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venerdì 17 gennaio 2014

Morale cattolica? Roba vecchia. Teologi tedeschi contro il Sant’Uffizio (Matzuzzi). E quando la moda cambierà? (R.)

Clicca qui per leggere l'articolo segnalatoci da Laura.
Il ragionamento dei vescovi tedeschi non fa una piega: visto che il mondo non segue piu' la chiesa, sia quest'ultima a seguire il mondo. 
Piu' misericordia meno bastone? Mi chiedo quando mai si sia usato il bastone ma tant'e'...
Un pensiero pero' mi "assilla" (non e' il verbo giusto perche' troppo forte...): le mode del mondo e del tempo sono mutevoli. 
"La Parola di Dio trascende i tempi. Le opinioni umane vengono e vanno. Quanto è oggi modernissimo, domani sarà passatissimo", disse Benedetto XVI in una splendida catechesi (clicca qui).
Un giorno la moda potrebbe tornare al passato (i famosi "corsi e dei ricorsi storici" di Vico) e allora che cosa fara' la chiesa? Tornera' indietro seguendo di nuovo i diktat del mondo? 
Eppure San Paolo disse: "Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto".
La Chiesa (maiuscolo) deve essere un "faro", non lo specchio della società in continua e spesso negativa evoluzione.

venerdì 30 agosto 2013

Il fanatismo al potere (Ferrara)

Clicca qui per leggere l'articolo segnalatoci da Fabiola, Alessia e Eufemia.
Condivisibile anche se io ricordo bene certi articoli e certe trasmissioni sulle eventuali (poi avvenute) dimissioni di Benedetto XVI.

L’abracadabra del politicamente corretto (Meotti)

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martedì 27 agosto 2013

Famiglia e vita. Filo conduttore del Pontificato di Benedetto XVI

Filo conduttore di un pontificato

Dall'aprile 2005 al febbraio 2013 ben 363 sono stati gli interventi di Benedetto XVI dedicati al tema della famiglia e della vita. Lo ricorda padre Gianfranco Grieco, capo ufficio del Pontificio Consiglio per la Famiglia, presentando l'ultimo numero della rivista quadrimestrale del dicastero «Familia et vita» (anno XVII, numero 1-2) dedicato a «La famiglia e la vita nel magistero di Benedetto XVI». L'intento è quello di riproporre e valorizzare il messaggio che su queste tematiche Ratzinger ha voluto offrire durante il suo pontificato: a cominciare dai discorsi pronunciati durante il quinto incontro mondiale delle famiglie, svoltosi a Valencia nel 2006, passando per i videomessaggi inviati ai partecipanti al successivo raduno di Città del Messico, nel 2009, fino ai dodici interventi tenuti durante le giornate milanesi dedicate alla famiglia nel giugno 2012. La rivista offre ai lettori una serie di articoli affidati a specialisti ed esperti del settore, che approfondiscono le indicazioni e gli spunti suggeriti da Benedetto XVI. Tra gli articoli, quelli del cardinale Elio Sgreccia e di monsignor Carlos Simon Vasquez, sottosegretario del Pontificio Consiglio, che si soffermano sui temi della cultura e della pastorale della vita, mentre monsignor Livio Melina si occupa dei fondamenti della teologia morale nelle famiglie e monsignor Charles Joseph Chaput, arcivescovo di Philadelphia -- diocesi nella quale si svolgerà l'ottavo incontro mondiale delle famiglie nel settembre 2015 -- affronta il tema della pastorale familiare. Il vescovo Jean Laffitte, segretario del dicastero, sviluppa poi il tema della sacramentalità dell'amore coniugale, sul quale si registra la significativa testimonianza dei coniugi Maria Carla e Carlo Volpini che parlano della spiritualità degli sposi, e Lucetta Scaraffia riflette invece sul rapporto tra famiglia e mezzi di comunicazione.

