sabato 1 giugno 2013
In Olanda niente stipendi ai prof di religione (Galeazzi)
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La Chiesa davanti al tribunale della storia. Nel libro «La grande meretrice» sette donne -- tutte storiche ma non tutte cattoliche -- indagano su una serie di luoghi comuni (Forte)
"La grande meretrice - Un decalogo di luoghi comuni sulla storia della Chiesa", a cura di Lucetta Scaraffia, Libreria Editrice Vaticana 2013
Nel libro «La grande meretrice» sette donne -- tutte storiche ma non tutte cattoliche -- indagano su una serie di luoghi comuni
La Chiesa davanti al tribunale della storia
di Bruno Forte
Dieci questioni, intorno a cui un'opinione diffusa e “politicamente corretta” chiama la Chiesa a giudizio davanti al tribunale della storia: la sua infedeltà rispetto alle origini del movimento cristiano, l'imposizione del celibato ecclesiastico, i tribunali dell'Inquisizione, l'arretratezza cattolica rispetto al progressismo evangelico, l'antisemitismo, la sessuofobia, l'anti-scientismo, la svalutazione della donna, il dolorismo. Sette donne, storiche di professione, di diversa estrazione religiosa, si confrontano con questi stereotipi senza pregiudizi, con un linguaggio ampiamente accessibile, mai rinunciando al rigore storico-critico delle affermazioni.
Ecco tema e autrici di un volume a dir poco “intrigante”, esposto a toccare sensibilità acute e a suscitare reazioni di segno diverso, e tuttavia utile e illuminante, perché capace di dar a pensare a chiunque lo legga senza preclusioni di sorta: La grande meretrice. Un decalogo di luoghi comuni sulla storia della Chiesa è il titolo del libro in questione, introdotto e curato da Lucetta Scaraffia, autrice ella stessa di due fra i saggi più stimolanti («Sul celibato ecclesiastico» e «I protestanti sono più moderni»). L'intento dichiarato è di servire la verità storica, rettificando quei «luoghi comuni che ormai sembrano avere sostituito la realtà per quanto riguarda la storia della Chiesa, e che quindi hanno anche contribuito a deformarne l'identità pubblica» (p. 3): una rettifica che non ha nulla di meramente apologetico, che anzi non risparmia ammissioni di limiti e di ritardi nella bimillenaria vicenda ecclesiale e, proprio così, risulta convincente e feconda di incontri possibili con chi sia aperto a cercare la verità al di sopra di tutto.
L'approccio femminile, poi, riesce a spingere lo sguardo a quella ricchezza vitale di emozioni e sentimenti, sottesa ai fatti e decisiva per la vita, che spesso un certo razionalismo interpretativo è incapace di cogliere. La destinazione del testo a un vasto pubblico motiva non solo il suo stile discorsivo, spesso arricchito di narrazioni, ma anche la scelta dei luoghi comuni su cui far riflettere: «i più diffusi, quelli che generano il maggior numero di incomprensioni» e che, proprio per questo, è importante chiarire prima di iniziare un qualunque confronto teorico.
Il titolo del volume rende bene l'intreccio costante di prospettive che lo animano: come mostra efficacemente Sylvie Barnay nel primo dei dieci saggi, il tema della Chiesa santa e meretrice muove già dalla testimonianza biblica, in particolare dell'Apocalisse. Esso ritorna nei Padri della Chiesa come una sorta di canto fermo, non per denigrare la comunità dei fedeli, ma per stimolarla al bene nel continuo confronto fra ideale e reale.
Ricordo l'attenta riflessione che a esso dedicammo nel gruppo di lavoro della Commissione teologica internazionale, incaricato di approfondire le motivazioni e il senso della richiesta di perdono che il beato Giovanni Paolo II volle pronunciare a nome di tutta la Chiesa durante il Giubileo del 2000. In un memorabile incontro che avemmo con lui, ebbe a dirci una frase che ben rende il senso e l'importanza del tema: «Coraggio! Siate una Commissione coraggiosa! La verità ci farà liberi!».
L'applicazione delle parole di Gesù in Giovanni, 8, 32 alla testimonianza attuale della Chiesa è in realtà la chiave interpretativa fondamentale per comprendere come il riconoscimento sincero dei limiti e delle colpe faccia ancor più risplendere la santità e il bene di cui il popolo di Dio ha riempito l'universo nei tanti secoli del suo cammino. È questa anche la chiave di lettura del documento Memoria e riconciliazione che accompagnò poi il gesto profetico del Papa nell'anno giubilare. «Che l'istituzione, la Chiesa terrena, sia stata protagonista di pagine non edificanti e anche odiose -- scrive nel suo bel saggio Sandra Isetta -- è un dato inalienabile, fatalmente connesso alla natura umana».
