Clicca qui per leggere il commento segnalatoci da Mariateresa. Davvero molto interessante.
Angela Ambrogetti e' ormai una dei pochi vaticanisti che non ha paura di mettere qualche puntino sulle "i" quando e' necessario.
Spero che siano solo voci quelle che riguardano le prossime nomine...
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venerdì 28 giugno 2013
giovedì 27 giugno 2013
Usa, i vescovi: "Nozze gay, giorno tragico per la nazione"
Clicca qui per leggere il commento.
sabato 22 giugno 2013
Card. Ratzinger: nella Chiesa non dovrebbe esistere alcun senso di carrierismo. Essere vescovo non deve essere considerato una carriera con diversi gradini, da una sede all’altra, ma un servizio molto umile
Il mistero e l’operazione della grazia
«È importante questa operazione della grazia. Noi siamo tutti contagiati un po’ dal deismo. Mentre Dio, facendosi uomo, entrando nella carne, unendosi alla carne, continua a operare nel mondo trasformandolo». Intervista con il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede
Intervista con il cardinale Joseph Ratzinger di Gianni Cardinale
È un primo e importante passo nel dialogo tra cattolici e luterani per un pieno accordo sulla dottrina della giustificazione. Permangono tuttavia questioni che non sono ancora risolte. Rimane poi il grave compito di rendere questa dottrina comprensibile per l’uomo di oggi. Il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, non perde il suo consueto realismo anche nel commentare il penultimo passo dell’iter che il prossimo autunno porterà la Chiesa cattolica e la comunità luterana a firmare una Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione.
Lo scorso 11 giugno infatti, a Ginevra, sono stati presentati una Dichiarazione ufficiale comune e un Allegato che faranno parte integrante della Dichiarazione congiunta. Successivamente, il 22 giugno, il Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ha emesso un ulteriore comunicato sulla questione. All’indomani della diffusione di questo documento il cardinale bavarese ha accettato di concedere sull’argomento un’intervista a 30Giorni (e non si è tirato indietro di fronte ad alcune domande fuori tema…). Ratzinger, 72 anni, nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga e creato cardinale nel 1977 da Paolo VI, è attualmente l’unico porporato europeo creato da papa Montini che siederebbe in un eventuale conclave. Convocato a Roma da papa Wojtyla nel 1981, presiede da allora l’ex Sant’Uffizio. Dal novembre dello scorso anno è anche vicedecano del Collegio cardinalizio.
Eminenza, a che livello si situa questo accordo tra Chiesa cattolica e luterani? Si sottolinea più volte che si tratta di un accordo “su” verità e non “sulle” verità della dottrina della giustificazione…
JOSEPH RATZINGER: Questo è un punto importante. Entrambe le parti hanno sottolineato il fatto che non si ha semplicemente un consenso sulla dottrina della giustificazione come tale ma su verità fondamentali della dottrina della giustificazione. Quindi ci sono settori dove c’è realmente un’intesa, ma rimangono altri problemi che non sono ancora risolti.
Quali, ad esempio?
RATZINGER: Non si tratta delle formule prese in se stesse, ma considerate nel loro contesto, come nel caso di quella simul iustus et peccator.
Per Lutero, perseguitato dal timore della condanna eterna, era importante sapere che, anche se era un peccatore, era tuttavia amato da Dio e giustificato. Per lui c’è questa contemporaneità: di essere vero peccatore e di essere totalmente giustificato.
È una espressione della sua esperienza personale, che poi è stata approfondita anche con riflessioni teologiche.
Mentre per la Chiesa cattolica è importante sottolineare che non c’è un dualismo. Se uno non è giusto non è neanche giustificato.
La giustificazione, cioè la grazia che ci viene data nel sacramento, rende il peccatore nuova creatura, come dice san Paolo. Ma rimane, come afferma il Concilio di Trento, la concupiscenza, cioè una tendenza al peccato, uno stimolo che porta al peccato, ma che, come tale, non è peccato. Queste sono controversie classiche.
Il problema diventa più reale se prendiamo in considerazione la presenza della Chiesa nel processo della giustificazione, la necessità del sacramento della penitenza. Qui si rivelano le vere divergenze.
Nella Risposta della Chiesa cattolica alla Dichiarazione congiunta, resa pubblica lo scorso anno, si chiedeva appunto di approfondire questo argomento…
RATZINGER: Sì, ma in questo momento non è possibile. Da entrambe le parti ci siamo accontentati di chiarire alcune formule classiche. Abbiamo lasciato da parte gli aspetti che nella vita cristiana seguono, diciamo così, la giustificazione.
Torniamo alla formula simul iustus et peccator. C’è una interpretazione di questa formula secondo cui la grazia non opera un cambiamento reale, rimane una mera copertura del peccato dell’uomo…
RATZINGER: Sì. In questo senso è importante notare che Dio agisce realmente nell’uomo. Lo trasforma, crea qualcosa di nuovo nell’uomo, non dà soltanto un giudizio quasi giuridico, esterno all’uomo. Ciò ha una portata molto più generale. C’è una trasformazione del cosmo e del mondo. Penso ad esempio all’Eucarestia.
Noi cattolici diciamo che c’è una transustanziazione, che la materia diventa Cristo. Lutero parla invece di coesistenza: la materia rimane tale e coesiste con Cristo.
Noi cattolici crediamo che la grazia è una vera trasformazione dell’uomo e una trasformazione iniziale del mondo e non è, come lei dice bene, soltanto una copertura aggiunta che non entra realmente nel vivo della realtà umana.
Il poeta francese Charles Péguy circa un secolo fa coglieva la radice della scristianizzazione nel fatto di non riconoscere l’operazione della grazia…
RATZINGER: È importante questa operazione della grazia. Noi siamo tutti contagiati un po’ dal deismo. Dio rimane un po’ fuori. Mentre la fede cattolica – questa grande fiducia, questa grande gioia che Dio, facendosi uomo, entrando nella carne, unendosi alla carne, continua a operare nel mondo trasformandolo – ha la potenza, la volontà, la radicalità dell’amore, per entrare nel nostro essere e trasformarlo.
Avvenire ha accolto la Dichiarazione ufficiale comune dell’11 giugno col titolo Cattolici-luterani, scomuniche addio. Il 22 giugno un comunicato del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ha ricordato che le scomuniche mantengono «“il significato di salutari avvertimenti” di cui dobbiamo tener conto nella dottrina e nella prassi». Insomma, che fine hanno fatto le scomuniche di Trento?
RATZINGER: Il documento dice che le scomuniche di Trento in questo settore non toccano la dottrina così come è esposta oggi. Nello stesso tempo il valore veritativo delle scomuniche, comunque, rimane quello. Chi si oppone alla dottrina esposta a Trento si oppone alla dottrina, alla fede della Chiesa.
Eppure nella Risposta della Chiesa cattolica dello scorso anno si affermava: «…rimane quindi difficile vedere come si possa affermare che questa dottrina sul simul iustus et peccator, allo stato attuale della presentazione che se ne fa nella Dichiarazione congiunta, non sia toccata dagli anatemi dei decreti tridentini sul peccato originale e sulla giustificazione».
RATZINGER: All’epoca, il testo della Dichiarazione congiunta non era ancora sufficientemente preciso da permettere un pieno accordo. Adesso con questo nuovo Allegato reso noto lo scorso 11 giugno abbiamo ottenuto delle chiarificazioni che vanno realmente oltre.
Adesso si dice esplicitamente che il peccato è una realtà personale, e che quindi l’uomo non è peccatore in senso reale se non commette un peccato personale. Con questo Allegato, che è un elemento molto importante, abbiamo ottenuto le chiarificazioni che mancavano ancora nella Dichiarazione congiunta.
Che impressione fa che il primo accordo con i luterani riguardi proprio il tema della giustificazione che fu l’elemento scatenante della Riforma?
RATZINGER: Si capisce che per i luterani fosse il punto di partenza di un dialogo, perché era il tema che, come lei ha detto, ha scatenato tutta l’onda della Riforma. Quindi cominciare da qui per poi allargare il consenso era naturale e anche necessario.
Anche se oggi, nella vita di ogni giorno, i cristiani sono poco consapevoli di questo punto (anche tra i luterani, se si chiede cosa si intende per giustificazione, le riposte saranno molto manchevoli; e questo ci ha permesso un clima di serenità, un clima pacifico di discussione, perché non è più una ferita attiva), rimane il punto da cui scaturiscono tutti gli altri problemi. Quindi, per avere un cammino anche logico di priorità ecumenica, era ovvio cominciare da quello che per Lutero era il punto della scoperta riformatrice.
Non è preoccupante che non solo nel mondo protestante, ma anche nel mondo cattolico, questo tema della giustificazione sia considerato lontano o non considerato affatto?
RATZINGER: Questo è il vero problema. Nella Risposta della Chiesa cattolica dello scorso anno stava scritto: «Dovrebbe essere preoccupazione comune di luterani e cattolici trovare un linguaggio capace di rendere la dottrina della giustificazione più comprensibile anche agli uomini del nostro tempo».
Penso che la quasi assenza di questa dottrina è causata da un indebolimento del senso di Dio. Se Dio è preso sul serio, il peccato è una cosa seria. E così era per Lutero. Adesso Dio è abbastanza lontano, il senso di Dio è molto attenuato e perciò anche il senso della grazia è attenuato. Adesso dobbiamo trovare insieme in questo contesto attuale il modo di annunciare Dio, Cristo, di annunciare così la bellezza della grazia.
Perché se non c’è senso di Dio, se non c’è senso del peccato, la grazia non dice niente.
E mi sembra questo il nuovo compito ecumenico: che insieme possiamo capire e interpretare in un modo accessibile, che tocca il cuore dell’uomo di oggi, cosa vuol dire che il Signore ci ha redenti, ci ha dato la grazia.
Eminenza, permette alcune “domande extra”, al di fuori del tema trattato finora?
RATZINGER: Prego.
Nel numero di aprile 30Giorni ha pubblicato un’intervista al cardinale Bernardin Gantin, nella quale il decano del Sacro Collegio auspicava un ritorno alla prassi antica che proibiva il trasferimento di un vescovo da una diocesi all’altra. Cosa pensa a riguardo?
RATZINGER: Sono totalmente d’accordo con il cardinale Gantin.
Soprattutto nella Chiesa non dovrebbe esistere alcun senso di carrierismo. Essere vescovo non deve essere considerato una carriera con diversi gradini, da una sede all’altra, ma un servizio molto umile.
Penso che anche la discussione sull’accesso al ministero sarebbe molto più serena se si vedesse nell’episcopato non una carriera ma un servizio. Anche una sede umile, con pochi fedeli, è un servizio importante nella Chiesa di Dio. Certo, ci possono essere casi eccezionali: una grandissima sede in cui è necessario avere esperienza del ministero episcopale, in questo caso può darsi… Ma non dovrebbe essere una prassi normale; solo in casi eccezionalissimi.
Rimane valida questa visione del rapporto vescovo-diocesi come un matrimonio che implica una fedeltà. Anche il popolo cristiano pensa così: se un vescovo viene nominato in una diocesi, giustamente si vede questo come una promessa di fedeltà. Purtroppo anche io non sono rimasto fedele essendo stato convocato qui…
Il cardinale Gantin auspicava anche un cambiamento del Codice di diritto canonico che proibisse il passaggio di diocesi…
RATZINGER: È pensabile, benché difficile. Difficilmente si cambia il Codice a solo sedici anni dalla pubblicazione. In futuro vedrei anch’io bene che fosse aggiunta una frase su questa unicità e fedeltà di un impegno diocesano.
Cambiamo argomento. Non molto tempo fa hanno fatto un certo scalpore alcune frasi scritte da lei nell’introduzione di un libretto della Congregazione per la dottrina della fede Sulla pastorale dei divorziati risposati pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana. In particolare ha colpito l’affermazione che il dicastero che lei presiede sta studiando la questione se «veramente ogni matrimonio tra due battezzati è ipso facto un matrimonio sacramentale» vista la scristianizzazione dilagante di oggi…
RATZINGER: Forse era imprudente dirlo. Ma il problema è molto reale, perché abbiamo una situazione sconosciuta fino a cento anni fa. Ci sono tanti battezzati non credenti. Questa è una realtà nuova, da studiare. Non oso adesso fare una previsione su cosa uscirà da questo studio.
