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mercoledì 9 ottobre 2013
Cattolici in rivolta nel campus dei gesuiti dai princìpi molto negoziabili (Matzuzzi)
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venerdì 30 agosto 2013
Il fanatismo al potere (Ferrara)
Clicca qui per leggere l'articolo segnalatoci da Fabiola, Alessia e Eufemia.
Condivisibile anche se io ricordo bene certi articoli e certe trasmissioni sulle eventuali (poi avvenute) dimissioni di Benedetto XVI.
Condivisibile anche se io ricordo bene certi articoli e certe trasmissioni sulle eventuali (poi avvenute) dimissioni di Benedetto XVI.
L’abracadabra del politicamente corretto (Meotti)
Clicca qui per leggere l'articolo.
giovedì 29 agosto 2013
Legge sull'omofobia: il dibattito introduttivo alla Camera (Rusconi)
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martedì 27 agosto 2013
Legge sull'omofobia: lettera di 26 deputati e due episodi inquietanti (Rusconi)
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venerdì 19 luglio 2013
Regno Unito: delusione dei vescovi cattolici per l’approvazione della legge sulle nozze gay
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martedì 16 luglio 2013
Dieci ragioni per opporsi alla legge sull'omofobia (Gianfranco Amato)
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lunedì 15 luglio 2013
Legge sull'omofobia: rischio grave di attentato alla libertà di pensiero (Rusconi)
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sabato 13 luglio 2013
Così nell’Europa dei diritti le leggi ingabbiano la fede in Dio (Meotti)
Clicca qui per leggere l'interessantissimo articolo segnalatoci da Gemma.
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venerdì 12 luglio 2013
Francia: i vescovi chiedono l’apertura di un dibattito pubblico sugli embrioni umani
Francia: i vescovi chiedono l’apertura di un dibattito pubblico sugli embrioni umani
Mentre continua in Francia l’iter legislativo della legge che vuole liberalizzare la ricerca sull’embrione umano, i vescovi chiedono l’apertura di un dibattito pubblico sulla questione che “conduca serenamente alla soluzione migliore”. La richiesta è stata formulata da mons. Pierre d'Ornellas, responsabile per le questioni di bioetica nella Conferenza episcopale, in una nota diffusa mercoledì alla vigilia della ripresa dell’esame della proposta all’Assemblea Nazionale. L’obiettivo del provvedimento, già approvato in prima lettura dal Senato, è di modificare la Legge sulla bioetica del 2011 affinché la ricerca sull’embrione, oggi vietata anche se con alcune deroghe, venga autorizzata come principio e a condizioni meno restrittive. Nella nota mons. d'Ornellas osserva che quanto accaduto in questi ultimi mesi in Francia conferma quanto sia importante il dibattito pubblico su questioni che riguardano la vita della società. Il presule ricorda la positiva esperienza in questo senso degli Stati Generali della Bioetica convocati nel 2009 dall’allora Governo Fillon. “Ci sono solide ragioni – rileva – per cui tale dibattito si è risolto nel 2011 con la decisione di mantenere il divieto della ricerca sull’embrione umano e sulle cellule staminali embrionali”. Oggi alcuni vogliono che questa ricerca sia autorizzata, anche se regolamentata, “ma – sottolinea la nota - la posta in gioco è maggiore: con tale autorizzazione per la prima volta nel nostro ordinamento sarebbe legale usare l’essere umano!” . Questa è la ragione per la quale nel 2011 il Legislatore ha ritenuto necessario precisare che qualsiasi modifica legislativa sulla bioetica debba essere preceduta da un dibattito nella forma di Stati Generali. “Perché questa disposizione non dovrebbe applicarsi alla ricerca sugli embrioni umani?”, si chiede l’arcivescovo di Rennes, ricordando che la Chiesa, consapevole delle implicazioni sociali della bioetica, è sempre stata aperta al dialogo. “Il progresso – continua quindi la nota - non è mai tale se l’etica e la scienza non camminano insieme” e l’etica riconosce che l’embrione umano condivide la nostra umanità, “perché nessuna persona è tale senza essere prima stata un embrione”. Non rispettare questo “ecosistema umano”, ammonisce in conclusione il presule, “finisce prima o poi con il ritorcersi contro di noi”. (A cura di Lisa Zengarini)