(©L'Osservatore Romano 25 agosto 2013)

Legge sull'omofobia: lettera di 26 deputati e due episodi inquietanti (Rusconi)

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mercoledì 17 luglio 2013

Papa Francesco: tutelare la vita dal concepimento fino alla morte naturale (Izzo)

PAPA: TUTELARE LA VITA DAL CONCEPIMENTO ALLA MORTE NATURALE

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 17 lug. 

In un messaggio ai cattolici di Irlanda, Scozia, Inghilterra e Galles, Papa Francesco invita a difendere la vita dal concepimento fino alla morte naturale. Il Pontefice - prendendo lo spunto dall'annuale Giornata per la vita che lì si celebra domenica 28 luglio - sottolinea il "valore inestimabile della vita umana". "Anche i piu' deboli e i piu' vulnerabili i malati, gli anziani, i non nati e i poveri, sono capolavori della creazione di Dio, fatti a sua immagine, destinati a vivere per sempre, e meritevoli della massima riverenza e rispetto", si legge nel testo.
Il Papa eleva poi la sua preghiera affinche' la Giornata "contribuisca ad assicurare che la vita umana riceva sempre la protezione che le e' dovuta". 

© Copyright (AGI)

Papa Francesco: tutelare la vita dal concepimento fino alla morte naturale

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lunedì 15 luglio 2013

Legge sull'omofobia: rischio grave di attentato alla libertà di pensiero (Rusconi)

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L'amore imperfetto. Dove nasce l'attuale disorientamento della famiglia e dei suoi membri (Risé)