Come questo vada compreso e coniugato all'idea della Ecclesia sancta, lo spiega la grande sintesi di Agostino sulle “due città”, «quella di Dio e quella degli uomini, in qualche modo confuse e mischiate fra loro nello scorrere dei tempi», tali però che «solo formalmente i non meritevoli sono parte integrante della Chiesa» e «che vero corpo di Cristo è quello che vivrà eternamente con lui dopo il giudizio» (p. 56). Il no a ogni puritanesimo che pretenda di comprendere nella vicenda storica del popolo di Dio unicamente chi è senza colpa, si congiunge alla coscienza di una necessaria, costante lotta contro il male e il maligno, che avrà il suo coronamento vittorioso solo nel finale ritorno del Cristo.
Particolarmente interessante è il saggio della storica ebrea Anna Foa, dedicato alla Chiesa, «madre di tutte le inquisizioni». Con singolare capacità narrativa e documentaria, l'autrice giunge a una conclusione tanto singolare, quanto efficace: «Vogliamo confessarlo alla fine? Se proprio dovessi scegliere da quale di questi temibili tribunali umani [quelli dei vari totalitarismi] preferirei essere processata per quello che penso o credo, non sceglierei mai un tribunale sovietico dell'epoca della grandi purghe staliniane. E nemmeno mi piacerebbe farmi processare dai tribunali laici dell'età dell'assolutismo. Sceglierei nonostante tutto l'Inquisizione, quella romana naturalmente. Sempre sperando che Dio me la mandi buona» (p. 111). Peraltro, è la stessa studiosa a notare -- nel saggio dedicato all'antisemitismo -- che «nell'insieme la protezione che la Chiesa svolge nei confronti della minoranza ebraica presente nel suo seno è una costante, almeno fino a che l'equilibrio tra Chiesa ed ebrei si mantiene intatto» (p. 143). Il rigore della ricerca storica si fonde qui con un non comune coraggio nel sostenere tesi che destabilizzano una certa “vulgata” e mostrano come nelle pieghe della complessità della storia la verità sia molto più ricca e variegata di ogni facile giudizio sommario di colpevolezza o di assoluzione!
A conclusioni analoghe su questioni diverse pervengono i saggi di Margherita Pelaja sull'«odio per il sesso» attribuito alla dottrina della Chiesa, senza alcuna considerazione del valore sacramentale da essa riconosciuto all'unione sponsale in una vera e propria esaltazione della corporeità, o di Giulia Galeotti sul tema della scienza, che mostra tanto la banalità di giudizi quali quello di Richard Dawkins sulla religione quale «malattia mentale che dovrebbe essere estirpata dai nostri cervelli», quanto la fondatezza di asserti come quello di padre Michael Heller sul fatto che «la scienza ci dà il sapere, la religione il significato».
La conclusione di Cristiana Dobner sul tema della sofferenza è suggello adeguato all'intero percorso del libro: tutt'altro che esaltazione del dolorismo, il cristianesimo è un costante inno alla vita e alla sua bellezza, che è tale anche nel tempo della prova e del dolore, se queste vengono assunte e trasfigurate dal di dentro con la forza dell'amore che ci viene del Figlio di Dio incarnato e con lui tutto offre per tutti. «Chi crede e vive con la Chiesa e nella Chiesa, sa che quello squarcio [della domanda sul dolore] è stato già, in antecedenza, colmato dal Padre che non solo è vicino a noi, ma soffre con noi e per noi» (p. 259). Qui la ricerca storica al servizio della verità si fa più cha mai proposta di vita, stimolo a sperimentare la bellezza di quanto la Chiesa può offrirci, al di là di ogni chiusura pregiudiziale che a essa si voglia opporre.
(©L'Osservatore Romano 31 maggio - 1° giugno 2013)
Nel libro «La grande meretrice» sette donne -- tutte storiche ma non tutte cattoliche -- indagano su una serie di luoghi comuni
La Chiesa davanti al tribunale della storia
di Bruno Forte
Dieci questioni, intorno a cui un'opinione diffusa e “politicamente corretta” chiama la Chiesa a giudizio davanti al tribunale della storia: la sua infedeltà rispetto alle origini del movimento cristiano, l'imposizione del celibato ecclesiastico, i tribunali dell'Inquisizione, l'arretratezza cattolica rispetto al progressismo evangelico, l'antisemitismo, la sessuofobia, l'anti-scientismo, la svalutazione della donna, il dolorismo. Sette donne, storiche di professione, di diversa estrazione religiosa, si confrontano con questi stereotipi senza pregiudizi, con un linguaggio ampiamente accessibile, mai rinunciando al rigore storico-critico delle affermazioni.