Volevo solo dire che noi abbiamo percepito questa nuova situazione, ne siamo consapevoli, e vogliamo approfondire il tema per vedere, per verificare se ci sono delle conseguenze giuridiche, sacramentali, teologiche, oppure no.
Un ultimo quesito. È di questi giorni la notizia della citazione presso la Rota romana del presunto autore del volume Via col vento in Vaticano. Alcuni organi di informazione hanno paventato un intervento anche della Congregazione da lei presieduta. Le risulta qualcosa?
RATZINGER: Niente. Non mi occupo di pettegolezzi. È un mondo che mi è totalmente estraneo. Ho sentito solo da lontano. A me comunque non risulta niente.
http://www.30giorni.it/articoli_id_17141_l1.htm
«È importante questa operazione della grazia. Noi siamo tutti contagiati un po’ dal deismo. Mentre Dio, facendosi uomo, entrando nella carne, unendosi alla carne, continua a operare nel mondo trasformandolo». Intervista con il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede
Intervista con il cardinale Joseph Ratzinger di Gianni Cardinale
È un primo e importante passo nel dialogo tra cattolici e luterani per un pieno accordo sulla dottrina della giustificazione. Permangono tuttavia questioni che non sono ancora risolte. Rimane poi il grave compito di rendere questa dottrina comprensibile per l’uomo di oggi. Il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, non perde il suo consueto realismo anche nel commentare il penultimo passo dell’iter che il prossimo autunno porterà la Chiesa cattolica e la comunità luterana a firmare una Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione.
Lo scorso 11 giugno infatti, a Ginevra, sono stati presentati una Dichiarazione ufficiale comune e un Allegato che faranno parte integrante della Dichiarazione congiunta. Successivamente, il 22 giugno, il Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ha emesso un ulteriore comunicato sulla questione. All’indomani della diffusione di questo documento il cardinale bavarese ha accettato di concedere sull’argomento un’intervista a 30Giorni (e non si è tirato indietro di fronte ad alcune domande fuori tema…). Ratzinger, 72 anni, nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga e creato cardinale nel 1977 da Paolo VI, è attualmente l’unico porporato europeo creato da papa Montini che siederebbe in un eventuale conclave. Convocato a Roma da papa Wojtyla nel 1981, presiede da allora l’ex Sant’Uffizio. Dal novembre dello scorso anno è anche vicedecano del Collegio cardinalizio.
Eminenza, a che livello si situa questo accordo tra Chiesa cattolica e luterani? Si sottolinea più volte che si tratta di un accordo “su” verità e non “sulle” verità della dottrina della giustificazione…
JOSEPH RATZINGER: Questo è un punto importante. Entrambe le parti hanno sottolineato il fatto che non si ha semplicemente un consenso sulla dottrina della giustificazione come tale ma su verità fondamentali della dottrina della giustificazione. Quindi ci sono settori dove c’è realmente un’intesa, ma rimangono altri problemi che non sono ancora risolti.
Quali, ad esempio?
RATZINGER: Non si tratta delle formule prese in se stesse, ma considerate nel loro contesto, come nel caso di quella simul iustus et peccator.
Per Lutero, perseguitato dal timore della condanna eterna, era importante sapere che, anche se era un peccatore, era tuttavia amato da Dio e giustificato. Per lui c’è questa contemporaneità: di essere vero peccatore e di essere totalmente giustificato.
È una espressione della sua esperienza personale, che poi è stata approfondita anche con riflessioni teologiche.
Mentre per la Chiesa cattolica è importante sottolineare che non c’è un dualismo. Se uno non è giusto non è neanche giustificato.
La giustificazione, cioè la grazia che ci viene data nel sacramento, rende il peccatore nuova creatura, come dice san Paolo. Ma rimane, come afferma il Concilio di Trento, la concupiscenza, cioè una tendenza al peccato, uno stimolo che porta al peccato, ma che, come tale, non è peccato. Queste sono controversie classiche.
Il problema diventa più reale se prendiamo in considerazione la presenza della Chiesa nel processo della giustificazione, la necessità del sacramento della penitenza. Qui si rivelano le vere divergenze.
Nella Risposta della Chiesa cattolica alla Dichiarazione congiunta, resa pubblica lo scorso anno, si chiedeva appunto di approfondire questo argomento…
RATZINGER: Sì, ma in questo momento non è possibile. Da entrambe le parti ci siamo accontentati di chiarire alcune formule classiche. Abbiamo lasciato da parte gli aspetti che nella vita cristiana seguono, diciamo così, la giustificazione.
Torniamo alla formula simul iustus et peccator. C’è una interpretazione di questa formula secondo cui la grazia non opera un cambiamento reale, rimane una mera copertura del peccato dell’uomo…
RATZINGER: Sì. In questo senso è importante notare che Dio agisce realmente nell’uomo. Lo trasforma, crea qualcosa di nuovo nell’uomo, non dà soltanto un giudizio quasi giuridico, esterno all’uomo. Ciò ha una portata molto più generale. C’è una trasformazione del cosmo e del mondo. Penso ad esempio all’Eucarestia.
Noi cattolici diciamo che c’è una transustanziazione, che la materia diventa Cristo. Lutero parla invece di coesistenza: la materia rimane tale e coesiste con Cristo.
Noi cattolici crediamo che la grazia è una vera trasformazione dell’uomo e una trasformazione iniziale del mondo e non è, come lei dice bene, soltanto una copertura aggiunta che non entra realmente nel vivo della realtà umana.
Il poeta francese Charles Péguy circa un secolo fa coglieva la radice della scristianizzazione nel fatto di non riconoscere l’operazione della grazia…
RATZINGER: È importante questa operazione della grazia. Noi siamo tutti contagiati un po’ dal deismo. Dio rimane un po’ fuori. Mentre la fede cattolica – questa grande fiducia, questa grande gioia che Dio, facendosi uomo, entrando nella carne, unendosi alla carne, continua a operare nel mondo trasformandolo – ha la potenza, la volontà, la radicalità dell’amore, per entrare nel nostro essere e trasformarlo.
Avvenire ha accolto la Dichiarazione ufficiale comune dell’11 giugno col titolo Cattolici-luterani, scomuniche addio. Il 22 giugno un comunicato del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ha ricordato che le scomuniche mantengono «“il significato di salutari avvertimenti” di cui dobbiamo tener conto nella dottrina e nella prassi». Insomma, che fine hanno fatto le scomuniche di Trento?
RATZINGER: Il documento dice che le scomuniche di Trento in questo settore non toccano la dottrina così come è esposta oggi. Nello stesso tempo il valore veritativo delle scomuniche, comunque, rimane quello. Chi si oppone alla dottrina esposta a Trento si oppone alla dottrina, alla fede della Chiesa.
Eppure nella Risposta della Chiesa cattolica dello scorso anno si affermava: «…rimane quindi difficile vedere come si possa affermare che questa dottrina sul simul iustus et peccator, allo stato attuale della presentazione che se ne fa nella Dichiarazione congiunta, non sia toccata dagli anatemi dei decreti tridentini sul peccato originale e sulla giustificazione».
RATZINGER: All’epoca, il testo della Dichiarazione congiunta non era ancora sufficientemente preciso da permettere un pieno accordo. Adesso con questo nuovo Allegato reso noto lo scorso 11 giugno abbiamo ottenuto delle chiarificazioni che vanno realmente oltre.
Adesso si dice esplicitamente che il peccato è una realtà personale, e che quindi l’uomo non è peccatore in senso reale se non commette un peccato personale. Con questo Allegato, che è un elemento molto importante, abbiamo ottenuto le chiarificazioni che mancavano ancora nella Dichiarazione congiunta.
Che impressione fa che il primo accordo con i luterani riguardi proprio il tema della giustificazione che fu l’elemento scatenante della Riforma?
RATZINGER: Si capisce che per i luterani fosse il punto di partenza di un dialogo, perché era il tema che, come lei ha detto, ha scatenato tutta l’onda della Riforma. Quindi cominciare da qui per poi allargare il consenso era naturale e anche necessario.
Anche se oggi, nella vita di ogni giorno, i cristiani sono poco consapevoli di questo punto (anche tra i luterani, se si chiede cosa si intende per giustificazione, le riposte saranno molto manchevoli; e questo ci ha permesso un clima di serenità, un clima pacifico di discussione, perché non è più una ferita attiva), rimane il punto da cui scaturiscono tutti gli altri problemi. Quindi, per avere un cammino anche logico di priorità ecumenica, era ovvio cominciare da quello che per Lutero era il punto della scoperta riformatrice.
Non è preoccupante che non solo nel mondo protestante, ma anche nel mondo cattolico, questo tema della giustificazione sia considerato lontano o non considerato affatto?
RATZINGER: Questo è il vero problema. Nella Risposta della Chiesa cattolica dello scorso anno stava scritto: «Dovrebbe essere preoccupazione comune di luterani e cattolici trovare un linguaggio capace di rendere la dottrina della giustificazione più comprensibile anche agli uomini del nostro tempo».
Penso che la quasi assenza di questa dottrina è causata da un indebolimento del senso di Dio. Se Dio è preso sul serio, il peccato è una cosa seria. E così era per Lutero. Adesso Dio è abbastanza lontano, il senso di Dio è molto attenuato e perciò anche il senso della grazia è attenuato. Adesso dobbiamo trovare insieme in questo contesto attuale il modo di annunciare Dio, Cristo, di annunciare così la bellezza della grazia.
Perché se non c’è senso di Dio, se non c’è senso del peccato, la grazia non dice niente.
E mi sembra questo il nuovo compito ecumenico: che insieme possiamo capire e interpretare in un modo accessibile, che tocca il cuore dell’uomo di oggi, cosa vuol dire che il Signore ci ha redenti, ci ha dato la grazia.
Eminenza, permette alcune “domande extra”, al di fuori del tema trattato finora?
RATZINGER: Prego.
Nel numero di aprile 30Giorni ha pubblicato un’intervista al cardinale Bernardin Gantin, nella quale il decano del Sacro Collegio auspicava un ritorno alla prassi antica che proibiva il trasferimento di un vescovo da una diocesi all’altra. Cosa pensa a riguardo?
RATZINGER: Sono totalmente d’accordo con il cardinale Gantin.
Soprattutto nella Chiesa non dovrebbe esistere alcun senso di carrierismo. Essere vescovo non deve essere considerato una carriera con diversi gradini, da una sede all’altra, ma un servizio molto umile.
Penso che anche la discussione sull’accesso al ministero sarebbe molto più serena se si vedesse nell’episcopato non una carriera ma un servizio. Anche una sede umile, con pochi fedeli, è un servizio importante nella Chiesa di Dio. Certo, ci possono essere casi eccezionali: una grandissima sede in cui è necessario avere esperienza del ministero episcopale, in questo caso può darsi… Ma non dovrebbe essere una prassi normale; solo in casi eccezionalissimi.
Rimane valida questa visione del rapporto vescovo-diocesi come un matrimonio che implica una fedeltà. Anche il popolo cristiano pensa così: se un vescovo viene nominato in una diocesi, giustamente si vede questo come una promessa di fedeltà. Purtroppo anche io non sono rimasto fedele essendo stato convocato qui…
Il cardinale Gantin auspicava anche un cambiamento del Codice di diritto canonico che proibisse il passaggio di diocesi…
RATZINGER: È pensabile, benché difficile. Difficilmente si cambia il Codice a solo sedici anni dalla pubblicazione. In futuro vedrei anch’io bene che fosse aggiunta una frase su questa unicità e fedeltà di un impegno diocesano.
Cambiamo argomento. Non molto tempo fa hanno fatto un certo scalpore alcune frasi scritte da lei nell’introduzione di un libretto della Congregazione per la dottrina della fede Sulla pastorale dei divorziati risposati pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana. In particolare ha colpito l’affermazione che il dicastero che lei presiede sta studiando la questione se «veramente ogni matrimonio tra due battezzati è ipso facto un matrimonio sacramentale» vista la scristianizzazione dilagante di oggi…
RATZINGER: Forse era imprudente dirlo. Ma il problema è molto reale, perché abbiamo una situazione sconosciuta fino a cento anni fa. Ci sono tanti battezzati non credenti. Questa è una realtà nuova, da studiare. Non oso adesso fare una previsione su cosa uscirà da questo studio.