© Copyright Radio Vaticana
Mentre continua in Francia l’iter legislativo della legge che vuole liberalizzare la ricerca sull’embrione umano, i vescovi chiedono l’apertura di un dibattito pubblico sulla questione che “conduca serenamente alla soluzione migliore”. La richiesta è stata formulata da mons. Pierre d'Ornellas, responsabile per le questioni di bioetica nella Conferenza episcopale, in una nota diffusa mercoledì alla vigilia della ripresa dell’esame della proposta all’Assemblea Nazionale. L’obiettivo del provvedimento, già approvato in prima lettura dal Senato, è di modificare la Legge sulla bioetica del 2011 affinché la ricerca sull’embrione, oggi vietata anche se con alcune deroghe, venga autorizzata come principio e a condizioni meno restrittive. Nella nota mons. d'Ornellas osserva che quanto accaduto in questi ultimi mesi in Francia conferma quanto sia importante il dibattito pubblico su questioni che riguardano la vita della società. Il presule ricorda la positiva esperienza in questo senso degli Stati Generali della Bioetica convocati nel 2009 dall’allora Governo Fillon. “Ci sono solide ragioni – rileva – per cui tale dibattito si è risolto nel 2011 con la decisione di mantenere il divieto della ricerca sull’embrione umano e sulle cellule staminali embrionali”. Oggi alcuni vogliono che questa ricerca sia autorizzata, anche se regolamentata, “ma – sottolinea la nota - la posta in gioco è maggiore: con tale autorizzazione per la prima volta nel nostro ordinamento sarebbe legale usare l’essere umano!” . Questa è la ragione per la quale nel 2011 il Legislatore ha ritenuto necessario precisare che qualsiasi modifica legislativa sulla bioetica debba essere preceduta da un dibattito nella forma di Stati Generali. “Perché questa disposizione non dovrebbe applicarsi alla ricerca sugli embrioni umani?”, si chiede l’arcivescovo di Rennes, ricordando che la Chiesa, consapevole delle implicazioni sociali della bioetica, è sempre stata aperta al dialogo. “Il progresso – continua quindi la nota - non è mai tale se l’etica e la scienza non camminano insieme” e l’etica riconosce che l’embrione umano condivide la nostra umanità, “perché nessuna persona è tale senza essere prima stata un embrione”. Non rispettare questo “ecosistema umano”, ammonisce in conclusione il presule, “finisce prima o poi con il ritorcersi contro di noi”. (A cura di Lisa Zengarini)
© Copyright Radio Vaticana
venerdì 5 luglio 2013
Incontro Letta-Francesco. Crisi, immigrazione e vicende internazionali al centro del colloquio: nessun riferimento ai temi etici (Galeazzi)
IL VATICANO CAMBIA STRATEGIA
L’INCONTRO Letta e il Papa a confronto sul lavoro
Crisi, immigrazione e vicende internazionali al centro del colloquio: nessun riferimento ai temi etici
GIACOMO GALEAZZI
CITTA’ DEL VATICANO
Mezz’ora di confronto su disoccupazione giovanile, immigrazione ed emergenze internazionali (Siria, Libia, Terra Santa). Più che un’udienza è stata una riunione di lavoro e una presa di contatto personale: clima cordiale e collaborativo, minima formalità, massima attenzione ai contenuti. Non è stata una semplice occasione di protocollo. Ieri Francesco ha ricevuto Enrico Letta soprattutto per offrire l’aiuto della Chiesa alla soluzione della crisi sociale ed informarsi sull’azione del governo a sostegno dell’occupazione. Un dialogo franco, pragmatico, focalizzato su misure concrete per contrastare l’impoverimento delle famiglie e la carenza di prospettiva tra le nuove generazioni.
Letta ha garantito che dare lavoro ai giovani è la priorità dell’esecutivo e ha espresso apprezzamento per la scelta di Lampedusa come tappa d’esordio della predicazione itinerante di Bergoglio («un gesto straordinario»). Nelle sacre stanze l’aria è cambiata anche nelle relazioni istituzionali. L’agenda mette al centro i temi sociali e i fronti caldi internazionali. La diplomazia è tornata ad affiancare il cammino della fede.