Ecco tema e autrici di un volume a dir poco “intrigante”, esposto a toccare sensibilità acute e a suscitare reazioni di segno diverso, e tuttavia utile e illuminante, perché capace di dar a pensare a chiunque lo legga senza preclusioni di sorta: La grande meretrice. Un decalogo di luoghi comuni sulla storia della Chiesa è il titolo del libro in questione, introdotto e curato da Lucetta Scaraffia, autrice ella stessa di due fra i saggi più stimolanti («Sul celibato ecclesiastico» e «I protestanti sono più moderni»). L'intento dichiarato è di servire la verità storica, rettificando quei «luoghi comuni che ormai sembrano avere sostituito la realtà per quanto riguarda la storia della Chiesa, e che quindi hanno anche contribuito a deformarne l'identità pubblica» (p. 3): una rettifica che non ha nulla di meramente apologetico, che anzi non risparmia ammissioni di limiti e di ritardi nella bimillenaria vicenda ecclesiale e, proprio così, risulta convincente e feconda di incontri possibili con chi sia aperto a cercare la verità al di sopra di tutto.
L'approccio femminile, poi, riesce a spingere lo sguardo a quella ricchezza vitale di emozioni e sentimenti, sottesa ai fatti e decisiva per la vita, che spesso un certo razionalismo interpretativo è incapace di cogliere. La destinazione del testo a un vasto pubblico motiva non solo il suo stile discorsivo, spesso arricchito di narrazioni, ma anche la scelta dei luoghi comuni su cui far riflettere: «i più diffusi, quelli che generano il maggior numero di incomprensioni» e che, proprio per questo, è importante chiarire prima di iniziare un qualunque confronto teorico.
Il titolo del volume rende bene l'intreccio costante di prospettive che lo animano: come mostra efficacemente Sylvie Barnay nel primo dei dieci saggi, il tema della Chiesa santa e meretrice muove già dalla testimonianza biblica, in particolare dell'Apocalisse. Esso ritorna nei Padri della Chiesa come una sorta di canto fermo, non per denigrare la comunità dei fedeli, ma per stimolarla al bene nel continuo confronto fra ideale e reale.
Ricordo l'attenta riflessione che a esso dedicammo nel gruppo di lavoro della Commissione teologica internazionale, incaricato di approfondire le motivazioni e il senso della richiesta di perdono che il beato Giovanni Paolo II volle pronunciare a nome di tutta la Chiesa durante il Giubileo del 2000. In un memorabile incontro che avemmo con lui, ebbe a dirci una frase che ben rende il senso e l'importanza del tema: «Coraggio! Siate una Commissione coraggiosa! La verità ci farà liberi!».
L'applicazione delle parole di Gesù in Giovanni, 8, 32 alla testimonianza attuale della Chiesa è in realtà la chiave interpretativa fondamentale per comprendere come il riconoscimento sincero dei limiti e delle colpe faccia ancor più risplendere la santità e il bene di cui il popolo di Dio ha riempito l'universo nei tanti secoli del suo cammino. È questa anche la chiave di lettura del documento Memoria e riconciliazione che accompagnò poi il gesto profetico del Papa nell'anno giubilare. «Che l'istituzione, la Chiesa terrena, sia stata protagonista di pagine non edificanti e anche odiose -- scrive nel suo bel saggio Sandra Isetta -- è un dato inalienabile, fatalmente connesso alla natura umana».
Come questo vada compreso e coniugato all'idea della Ecclesia sancta, lo spiega la grande sintesi di Agostino sulle “due città”, «quella di Dio e quella degli uomini, in qualche modo confuse e mischiate fra loro nello scorrere dei tempi», tali però che «solo formalmente i non meritevoli sono parte integrante della Chiesa» e «che vero corpo di Cristo è quello che vivrà eternamente con lui dopo il giudizio» (p. 56). Il no a ogni puritanesimo che pretenda di comprendere nella vicenda storica del popolo di Dio unicamente chi è senza colpa, si congiunge alla coscienza di una necessaria, costante lotta contro il male e il maligno, che avrà il suo coronamento vittorioso solo nel finale ritorno del Cristo.
Particolarmente interessante è il saggio della storica ebrea Anna Foa, dedicato alla Chiesa, «madre di tutte le inquisizioni». Con singolare capacità narrativa e documentaria, l'autrice giunge a una conclusione tanto singolare, quanto efficace: «Vogliamo confessarlo alla fine? Se proprio dovessi scegliere da quale di questi temibili tribunali umani [quelli dei vari totalitarismi] preferirei essere processata per quello che penso o credo, non sceglierei mai un tribunale sovietico dell'epoca della grandi purghe staliniane. E nemmeno mi piacerebbe farmi processare dai tribunali laici dell'età dell'assolutismo. Sceglierei nonostante tutto l'Inquisizione, quella romana naturalmente. Sempre sperando che Dio me la mandi buona» (p. 111). Peraltro, è la stessa studiosa a notare -- nel saggio dedicato all'antisemitismo -- che «nell'insieme la protezione che la Chiesa svolge nei confronti della minoranza ebraica presente nel suo seno è una costante, almeno fino a che l'equilibrio tra Chiesa ed ebrei si mantiene intatto» (p. 143). Il rigore della ricerca storica si fonde qui con un non comune coraggio nel sostenere tesi che destabilizzano una certa “vulgata” e mostrano come nelle pieghe della complessità della storia la verità sia molto più ricca e variegata di ogni facile giudizio sommario di colpevolezza o di assoluzione!
