocalisse al nostro tempo. La Chiesa, ci rammenta Agamben, non può sopravvivere se rimanda passivamente alla fine dei tempi la soluzione del conflitto che ne dilania il “corpo bipartito”.
D’altro canto, l’aver ignorato lo sguardo escatologico ha pervertito l’azione salvifica della Chiesa nel mondo. L’ha resa per così dire cieca e priva di scopo. Di qui gli scandali, la corruzione e quel corredo negativo che ne hanno stravolto l’immagine. Agamben sottrae il male al cupo dramma teologico e lo restituisce al suo vero contesto storico, nel cui spazio ognuno è chiamato a fare senza riserve la sua parte. Decidere, d’accordo. Ma su cosa? E per quali opzioni o scelte?
Benedetto XVI suggerisce una strada. La sua decisione radicale rinvigorisce l’idea di giustizia e di legittimità
Rimette in moto una macchina politica senza la quale la Chiesa sarebbe destinata a inabissarsi. Non è di un analogo destino che soffre la nostra società? Ancora una volta teologia e politica incrociano due categorie – legittimità e legalità - oggi confuse o smarrite. La profondità della crisi che la nostra società sta attraversando, dice Agamben, va ricondotta anche al tentativo della modernità di far coincidere legalità e legittimità.
Una Chiesa dei giusti non trionferà senza una lotta ai malvagi; così come una società equa non prevarrà senza il ricorso alla giustizia che è un concetto più profondo della legalità. Chi può avere oggi la forza di trasferire nel profano ciò che Benedetto XVI – con il suo richiamo all’Auctoritas (al potere spirituale) - ha svolto nell’ambito del teologico? 
Le nostre vite, attraversate da crisi terribili, hanno urgenze mondane che si scontrano con l’ideologia liberista oggi dominante. Nota Agamben che il paradigma del mercato autoregolantesi si è sostituito a quello della giustizia e finge di poter governare una società sempre più ingovernabile secondo criteri esclusivamente tecnici. 
Chiamiamola pure dittatura dell’algoritmo. Ma chi oggi ha un potere così immenso da potervi perfino abdicare? Non è da questa rinuncia che possa nascere una nuova occasione per la politica. 
Perché il potere sembra esser sfuggito dalle mani dell’uomo. Ecco il dramma storico e il “mistero” dal quale bisogna ripartire.

“Benedetto XVI e la fine dei tempi” di Giorgio Agamben (Laterza pagg. 80 euro 7)

© Copyright Repubblica, 14 maggio 2013

domenica 12 maggio 2013

Un cardinale alle Congregazioni Generali: “Trovare gli infiltrati massoni in Vaticano” (Marchese Ragona)

Quel patto con la massoneria è il nuovo mistero vaticano

Un cardinale rivela: prima del conclave un porporato ha denunciato gli "affari" delle Logge nella Chiesa ed esortato a "chiudere la vicenda"


FABIO MARCHESE RAGONA

“Oggi dobbiamo seriamente affrontare il problema e fare di tutto per trovare possibili infiltrati dentro al Vaticano”. Un discorso lungo, dettagliato e senza mezzi termini, tenuto da un cardinale presente alle congregazioni generali che hanno preceduto il conclave dal quale è uscito Papa il gesuita Jorge Mario Bergoglio. 
Tra lo stupore dei confratelli, il porporato, inizia a leggere il testo di svariate cartelle, fino a quando non pronuncia quella parola che nessuno avrebbe immaginato venisse detta proprio in quella sede: massoneria.Il retroscena di quelle lunghe giornate di inizio marzo viene raccontato da un cardinale italiano che, come tutti gli altri, si trovava all’interno dell’Aula nuova del Sinodo dove i porporati lavoravano a ritmi serrati in vista della clausura in Sistina: “L’affaire dei massoni in Vaticano sta diventando troppo grande”, avrebbe detto all’assemblea il porporato durante una delle riunioni presiedute dal decano Angelo Sodano, “il collegio cardinalizio deve muoversi per impedire che questa gente possa stare nel cuore della Chiesa e dev’essere uno dei primi punti da affrontare con il nuovo Pontefice eletto”.La massoneria torna quindi a scuotere le sacre stanze e a far discutere cardinali e laici. Questa volta però sembra esserci uno scossone finale: la parola d’ordine che filtra Oltretevere è “tolleranza zero” verso i possibili infiltrati, tanto che, come racconta l’eminenza anonima, “un gruppo di cardinali sarebbe intenzionato a parlare dell’argomento con Bergoglio alla prima occasione utile”. Ma a render ancor più attuale il tema è un nuovo libro, “Vaticano massone. Legge, denaro e poteri occulti: il lato segreto della Chiesa di Papa Francesco” pubblicato da Piemme e scritto a quattro mani dai giornalisti Giacomo Galeazzi e Ferruccio Pinotti. All’interno del testo, corredato anche da qualche documento, si parla anche di eminenze e laici, dipendenti del Vaticano, appartenenti a logge segrete che avrebbero avuto un ruolo determinante nel furto di documento dall’appartamento del Papa, nelle dimissioni di Benedetto XVI e nell’elezione di Francesco al soglio pontificio.
Nel volume di oltre 500 pagine viene pubblicata anche una lettera indirizzata a Papa Giovanni Paolo II: il mittente è l’allora Gran Maestro della loggia massonica Grand’Oriente d’Italia, Virgilio Gaito, che insieme al cardinale Silvio Oddi (già Prefetto della Congregazione per il Clero e scomparso nel 2001) chiede al pontefice di seppellire l’ascia di guerra perché “è giunto il momento di lanciare un doveroso appello alla riconciliazione che ponga fine a questa secolare incomprensione tra Chiesa Cattolica e Massoneria”.Appello del gran maestro a Wojtyla che rimarrà inascoltato: insieme al prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede, Joseph Ratzinger, Giovanni Paolo II manterrà durante tutto il pontificato la linea dell’inflessibilità. Era stato sempre il Papa polacco nel 1983 a promulgare il nuovo codice di diritto canonico, inserendo anche un canone riguardante le logge massoniche. In un documento pubblicato lo stesso giorno dell’entrata in vigore del codice, infatti, l’allora prefetto Ratzinger chiarì che per un cattolico appartenere a una loggia massonica significava compiere un grave peccato, con il divieto di fare la comunione, senza alcuna deroga.Un tema che ancora oggi continua a far parlare di sé e che resta comunque in primo piano, lasciando un alone di mistero alla Dan Brown sulla presenza o meno dei massoni in Vaticano. Domanda alla quale hanno cercato di rispondere anche i porporati durante le congregazioni pre-conclave, ricordando quel fumo di Satana entrato da qualche fessura all’interno della Chiesa, di cui aveva parlato nel giugno del 1972 Papa Paolo VI. “Serve un impegno da parte nostra”, avrebbe detto il cardinale all’assemblea di confratelli, “per chiudere la vicenda una volta per tutte. Senza tentennamenti e per il bene della Chiesa”.