Dove nasce l'attuale disorientamento della famiglia e dei suoi membri

L'amore imperfetto

di Claudio Risé

Si moltiplicano le riflessioni orali e scritte su l'amore imperfetto. Il recente seminario della Pontificia Commissione per la Famiglia su «L'amore imperfetto. La madre e il padre nell'educazione dei figli», così come i recenti libri della psicologa Grazia Attili (L'amore imperfetto. Perché i genitori non sono sempre come li vorremmo, Bologna, Il Mulino, 2012, pagine 217, euro 14), o della neuropsichiatra Mariolina Ceriotti (La coppia imperfetta, Milano, Ares, 2012, pagine 184, euro 14), accettano di lasciarsi provocare dall'imperfezione dell'amore. Sia quello che abbiamo ricevuto che quello che siamo chiamati a dare, in particolare nei rapporti tra generazioni e nel processo educativo di cui proprio l'amore è indispensabile veicolo. Questi lavori si impegnano a rispondere alla forte domanda d'amore, insoddisfatta da modelli culturali sterili e utilitaristici oggi proposti in modo sempre più pervasivo. Ciò richiede però di andare oltre l'analisi della scena familiare.
L'attuale disorientamento della famiglia e dei suoi membri, infatti, non nasce solo al suo interno. Così il suo superamento non è ottenibile solo con una dettagliata descrizione delle dinamiche familiari. Esse rimandano sempre, infatti, a una ferita più profonda, più ampia. Il malessere della modernità è di natura antropologica.
Oggi è in questione lo stesso statuto dell'uomo nelle sue caratteristiche fondamentali: per esempio se sia una creatura oppure (come viene sempre più spesso descritto) un creatore, se sia un soggetto dotato di libertà o un oggetto prodotto e continuamente aggiornabile e manipolabile dalle tecnoscienze.
La madre, il padre, i figli di cui si parla e si scrive a proposito dell'amore imperfetto, vengono oggi invasi dal modello di cultura dominante nei loro affetti e vissuti attraverso controlli e proposte pervasive e storicamente inedite. Per convincersene (oltre a seguire le notizie) basta guardare -- come ha fatto nei suoi lavori Michel Foucault -- alla straordinaria moltiplicazione dei dispositivi giudiziari e amministrativi, che da allora hanno ulteriormente dilagato in ogni ambito dell'esperienza umana. I rapporti tra i genitori e quelli coi loro figli vengono oggi sottoposti a dettagliati interventi di regolazione e omologazione da parte di autorità nazionali e sovranazionali, oltre che del sistema di comunicazione globale in cui siamo costantemente immersi.
Sincronicamente a questa sorta di assedio pubblico alla vita della famiglia si è sviluppata la sua distanza nei confronti di Dio. L'imperfezione nell'amore, le sue attuali manifestazioni e patologie (tutto ciò che nel linguaggio psicologico siamo abituati a riassumere nel termine generico di “problemi relazionali” a partire da quelli presenti nei rapporti familiari), sono fortemente legati a quella trasformazione profonda nel rapporto con l'altro chiamata: “processo di secolarizzazione”. Durante il quale il rapporto con l'altro inteso come Dio è stato gradualmente emarginato dalla vita dell'uomo, fino a venire considerato, nei modelli di cultura oggi dominanti in occidente, un'eventualità privata, senza particolare rilevanza per la vita pubblica, né per quanto vi accade.
In realtà l'osservazione della psiche umana, soprattutto nei suoi livelli più profondi, ci dimostra quotidianamente che il rapporto col divino è, anche, sintesi e rappresentazione (oltre che ispirazione) del rapporto con l'altro. E la sua diminutio annuncia il conseguente svuotamento di ogni ulteriore “altro” nella relazione: la donna, l'uomo, il bambino, lo straniero, la stessa natura.
Come ha osservato Romano Guardini, nella secolarizzazione l'incontro col mondo «sembra essersi trasformato in un rapporto di mera oggettualità. Il mondo diventa oggetto». In questa ottica (nella quale tutti siamo immersi) anche le madri, i padri, i figli, i rapporti tra di loro, diventano oggetti da osservare. Le scienze (e la stessa psicologia) quando guardano all'uomo coi metodi oggettivanti delle scienze naturali, faticano ad accettarne il mistero. Diventano allora più rari e difficili, nota ancora Guardini, «l'atteggiamento del dischiudersi, dell'ascolto attento e dell'immergersi (...) Il mondo cui si riferisce la nostra scienza non conosce alcun “mistero” ma problemi”. E non appena il problema viene “risolto” scompare, mentre il mistero, per contro, diventa tanto più profondo quanto più vigorosamente viene vissuto». E personalmente assunto, come vera e propria chiamata, confronto di profondo significato esistenziale.
La riduzione della vita umana al “secolo” e agli oggetti d'amore da esso conosciuti e riconosciuti (che sono soprattutto le cose e il potere), porta così a un progressivo isterilimento non solo della relazione con l'altro ma anche del suo studio, dove la differenza e irripetibilità di ogni persona umana viene progressivamente negata e appiattita in immaginarie equivalenze tra le generazioni, i sessi, e le culture.
La negazione delle rispettive differenze però, toglie forza e senso ad ogni relazione. E rende fragile e precario il legame. Ogni legame affettivo si indebolisce quando l'altro non viene visto nella sua alterità profonda, e non viene amato nella sua differenza. Questa progressiva fragilità dei legami, a sua volta, rende debole e fragile il soggetto e le forme sociali che egli produce e cui partecipa. Quindi non solo la famiglia, ma la stessa società democratica, che richiede un soggetto disposto a riconoscere l'altro nella sua diversità personale, di orientamenti, di idee (non a caso sempre Guardini, figlio di un tempo non così lontano dal nostro metteva in guardia dalla predilezione avanzante per le soluzioni autoritarie).
Nell'educazione, i genitori che abbiano idee e visioni personali in proposito sono guardati con sospetto e si organizzano referendum per esprimere la preferenza a quella omologata dallo Stato. In questo scenario antropologico le immagini della madre e del padre, come ogni altra immagine della vita naturale tendono ad affievolirsi e a confondersi. Si affievoliscono (ricorda Guardini) perché la tecnica le rimuove. Ma prima ancora le rimuove la visione oggettivante dell'uomo presentata nelle tecnoscienze che confondono lo sviluppo tecnico col destino umano.
In effetti l'uomo veniva già da un pezzo osservato come oggetto, da prima che le tecniche di riproduzione artificiale si applicassero a riprodurlo davvero nei laboratori.
Questo modo oggettivante di considerare l'uomo lascia la persona in una grande solitudine e confusione. Lo constatiamo quotidianamente in tutte la professioni-situazioni di aiuto. Come osserva Karl Jaspers, psichiatra e filosofo: «Conoscenza scientifica e abilità tecnica si trovano a spiegare qualcosa senza comprenderlo, a meno di non considerare compreso un fenomeno per il solo fatto che gli si è assegnato un nome». È la grande tentazione dei manuali diagnostici.
L'allontanamento dell'esperienza religiosa e le sue conseguenze sul rapporto con l'altro, la visione oggettivante delle tecnoscienze e l'indebolimento del soggetto umano, l'indifferenza al senso nel linguaggio preoccupato solo di ricostruire le cause, condizionano e determinano lo scenario in cui si muovono gli attori della famiglia di oggi: la madre, il padre, i figli, e la qualità dell'amore che in essa si realizza (o non si realizza).