A conclusioni analoghe su questioni diverse pervengono i saggi di Margherita Pelaja sull'«odio per il sesso» attribuito alla dottrina della Chiesa, senza alcuna considerazione del valore sacramentale da essa riconosciuto all'unione sponsale in una vera e propria esaltazione della corporeità, o di Giulia Galeotti sul tema della scienza, che mostra tanto la banalità di giudizi quali quello di Richard Dawkins sulla religione quale «malattia mentale che dovrebbe essere estirpata dai nostri cervelli», quanto la fondatezza di asserti come quello di padre Michael Heller sul fatto che «la scienza ci dà il sapere, la religione il significato».
La conclusione di Cristiana Dobner sul tema della sofferenza è suggello adeguato all'intero percorso del libro: tutt'altro che esaltazione del dolorismo, il cristianesimo è un costante inno alla vita e alla sua bellezza, che è tale anche nel tempo della prova e del dolore, se queste vengono assunte e trasfigurate dal di dentro con la forza dell'amore che ci viene del Figlio di Dio incarnato e con lui tutto offre per tutti. «Chi crede e vive con la Chiesa e nella Chiesa, sa che quello squarcio [della domanda sul dolore] è stato già, in antecedenza, colmato dal Padre che non solo è vicino a noi, ma soffre con noi e per noi» (p. 259). Qui la ricerca storica al servizio della verità si fa più cha mai proposta di vita, stimolo a sperimentare la bellezza di quanto la Chiesa può offrirci, al di là di ogni chiusura pregiudiziale che a essa si voglia opporre.
(©L'Osservatore Romano 31 maggio - 1° giugno 2013)
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La Corte di Cassazione in Belgio condanna il raid contro i vescovi che portò anche allo sventramento delle tombe in cattedrale
Clicca qui per leggere il commento segnalatoci da Mariateresa.
Qui troviamo lo speciale sulla drammatica situazione della chiesa in Belgio.
In questi giorni l'ex primate, contestato ferocemente sia nel 2010 sia alla vigilia del conclave del 2013, si sta lasciando andare a dichiarazioni decisamente fuori luogo (clicca qui per un esempio), forse per fare dimenticare la bufera che lo ha investito ed in particolare il "caso" Vangheluwe, ma non tutti sono in preda all'amnesia...
Qui troviamo lo speciale sulla drammatica situazione della chiesa in Belgio.
In questi giorni l'ex primate, contestato ferocemente sia nel 2010 sia alla vigilia del conclave del 2013, si sta lasciando andare a dichiarazioni decisamente fuori luogo (clicca qui per un esempio), forse per fare dimenticare la bufera che lo ha investito ed in particolare il "caso" Vangheluwe, ma non tutti sono in preda all'amnesia...
Intervista a Ernst von Freyberg presidente del Consiglio di sovrintendenza dello Ior (Mary Nolan)
Un servizio alla Chiesa nel mondo
di Mary Nolan
Ernst von Freyberg è stato nominato presidente del Consiglio di sovrintendenza dello Ior, l'Istituto per le Opere di Religione, lo scorso 15 febbraio, dopo un'approfondita ricerca tra i possibili candidati. Cinquantaquattrenne, tedesco, formazione da giurista, è arrivato all'istituto con venticinque anni di carriera in ambito finanziario. Von Freyberg ammette che lo Ior, costituito nel 1942, dovrà percorrere un lungo cammino per migliorare la sua immagine, mentre cerca di tutelare il patrimonio della Santa Sede, degli ordini religiosi e di altre istituzioni cattoliche. Sottolinea però anche che quando si parla dello Ior è importante distinguere tra realtà e fantasia.
Una domanda molto semplice. Qual è la missione dello Ior?
Serviamo la Chiesa nel mondo, tutelando i fondi delle istituzioni cattoliche, del clero e dei dipendenti vaticani. Sosteniamo il bilancio del Vaticano con il surplus che generiamo, se facciamo bene il nostro lavoro.
Ha accettato un lavoro difficile ed è arrivato in un momento molto interessante per la Chiesa. Perché è stato scelto? Quale contributo può offrire?
Ho esperienza nel gestire, in modo concreto, una piccola istituzione finanziaria e, contemporaneamente, per la maggior parte della mia vita lavorativa ho seguito, come volontario, gli aspetti finanziari di un'istituzione cattolica. L'ho fatto per l'Ordine di Malta, come tesoriere in Germania. Una certa esperienza e lealtà verso la Chiesa: sono probabilmente queste le due caratteristiche necessarie per questo incarico.
Perché ha accettato l'incarico?