Volevo solo dire che noi abbiamo percepito questa nuova situazione, ne siamo consapevoli, e vogliamo approfondire il tema per vedere, per verificare se ci sono delle conseguenze giuridiche, sacramentali, teologiche, oppure no.
Un ultimo quesito. È di questi giorni la notizia della citazione presso la Rota romana del presunto autore del volume Via col vento in Vaticano. Alcuni organi di informazione hanno paventato un intervento anche della Congregazione da lei presieduta. Le risulta qualcosa?
RATZINGER: Niente. Non mi occupo di pettegolezzi. È un mondo che mi è totalmente estraneo. Ho sentito solo da lontano. A me comunque non risulta niente.
http://www.30giorni.it/articoli_id_17141_l1.htm
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giovedì 6 giugno 2013
La piaga del divorzio tra vescovo e diocesi (***)
Clicca qui per leggere il commento.
Secondo me e' cosa buona e giusta che il Papa possa spostare i vescovi da una diocesi all'altra. Se un vescovo ha dato prova di grandi capacita' deve essere possibile assegnarlo a diocesi piu' grandi o in difficolta'.
Pensiamo cio' che e' accaduto a Boston. Efficace la sostituzione di Law con l'attuale arcivescovo anche se per O’Malley si tratta della quarta diocesi.
Abbiamo forse bisogno di meno diocesi e di piu' vescovi capaci.
Secondo me e' cosa buona e giusta che il Papa possa spostare i vescovi da una diocesi all'altra. Se un vescovo ha dato prova di grandi capacita' deve essere possibile assegnarlo a diocesi piu' grandi o in difficolta'.
Pensiamo cio' che e' accaduto a Boston. Efficace la sostituzione di Law con l'attuale arcivescovo anche se per O’Malley si tratta della quarta diocesi.
Abbiamo forse bisogno di meno diocesi e di piu' vescovi capaci.
venerdì 31 maggio 2013
Card. Bagnasco: il matrimonio omosessuale "è un vulnus grave alla famiglia"
Clicca qui per leggere la notizia.
lunedì 27 maggio 2013
La Chiesa del silenzio (Riccardo Cascioli)
Clicca qui per leggere il commento segnalatoci da GR2.
sabato 25 maggio 2013
Il vescovo di Molfetta: Papa Francesco ci ha parlato con tanta tenerezza di Benedetto XVI
Clicca qui per leggere il testo pubblicato sul sito della diocesi.
Bagnasco: totale cordialità e docilità alle indicazioni di Papa Francesco. Appello a vigilanza sempre opportuno. Non insormontabili le difficoltà per accorpare le diocesi (Izzo)
PAPA: BAGNASCO, TOTALE CORDIALITA' E DOCILITA' A INDICAZIONI
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 24 mag.
"Totale cordialita' e totale docilita'". Con questi sentimenti - ha affermato il presidente della Cei, Angelo Bagnasco - i vescovi italiani hanno accolto le indicazioni ricevute ieri da Papa Francesco. "Ma gia' prima, dal giorno dell'elezione - ha detto il cardinale ai giornalisti nella conferenza stampa conclusiva della 65esima Assemblea dell'Episcopato Italiano - come vescovi italiani abbiamo accolto con adesione leale e totale il suo Magistero. E per magistero intendo tutto, anche i gesti, gli stili", ha scandito il cardinale.
Bagnasco ha sottolineato che nella Chiesa Italiana ad ogni livello trovano seguito "l'esempio, lo stile di semplicita'" di Francesco. Cosi' come "i suoi insegnamenti proposti con parole semplici" incontrano "corrispondenza". "La Chiesa italiana - ha assicurato - si trova sempre meglio nel seguire il Papa e Francesco ci sospinge, ci da' il suo esempio".
Nelle parole del Pontefice, ha ricordato il presidente della Cei, "il Vangelo e' il primo tesoro, viene prima del pane, di qualunque esigenza". Questo, ha precisato, "e ' chiaro e insistito nella parola del Santo Padre che ci spinge a una costante capillare vicinanza di condivisione alla gente", ma "portando la Parola prima di tutto". In tema di indicazioni 'sociali' ricevute dal Papa, il cardinale ha risposto anche a una domanda sulle parole di Francesco riguardo alla necessita' di vendere anche le chiese se non c'e' altro modo per aiutare i poveri.
"Vendere le chiese? Ma chi le compra, per fare cosa? Era una provocazione che rappresenta per noi un grande stimolo, che deve avere effetto. Una provocazione - ha chiarito Bagnasco - intenzionale e benefica. Se abbiamo fatto 100 dobbiamo fare ancora di piu'". Del resto, ha ricordato il cardinale, nella Chiesa Italiana "si moltiplicano interventi e risorse per soccorrere le famiglie in questo anni di gravissima crisi: si e' moltiplicata la necessita' e i luoghi di accoglienza - ad esempio - non sono solo raddoppiati, molto piu'". In tutto questo Bagnasco coglie "un'eco molto concreta del Magistero e della spinta che Papa Francesco sta dando alla Chiesa". "Il cuore della nostra Assemblea - ha rilevato in proposito - e' stato ieri l'incontro dei vescovi con Francesco, nel quale abbiamo potuto vedere tutti il grande affetto espresso dal Pontefice con parole e gesti verso noi vescovi e le comunita' a noi affidate". "Abbiamo sperimentato - ha spiegato - l'immersione totale del Pastore dentro al suo popolo, anche con il gesto finale di salutarci uno a uno. Poi Francesco ha voluto anche che lo accompagnassimo verso l'uscita da San Pietro". "Essendo il Papa - ha ricordato Bagnasco - e' vescovo di Roma e dunque, possiamo dire, 'appartiene' alla nostra Conferenza Episcopale. E, se posso aggiungere una cosa, Chiesa Italiana ha lo stile, il radicamento, la passione evengelizzatrice che Francesco ci chiede di perseguire: siamo in questa linea sollecitati da un secolarismo invasivo, che rende la nostra missione sempre piu' delicata e complessa. E ringraziamo il Papa per le parole, le indicazioni, l'esempio che ci da'".
© Copyright (AGI)
PAPA: BAGNASCO, APPELLO A VIGILANZA SEMPRE OPPORTUNO
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 24 mag.
"L'appello alla vigilanza non e' mai inutile e inopportuno per nessuno, assolutamente". Lo ha detto il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, in merito all'invito rivolto dal Papa ai vescovi italiani. "Le parole indirizzate a noi vescovi - ha affermato il cardinale - sono decisamente e sempre opportune. Francesco ha voluto richiamarci alla santita', il peccato originale e l'inclinazione verso il male sono di tutti: e' la dottrina della Chiesa e il Pontefice ha parlato anche ieri del Diavolo che ci tenta". Secondo Bagnasco e' "provvidenziale e opportuno anche il richiamo contro tutte le forme di attaccamento a se stessi, al denaro, al prestigio". "Rifletterci - ha osservato - e' necessario per tutti. Siamo grati per questo richiamo cosi' fraterno, che ci ha rivolto come fratelli e figli".
© Copyright (AGI)
BAGNASCO: NON INSORMONTABILI DIFFICOLTA' PER ACCORPARE DIOCESI
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 24 mag.
"Sono reali ma non insormontabili le difficolta' relative all'accorpamento delle diocesi italiane", che sono attualmente 226 mentre gli accordi concordatari del 1984 indicavano come traguardo da raggiungere lo stesso numero delle province, che sono 100. Lo ha sottolineato il cardinale Angelo Bagnasco presidente della Cei, commentando la sollecitazione ricevuta ieri da Papa Francesco che ha definito "un po' pesanti" le attuali articolazioni territoriali della Chiesa in Italia.
"In Italia le diocesi sono molte, che siano troppe e' un altro discorso: nessun altro Paese ha la nostra storia e di conseguenza la capillarita' delle nostre chiese ", ha spiegato Bagnasco per dare la misura delle difficolta' gia' emerse alla fine degli anni ’80 con i primi accorpamenti. "Il Papa e' l'autorita' superiore e noi andiamo nella direzione che ci indica", ha assicurato pero' il presidente della Cei rivelando che da parte dell'Episcopato "c'e' piena e totale disponibilita'" anche in questa direzione. In proposito Bagnasco ha anche chiarito che "lo studio preparato dalla Cei e consegnato alla Congregazione dei vescovi non contiene proposte pratiche di accorpamenti ma indica i criteri che si dovrebbero seguire: numero di abitanti, estensione territoriale, storia della chiesa locale". "Il Papa - ha confidato - e' stato soddisfatto della risposta della Cei".
© Copyright (AGI)
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 24 mag.
"Totale cordialita' e totale docilita'". Con questi sentimenti - ha affermato il presidente della Cei, Angelo Bagnasco - i vescovi italiani hanno accolto le indicazioni ricevute ieri da Papa Francesco. "Ma gia' prima, dal giorno dell'elezione - ha detto il cardinale ai giornalisti nella conferenza stampa conclusiva della 65esima Assemblea dell'Episcopato Italiano - come vescovi italiani abbiamo accolto con adesione leale e totale il suo Magistero. E per magistero intendo tutto, anche i gesti, gli stili", ha scandito il cardinale.
Bagnasco ha sottolineato che nella Chiesa Italiana ad ogni livello trovano seguito "l'esempio, lo stile di semplicita'" di Francesco. Cosi' come "i suoi insegnamenti proposti con parole semplici" incontrano "corrispondenza". "La Chiesa italiana - ha assicurato - si trova sempre meglio nel seguire il Papa e Francesco ci sospinge, ci da' il suo esempio".
Nelle parole del Pontefice, ha ricordato il presidente della Cei, "il Vangelo e' il primo tesoro, viene prima del pane, di qualunque esigenza". Questo, ha precisato, "e ' chiaro e insistito nella parola del Santo Padre che ci spinge a una costante capillare vicinanza di condivisione alla gente", ma "portando la Parola prima di tutto". In tema di indicazioni 'sociali' ricevute dal Papa, il cardinale ha risposto anche a una domanda sulle parole di Francesco riguardo alla necessita' di vendere anche le chiese se non c'e' altro modo per aiutare i poveri.
"Vendere le chiese? Ma chi le compra, per fare cosa? Era una provocazione che rappresenta per noi un grande stimolo, che deve avere effetto. Una provocazione - ha chiarito Bagnasco - intenzionale e benefica. Se abbiamo fatto 100 dobbiamo fare ancora di piu'". Del resto, ha ricordato il cardinale, nella Chiesa Italiana "si moltiplicano interventi e risorse per soccorrere le famiglie in questo anni di gravissima crisi: si e' moltiplicata la necessita' e i luoghi di accoglienza - ad esempio - non sono solo raddoppiati, molto piu'". In tutto questo Bagnasco coglie "un'eco molto concreta del Magistero e della spinta che Papa Francesco sta dando alla Chiesa". "Il cuore della nostra Assemblea - ha rilevato in proposito - e' stato ieri l'incontro dei vescovi con Francesco, nel quale abbiamo potuto vedere tutti il grande affetto espresso dal Pontefice con parole e gesti verso noi vescovi e le comunita' a noi affidate". "Abbiamo sperimentato - ha spiegato - l'immersione totale del Pastore dentro al suo popolo, anche con il gesto finale di salutarci uno a uno. Poi Francesco ha voluto anche che lo accompagnassimo verso l'uscita da San Pietro". "Essendo il Papa - ha ricordato Bagnasco - e' vescovo di Roma e dunque, possiamo dire, 'appartiene' alla nostra Conferenza Episcopale. E, se posso aggiungere una cosa, Chiesa Italiana ha lo stile, il radicamento, la passione evengelizzatrice che Francesco ci chiede di perseguire: siamo in questa linea sollecitati da un secolarismo invasivo, che rende la nostra missione sempre piu' delicata e complessa. E ringraziamo il Papa per le parole, le indicazioni, l'esempio che ci da'".