L’atmosfera, come anche nel «vis-à-vis» con il sindaco di Roma Ignazio Marino, non è più quella dell’implacabile riproposizione dei principi bioetici non negoziabili (difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, del matrimonio tra uomo e donna, della libertà religiosa e di educazione), bensì quella rasserenata e positiva della cooperazione nelle questioni sociali e sullo scacchiere mediorientale. Come la Ostpolitik vaticana con i governi dell’epoca ’60-’90, Francesco punta su ciò che unisce piuttosto che su ciò che divide e rafforza la vocazione italiana di «pontiere» nel Mediterraneo.
Ieri Letta ha visto il premier libico Ali Zeidan. Segno di un rinnovato protagonismo e di un ruolo di tessitore su ampia scala che oltretevere apprezzano. «Senza conoscere le strade percorse dai migranti, nessuna soluzione è possibile», hanno concordato. Prospettive «global» e interventi mirati. L’approccio è simile. Letta ha condiviso col Papa informazioni e preoccupazioni sulla persecuzione anticristiana e le rotte dei migranti. Francesco lo ha ringraziato per il rosario di legno d’ulivo, donoricordo della missione appena svolta in Terra Santa. Il presidente del consiglio gli ha riferito dei colloqui con le autorità israeliane e palestinesi, confidando anche l’emozione per il pellegrinaggio nei luoghi di Gesù. Tra le parole più ricorrenti nel «faccia a faccia»: integrazione. Il capo del governo ha indicato le iniziative del ministro Kyenge. Un contatto personale che va oltre la consueta udienza concessa dal primate d’Italia all’inquilino di Palazzo Chigi. All’assemblea della Cei, Francesco ha chiarito che i rapporti con la politica spettano ai vescovi. Non al Pontefice né alla Segreteria di Stato. Il fatto che si sia creato un canale spontaneo di comunicazione tra Bergoglio e Letta ha un valore particolare.
Il premier ha raccontato del primo Angelus ascoltato in piazza con la moglie e i tre figli. Il Papa ha condiviso valutazioni e linee d’intervento dentro e fuori i confini. Convergenza di veduta e feeling spontaneo fanno presagire un particolare filo diretto tra le due sponde del Tevere. Ai diplomatici pontifici il cattolico Letta ha ricordato Andreotti per senso pratico e profondità d’analisi. Suo zio Gianni è molto stimato in Curia e l’impressione della prima uscita vaticana è giudicata «eccellente». Dopo i fulmini vaticani sul Pd ai tempi dei Pacs, la strategia è cambiata: alleanza per soluzioni condivise.
© Copyright La Stampa, 5 luglio 2013
L’INCONTRO Letta e il Papa a confronto sul lavoro
Crisi, immigrazione e vicende internazionali al centro del colloquio: nessun riferimento ai temi etici
GIACOMO GALEAZZI
CITTA’ DEL VATICANO
Mezz’ora di confronto su disoccupazione giovanile, immigrazione ed emergenze internazionali (Siria, Libia, Terra Santa). Più che un’udienza è stata una riunione di lavoro e una presa di contatto personale: clima cordiale e collaborativo, minima formalità, massima attenzione ai contenuti. Non è stata una semplice occasione di protocollo. Ieri Francesco ha ricevuto Enrico Letta soprattutto per offrire l’aiuto della Chiesa alla soluzione della crisi sociale ed informarsi sull’azione del governo a sostegno dell’occupazione. Un dialogo franco, pragmatico, focalizzato su misure concrete per contrastare l’impoverimento delle famiglie e la carenza di prospettiva tra le nuove generazioni.
Letta ha garantito che dare lavoro ai giovani è la priorità dell’esecutivo e ha espresso apprezzamento per la scelta di Lampedusa come tappa d’esordio della predicazione itinerante di Bergoglio («un gesto straordinario»). Nelle sacre stanze l’aria è cambiata anche nelle relazioni istituzionali. L’agenda mette al centro i temi sociali e i fronti caldi internazionali. La diplomazia è tornata ad affiancare il cammino della fede.