Perché sono stato chiamato. Non è un lavoro per il quale ci si propone, o per il quale si resta svegli la notte nella speranza di ottenerlo, ma quando si viene chiamati, allora si viene chiamati. Si accetta e si dice che è un modo fantastico per servire il Papa e la Chiesa.
Quali sono i suoi obiettivi attuali?
Quando sono venuto qui ho trascorso le prime settimane cercando di conoscere meglio le persone, questo mondo, le istituzioni vaticane e la Santa Sede. Poi ho elaborato un piano, ho riunito una squadra e ora sto mettendo in atto questo piano in tre importanti ambiti. Anzitutto desidero assicurare che i nostri sistemi interni sono quelli di un'istituzione finanziaria di alto livello, con tolleranza zero per le attività illegali. In secondo luogo desideriamo una comunicazione migliore. Abbiamo una reputazione eccellente presso i nostri clienti, ma la nostra immagine pubblica non può essere descritta se non come pessima. Ciò è dovuto in parte ad avvenimenti del passato che non sarebbero dovuti accadere, in parte a calunnie e in parte al fatto che in passato lo Ior non comunicava. Tanto per cominciare, non comunicava correttamente con i suoi interlocutori diretti: i cardinali, la Curia, gli ambienti cattolici. E lo stesso vale per i nostri clienti e il mondo in generale. È di fondamentale importanza che parliamo con loro, che siamo trasparenti e spieghiamo ciò che facciamo. È per questo che ci impegniamo a pubblicare il nostro rapporto annuale. È per questo che stiamo creando un sito internet. È per questo che incontriamo sistematicamente i membri della Chiesa e i media. In terzo luogo desideriamo creare la base per il futuro dello Ior, e farlo in modo sistematico. Desideriamo esaminare il quadro legale nel quale ci muoviamo nel mondo, guardare alla nostra missione e ai nostri clienti e a ciò che possiamo migliorare per loro.
Per il futuro, ritiene che basti qualche aggiustamento od occorre piuttosto una ristrutturazione del sistema su scala più vasta?
In passato è stato fatto molto, ma dobbiamo ancora migliorare le procedure, rafforzarle e adattare le strutture. È una cosa che si può fare entro la fine dell'estate; è fattibile. Il lavoro è tanto, ma sono certo che raggiungeremo il nostro obiettivo.
Parlava dei vostri clienti. Molti di questi sono diocesi e ordini religiosi. Siete ancora utili per loro? Hanno qualche vantaggio rivolgendosi a voi piuttosto che ad altri?
Meglio per noi esser loro utili! È per questo che gestiamo 19.000 clienti e quasi sette miliardi di euro. L'opinione prevalente tra i nostri clienti è che vogliono noi e che ci preferiscono alle altre istituzioni finanziarie. In fondo siamo in concorrenza. I nostri clienti possono scegliere. E 19.000 clienti -- congregazioni, diocesi, istituzioni cattoliche, clero -- desiderano affidare i loro soldi allo Ior. Qui si sentono sicuri e ben assistiti. Inoltre, sanno che affidano il loro denaro a chi non svolge questa attività per ottenere un profitto, ma a chi ha la missione nel servire i propri clienti in tempi buoni e in tempi cattivi. E tutto il surplus che viene generato finisce nel bilancio della Santa Sede.
Lei è stato chiamato negli ultimi giorni del pontificato di Benedetto XVI e Papa Francesco ha appena iniziato il suo. Ha avuto modo di conoscerli?
Ho incontrato Benedetto XVI il 27 febbraio e ho il privilegio di alloggiare nella Domus Sanctae Marthae, quindi ogni tanto mi è permesso di partecipare alla messa mattutina del Papa che ho incontrato dopo la celebrazione. Seguo le sue omelie e trovo che siano di grande ispirazione per il nostro lavoro. La prima che ho ascoltato è diventata un principio guida per il lavoro che svolgo qui. È stata tra Pasqua e Pentecoste, e la lettura era tratta dagli Atti degli apostoli. Quando Gesù apparve agli apostoli, essi non sapevano se era un fantasma o se era reale. Papa Francesco ha detto che è molto importante distinguere tra fantasmi e realtà. Questo vale anche per la situazione che stiamo attraversando allo Ior. Ci sono talmente tanti “fantasmi” del passato, che il rischio più grande è di dare la caccia a voci e fantasie e di non concentrarsi sulla realtà. Ma l'impatto diretto più grande che Papa Francesco ha avuto sullo Ior è stato quando ci ha invitati tutti a messa. Dopo la celebrazione ha stretto la mano a tutti i nostri dipendenti. Questo segno di affetto rinnova la nostra dedizione e il desiderio di servire bene, ma ci ricorda anche con forza la nostra responsabilità come istituto collegato alla Chiesa.
Papa Francesco ha parlato di una Chiesa povera. Come si concilia una Chiesa povera con un bilancio di sette miliardi?