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PAPA: BAGNASCO, APPELLO A VIGILANZA SEMPRE OPPORTUNO
Salvatore Izzo
"L'appello alla vigilanza non e' mai inutile e inopportuno per nessuno, assolutamente". Lo ha detto il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, in merito all'invito rivolto dal Papa ai vescovi italiani. "Le parole indirizzate a noi vescovi - ha affermato il cardinale - sono decisamente e sempre opportune. Francesco ha voluto richiamarci alla santita', il peccato originale e l'inclinazione verso il male sono di tutti: e' la dottrina della Chiesa e il Pontefice ha parlato anche ieri del Diavolo che ci tenta". Secondo Bagnasco e' "provvidenziale e opportuno anche il richiamo contro tutte le forme di attaccamento a se stessi, al denaro, al prestigio". "Rifletterci - ha osservato - e' necessario per tutti. Siamo grati per questo richiamo cosi' fraterno, che ci ha rivolto come fratelli e figli".
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BAGNASCO: NON INSORMONTABILI DIFFICOLTA' PER ACCORPARE DIOCESI
Salvatore Izzo
"Sono reali ma non insormontabili le difficolta' relative all'accorpamento delle diocesi italiane", che sono attualmente 226 mentre gli accordi concordatari del 1984 indicavano come traguardo da raggiungere lo stesso numero delle province, che sono 100. Lo ha sottolineato il cardinale Angelo Bagnasco presidente della Cei, commentando la sollecitazione ricevuta ieri da Papa Francesco che ha definito "un po' pesanti" le attuali articolazioni territoriali della Chiesa in Italia.
"In Italia le diocesi sono molte, che siano troppe e' un altro discorso: nessun altro Paese ha la nostra storia e di conseguenza la capillarita' delle nostre chiese ", ha spiegato Bagnasco per dare la misura delle difficolta' gia' emerse alla fine degli anni ’80 con i primi accorpamenti. "Il Papa e' l'autorita' superiore e noi andiamo nella direzione che ci indica", ha assicurato pero' il presidente della Cei rivelando che da parte dell'Episcopato "c'e' piena e totale disponibilita'" anche in questa direzione. In proposito Bagnasco ha anche chiarito che "lo studio preparato dalla Cei e consegnato alla Congregazione dei vescovi non contiene proposte pratiche di accorpamenti ma indica i criteri che si dovrebbero seguire: numero di abitanti, estensione territoriale, storia della chiesa locale". "Il Papa - ha confidato - e' stato soddisfatto della risposta della Cei".
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venerdì 24 maggio 2013
Bagnasco: “Spetta alla Cei trattare con la politica” (Galeazzi)
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Papa Francesco ai vescovi: sta a voi dialogare con la politica (Vecchi e Rodari)
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Non mi interessa affatto se Bertone e' stato sconfessato (anzi!) pero' vorrei ricordare che anche per Papa Benedetto il ministero petrino era un servizio e non certo un potere. La prova sta nel fatto che ha rinunciato a tutto, ma proprio a tutto.
Non mi interessa affatto se Bertone e' stato sconfessato (anzi!) pero' vorrei ricordare che anche per Papa Benedetto il ministero petrino era un servizio e non certo un potere. La prova sta nel fatto che ha rinunciato a tutto, ma proprio a tutto.
Papa Francesco: la professione do fede non è un atto formale. La Vergine desti la chiesa italiana da torpore e meschinità. Bagnasco: parrocchie aperte a chi soffre per la crisi (Izzo)
PAPA: LA PROFESSIONE DI FEDE NON E' UN ATTO FORMALE
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 23 mag.
"La professione di fede che ora rinnoviamo insieme non e' un atto formale, ma e' rinnovare la nostra risposta al 'Seguimi' con cui si conclude il Vangelo di Giovanni". Lo ha detto Papa Francesco ai vescovi italiani riuniti questa sera nella Basilica di San Pietro. Questo atto, ha spiegato, "porta a dispiegare la propria vita secondo il progetto di Dio, impegnando tutto di se' per il Signore Gesu'". "Da qui - ha aggiunto - sgorga quel discernimento che conosce e si fa carico dei pensieri, delle attese e delle necessita' degli uomini del nostro tempo".
"Chi siamo, Fratelli, davanti a Dio? Quali sono le nostre prove? Che cosa ci sta dicendo Dio attraverso di esse? Su che cosa ci stiamo appoggiando per superarle?", si e' chiesto il Pontefice a nome dei 220 presuli riuniti questa sera nella Basilica di San Pietro. "Come per Pietro - ha osservato - la domanda insistente e accorata di Gesu' puo' lasciarci addolorati e maggiormente consapevoli della debolezza della nostra liberta', insidiata com'e' da mille condizionamenti interni ed esterni, che spesso suscitano smarrimento, frustrazione, persino incredulita'". "Non sono certamente questi - ha poi concluso - i sentimenti e gli atteggiamenti che il Signore intende suscitare; piuttosto, di essi approfitta il Nemico, il Diavolo, per isolare nell'amarezza, nella lamentela e nello scoraggiamento".
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PAPA: LA VERGINE DESTI CHIESA ITALIANA DA TORPORE E MESCHINITA'
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 23 mag.
"Madre della bellezza, che fiorisce dalla fedelta' al lavoro quotidiano, destaci dal torpore della pigrizia, della meschinita' e del disfattismo". Con queste parole Papa Francesco si e' rivolto alla Vergine al termine della liturgia di questa sera celebrata con i 220 vescovi italiani, che hanno rinnovato la loro professione di fede. "Mentre ringrazio di cuore ciascuno di voi per il vostro servizio, vi pongo sotto il manto di Maria, Nostra Signora", ha spiegato.
"Madre del silenzio, che custodisce il mistero di Dio, liberaci - ha invocato ancora il Pontefice - dall'idolatria del presente, a cui si condanna chi dimentica. Purifica gli occhi dei Pastori con il collirio della memoria: torneremo alla freschezza delle origini, per una Chiesa orante e penitente. Rivesti i Pastori di quella compassione che unifica e integra: scopriremo la gioia di una Chiesa serva, umile e fraterna". "Madre della tenerezza, che avvolge di pazienza e di misericordia, aiutaci - ha poi concluso la sua preghiera Francesco - a bruciare tristezze, impazienze e rigidita' di chi non conosce appartenenza. Intercedi presso tuo Figlio perche' siano agili le nostre mani, i nostri piedi e i nostri cuori: edificheremo la Chiesa con la verita' nella carita'. E saremo il Popolo di Dio, pellegrinante verso il Regno".
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BAGNASCO: AL PAPA, PARROCCHIE APERTE A CHI SOFFRE PER LA CRISI
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 23 mag.
"L'attenzione operosa e quotidiana con cui le parrocchie aprono le porte a quanti sono provati dal perdurare della crisi economica" e' stata sottolineata dal cardinale Angelo Bagnasco nel saluto rivolto a Papa Francesco in occasione del rito della "professione di fede" celebrato dallo stesso Pontefice insieme i vescovi italiani che partecipano in questi giorni all'Assemblea Generale della Cei e che nelle scorse settimane hanno compiuto le loro visite "ad limina". Il presidente della Cei ha sottolineato che i vescovi italiani vivono "l'unita' della comunione ecclesiale come una grazia e una missione", impegnati "nell'accoglienza dell'amore di Dio e nella promozione della dignita' di ogni essere umano". "Quest'orizzonte - ha affermato - confermiamo, Santita', con la solenne professione di fede di questa sera, che simbolicamente conclude la visita ad Limina Apostolorum delle nostre 226 diocesi, e che e' posta come momento apicale dell'annuale Assemblea Generale della nostra Conferenza Episcopale".
"Ci anima la sollecitudine di aiutare tutti, credenti e non credenti, a ritrovare fiducia nella vita, consapevoli che proprio dal Vangelo discende la proposta di una vita buona, di una vita riuscita", ha assicurato Bagnasco che non ha nascosto al Papa le difficolta' che i vescovi italiani incontrano "in una societa' complessa, in cui convivono mondi e linguaggi diversi, non sempre coerenti tra loro". "Viviamo - ha aggiunto - nel groviglio di situazioni e di occupazioni, che a volte diventano anche preoccupazioni". Ma e' l'appartenenza alla Chiesa, ha spiegato, "a consentirci l'annuncio del Vangelo e la testimonianza fiduciosa della carita', innanzitutto attraverso il dono di noi stessi".
"Nel decennio in corso - ha poi ricordato il presidente della Cei - abbiamo assunto la dimensione educativa come compito prioritario del nostro essere Chiesa 'discepola, madre e maestra'". E, ha osservato il porporato, "anche in questo ambito la presenza e il ruolo che la Chiesa svolge in Italia sono un contributo di prima grandezza, ancora piu' evidente in una stagione difficile e delicata come l'attuale". "La crisi pubblica, che travaglia le nostre famiglie, tocca in realta' - ha rilevato ancora Bagnasco - le radici stesse dell'uomo e investe la figura e il progetto del suo destino". E dunque "l'opera educativa, con l'offerta di una mappa valoriale incarnata da testimoni autorevoli, rappresenta cosi' un tassello decisivo del bene comune dell'intero Paese". "Muove da qui - ha spiegato - il tema di fondo di questa nostra 65esima Assemblea, dedicata all'attenzione per la cura e la formazione degli educatori all'interno della comunita' cristiana". "Voglia benedire, Padre Santo - ha poi concluso il cardinale rivolto a Francesco - questo nostro impegno, al quale sono poste le forze piu' vive delle nostre comunita' parrocchiali e diocesane".
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Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 23 mag.
"La professione di fede che ora rinnoviamo insieme non e' un atto formale, ma e' rinnovare la nostra risposta al 'Seguimi' con cui si conclude il Vangelo di Giovanni". Lo ha detto Papa Francesco ai vescovi italiani riuniti questa sera nella Basilica di San Pietro. Questo atto, ha spiegato, "porta a dispiegare la propria vita secondo il progetto di Dio, impegnando tutto di se' per il Signore Gesu'". "Da qui - ha aggiunto - sgorga quel discernimento che conosce e si fa carico dei pensieri, delle attese e delle necessita' degli uomini del nostro tempo".
"Chi siamo, Fratelli, davanti a Dio? Quali sono le nostre prove? Che cosa ci sta dicendo Dio attraverso di esse? Su che cosa ci stiamo appoggiando per superarle?", si e' chiesto il Pontefice a nome dei 220 presuli riuniti questa sera nella Basilica di San Pietro. "Come per Pietro - ha osservato - la domanda insistente e accorata di Gesu' puo' lasciarci addolorati e maggiormente consapevoli della debolezza della nostra liberta', insidiata com'e' da mille condizionamenti interni ed esterni, che spesso suscitano smarrimento, frustrazione, persino incredulita'". "Non sono certamente questi - ha poi concluso - i sentimenti e gli atteggiamenti che il Signore intende suscitare; piuttosto, di essi approfitta il Nemico, il Diavolo, per isolare nell'amarezza, nella lamentela e nello scoraggiamento".
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PAPA: LA VERGINE DESTI CHIESA ITALIANA DA TORPORE E MESCHINITA'
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 23 mag.
"Madre della bellezza, che fiorisce dalla fedelta' al lavoro quotidiano, destaci dal torpore della pigrizia, della meschinita' e del disfattismo". Con queste parole Papa Francesco si e' rivolto alla Vergine al termine della liturgia di questa sera celebrata con i 220 vescovi italiani, che hanno rinnovato la loro professione di fede. "Mentre ringrazio di cuore ciascuno di voi per il vostro servizio, vi pongo sotto il manto di Maria, Nostra Signora", ha spiegato.
"Madre del silenzio, che custodisce il mistero di Dio, liberaci - ha invocato ancora il Pontefice - dall'idolatria del presente, a cui si condanna chi dimentica. Purifica gli occhi dei Pastori con il collirio della memoria: torneremo alla freschezza delle origini, per una Chiesa orante e penitente. Rivesti i Pastori di quella compassione che unifica e integra: scopriremo la gioia di una Chiesa serva, umile e fraterna". "Madre della tenerezza, che avvolge di pazienza e di misericordia, aiutaci - ha poi concluso la sua preghiera Francesco - a bruciare tristezze, impazienze e rigidita' di chi non conosce appartenenza. Intercedi presso tuo Figlio perche' siano agili le nostre mani, i nostri piedi e i nostri cuori: edificheremo la Chiesa con la verita' nella carita'. E saremo il Popolo di Dio, pellegrinante verso il Regno".