L’atmosfera, come anche nel «vis-à-vis» con il sindaco di Roma Ignazio Marino, non è più quella dell’implacabile riproposizione dei principi bioetici non negoziabili (difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, del matrimonio tra uomo e donna, della libertà religiosa e di educazione), bensì quella rasserenata e positiva della cooperazione nelle questioni sociali e sullo scacchiere mediorientale. Come la Ostpolitik vaticana con i governi dell’epoca ’60-’90, Francesco punta su ciò che unisce piuttosto che su ciò che divide e rafforza la vocazione italiana di «pontiere» nel Mediterraneo.
Ieri Letta ha visto il premier libico Ali Zeidan. Segno di un rinnovato protagonismo e di un ruolo di tessitore su ampia scala che oltretevere apprezzano. «Senza conoscere le strade percorse dai migranti, nessuna soluzione è possibile», hanno concordato. Prospettive «global» e interventi mirati. L’approccio è simile. Letta ha condiviso col Papa informazioni e preoccupazioni sulla persecuzione anticristiana e le rotte dei migranti. Francesco lo ha ringraziato per il rosario di legno d’ulivo, donoricordo della missione appena svolta in Terra Santa. Il presidente del consiglio gli ha riferito dei colloqui con le autorità israeliane e palestinesi, confidando anche l’emozione per il pellegrinaggio nei luoghi di Gesù. Tra le parole più ricorrenti nel «faccia a faccia»: integrazione. Il capo del governo ha indicato le iniziative del ministro Kyenge. Un contatto personale che va oltre la consueta udienza concessa dal primate d’Italia all’inquilino di Palazzo Chigi. All’assemblea della Cei, Francesco ha chiarito che i rapporti con la politica spettano ai vescovi. Non al Pontefice né alla Segreteria di Stato. Il fatto che si sia creato un canale spontaneo di comunicazione tra Bergoglio e Letta ha un valore particolare.
Il premier ha raccontato del primo Angelus ascoltato in piazza con la moglie e i tre figli. Il Papa ha condiviso valutazioni e linee d’intervento dentro e fuori i confini. Convergenza di veduta e feeling spontaneo fanno presagire un particolare filo diretto tra le due sponde del Tevere. Ai diplomatici pontifici il cattolico Letta ha ricordato Andreotti per senso pratico e profondità d’analisi. Suo zio Gianni è molto stimato in Curia e l’impressione della prima uscita vaticana è giudicata «eccellente». Dopo i fulmini vaticani sul Pd ai tempi dei Pacs, la strategia è cambiata: alleanza per soluzioni condivise.
© Copyright La Stampa, 5 luglio 2013
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La svolta "neutrale" di Papa Francesco. Basta interventismo sulla politica italiana (Rodari). Basta interventismo sui temi etici...e su quelli sociali? (R.)
Clicca qui per leggere l'articolo.
Credo che nessuno possa mettere in dubbio la fondatezza delle conclusioni di Rodari.
La chiesa ha deciso di non intervenire piu' sui cosiddetti temi etici o, se vogliamo, sui principi non negoziabili.
Certo! C'e' ancora qualche vescovo che "resiste" ma penso che presto o tardi dovra' adeguarsi al nuovo corso.
Leggo nell'articolo di Rodari:
"Quello che è in atto è un cambio di strategia, un ritorno alla grande tradizione diplomatica della Santa Sede che fu di tutti i Pontefici della seconda metà del Novecento".
Sembra quasi che l'unico Papa che abbia osato intervenire sui temi etici, tralasciando quelli sociali, sia stato Benedetto XVI. Enno'! Paolo VI soffri' moltissimo per la legge sul divorzio (1970) ed appoggio', sapendo di perdere, i referendum abrogativi del 1974 (clicca qui).
Giovanni Paolo II si schiero' dalla parte del referendum abrogativo (1981) della legge sull'aborto (1978), come possiamo dedurre dal testo del Regina Coeli del 10 maggio 1981 a tre giorni dall'attentato.
Si puo' dire che l'unico Papa a "vincere" un referendum sia stato Benedetto XVI (2005) per quanto riguarda la fecondazione assistita. Questo fatto NON GLI FU MAI PERDONATO dai mass media convinti di vincere la battaglia.