(©L'Osservatore Romano 14 luglio 2013)

venerdì 12 luglio 2013

Francia: i vescovi chiedono l’apertura di un dibattito pubblico sugli embrioni umani

Francia: i vescovi chiedono l’apertura di un dibattito pubblico sugli embrioni umani

Mentre continua in Francia l’iter legislativo della legge che vuole liberalizzare la ricerca sull’embrione umano, i vescovi chiedono l’apertura di un dibattito pubblico sulla questione che “conduca serenamente alla soluzione migliore”. La richiesta è stata formulata da mons. Pierre d'Ornellas, responsabile per le questioni di bioetica nella Conferenza episcopale, in una nota diffusa mercoledì alla vigilia della ripresa dell’esame della proposta all’Assemblea Nazionale. L’obiettivo del provvedimento, già approvato in prima lettura dal Senato, è di modificare la Legge sulla bioetica del 2011 affinché la ricerca sull’embrione, oggi vietata anche se con alcune deroghe, venga autorizzata come principio e a condizioni meno restrittive. Nella nota mons. d'Ornellas osserva che quanto accaduto in questi ultimi mesi in Francia conferma quanto sia importante il dibattito pubblico su questioni che riguardano la vita della società. Il presule ricorda la positiva esperienza in questo senso degli Stati Generali della Bioetica convocati nel 2009 dall’allora Governo Fillon. “Ci sono solide ragioni – rileva – per cui tale dibattito si è risolto nel 2011 con la decisione di mantenere il divieto della ricerca sull’embrione umano e sulle cellule staminali embrionali”. Oggi alcuni vogliono che questa ricerca sia autorizzata, anche se regolamentata, “ma – sottolinea la nota - la posta in gioco è maggiore: con tale autorizzazione per la prima volta nel nostro ordinamento sarebbe legale usare l’essere umano!” . Questa è la ragione per la quale nel 2011 il Legislatore ha ritenuto necessario precisare che qualsiasi modifica legislativa sulla bioetica debba essere preceduta da un dibattito nella forma di Stati Generali. “Perché questa disposizione non dovrebbe applicarsi alla ricerca sugli embrioni umani?”, si chiede l’arcivescovo di Rennes, ricordando che la Chiesa, consapevole delle implicazioni sociali della bioetica, è sempre stata aperta al dialogo. “Il progresso – continua quindi la nota - non è mai tale se l’etica e la scienza non camminano insieme” e l’etica riconosce che l’embrione umano condivide la nostra umanità, “perché nessuna persona è tale senza essere prima stata un embrione”. Non rispettare questo “ecosistema umano”, ammonisce in conclusione il presule, “finisce prima o poi con il ritorcersi contro di noi”. (A cura di Lisa Zengarini)

© Copyright Radio Vaticana 

venerdì 5 luglio 2013

Incontro Letta-Francesco. Crisi, immigrazione e vicende internazionali al centro del colloquio: nessun riferimento ai temi etici (Galeazzi)

IL VATICANO CAMBIA STRATEGIA

L’INCONTRO Letta e il Papa a confronto sul lavoro

Crisi, immigrazione e vicende internazionali al centro del colloquio: nessun riferimento ai temi etici