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BAGNASCO: AL PAPA, PARROCCHIE APERTE A CHI SOFFRE PER LA CRISI
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 23 mag.
"L'attenzione operosa e quotidiana con cui le parrocchie aprono le porte a quanti sono provati dal perdurare della crisi economica" e' stata sottolineata dal cardinale Angelo Bagnasco nel saluto rivolto a Papa Francesco in occasione del rito della "professione di fede" celebrato dallo stesso Pontefice insieme i vescovi italiani che partecipano in questi giorni all'Assemblea Generale della Cei e che nelle scorse settimane hanno compiuto le loro visite "ad limina". Il presidente della Cei ha sottolineato che i vescovi italiani vivono "l'unita' della comunione ecclesiale come una grazia e una missione", impegnati "nell'accoglienza dell'amore di Dio e nella promozione della dignita' di ogni essere umano". "Quest'orizzonte - ha affermato - confermiamo, Santita', con la solenne professione di fede di questa sera, che simbolicamente conclude la visita ad Limina Apostolorum delle nostre 226 diocesi, e che e' posta come momento apicale dell'annuale Assemblea Generale della nostra Conferenza Episcopale".
"Ci anima la sollecitudine di aiutare tutti, credenti e non credenti, a ritrovare fiducia nella vita, consapevoli che proprio dal Vangelo discende la proposta di una vita buona, di una vita riuscita", ha assicurato Bagnasco che non ha nascosto al Papa le difficolta' che i vescovi italiani incontrano "in una societa' complessa, in cui convivono mondi e linguaggi diversi, non sempre coerenti tra loro". "Viviamo - ha aggiunto - nel groviglio di situazioni e di occupazioni, che a volte diventano anche preoccupazioni". Ma e' l'appartenenza alla Chiesa, ha spiegato, "a consentirci l'annuncio del Vangelo e la testimonianza fiduciosa della carita', innanzitutto attraverso il dono di noi stessi".
"Nel decennio in corso - ha poi ricordato il presidente della Cei - abbiamo assunto la dimensione educativa come compito prioritario del nostro essere Chiesa 'discepola, madre e maestra'". E, ha osservato il porporato, "anche in questo ambito la presenza e il ruolo che la Chiesa svolge in Italia sono un contributo di prima grandezza, ancora piu' evidente in una stagione difficile e delicata come l'attuale". "La crisi pubblica, che travaglia le nostre famiglie, tocca in realta' - ha rilevato ancora Bagnasco - le radici stesse dell'uomo e investe la figura e il progetto del suo destino". E dunque "l'opera educativa, con l'offerta di una mappa valoriale incarnata da testimoni autorevoli, rappresenta cosi' un tassello decisivo del bene comune dell'intero Paese". "Muove da qui - ha spiegato - il tema di fondo di questa nostra 65esima Assemblea, dedicata all'attenzione per la cura e la formazione degli educatori all'interno della comunita' cristiana". "Voglia benedire, Padre Santo - ha poi concluso il cardinale rivolto a Francesco - questo nostro impegno, al quale sono poste le forze piu' vive delle nostre comunita' parrocchiali e diocesane".
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giovedì 23 maggio 2013
Papa Francesco ai vescovi italiani: dialogo con istituzioni è compito vostro. La mancata vigilanza offusca la santità della chiesa. Camminare con il gregge senza supponenza (Izzo)
PAPA: AI VESCOVI, "DIALOGO CON ISTITUZIONI E' COMPITO VOSTRO"
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 23 mag.
"Avete tanti compiti: il dialogo con le istituzioni politiche e' un compito vostro. E non e' facile". Lo ha detto Papa Francesco prendendo brevemente la parola in risposta al saluto del cardinale Bagnasco. "Avete - ha aggiunto - anche il lavoro di fare forti le conferenze regionali in regioni tanto diverse, non e' facile nemmeno questo. E poi forse ridurre un po' le diocesi: sono tante e' un po' pesante, ma c'e' una commissione per questo". Il Pontefice - che terra' tra poco l'omelia - ha concluso con un'esortazione: "avanti, avanti!".
© Copyright (AGI)
PAPA: LA MANCATA VIGILANZA OFFUSCA LA SANTITA' DELLA CHIESA
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 23 mag.
"La mancata vigilanza, lo sappiamo, rende tiepido il Pastore; lo fa distratto, dimentico e persino insofferente; lo seduce con la prospettiva della carriera, la lusinga del denaro e i compromessi con lo spirito del mondo; lo impigrisce, trasformandolo in un funzionario, un chierico di stato preoccupato piu' di se', dell'organizzazione e delle strutture, che del vero bene del Popolo di Dio". Sono parole indirizzate da Papa Francesco ai vescovi italiani riuniti questa sera nella Basilica di San Pietro per il rito della "professione di fede" che rappresenta il momento centrale della loro 65esima Assemblea Generale. "Si corre il rischio allora - ha scandito il Pontefice - di rinnegare il Signore, come l'Apostolo Pietro, anche se formalmente ci si presenta e si parla in suo nome; si offusca la santita' della Madre Chiesa gerarchica, rendendola meno feconda".
"Non siamo - ha ammonito i vescovi italiani - espressione di una struttura o di una necessita' organizzativa: anche con il servizio della nostra autorita' siamo chiamati a essere segno della presenza e dell'azione del Signore risorto, a edificare, quindi, la comunita' nella carita' fraterna". Papa Francesco ha pronunciato questi severi richiami commentando una frase degli Atti degli Apostoli ("Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si e' acquistata con il sangue del proprio Figlio") con un tono molto dolce, avendo premesso che la sua sarebbe stata una "meditazione per noi vescovi, prima per me vescovo come voi che la condivido con voi". L'atteggiamento semplice del Pontefice era testimoniato anche dal fatto che pur presiedendo il rito all'altare della Confessione, non ha indossato alcun paramento liturgico. "La conseguenza dell'amare il Signore - ha ricordato ai 220 presuli italiani - e' dare tutto, proprio tutto, fino alla stessa vita, per Lui: questo e' cio' che deve distinguere il nostro ministero pastorale; e' la cartina di tornasole che dice con quale profondita' abbiamo abbracciato il dono ricevuto rispondendo alla chiamata di Gesu' e quanto ci siamo legati alle persone e alle comunita' che ci sono state affidate". "Non che questo - ha commentato - sia scontato: anche l'amore piu' grande, infatti, quando non e' continuamente alimentato, si affievolisce e si spegne".
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PAPA: AI VESCOVI, CAMMINARE CON IL GREGGE SENZA SUPPONENZA
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 23 mar.
"Essere Pastori vuol dire anche disporsi a camminare in mezzo e dietro al gregge: capaci di ascoltare il silenzioso racconto di chi soffre e di sostenere il passo di chi teme di non farcela; attenti a rialzare, a rassicurare e a infondere speranza". Lo ha ricordato Papa Francesco ai vescovi italiani nell'omelia pronunciata in San Pietro questa sera, nel corso del rito della "professione di fede". "Dalla condivisione con gli umili la nostra fede - ha affermato - esce sempre rafforzata: mettiamo da parte, quindi, ogni forma di supponenza, per chinarci su quanti il Signore ha affidato alla nostra sollecitudine". "Fra questi - ha ricordato Francesco ai 220 presuli - un posto particolare riserviamolo ai nostri sacerdoti: soprattutto per loro, il nostro cuore, la nostra mano e la nostra porta restino aperte in ogni circostanza".
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Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 23 mag.
"Avete tanti compiti: il dialogo con le istituzioni politiche e' un compito vostro. E non e' facile". Lo ha detto Papa Francesco prendendo brevemente la parola in risposta al saluto del cardinale Bagnasco. "Avete - ha aggiunto - anche il lavoro di fare forti le conferenze regionali in regioni tanto diverse, non e' facile nemmeno questo. E poi forse ridurre un po' le diocesi: sono tante e' un po' pesante, ma c'e' una commissione per questo". Il Pontefice - che terra' tra poco l'omelia - ha concluso con un'esortazione: "avanti, avanti!".
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PAPA: LA MANCATA VIGILANZA OFFUSCA LA SANTITA' DELLA CHIESA
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 23 mag.
"La mancata vigilanza, lo sappiamo, rende tiepido il Pastore; lo fa distratto, dimentico e persino insofferente; lo seduce con la prospettiva della carriera, la lusinga del denaro e i compromessi con lo spirito del mondo; lo impigrisce, trasformandolo in un funzionario, un chierico di stato preoccupato piu' di se', dell'organizzazione e delle strutture, che del vero bene del Popolo di Dio". Sono parole indirizzate da Papa Francesco ai vescovi italiani riuniti questa sera nella Basilica di San Pietro per il rito della "professione di fede" che rappresenta il momento centrale della loro 65esima Assemblea Generale. "Si corre il rischio allora - ha scandito il Pontefice - di rinnegare il Signore, come l'Apostolo Pietro, anche se formalmente ci si presenta e si parla in suo nome; si offusca la santita' della Madre Chiesa gerarchica, rendendola meno feconda".
"Non siamo - ha ammonito i vescovi italiani - espressione di una struttura o di una necessita' organizzativa: anche con il servizio della nostra autorita' siamo chiamati a essere segno della presenza e dell'azione del Signore risorto, a edificare, quindi, la comunita' nella carita' fraterna". Papa Francesco ha pronunciato questi severi richiami commentando una frase degli Atti degli Apostoli ("Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si e' acquistata con il sangue del proprio Figlio") con un tono molto dolce, avendo premesso che la sua sarebbe stata una "meditazione per noi vescovi, prima per me vescovo come voi che la condivido con voi". L'atteggiamento semplice del Pontefice era testimoniato anche dal fatto che pur presiedendo il rito all'altare della Confessione, non ha indossato alcun paramento liturgico. "La conseguenza dell'amare il Signore - ha ricordato ai 220 presuli italiani - e' dare tutto, proprio tutto, fino alla stessa vita, per Lui: questo e' cio' che deve distinguere il nostro ministero pastorale; e' la cartina di tornasole che dice con quale profondita' abbiamo abbracciato il dono ricevuto rispondendo alla chiamata di Gesu' e quanto ci siamo legati alle persone e alle comunita' che ci sono state affidate". "Non che questo - ha commentato - sia scontato: anche l'amore piu' grande, infatti, quando non e' continuamente alimentato, si affievolisce e si spegne".
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PAPA: AI VESCOVI, CAMMINARE CON IL GREGGE SENZA SUPPONENZA
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 23 mar.
"Essere Pastori vuol dire anche disporsi a camminare in mezzo e dietro al gregge: capaci di ascoltare il silenzioso racconto di chi soffre e di sostenere il passo di chi teme di non farcela; attenti a rialzare, a rassicurare e a infondere speranza". Lo ha ricordato Papa Francesco ai vescovi italiani nell'omelia pronunciata in San Pietro questa sera, nel corso del rito della "professione di fede". "Dalla condivisione con gli umili la nostra fede - ha affermato - esce sempre rafforzata: mettiamo da parte, quindi, ogni forma di supponenza, per chinarci su quanti il Signore ha affidato alla nostra sollecitudine". "Fra questi - ha ricordato Francesco ai 220 presuli - un posto particolare riserviamolo ai nostri sacerdoti: soprattutto per loro, il nostro cuore, la nostra mano e la nostra porta restino aperte in ogni circostanza".
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Il Papa ai vescovi italiani: camminate in mezzo e dietro al gregge, non fatevi sedurre da carriera e denaro
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La Chiesa l'educazione e il vero welfare. Nei lavori dell'assemblea generale della Cei il dibattito sulle scuole paritarie
Nei lavori dell'assemblea generale della Cei il dibattito sulle scuole paritarie
La Chiesa l'educazione e il vero welfare
Roma, 22. In Italia «si sta producendo una sorta di capovolgimento, per cui lo Stato sociale, il welfare, è assicurato dalla Chiesa, non dallo Stato». È quanto ha osservato ieri, martedì, il segretario della Conferenza episcopale italiana (Cei), il vescovo Mariano Crociata, durante la conferenza stampa organizzata per illustrare i lavori dell'assemblea generale in corso in questi giorni.