© Copyright Il Giornale, 12 maggio 2013

venerdì 10 maggio 2013

La croce e il compasso. La Massoneria ed il Vaticano. L'integrità morale di Joseph Ratzinger e l'ultimo conclave nel libro di Galeazzi e Pinotti


Su segnalazione di Sam leggiamo questo articolo, molto ma molto interessante, che recensisce il nuovo libro di Galeazzi e Pinotti. In rosso le parti che vanno sottolineate :-))
R.

La croce e il compasso

ALBERTO STATERA

Il “fumo di Satana” evocato da Papa Paolo VI quarant’anni fa è filtrato da qualche fessura pure nell’ultimo conclave, che ha eletto il gesuita Francesco a capo di una Chiesa ridotta come quella profetizzata dal vescovo Malachia, percorsa da lotte di potere e guerre per bande. 
Quel fumo ha l’odore acre della massoneria, una parola che fa tremare da secoli persino le foglie dei giardini vaticani. 
Eppure, logge ufficiali, logge segrete e logge spurie sono avvinghiate nel cuore di San Pietro
Questa, almeno, è la tesi di un libro-inchiesta di oltre 500 pagine che stanno per mandare in libreria Giacomo Galeazzi e Ferruccio Pinotti ( Vaticano Massone. Logge, denaro e poteri occulti: il lato segreto della Chiesa di Papa Francesco – Edizioni Piemme).
Il tema, naturalmente, si presta di per sé all’accusa di complottismo, di insana volontà di vedere ovunque trame segrete e cospirazioni. 
L’ha messa in burla il Segretario di Stato uscente Cardinal Bertone quando ha irriso ai giornalisti che si improvvisano Dan Brown. 
Ma il libro è talmente documentato, ricco di testimonianze e di documenti inediti che una confutazione con questo argomento non reggerebbe. 
Tra l’altro, contiene la copia anastatica di una lettera scritta da Virgilio Gaito, ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, insieme al Cardinale Silvio Oddi, a Papa Giovanni Paolo II per chiedere un “grande patto” di pacificazione tra Chiesa e massoneria, il riconoscimento ufficiale da parte del Vaticano della conciliabilità tra fede cattolica e appartenenza alla libera muratoria
«Pienamente consapevoli delle finalità perseguite dalla Massoneria universale, da sempre votata al miglioramento dell’individuo per il miglioramento ed il progresso dell’Umanità raggiungibili solo attraverso l’Amore e la tolleranza – scrivono il Gran Maestro e il Cardinale – riteniamo giunto il momento di lanciare un doveroso appello alla riconciliazione che ponga fine a quella secolare incomprensione tra Chiesa Cattolica e Massoneria ». Oddi, morto nel 2011, è stato considerato un grande protettore dell’Opus Dei, ma anche sponsor della discesa in campo nel 1994 di Silvio Berlusconi, tessera 1816 della Loggia P2 di Licio Gelli e, secondo il massone dissidente Gioele Magaldi, fondatore di una sua obbedienza denominata “Loggia del Dragone”. 
Wojtyla, del resto, si servì in Polonia a favore di Solidarnosc e contro il comunismo del bancarottiere piduista Roberto Calvi, finito ucciso con rito massonico a Londra sotto il Ponte dei Frati neri. 
Come il suo predecessore Paolo VI, che fece realizzare simboli esoterici sulla tomba della madre, si era servito dell’altro bancarottiere mafioso e piduista Michele Sindona. 
Ma sotto il papato di Wojtyla, nel 1983, vide la luce la “Dichiarazione sulla Massoneria” elaborata dal prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Joseph Ratzinger, che dichiarava inalterato il divieto di appartenenza alla libera muratoria. 
Divieto disatteso durante il suo papato, secondo la messe di documenti e testimonianze raccolta da Galeazzi e Pinotti, tanto da aver probabilmente contribuito a provocare le dimissioni di Benedetto XVI e forse l’elezione di Francesco, primo Papa gesuita della storia, dopo che la Compagnia di Gesù, considerata uno dei canali dell’infiltrazione massonica in Vaticano, era stata commissariata da Wojtyla nel 1981.