Certo! I predecessori di Paolo VI non potevano intervenire su certi temi semplicemente perche' essi non erano nemmeno in discussione.
Va anche precisato che Benedetto XVI e' intervenuto piu' volte sia sui temi etici sia su quelli sociali parlando a piu' riprese a difesa dei migranti, contro lo sfruttamento, la schiavitu' e la tratta di essere umani.
Fece sentire la sua voce la domenica, il mercoledi' e in tutta una serie di messaggi e di discorsi. Clicca qui.
Durante un Angelus oso' prendere le difese dei Rom e lo fece in lingua francese. Il giorno successivo un esponente del governo allora in carica si scaglio' contro il Pontefice invitandolo a tacere perche' tedesco.
Solo io mi ricordo questi fatti? I media soffrono di amnesia a correnti alterne?
In questi anni ho difeso, sempre e comunque, il diritto dei Pontefici di esprimersi su ogni tema che abbia per soggetto l'uomo. Quante volte in questi anni abbiamo sentito parlare o letto di "ingerenza" o di "interventi a gamba tesa"? Siamo sempre stati qui a difendere la liberta' di parola della chiesa in generale e del Papa in modo specifico.
Ritengo che la chiesa non solo possa ma debba esprimersi su certi temi perche' c'e' in gioco l'uomo ed il suo rapporto con Dio.
In particolare sono convinta che sia il Pontefice il primo a dare l'esempio nella speranza che i vescovi lo seguano o almeno non lo ostacolino, cosa che purtroppo e' avvenuta spesso e volentieri.
Ora, come dice Rodari, chiudendo il suo articolo, "niente sembra essere come prima".
Vero ma come si devono comportare i cattolici?
Parliamo da un vista puramente laico, direi razionale e semplicemente logico: se la chiesa rinuncia ad intervenire su certi temi (quelli che fanno perdere la pax mediatica) per una precisa strategia o per quieto vivere, e' giusto che intervenga in altri campi?
E' giusto che i temi etici siano relegati alla "coscienza" di ciascuno mentre quelli sociali (che, per inciso, garantiscono il plauso mediatico) siano meritevoli di quegli interventi che qualcuno potrebbe definire "a gamba tesa"?
In sostanza: la chiesa puo' dire la sua su ogni tema per illuminare le coscienze o puo' farlo solo su certi temi?
E se e' vera quest'ultima ipotesi, essa non rischia di scivolare nell'irrilevanza o si trasformarsi in una delle tante Ong inserite nel sociale?
Sono tutte domande a cui non so ancora dare una risposta.
R.
Credo che nessuno possa mettere in dubbio la fondatezza delle conclusioni di Rodari.
La chiesa ha deciso di non intervenire piu' sui cosiddetti temi etici o, se vogliamo, sui principi non negoziabili.
Certo! C'e' ancora qualche vescovo che "resiste" ma penso che presto o tardi dovra' adeguarsi al nuovo corso.
Leggo nell'articolo di Rodari:
"Quello che è in atto è un cambio di strategia, un ritorno alla grande tradizione diplomatica della Santa Sede che fu di tutti i Pontefici della seconda metà del Novecento".
Sembra quasi che l'unico Papa che abbia osato intervenire sui temi etici, tralasciando quelli sociali, sia stato Benedetto XVI. Enno'! Paolo VI soffri' moltissimo per la legge sul divorzio (1970) ed appoggio', sapendo di perdere, i referendum abrogativi del 1974 (clicca qui).
Giovanni Paolo II si schiero' dalla parte del referendum abrogativo (1981) della legge sull'aborto (1978), come possiamo dedurre dal testo del Regina Coeli del 10 maggio 1981 a tre giorni dall'attentato.
Si puo' dire che l'unico Papa a "vincere" un referendum sia stato Benedetto XVI (2005) per quanto riguarda la fecondazione assistita. Questo fatto NON GLI FU MAI PERDONATO dai mass media convinti di vincere la battaglia.
Certo! I predecessori di Paolo VI non potevano intervenire su certi temi semplicemente perche' essi non erano nemmeno in discussione.
Va anche precisato che Benedetto XVI e' intervenuto piu' volte sia sui temi etici sia su quelli sociali parlando a piu' riprese a difesa dei migranti, contro lo sfruttamento, la schiavitu' e la tratta di essere umani.