Tra i principali servizi dello Stato sociale vi è la pubblica istruzione e monsignor Crociata ha affermato che le difficoltà che oggi attraversa la scuola paritaria sono aggravate da «un intendimento di polemica da parte di alcuni». Le polemiche sui finanziamenti alla scuola paritaria, ha osservato il segretario generale della Cei, «non sono espressione di una società libera, mentre la scuola cattolica è proprio una espressione della creatività dei credenti in una società libera. La scuola pubblica -- infatti -- ha diverse forme e una è questa e ha bisogno del sostegno anche della società, dello Stato».
A questo proposito, monsignor Crociata ha confermato quanto annunciato dal cardinale presidente della Cei nella sua prolusione, e cioè che «l'anno prossimo, in primavera, ci sarà un momento di convocazione di popolo sui temi della scuola, non ancora definito nelle modalità. Arriverà -- ha spiegato -- dopo un cammino che ha inteso mobilitare la base non solo della Chiesa ma della società intera». La scuola, ha spiegato, «sta a cuore alla Chiesa; ovviamente non solo la scuola paritaria ma tutta la scuola, anche perché la maggior parte dei cattolici, sia come studenti che come operatori, sono in quella statale. E dunque la preoccupazione maggiore è per quella, per le difficoltà che attraversa e le sue esigenze».
Il segretario generale della Cei ha parlato anche delle difficoltà del welfare, «ridotto al minimo» dalla crisi economica, al quale la Chiesa è chiamata a sopperire: «Le strutture pubbliche, infatti, rimandano alle Caritas per le urgenze che non sono più in grado di assicurare». Dunque «occorre una riflessione da parte di tutti e in particolare delle pubbliche istituzioni. Si ristabilisca un equilibrio tra quello che è dello Stato e quello che è delle realtà di volontariato, che comunque assicurano che continueranno a portare avanti il loro impegno».
Affinché si ponga mano a una tale emergenza occorre che soprattutto la politica si assuma le proprie responsabilità. Anche su questo punto il vescovo Crociata riecheggia l'appello lanciato dal cardinale Bagnasco: basta «scaramucce» tra partiti, ha detto monsignor Crociata, perché la campagna elettorale è finita ed è ora di affrontare con decisione le tante emergenze che affliggono il Paese. Sarebbe preoccupante, di fronte a situazioni così urgenti per il Paese, assistere al prolungarsi di «scontri polemici che richiamano il continuare di una mai finita campagna elettorale o l'anticipo della successiva, mentre i problemi crescono e nessuno sembra farvi fronte».
«Già nella sua prolusione -- ha detto il vescovo -- il cardinale presidente ha detto come ci sia bisogno dell'impegno di tutti, a cominciare dalle istituzioni, dal Governo, e da tutti quelli che concorrono a sostenerlo, perché si possa rispondere alle esigenze di questo momento della vita del Paese, con interventi legislativi necessari a far fronte alla crisi e ai drammatici disagi sociali». E «sulle formule, sulle modalità, le forze politiche e le istituzioni sanno e hanno gli strumenti per definirle».
Giovedì i vescovi italiani incontreranno Papa Francesco per la professione di fede al termine del loro pellegrinaggio alla tomba di Pietro, culmine di un percorso cominciato con l'avvio dell'Anno della fede e continuato in questi mesi con iniziative in tutta Italia che sono espressione dello stretto legame fra nuova evangelizzazione ed emergenza educativa, tema sul quale i vescovi italiani si stanno confrontando anche in queste giornate di lavoro.
Ieri il vescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Gianni Ambrosio, presidente della commissione episcopale per l'educazione cattolica, la scuola e l'università, ha tenuto un intervento intitolato «Educatori nella comunità: criteri di scelta e percorsi di formazione». Su quest'ultima in particolare si sono soffermate le conclusioni del vescovo, che ha insistito sulla necessità di una formazione ben progettata nella sua articolazione tra formazione di base e specifica, attenta in ogni modo a valorizzare le risorse umane e le strutture già presenti, oltre che ispiratrice «di un vivo senso di appartenenza alla comunità ecclesiale».
(©L'Osservatore Romano 23 maggio 2013)
La Chiesa l'educazione e il vero welfare
Roma, 22. In Italia «si sta producendo una sorta di capovolgimento, per cui lo Stato sociale, il welfare, è assicurato dalla Chiesa, non dallo Stato». È quanto ha osservato ieri, martedì, il segretario della Conferenza episcopale italiana (Cei), il vescovo Mariano Crociata, durante la conferenza stampa organizzata per illustrare i lavori dell'assemblea generale in corso in questi giorni.
Tra i principali servizi dello Stato sociale vi è la pubblica istruzione e monsignor Crociata ha affermato che le difficoltà che oggi attraversa la scuola paritaria sono aggravate da «un intendimento di polemica da parte di alcuni». Le polemiche sui finanziamenti alla scuola paritaria, ha osservato il segretario generale della Cei, «non sono espressione di una società libera, mentre la scuola cattolica è proprio una espressione della creatività dei credenti in una società libera. La scuola pubblica -- infatti -- ha diverse forme e una è questa e ha bisogno del sostegno anche della società, dello Stato».
A questo proposito, monsignor Crociata ha confermato quanto annunciato dal cardinale presidente della Cei nella sua prolusione, e cioè che «l'anno prossimo, in primavera, ci sarà un momento di convocazione di popolo sui temi della scuola, non ancora definito nelle modalità. Arriverà -- ha spiegato -- dopo un cammino che ha inteso mobilitare la base non solo della Chiesa ma della società intera». La scuola, ha spiegato, «sta a cuore alla Chiesa; ovviamente non solo la scuola paritaria ma tutta la scuola, anche perché la maggior parte dei cattolici, sia come studenti che come operatori, sono in quella statale. E dunque la preoccupazione maggiore è per quella, per le difficoltà che attraversa e le sue esigenze».
Il segretario generale della Cei ha parlato anche delle difficoltà del welfare, «ridotto al minimo» dalla crisi economica, al quale la Chiesa è chiamata a sopperire: «Le strutture pubbliche, infatti, rimandano alle Caritas per le urgenze che non sono più in grado di assicurare». Dunque «occorre una riflessione da parte di tutti e in particolare delle pubbliche istituzioni. Si ristabilisca un equilibrio tra quello che è dello Stato e quello che è delle realtà di volontariato, che comunque assicurano che continueranno a portare avanti il loro impegno».
Affinché si ponga mano a una tale emergenza occorre che soprattutto la politica si assuma le proprie responsabilità. Anche su questo punto il vescovo Crociata riecheggia l'appello lanciato dal cardinale Bagnasco: basta «scaramucce» tra partiti, ha detto monsignor Crociata, perché la campagna elettorale è finita ed è ora di affrontare con decisione le tante emergenze che affliggono il Paese. Sarebbe preoccupante, di fronte a situazioni così urgenti per il Paese, assistere al prolungarsi di «scontri polemici che richiamano il continuare di una mai finita campagna elettorale o l'anticipo della successiva, mentre i problemi crescono e nessuno sembra farvi fronte».
«Già nella sua prolusione -- ha detto il vescovo -- il cardinale presidente ha detto come ci sia bisogno dell'impegno di tutti, a cominciare dalle istituzioni, dal Governo, e da tutti quelli che concorrono a sostenerlo, perché si possa rispondere alle esigenze di questo momento della vita del Paese, con interventi legislativi necessari a far fronte alla crisi e ai drammatici disagi sociali». E «sulle formule, sulle modalità, le forze politiche e le istituzioni sanno e hanno gli strumenti per definirle».
Giovedì i vescovi italiani incontreranno Papa Francesco per la professione di fede al termine del loro pellegrinaggio alla tomba di Pietro, culmine di un percorso cominciato con l'avvio dell'Anno della fede e continuato in questi mesi con iniziative in tutta Italia che sono espressione dello stretto legame fra nuova evangelizzazione ed emergenza educativa, tema sul quale i vescovi italiani si stanno confrontando anche in queste giornate di lavoro.
Ieri il vescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Gianni Ambrosio, presidente della commissione episcopale per l'educazione cattolica, la scuola e l'università, ha tenuto un intervento intitolato «Educatori nella comunità: criteri di scelta e percorsi di formazione». Su quest'ultima in particolare si sono soffermate le conclusioni del vescovo, che ha insistito sulla necessità di una formazione ben progettata nella sua articolazione tra formazione di base e specifica, attenta in ogni modo a valorizzare le risorse umane e le strutture già presenti, oltre che ispiratrice «di un vivo senso di appartenenza alla comunità ecclesiale».
(©L'Osservatore Romano 23 maggio 2013)
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mercoledì 22 maggio 2013
"Il Welfare è assicurato dalla Chiesa" (Sir)
"Il Welfare è assicurato dalla Chiesa"
Monsignor Mariano Crociata: la "condizione della gente" è la nostra "preoccupazione". Lo Stato è in difficoltà e sempre più "le strutture pubbliche ricorrono alle Caritas per consentire alla gente di trovare un punto di appoggio, un luogo di aiuto, un momento di soccorso a urgenze che spesso non sono in grado di assicurare". Con Papa Francesco, per difendere la famiglia. A primavera il "raduno" per "tutta la scuola". Ai politici: la Chiesa non è "di parte"
Una Chiesa che svolge sempre più mansioni che andrebbero svolte dallo Stato, e uno Stato in cui la crisi del Welfare ha assunto dimensioni così allarmanti da dare segni di non riuscire più a “reggere”. A dipingere, con “preoccupazione”, questa sorta di “capovolgimento allarmante”, nel “momento sociale particolare che stiamo attraversando”, è stato monsignor Mariano Crociata, segretario della Cei, durante la prima conferenza stampa della 65ma assemblea generale dei vescovi italiani, in corso in Vaticano fino al 24 maggio. Momento culminante dell’assise episcopale: il primo incontro dei vescovi italiani con Papa Francesco, giovedì sera, per la “Professio Fidei” nella Basilica di San Pietro.
Pensare alla gente. La “condizione della nostra gente”: è questa la “preoccupazione” più pressante dei vescovi riuniti in Vaticano, che hanno fatto eco alla prolusione del cardinale Bagnasco, in cui il presidente della Cei aveva ricordato che “pensare alla gente” è “l’unica cosa seria”, per un Paese in seria difficoltà - non solo economica - come il nostro, e nel quale è sempre più urgente un “serio esame di coscienza” da parte di chi ha “responsabilità” in ambito pubblico. Secondo monsignor Crociata, oggi “si assiste ad una sorta di capovolgimento, per cui il Welfare è assicurato dalla Chiesa, e non dallo Stato”, con “strutture pubbliche che ricorrono alle Caritas per consentire alla gente di trovare un punto di appoggio, un luogo di aiuto, un momento di soccorso a urgenze che spesso non sono in grado di assicurare”. Per i vescovi, si tratta di “un capovolgimento allarmante”, che “richiede impegno attento da parte di tutti”. Soprattutto per garantire un “equilibrio” che “distingua ciò che è compito delle istituzioni e ciò che è affidato a tutto ciò che il volontariato e la carità continueranno a fare, ma come segno della presenza necessaria della Chiesa accanto a chi soffre o è in difficoltà”.
Con Papa Francesco. In poco più di due mesi di pontificato, Papa Francesco ha già lasciato un’“impressione profonda” tra i vescovi di quella comunità un po’ “speciale”, e con la quale c’è “una speciale sintonia”, quale è la Chiesa italiana. Lo ha assicurato ai giornalisti, monsignor Crociata. “Sia pure in questo breve periodo - ha detto il segretario generale della Cei - quello della Chiesa italiana con il nuovo Papa è già un rapporto di grande intensità riguardo al grado d’intesa, di corrispondenza e adesione reciproca”, come dimostrano le visite “ad limina”. Per questo c’è grande attesa per l’appuntamento di giovedì, per la “Professio fidei” nella basilica di San Pietro. “Ascolteremo con molta gioia quello che il Papa vorrà dirci”, le parole di monsignor Crociata, che interrogato sull’eventuale presenza del tema della famiglia nell’intervento papale ha risposto: “Certamente per noi vescovi il matrimonio e la famiglia sono un punto decisivo, che riceve una cruciale attenzione da parte nostra, perché fa parte del patrimonio della nostra coscienza e identità. Non in termini confessionali, ma in termini culturali, etici, di visione dell’uomo condivisa”. Di qui la necessità di “difendere questa istituzione come realtà costitutiva per far crescere il Paese, accogliere le nuove generazioni e disegnare il nostro cammino futuro. Che la famiglia abbia bisogno di sostegno, è sotto gli occhi di tutti, viste le tante difficoltà che le famiglie attraversano anche dal punto di vista economico, e per le quali si chiede alla Chiesa di supplire alle tante carenze di un Welfare ridotto al minimo”.