Durante il pontificato di Ratzinger è cresciuto in Vaticano il potere dei gruppi integralisti in lotta tra loro, come Opus Dei, Comunione e Liberazione, Focolarini, Legionari di Cristo, che si sono contesi il controllo delle finanza e dello Ior. 
Ma l’ex banchiere Cesare Geronzi, intimo del cardinal Bertone, il quale raramente parla a caso, ha rivelato di recente di aver trovato simboli massonici in evidenza nello studio di un cardinale e che nella finanza cattolica l’Opus Dei non conta molto perché a contare è la
massoneria. E dentro le Mura Leonine? 
Di certo la massoneria è entrata con prepotenza nel processo al maggiordomo corvo di Ratzinger che sottraeva documenti nella scrivania di uno degli uomini più potenti del mondo. «Mi sono messo al servizio di una loggia massonica che opera dentro il Vaticano – ha testimoniato tra le lacrime un dipendente laico della Segreteria di Stato – della quale fanno parte anche dei cardinali. 
Scopo della nostra azione portata avanti nella convinzione di fare il bene della Chiesa, è quello di mettere fine all’attuale situazione di anarchia che mette a rischio la cristianità».
Tra le migliaia di documenti sequestrati il 23 maggio 2012 nell’abitazione del maggiordomo “moltissime riguardavano la massoneria e i servizi segreti”, come hanno dichiarato gli agenti della gendarmeria che fecero le perquisizioni. 
Con un’attenzione quasi ossessiva per la figura del piduista Luigi Bisignani, che era di casa allo Ior fin dai tempi del riciclaggio della tangente Enimont. 
La rete di confidenti dell’ex maggiordomo comprendeva il vicario papale per la città del Vaticano monsignor Angelo Comastri e l’ex vicecamerlengo Paolo Sardi, indicati come appartenenti a una loggia massonica interna; il vescovo Francesco Cavina, ora alla diocesi di Carpi, ma in precedenza alla Segreteria di Stato, e l’ex segretaria di Ratzinger, Ingrid Stampa.
Bergoglio cresce e si forma in Argentina, una repubblica fondata su squadra e compasso, dove la massoneria e la Chiesa sono molto forti. 
È sostenibile la tesi che lo strapotere dei gruppi integralisti abbia originato come reazione la sua elezione al trono di Pietro? 
O che sia invece frutto di un patto tra massoneria e gruppi della destra cattolica? 
Nel libro di Galeazzi e Pinotti non troverete una risposta certa, ma la non peregrina ipotesi che la decisione di Ratzinger di dimettersi possa essere stata presa nella previsione dell’elezione del gesuita su un trono che lui non riusciva più a governare tra scandali e guerre intestine tra fazioni contrapposte per il potere e il denaro. Nella prima fase del conclave del 2005, del resto, il cardinale Bergoglio aveva raccolto il maggior numero di voti, ma poi rinunciò per convogliarli su Ratzinger.
Che fosse fumo di Satana o aria salubre quella respirata in conclave, i Gran Maestri delle tante massonerie italiane sembrano concordi nell’entusiasmo per l’avvento di Francesco. Uno per tutti: «Con Papa Francesco nulla sarà più come prima. Chiara la scelta di fraternità per una Chiesa del dialogo, non contaminata dalle logiche e dalle tentazioni del potere temporale». Firmato: Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia.

© Copyright Repubblica, 10 maggio 2013 consultabile online anche qui.

Qualche precisazione (piu' tardi pero' scrivero' un altro commento): Papa Benedetto ha pestato i piedi a tutti i gruppi di potere, primi fra tutti i Legionari il cui capo (Maciel, pedofilo e criminale) e' stato condannato senza appello da Ratzinger il quale ha ridimensionato, e di molto, gli schieramenti che si erano consolidati nei decenni precedenti. Trovo comunque il libro (che comprero') e la recensione molto interessanti e, purtroppo, trovo confermate tutte le mie sensazioni compresa la strana pax mediatica di queste settimane.
R.