GIACOMO GALEAZZI

CITTA’ DEL VATICANO

Mezz’ora di confronto su disoccupazione giovanile, immigrazione ed emergenze internazionali (Siria, Libia, Terra Santa). Più che un’udienza è stata una riunione di lavoro e una presa di contatto personale: clima cordiale e collaborativo, minima formalità, massima attenzione ai contenuti. Non è stata una semplice occasione di protocollo. Ieri Francesco ha ricevuto Enrico Letta soprattutto per offrire l’aiuto della Chiesa alla soluzione della crisi sociale ed informarsi sull’azione del governo a sostegno dell’occupazione. Un dialogo franco, pragmatico, focalizzato su misure concrete per contrastare l’impoverimento delle famiglie e la carenza di prospettiva tra le nuove generazioni.
Letta ha garantito che dare lavoro ai giovani è la priorità dell’esecutivo e ha espresso apprezzamento per la scelta di Lampedusa come tappa d’esordio della predicazione itinerante di Bergoglio («un gesto straordinario»). Nelle sacre stanze l’aria è cambiata anche nelle relazioni istituzionali. L’agenda mette al centro i temi sociali e i fronti caldi internazionali. La diplomazia è tornata ad affiancare il cammino della fede.
L’atmosfera, come anche nel «vis-à-vis» con il sindaco di Roma Ignazio Marino, non è più quella dell’implacabile riproposizione dei principi bioetici non negoziabili (difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, del matrimonio tra uomo e donna, della libertà religiosa e di educazione), bensì quella rasserenata e positiva della cooperazione nelle questioni sociali e sullo scacchiere mediorientale. Come la Ostpolitik vaticana con i governi dell’epoca ’60-’90, Francesco punta su ciò che unisce piuttosto che su ciò che divide e rafforza la vocazione italiana di «pontiere» nel Mediterraneo.
Ieri Letta ha visto il premier libico Ali Zeidan. Segno di un rinnovato protagonismo e di un ruolo di tessitore su ampia scala che oltretevere apprezzano. «Senza conoscere le strade percorse dai migranti, nessuna soluzione è possibile», hanno concordato. Prospettive «global» e interventi mirati. L’approccio è simile. Letta ha condiviso col Papa informazioni e preoccupazioni sulla persecuzione anticristiana e le rotte dei migranti. Francesco lo ha ringraziato per il rosario di legno d’ulivo, donoricordo della missione appena svolta in Terra Santa. Il presidente del consiglio gli ha riferito dei colloqui con le autorità israeliane e palestinesi, confidando anche l’emozione per il pellegrinaggio nei luoghi di Gesù. Tra le parole più ricorrenti nel «faccia a faccia»: integrazione. Il capo del governo ha indicato le iniziative del ministro Kyenge. Un contatto personale che va oltre la consueta udienza concessa dal primate d’Italia all’inquilino di Palazzo Chigi. All’assemblea della Cei, Francesco ha chiarito che i rapporti con la politica spettano ai vescovi. Non al Pontefice né alla Segreteria di Stato. Il fatto che si sia creato un canale spontaneo di comunicazione tra Bergoglio e Letta ha un valore particolare.
Il premier ha raccontato del primo Angelus ascoltato in piazza con la moglie e i tre figli. Il Papa ha condiviso valutazioni e linee d’intervento dentro e fuori i confini. Convergenza di veduta e feeling spontaneo fanno presagire un particolare filo diretto tra le due sponde del Tevere. Ai diplomatici pontifici il cattolico Letta ha ricordato Andreotti per senso pratico e profondità d’analisi. Suo zio Gianni è molto stimato in Curia e l’impressione della prima uscita vaticana è giudicata «eccellente». Dopo i fulmini vaticani sul Pd ai tempi dei Pacs, la strategia è cambiata: alleanza per soluzioni condivise.

© Copyright La Stampa, 5 luglio 2013

La svolta "neutrale" di Papa Francesco. Basta interventismo sulla politica italiana (Rodari). Basta interventismo sui temi etici...e su quelli sociali? (R.)