La “politica” della Chiesa. Alle domande dei giornalisti sul rapporto tra la Chiesa e la politica, monsignor Crociata ha ribadito che la Chiesa “fa politica e farà sempre politica” non parteggiando per l’una o l’altra parte, ma additando ai politici la necessità di perseguire il “bene comune” tenendo insieme “etica sociale” ed “etica della vita”. Il bene comune, ha ricordato il vescovo, è “bene di tutti e di tutto l’uomo”: per questo la Chiesa non può essere di parte, ma “è sempre a fianco di tutti coloro che anche in piccola misura sostengono il bene della persona, di tutta la persona”. Quanto alla situazione politica attuale, per i vescovi sarebbe “preoccupante” se si prolungassero “scaramucce o scontri polemici”, quasi fossero il “prolungamento di una mai finita campagna elettorale o l’anticipazione di una campagna elettorale successiva”. La Chiesa è “l’antagonista per eccellenza della mafia”, ha ricordato monsignor Crociata in relazione alla prossima beatificazione di don Puglisi. Appuntamento, infine, alla prossima primavera per il “raduno di popolo” sulla scuola - tutta la scuola, non solo quella cattolica - annunciato ieri dal cardinale Bagnasco. L’obiettivo è quello di avviare un percorso di riflessione, approfondimento e “mobilitazione” anche della “base” su un tema cruciale per il futuro del Paese.
© Copyright Sir
Monsignor Mariano Crociata: la "condizione della gente" è la nostra "preoccupazione". Lo Stato è in difficoltà e sempre più "le strutture pubbliche ricorrono alle Caritas per consentire alla gente di trovare un punto di appoggio, un luogo di aiuto, un momento di soccorso a urgenze che spesso non sono in grado di assicurare". Con Papa Francesco, per difendere la famiglia. A primavera il "raduno" per "tutta la scuola". Ai politici: la Chiesa non è "di parte"
Una Chiesa che svolge sempre più mansioni che andrebbero svolte dallo Stato, e uno Stato in cui la crisi del Welfare ha assunto dimensioni così allarmanti da dare segni di non riuscire più a “reggere”. A dipingere, con “preoccupazione”, questa sorta di “capovolgimento allarmante”, nel “momento sociale particolare che stiamo attraversando”, è stato monsignor Mariano Crociata, segretario della Cei, durante la prima conferenza stampa della 65ma assemblea generale dei vescovi italiani, in corso in Vaticano fino al 24 maggio. Momento culminante dell’assise episcopale: il primo incontro dei vescovi italiani con Papa Francesco, giovedì sera, per la “Professio Fidei” nella Basilica di San Pietro.
Pensare alla gente. La “condizione della nostra gente”: è questa la “preoccupazione” più pressante dei vescovi riuniti in Vaticano, che hanno fatto eco alla prolusione del cardinale Bagnasco, in cui il presidente della Cei aveva ricordato che “pensare alla gente” è “l’unica cosa seria”, per un Paese in seria difficoltà - non solo economica - come il nostro, e nel quale è sempre più urgente un “serio esame di coscienza” da parte di chi ha “responsabilità” in ambito pubblico. Secondo monsignor Crociata, oggi “si assiste ad una sorta di capovolgimento, per cui il Welfare è assicurato dalla Chiesa, e non dallo Stato”, con “strutture pubbliche che ricorrono alle Caritas per consentire alla gente di trovare un punto di appoggio, un luogo di aiuto, un momento di soccorso a urgenze che spesso non sono in grado di assicurare”. Per i vescovi, si tratta di “un capovolgimento allarmante”, che “richiede impegno attento da parte di tutti”. Soprattutto per garantire un “equilibrio” che “distingua ciò che è compito delle istituzioni e ciò che è affidato a tutto ciò che il volontariato e la carità continueranno a fare, ma come segno della presenza necessaria della Chiesa accanto a chi soffre o è in difficoltà”.
Con Papa Francesco. In poco più di due mesi di pontificato, Papa Francesco ha già lasciato un’“impressione profonda” tra i vescovi di quella comunità un po’ “speciale”, e con la quale c’è “una speciale sintonia”, quale è la Chiesa italiana. Lo ha assicurato ai giornalisti, monsignor Crociata. “Sia pure in questo breve periodo - ha detto il segretario generale della Cei - quello della Chiesa italiana con il nuovo Papa è già un rapporto di grande intensità riguardo al grado d’intesa, di corrispondenza e adesione reciproca”, come dimostrano le visite “ad limina”. Per questo c’è grande attesa per l’appuntamento di giovedì, per la “Professio fidei” nella basilica di San Pietro. “Ascolteremo con molta gioia quello che il Papa vorrà dirci”, le parole di monsignor Crociata, che interrogato sull’eventuale presenza del tema della famiglia nell’intervento papale ha risposto: “Certamente per noi vescovi il matrimonio e la famiglia sono un punto decisivo, che riceve una cruciale attenzione da parte nostra, perché fa parte del patrimonio della nostra coscienza e identità. Non in termini confessionali, ma in termini culturali, etici, di visione dell’uomo condivisa”. Di qui la necessità di “difendere questa istituzione come realtà costitutiva per far crescere il Paese, accogliere le nuove generazioni e disegnare il nostro cammino futuro. Che la famiglia abbia bisogno di sostegno, è sotto gli occhi di tutti, viste le tante difficoltà che le famiglie attraversano anche dal punto di vista economico, e per le quali si chiede alla Chiesa di supplire alle tante carenze di un Welfare ridotto al minimo”.
La “politica” della Chiesa. Alle domande dei giornalisti sul rapporto tra la Chiesa e la politica, monsignor Crociata ha ribadito che la Chiesa “fa politica e farà sempre politica” non parteggiando per l’una o l’altra parte, ma additando ai politici la necessità di perseguire il “bene comune” tenendo insieme “etica sociale” ed “etica della vita”. Il bene comune, ha ricordato il vescovo, è “bene di tutti e di tutto l’uomo”: per questo la Chiesa non può essere di parte, ma “è sempre a fianco di tutti coloro che anche in piccola misura sostengono il bene della persona, di tutta la persona”. Quanto alla situazione politica attuale, per i vescovi sarebbe “preoccupante” se si prolungassero “scaramucce o scontri polemici”, quasi fossero il “prolungamento di una mai finita campagna elettorale o l’anticipazione di una campagna elettorale successiva”. La Chiesa è “l’antagonista per eccellenza della mafia”, ha ricordato monsignor Crociata in relazione alla prossima beatificazione di don Puglisi. Appuntamento, infine, alla prossima primavera per il “raduno di popolo” sulla scuola - tutta la scuola, non solo quella cattolica - annunciato ieri dal cardinale Bagnasco. L’obiettivo è quello di avviare un percorso di riflessione, approfondimento e “mobilitazione” anche della “base” su un tema cruciale per il futuro del Paese.
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lunedì 20 maggio 2013
Prolusione del card. Bagnasco: il testo integrale
Clicca qui per leggere il testo.
sabato 11 maggio 2013
Vescovi europei: tolleranza religiosa a rischio in diversi Paesi. Papa Francesco incoraggia i vescovi europei a più dialogo ecumenico (Izzo)
VESCOVI EUROPEI: TOLLERANZA RELIGIOSA A RISCHIO IN DIVERSI PAESI
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 10 apr.
Preoccupa i vescovi europei quanto e' emerso dalla relazione sulla cristianofobia elaborata dall'Osservatorio europeo per le discriminazione e l'intolleranza religiosa. "Non si tratta di un fenomeno isolato", ha spiegato ai giornalisti il cardinale Peter Erdo, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, citando pericolose tendenze legislative e ingerenze dei Governi in Europa. Secondo Erdo a dividere sono temi come "la circoncisione, che volevano vietare alcuni tribunali in Europa, oppure la carne kosher, che e' vietata in alcuni Paesi".
"Continuiamo a lavorare intensamente per la riconciliazione dei popoli d'Europa e all’interno delle societa'", hanno spiegato i vescovi, mostrando grande apprezzamento "per la mobilitazione svoltasi in Francia contro la legge sui matrimoni e le adozioni per le coppie gay". "Un risveglio delle coscienze che la Chiesa sostiene”, lo ha definito il cardinale Erdo, cosi' come la campagna "Uno di noi" in difesa dell'embrione, che promuove sabato e domenica una paccolta di firme in tutte le parrocchie italiane.
"Un gesto concreto e propositivo - ha concluso Erdo - perche' la coscienza europea non perda se stessa rispetto al valore fondamentale del riconoscimento, della difesa e della promozione della vita umana in tutte le sue espressioni e in tutte le sue fasi". Da non dimenticare anche la difficile situazione dei vescovi di Bosnia Erzegovina, ridotti a minoranza, che chiedono sostegno concreto alla comunita' internazionale. In proposito il cardinale Erdo ha sottolineato ai microfoni di Radio Vaticana che i cattolici nel Paese balcanico "sono rimasti in alcune zone solo il 5 per cento della popolazione, e quelli che vorrebbero tornare non possono tornare". "C'e' - ha denunciato il porporato - uno sterminio davanti ai nostri occhi ed e' nostro dovere ricordare, parlare, scrivere del fatto che questa e' una grande ingiustizia".
© Copyright (AGI)
PAPA: INCORAGGIA I VESCOVI EUROPEI A PIU' DIALOGO ECUMENICO
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 10 mag.
"E' stato un incontro stupendo soprattutto, per la forte impressione di essere accolti di cuore, cioe' con grande interesse, con apertura e con grande incoraggiamento. E' stato un conforto, un rinforzo per noi, una gioia particolare". Il presidente dei vescovi europei Peter Erdo ha commentato cosi' la riunione di lavoro di questa mattina tra i vertici della CCEE e Papa Francesco. "Il Papa - ha riferito il porporato ungherese - e' stato interessato in particolare dalla tematica ecumenica su cui si e' mostrato molto sensibile".
"Il Pontefice - ha rivelato Erdo - ci ha detto che c'e' bisogno di promuovere la vicinanza reciproca".
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Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 10 apr.
Preoccupa i vescovi europei quanto e' emerso dalla relazione sulla cristianofobia elaborata dall'Osservatorio europeo per le discriminazione e l'intolleranza religiosa. "Non si tratta di un fenomeno isolato", ha spiegato ai giornalisti il cardinale Peter Erdo, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, citando pericolose tendenze legislative e ingerenze dei Governi in Europa. Secondo Erdo a dividere sono temi come "la circoncisione, che volevano vietare alcuni tribunali in Europa, oppure la carne kosher, che e' vietata in alcuni Paesi".
"Continuiamo a lavorare intensamente per la riconciliazione dei popoli d'Europa e all’interno delle societa'", hanno spiegato i vescovi, mostrando grande apprezzamento "per la mobilitazione svoltasi in Francia contro la legge sui matrimoni e le adozioni per le coppie gay". "Un risveglio delle coscienze che la Chiesa sostiene”, lo ha definito il cardinale Erdo, cosi' come la campagna "Uno di noi" in difesa dell'embrione, che promuove sabato e domenica una paccolta di firme in tutte le parrocchie italiane.
"Un gesto concreto e propositivo - ha concluso Erdo - perche' la coscienza europea non perda se stessa rispetto al valore fondamentale del riconoscimento, della difesa e della promozione della vita umana in tutte le sue espressioni e in tutte le sue fasi". Da non dimenticare anche la difficile situazione dei vescovi di Bosnia Erzegovina, ridotti a minoranza, che chiedono sostegno concreto alla comunita' internazionale. In proposito il cardinale Erdo ha sottolineato ai microfoni di Radio Vaticana che i cattolici nel Paese balcanico "sono rimasti in alcune zone solo il 5 per cento della popolazione, e quelli che vorrebbero tornare non possono tornare". "C'e' - ha denunciato il porporato - uno sterminio davanti ai nostri occhi ed e' nostro dovere ricordare, parlare, scrivere del fatto che questa e' una grande ingiustizia".