Bisogna guardare oltre il bilancio, alle persone che serviamo. Molti ordini religiosi e diocesi si rivolgono allo Ior. Sono loro i fondi, messi interamente al servizio della Chiesa nel mondo. Vengono usati per ospedali e cliniche, missioni, scuole, qualunque sia la loro missione particolare. Gli ordini religiosi e le diocesi svolgono un lavoro immenso servendo i poveri in tutto il mondo, e noi cerchiamo di aiutarli in questa missione.
L'Autorità d'Informazione Finanziaria (Aif) recentemente ha denunciato sei casi di transazioni sospette in Vaticano nel 2012. Cosa fate per rispondere a questo tipo di situazione?
Vorrei anzitutto parlare del 2013. Finora, quest'anno abbiamo rilevato sette transazioni sospette, una in più di quelle di tutto lo scorso anno. Tanto per cominciare, si tratta di una buona notizia, poiché dimostra che il sistema supervisionato dall'Aif funziona. Naturalmente lo Ior può sempre essere migliorato, ma ora c'è più attenzione alle transazioni sospette. Il secondo fatto importante è che si tratta di transazioni soltanto sospette. Potrebbe non esserci nulla sotto. È però importante capire che questo genere di situazione non è specifica del Vaticano. È un sistema antiriciclaggio standard, applicato a ogni istituzione di questo genere. La cosa importante per noi è che sia attivo un sistema funzionante e riconosciuto.
Può aggiungere qualcosa sul recupero della reputazione dello Ior?
La cosa principale è essere assolutamente certi di avere conti puliti e transazioni pulite. Stiamo ponendo le basi, controllando tutti i conti e migliorando il sistema per rilevare tutto ciò che appare sospetto. Quello che dobbiamo spiegare con maggiore chiarezza è come tuteliamo i fondi dei nostri clienti, come gestiamo i servizi di pagamento, e che non lo facciamo per un ritorno economico, ma solo nell'interesse della Chiesa. Tutto ciò che guadagniamo viene destinato al servizio della missione della Chiesa. Ci vorrà parecchio tempo perché questo messaggio venga compreso, e noi in proposito non ci facciamo illusioni. Affronteremo la cosa giorno per giorno, ma tra due o tre anni cambierà il modo di percepire lo Ior.
Si è detto, specialmente dall'elezione di Papa Francesco, che la Santa Sede potrebbe fare a meno dello Ior. Lei che cosa ne pensa?
Consideriamo la questione prima dalla prospettiva dei clienti. Essi non vogliono che lo Ior chiuda; non vogliono rivolgersi altrove. Vogliono il servizio che noi offriamo qui e ne hanno bisogno. È molto semplice. Dal punto di vista della Santa Sede, dobbiamo offrire i nostri servizi in modo da non oscurare il messaggio della Chiesa. È questa per noi la sfida più importante, ovvero eliminare ogni ombra e lasciar risplendere il Vangelo. Lo Ior fornisce un servizio immenso alla Chiesa cattolica e a tutto ciò che essa fa nel mondo, e bisogna esserne consapevoli.
(©L'Osservatore Romano 31 maggio - 1° giugno 2013)
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Papa Francesco anticipa l'arrivo in Piazza per il Rosario. Nell'omelia: andare controcorrente con il coraggio di Maria. Vi ringrazio per questo Rosario insieme (Izzo)
PAPA: FRANCESCO ANTICIPA ARRIVO IN PIAZZA S.PIETRO PER IL ROSARIO
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 31 mag.
Era atteso solo alle 20,30 per dettare una meditazione, ma Papa Francesco ha voluto essere presente in piazza San Pietro fin dall'inizio del rosario che alle 20 ha aperto la celebrazione mariana conclusiva del mese di maggio. Ci sono in piazza circa 40mila fedeli. Numerosi cardinali hanno preso posto sul sagrato. Con il Papa e' giunto anche il prefetto della Casa Pontificia, monsignor Georg Gaenswein. Dai Giardini Vaticani e' arrivata in piazza San Pietro la tradizionale processione dei dipendenti vaticani con la statua della Vergine conservata nella chiesa di Sant'Anna, seguita dall'arciprete di San Pietro, cardinale Angelo Comastri.
© Copyright (AGI)
PAPA: ANDARE CONTROCORRENTE CON IL CORAGGIO DI MARIA
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 31 mag.
"Nella vita e' difficile prendere decisioni, spesso tendiamo a rimandarle, a lasciare che altri decidano al nostro posto, spesso preferiamo lasciarci trascinare dagli eventi, seguire la moda del momento". Pur giovanissima, pero', "Maria non si lascia trascinare dagli eventi, non evita la fatica della decisione". Cosi', mentre noi "a volte sappiamo quello che dobbiamo fare, ma non ne abbiamo il coraggio o ci pare troppo difficile perche' vuol dire andare controcorrente, Maria nell'Annunciazione, nella Visitazione, alle nozze di Cana va controcorrente; si pone in ascolto di Dio, riflette e cerca di comprendere la realta', e decide di affidarsi totalmente a Dio, pur essendo incinta decide di visitare l'anziana parente, decide di affidarsi al Figlio con insistenza per salvare la gioia delle nozze". Sono le parole di Papa Francesco nella meditazione conclusiva del mese mariano, tenuta questa sera in piazza San Pietro per 40 mila fedeli.