Clicca qui per leggere l'articolo.
Credo che nessuno possa mettere in dubbio la fondatezza delle conclusioni di Rodari.
La chiesa ha deciso di non intervenire piu' sui cosiddetti temi etici o, se vogliamo, sui principi non negoziabili.
Certo! C'e' ancora qualche vescovo che "resiste" ma penso che presto o tardi dovra' adeguarsi al nuovo corso.
Leggo nell'articolo di Rodari:

"Quello che è in atto è un cambio di strategia, un ritorno alla grande tradizione diplomatica della Santa Sede che fu di tutti i Pontefici della seconda metà del Novecento".

Sembra quasi che l'unico Papa che abbia osato intervenire sui temi etici, tralasciando quelli sociali, sia stato Benedetto XVI. Enno'! Paolo VI soffri' moltissimo per la legge sul divorzio (1970) ed appoggio', sapendo di perdere, i referendum abrogativi del 1974 (clicca qui).
Giovanni Paolo II si schiero' dalla parte del referendum abrogativo (1981) della legge sull'aborto (1978), come possiamo dedurre dal testo del Regina Coeli del 10 maggio 1981 a tre giorni dall'attentato.
Si puo' dire che l'unico Papa a "vincere" un referendum sia stato Benedetto XVI (2005) per quanto riguarda la fecondazione assistita. Questo fatto NON GLI FU MAI PERDONATO dai mass media convinti di vincere la battaglia.
Certo! I predecessori di Paolo VI non potevano intervenire su certi temi semplicemente perche' essi non erano nemmeno in discussione.
Va anche precisato che Benedetto XVI e' intervenuto piu' volte sia sui temi etici sia su quelli sociali parlando a piu' riprese a difesa dei migranti, contro lo sfruttamento, la schiavitu' e la tratta di essere umani.
Fece sentire la sua voce la domenica, il mercoledi' e in tutta una serie di messaggi e di discorsi. Clicca qui.
Durante un Angelus oso' prendere le difese dei Rom e lo fece in lingua francese. Il giorno successivo un esponente del governo allora in carica si scaglio' contro il Pontefice invitandolo a tacere perche' tedesco.
Solo io mi ricordo questi fatti? I media soffrono di amnesia a correnti alterne?
In questi anni ho difeso, sempre e comunque, il diritto dei Pontefici di esprimersi su ogni tema che abbia per soggetto l'uomo. Quante volte in questi anni abbiamo sentito parlare o letto di "ingerenza" o di "interventi a gamba tesa"? Siamo sempre stati qui a difendere la liberta' di parola della chiesa in generale e del Papa in modo specifico.
Ritengo che la chiesa non solo possa ma debba esprimersi su certi temi perche' c'e' in gioco l'uomo ed il suo rapporto con Dio.
In particolare sono convinta che sia il Pontefice il primo a dare l'esempio nella speranza che i vescovi lo seguano o almeno non lo ostacolino, cosa che purtroppo e' avvenuta spesso e volentieri.
Ora, come dice Rodari, chiudendo il suo articolo, "niente sembra essere come prima".
Vero ma come si devono comportare i cattolici?
Parliamo da un vista puramente laico, direi razionale e semplicemente logico: se la chiesa rinuncia ad intervenire su certi temi (quelli che fanno perdere la pax mediatica) per una precisa strategia o per quieto vivere, e' giusto che intervenga in altri campi?
E' giusto che i temi etici siano relegati alla "coscienza" di ciascuno mentre quelli sociali (che, per inciso, garantiscono il plauso mediatico) siano meritevoli di quegli interventi che qualcuno potrebbe definire "a gamba tesa"?
In sostanza: la chiesa puo' dire la sua su ogni tema per illuminare le coscienze o puo' farlo solo su certi temi?
E se e' vera quest'ultima ipotesi, essa non rischia di scivolare nell'irrilevanza o si trasformarsi in una delle tante Ong inserite nel sociale?
Sono tutte domande a cui non so ancora dare una risposta.
R.

Unioni omosex. “Professor Ceccanti, qui lei si sbaglia”. Con un Post Scriptum

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