Fece sentire la sua voce la domenica, il mercoledi' e in tutta una serie di messaggi e di discorsi. Clicca qui.
Durante un Angelus oso' prendere le difese dei Rom e lo fece in lingua francese. Il giorno successivo un esponente del governo allora in carica si scaglio' contro il Pontefice invitandolo a tacere perche' tedesco.
Solo io mi ricordo questi fatti? I media soffrono di amnesia a correnti alterne?
In questi anni ho difeso, sempre e comunque, il diritto dei Pontefici di esprimersi su ogni tema che abbia per soggetto l'uomo. Quante volte in questi anni abbiamo sentito parlare o letto di "ingerenza" o di "interventi a gamba tesa"? Siamo sempre stati qui a difendere la liberta' di parola della chiesa in generale e del Papa in modo specifico.
Ritengo che la chiesa non solo possa ma debba esprimersi su certi temi perche' c'e' in gioco l'uomo ed il suo rapporto con Dio.
In particolare sono convinta che sia il Pontefice il primo a dare l'esempio nella speranza che i vescovi lo seguano o almeno non lo ostacolino, cosa che purtroppo e' avvenuta spesso e volentieri.
Ora, come dice Rodari, chiudendo il suo articolo, "niente sembra essere come prima".
Vero ma come si devono comportare i cattolici?
Parliamo da un vista puramente laico, direi razionale e semplicemente logico: se la chiesa rinuncia ad intervenire su certi temi (quelli che fanno perdere la pax mediatica) per una precisa strategia o per quieto vivere, e' giusto che intervenga in altri campi?
E' giusto che i temi etici siano relegati alla "coscienza" di ciascuno mentre quelli sociali (che, per inciso, garantiscono il plauso mediatico) siano meritevoli di quegli interventi che qualcuno potrebbe definire "a gamba tesa"?
In sostanza: la chiesa puo' dire la sua su ogni tema per illuminare le coscienze o puo' farlo solo su certi temi?
E se e' vera quest'ultima ipotesi, essa non rischia di scivolare nell'irrilevanza o si trasformarsi in una delle tante Ong inserite nel sociale?
Sono tutte domande a cui non so ancora dare una risposta.
R.
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Unioni omosex. “Professor Ceccanti, qui lei si sbaglia”. Con un Post Scriptum
Clicca qui per leggere il commento segnalatoci da Laura.
Cronaca di una visita: Enrico Letta da papa Francesco (Rusconi)
Clicca qui per leggere l'articolo gentilmente segnalatoci.
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mercoledì 3 luglio 2013
Il coraggio del cardinal Caffarra (Zambrano)
Clicca qui per leggere il commento segnalatoci da Laura.
martedì 2 luglio 2013
Comunicato del Cardinale Carlo Caffarra sul riconoscimento di matrimonio e adozioni per coppie omosessuali
Clicca qui per leggere il comunicato segnalatoci da Fabiola.
lunedì 1 luglio 2013
Francia, ministro dell’Educazione: «Dobbiamo sostituire la religione cattolica con una religione repubblicana» (Grotti)
Clicca qui per leggere il commento.
venerdì 28 giugno 2013
Mons. Crepaldi: "Tornino laici cattolici all'altezza" (Rolandi)
Clicca qui per leggere l'articolo.
Papa Francesco lascia ai vescovi il dibattito con il mondo (Angela Ambrogetti)
Clicca qui per leggere il commento segnalatoci da Mariateresa. Davvero molto interessante.
Angela Ambrogetti e' ormai una dei pochi vaticanisti che non ha paura di mettere qualche puntino sulle "i" quando e' necessario.
Spero che siano solo voci quelle che riguardano le prossime nomine...
Angela Ambrogetti e' ormai una dei pochi vaticanisti che non ha paura di mettere qualche puntino sulle "i" quando e' necessario.
Spero che siano solo voci quelle che riguardano le prossime nomine...
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Sentenza Usa sulle nozze gay, Ruini: L’uguaglianza intesa come negazione di ogni differenza è qualcosa che va contro la realtà (Matzuzzi)
Clicca qui per leggere l'intervista segnalataci da Fabiola.
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