"Domenica scorsa - ha ricordato il Pontefice citando la sua omelia alla parrocchia romana di Sant'Elisabetta e Zaccaria a Prima Porta - sottolineavo questo modo di fare di Maria: nonostante le difficolta', le critiche che avra' ricevuto per la sua decisione di partire per andare da Elisabetta, non si ferma davanti a niente. E parte 'in fretta': quando ha chiaro che cosa Dio le chiede, cio' che deve fare, non indugia, non ritarda, ma va in fretta". Un decisionismo che Francesco ha messo a confronto con l'attendismo paralizzante che emerge spesso anche nella Chiesa: "forse - ha osservato - abbiamo anche chiara la decisione che dobbiamo prendere, ma non facciamo il passaggio all'azione. E soprattutto non mettiamo in gioco noi stessi muovendoci in fretta verso gli altri per portare loro il nostro aiuto, la nostra comprensione, la nostra carita'; per portare anche noi, come Maria, cio' che abbiamo di piu' prezioso e che abbiamo ricevuto, Gesu' e il suo Vangelo, con la parola e soprattutto con la testimonianza concreta del nostro agire". (AGI) (AGI) - CdV, 31 mag. - Sottolineando poi "il realismo, l'umanita', la concretezza di Maria, che e' attenta ai fatti, ai problemi; e cosi' vede e comprende la difficolta' di quei due giovani sposi ai quali viene a mancare il vino della festa, riflette e sa che Gesu' puo' fare qualcosa, e decide di rivolgersi al Figlio perche' intervenga ", Francesco ha ricordato "le tre parole chiave che sintetizzano l'atteggiamento della Vergine e che indicano una strada anche per noi di fronte a cio' che ci chiede il Signore nella vita : "ascolto, decisione, azione". E su queste ha costruito una preghiera: "Maria, donna dell'ascolto - ha invocato il Papa che si e' alzato in piedi quando dal discorso e' passato all'orazione - rendi aperti i nostri orecchi; fa' che sappiamo ascoltare la Parola del tuo Figlio Gesu' tra le mille parole di questo mondo; fa' che sappiamo ascoltare la realta' in cui viviamo, ogni persona che incontriamo, specialmente quella che e' povera, bisognosa, in difficolta'. Maria, donna della decisione, illumina la nostra mente e il nostro cuore, perche' sappiamo obbedire alla Parola del tuo Figlio Gesu', senza tentennamenti; donaci il coraggio della decisione, di non lasciarci trascinare perche' altri orientino la nostra vita. Maria, donna dell'azione, fa' che le nostre mani e i nostri piedi si muovano in fretta verso gli altri, per portare la carita' e l'amore del tuo Figlio Gesu', per portare, come te, nel mondo la luce del Vangelo. Amen".
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PAPA: VI RINGRAZIO PER QUESTO ROSARIO INSIEME
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 31 mag.
"Vi ringrazio per questo rosario insieme, questa comunione intorno alla Madre, che Lei ci faccia fratelli e ci protegga tutti". Papa Francesco si e' congedato con queste parole dalla folla di piazza San Pietro, al termine della preghiera conclusiva del mese mariano, spostata questa sera all'esterno delle Mure Leonine per il gran numero di richieste di partecipazione, giunte alla Prefettura della Casa Pontificia. Tradizionalmente infatti la sera del 31 maggio la processione si snoda nei Giardini Vaticani, per concludersi davanti alla Grotta della Madonna di Lourdes, che si trova a meta' strada esatta tra la Domus Santa Marta dove risiede Francesco e il Monastero di clausura Mater Ecclesiae che ospita il Papa Emerito Bendetto XVI che nei precedenti 8 anni non ha mai mancato a questo appuntamento.
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Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 31 mag.
Era atteso solo alle 20,30 per dettare una meditazione, ma Papa Francesco ha voluto essere presente in piazza San Pietro fin dall'inizio del rosario che alle 20 ha aperto la celebrazione mariana conclusiva del mese di maggio. Ci sono in piazza circa 40mila fedeli. Numerosi cardinali hanno preso posto sul sagrato. Con il Papa e' giunto anche il prefetto della Casa Pontificia, monsignor Georg Gaenswein. Dai Giardini Vaticani e' arrivata in piazza San Pietro la tradizionale processione dei dipendenti vaticani con la statua della Vergine conservata nella chiesa di Sant'Anna, seguita dall'arciprete di San Pietro, cardinale Angelo Comastri.
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PAPA: ANDARE CONTROCORRENTE CON IL CORAGGIO DI MARIA
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 31 mag.
"Nella vita e' difficile prendere decisioni, spesso tendiamo a rimandarle, a lasciare che altri decidano al nostro posto, spesso preferiamo lasciarci trascinare dagli eventi, seguire la moda del momento". Pur giovanissima, pero', "Maria non si lascia trascinare dagli eventi, non evita la fatica della decisione". Cosi', mentre noi "a volte sappiamo quello che dobbiamo fare, ma non ne abbiamo il coraggio o ci pare troppo difficile perche' vuol dire andare controcorrente, Maria nell'Annunciazione, nella Visitazione, alle nozze di Cana va controcorrente; si pone in ascolto di Dio, riflette e cerca di comprendere la realta', e decide di affidarsi totalmente a Dio, pur essendo incinta decide di visitare l'anziana parente, decide di affidarsi al Figlio con insistenza per salvare la gioia delle nozze". Sono le parole di Papa Francesco nella meditazione conclusiva del mese mariano, tenuta questa sera in piazza San Pietro per 40 mila fedeli.
"Domenica scorsa - ha ricordato il Pontefice citando la sua omelia alla parrocchia romana di Sant'Elisabetta e Zaccaria a Prima Porta - sottolineavo questo modo di fare di Maria: nonostante le difficolta', le critiche che avra' ricevuto per la sua decisione di partire per andare da Elisabetta, non si ferma davanti a niente. E parte 'in fretta': quando ha chiaro che cosa Dio le chiede, cio' che deve fare, non indugia, non ritarda, ma va in fretta". Un decisionismo che Francesco ha messo a confronto con l'attendismo paralizzante che emerge spesso anche nella Chiesa: "forse - ha osservato - abbiamo anche chiara la decisione che dobbiamo prendere, ma non facciamo il passaggio all'azione. E soprattutto non mettiamo in gioco noi stessi muovendoci in fretta verso gli altri per portare loro il nostro aiuto, la nostra comprensione, la nostra carita'; per portare anche noi, come Maria, cio' che abbiamo di piu' prezioso e che abbiamo ricevuto, Gesu' e il suo Vangelo, con la parola e soprattutto con la testimonianza concreta del nostro agire". (AGI) (AGI) - CdV, 31 mag. - Sottolineando poi "il realismo, l'umanita', la concretezza di Maria, che e' attenta ai fatti, ai problemi; e cosi' vede e comprende la difficolta' di quei due giovani sposi ai quali viene a mancare il vino della festa, riflette e sa che Gesu' puo' fare qualcosa, e decide di rivolgersi al Figlio perche' intervenga ", Francesco ha ricordato "le tre parole chiave che sintetizzano l'atteggiamento della Vergine e che indicano una strada anche per noi di fronte a cio' che ci chiede il Signore nella vita : "ascolto, decisione, azione". E su queste ha costruito una preghiera: "Maria, donna dell'ascolto - ha invocato il Papa che si e' alzato in piedi quando dal discorso e' passato all'orazione - rendi aperti i nostri orecchi; fa' che sappiamo ascoltare la Parola del tuo Figlio Gesu' tra le mille parole di questo mondo; fa' che sappiamo ascoltare la realta' in cui viviamo, ogni persona che incontriamo, specialmente quella che e' povera, bisognosa, in difficolta'. Maria, donna della decisione, illumina la nostra mente e il nostro cuore, perche' sappiamo obbedire alla Parola del tuo Figlio Gesu', senza tentennamenti; donaci il coraggio della decisione, di non lasciarci trascinare perche' altri orientino la nostra vita. Maria, donna dell'azione, fa' che le nostre mani e i nostri piedi si muovano in fretta verso gli altri, per portare la carita' e l'amore del tuo Figlio Gesu', per portare, come te, nel mondo la luce del Vangelo. Amen".
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PAPA: VI RINGRAZIO PER QUESTO ROSARIO INSIEME
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 31 mag.
"Vi ringrazio per questo rosario insieme, questa comunione intorno alla Madre, che Lei ci faccia fratelli e ci protegga tutti". Papa Francesco si e' congedato con queste parole dalla folla di piazza San Pietro, al termine della preghiera conclusiva del mese mariano, spostata questa sera all'esterno delle Mure Leonine per il gran numero di richieste di partecipazione, giunte alla Prefettura della Casa Pontificia. Tradizionalmente infatti la sera del 31 maggio la processione si snoda nei Giardini Vaticani, per concludersi davanti alla Grotta della Madonna di Lourdes, che si trova a meta' strada esatta tra la Domus Santa Marta dove risiede Francesco e il Monastero di clausura Mater Ecclesiae che ospita il Papa Emerito Bendetto XVI che nei precedenti 8 anni non ha mai mancato a questo appuntamento.
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Papa Francesco chiude il mese mariano: "Come Maria portiamo agli altri Gesù, senza indugio"
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