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PAPA: INCORAGGIA I VESCOVI EUROPEI A PIU' DIALOGO ECUMENICO
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 10 mag.
"E' stato un incontro stupendo soprattutto, per la forte impressione di essere accolti di cuore, cioe' con grande interesse, con apertura e con grande incoraggiamento. E' stato un conforto, un rinforzo per noi, una gioia particolare". Il presidente dei vescovi europei Peter Erdo ha commentato cosi' la riunione di lavoro di questa mattina tra i vertici della CCEE e Papa Francesco. "Il Papa - ha riferito il porporato ungherese - e' stato interessato in particolare dalla tematica ecumenica su cui si e' mostrato molto sensibile".
"Il Pontefice - ha rivelato Erdo - ci ha detto che c'e' bisogno di promuovere la vicinanza reciproca".
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lunedì 6 maggio 2013
La visita "ad limina" dei vescovi del Piemonte nel commento di Salvatore Izzo
PAPA: NOSIGLIA, GLI STANNO A CUORE LE COPPIE IN CRISI
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 6 mag.
Al centro delle preoccupazioni di Papa Francesco c'e' il problema delle famiglie: gli stanno molto a cuore tutte le famiglie, quelle che stanno abbastanza bene dal punto di vista spirituale o sociale, ma soprattutto quelle in difficolta', sia sul piano morale sia anche sul piano sociale".
Lo afferma l'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, ricevuto oggi con i vescovi del Piemonte per la visita ad limina.
"Abbiamo notato - spiega il presule quanta eco ed attenzione ha il Pontefice verso la famiglia e come sia vicino a queste situazioni". Francesco, rivela Nosiglia, "ci invita ad essere, anche li', padri e amici di ogni famiglia, accogliendo, cercando di dare risposte anche appropriate ai bisogni che la famiglia ha".
Per il Papa, poi, e' "certamente importante il problema dei giovani, che - sottolinea l'arcivescovo di Torino - rappresenta anche la sfida piu' grande della Chiesa".
Su questo, aggiunge, il Papa esorta a farsene carico "con speranza, con fiducia, spronandoli a uscire da se stessi, ad essere protagonisti anche negli ambienti di vita, universita', scuola, a dare molta fiducia ai giovani".
© Copyright (AGI)
CRISI: PAPA, SOCCORRERE I POVERI COME FACEVANO I SANTI SOCIALI
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 6 mag.
Davanti alle conseguenze gravi della crisi economica, Papa Francesco "ci ha invitato a fare della nostra Chiesa un esempio anche sotto questo profilo". Lo rivela il presidente dei vescovi del Piemonte, monsignor Cesare Nosiglia, che ha guidato oggi i suoi confratelli in Vaticano, per la visita ad limina. "Il Pontefice - sottolinea l'arcivescovo di Torino - ha ricordato anche i nostri santi, i cosiddetti santi sociali, don Bosco, il Murialdo, il Cottolengo, che hanno dato grande impulso anche all'impegno dei cristiani nell'ambito della societa', soprattutto per aiutare chi soffre, chi e' piu' povero, chi e' ultimo ad avere la dignita', ad avere la giustizia e la solidarieta' di cui ha bisogno".
Come vescovi, spiega Nosiglia in un'intervista alla Radio Vaticana, "e' una questione che ci sta molto a cuore: il Piemonte soffre moltissimo, in questo momento. Abbiamo tanti disoccupati, abbiamo situazioni anche molto dure dal punto di vista dei nuovi poveri.
E Francesco si e' mostrato molto sensibile".
Quello di oggi con Francesco, sintetizza Nosiglia, "e' stato un incontro sereno, costruttivo, direi di un padre con i suoi figli, per conoscere un po' la situazione della nostra Regione, a partire dai problemi ma anche dalle prospettive positive che ci sono".
Il Papa, continua il presule, "ci ha dato speranza, ci ha incoraggiati a seguire con affetto e amore i sacerdoti, soprattutto quelli anziani e malati" ed anche a mostrare "la nostra paternita', la nostra vicinanza, e quelli piu' giovani che si trovano ad affrontare una situazione a volte un po' complessa e difficile, nel passaggio dal Seminario alla loro vita sacerdotale".
"Mi ha colpito molto - confida inoltre Nosiglia nell'intervista - la semplicita' e il tratto familiare e nello stesso tempo, l'acutezza e la profondita' delle cose che il Papa ci ha detto" esortandoci a essere "padri, vescovi e amici nello stesso tempo, sull'esempio di Gesu' Cristo e sull'esempio dei nostri santi, per mostrare ogni giorno quanto la misericordia, l'amore di Gesu', il cuore del Signore, veramente, sia vicino alla nostra gente".
Nosiglia rivela infine: "l'abbiamo anche invitato. Credo che tutte le Conferenze avranno fatto cosi', pero' - conclude - il Piemonte, forse, puo' darsi che sia una Regione che gli sia cara in quanto richiama un po' anche la sua famiglia: ci sono diversi parenti del Papa anche a Torino".
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Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 6 mag.
Al centro delle preoccupazioni di Papa Francesco c'e' il problema delle famiglie: gli stanno molto a cuore tutte le famiglie, quelle che stanno abbastanza bene dal punto di vista spirituale o sociale, ma soprattutto quelle in difficolta', sia sul piano morale sia anche sul piano sociale".
Lo afferma l'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, ricevuto oggi con i vescovi del Piemonte per la visita ad limina.
"Abbiamo notato - spiega il presule quanta eco ed attenzione ha il Pontefice verso la famiglia e come sia vicino a queste situazioni". Francesco, rivela Nosiglia, "ci invita ad essere, anche li', padri e amici di ogni famiglia, accogliendo, cercando di dare risposte anche appropriate ai bisogni che la famiglia ha".
Per il Papa, poi, e' "certamente importante il problema dei giovani, che - sottolinea l'arcivescovo di Torino - rappresenta anche la sfida piu' grande della Chiesa".
Su questo, aggiunge, il Papa esorta a farsene carico "con speranza, con fiducia, spronandoli a uscire da se stessi, ad essere protagonisti anche negli ambienti di vita, universita', scuola, a dare molta fiducia ai giovani".
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CRISI: PAPA, SOCCORRERE I POVERI COME FACEVANO I SANTI SOCIALI
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 6 mag.
Davanti alle conseguenze gravi della crisi economica, Papa Francesco "ci ha invitato a fare della nostra Chiesa un esempio anche sotto questo profilo". Lo rivela il presidente dei vescovi del Piemonte, monsignor Cesare Nosiglia, che ha guidato oggi i suoi confratelli in Vaticano, per la visita ad limina. "Il Pontefice - sottolinea l'arcivescovo di Torino - ha ricordato anche i nostri santi, i cosiddetti santi sociali, don Bosco, il Murialdo, il Cottolengo, che hanno dato grande impulso anche all'impegno dei cristiani nell'ambito della societa', soprattutto per aiutare chi soffre, chi e' piu' povero, chi e' ultimo ad avere la dignita', ad avere la giustizia e la solidarieta' di cui ha bisogno".
Come vescovi, spiega Nosiglia in un'intervista alla Radio Vaticana, "e' una questione che ci sta molto a cuore: il Piemonte soffre moltissimo, in questo momento. Abbiamo tanti disoccupati, abbiamo situazioni anche molto dure dal punto di vista dei nuovi poveri.
E Francesco si e' mostrato molto sensibile".
Quello di oggi con Francesco, sintetizza Nosiglia, "e' stato un incontro sereno, costruttivo, direi di un padre con i suoi figli, per conoscere un po' la situazione della nostra Regione, a partire dai problemi ma anche dalle prospettive positive che ci sono".
Il Papa, continua il presule, "ci ha dato speranza, ci ha incoraggiati a seguire con affetto e amore i sacerdoti, soprattutto quelli anziani e malati" ed anche a mostrare "la nostra paternita', la nostra vicinanza, e quelli piu' giovani che si trovano ad affrontare una situazione a volte un po' complessa e difficile, nel passaggio dal Seminario alla loro vita sacerdotale".
"Mi ha colpito molto - confida inoltre Nosiglia nell'intervista - la semplicita' e il tratto familiare e nello stesso tempo, l'acutezza e la profondita' delle cose che il Papa ci ha detto" esortandoci a essere "padri, vescovi e amici nello stesso tempo, sull'esempio di Gesu' Cristo e sull'esempio dei nostri santi, per mostrare ogni giorno quanto la misericordia, l'amore di Gesu', il cuore del Signore, veramente, sia vicino alla nostra gente".
Nosiglia rivela infine: "l'abbiamo anche invitato. Credo che tutte le Conferenze avranno fatto cosi', pero' - conclude - il Piemonte, forse, puo' darsi che sia una Regione che gli sia cara in quanto richiama un po' anche la sua famiglia: ci sono diversi parenti del Papa anche a Torino".
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Pedofilia, arcivescovo Porto Rico a Vaticano: non mi dimetto (Ats)
Pedofilia: arcivescovo Porto Rico a Vaticano, non mi dimetto
Rimane aperta in Porto Rico la crisi, iniziata ormai molto tempo fa, tra l'arcivescovo di San Juan, monsignor Roberto Gonzalez Nieves, e il Vaticano, che ne chiede le dimissioni a seguito tra l'altro di un'indagine sulla presunta copertura di sacerdoti coinvolti in casi di pedofilia.
Secondo la stampa di San Juan, lo scorso 20 febbraio Gonzalez Nieves ha inviato una lettera di sei pagine al prefetto della Congregazione per i vescovi, cardinale Marc Ouellet, respingendo i risultati dell'indagine. Dallo stesso testo risulta chiaro che a Gonzalez Nieves è stato chiesto di dimettersi, passo però che l'arcivescovo - precisa ancora la stampa - non intende dare.
"Eminenza... mi è stato indicato - afferma la lettera - che dovevo rinunciare... e richiedere un altro incarico nella Chiesa. Le ingiustizie... non possono essere fonti di diritto alla rinuncia di un vescovo: questo servitore vuole far presente che mai rinuncerebbe se non ci fossero delle ragioni".
Nel lungo testo, si fa riferimento anche ad un'altra vicenda, di politica interna, segnalata dai media, e cioè all'intenzione da parte dell'arcivescovo di chiamare 'Altare della patrià una delle cappelle della cattedrale di San Juan.
Su questo fronte, a Gonzalez Nieves sono state mosse a San Juan delle critiche di "interferenze politiche" a causa delle sue presunte posizioni "indipendentiste" del Puerto Rico, che è uno stato libero associato degli Stati Uniti e che potrebbe diventare il 51/o stato Usa.
© Copyright ATS
Rimane aperta in Porto Rico la crisi, iniziata ormai molto tempo fa, tra l'arcivescovo di San Juan, monsignor Roberto Gonzalez Nieves, e il Vaticano, che ne chiede le dimissioni a seguito tra l'altro di un'indagine sulla presunta copertura di sacerdoti coinvolti in casi di pedofilia.
Secondo la stampa di San Juan, lo scorso 20 febbraio Gonzalez Nieves ha inviato una lettera di sei pagine al prefetto della Congregazione per i vescovi, cardinale Marc Ouellet, respingendo i risultati dell'indagine. Dallo stesso testo risulta chiaro che a Gonzalez Nieves è stato chiesto di dimettersi, passo però che l'arcivescovo - precisa ancora la stampa - non intende dare.
"Eminenza... mi è stato indicato - afferma la lettera - che dovevo rinunciare... e richiedere un altro incarico nella Chiesa. Le ingiustizie... non possono essere fonti di diritto alla rinuncia di un vescovo: questo servitore vuole far presente che mai rinuncerebbe se non ci fossero delle ragioni".
Nel lungo testo, si fa riferimento anche ad un'altra vicenda, di politica interna, segnalata dai media, e cioè all'intenzione da parte dell'arcivescovo di chiamare 'Altare della patrià una delle cappelle della cattedrale di San Juan.
Su questo fronte, a Gonzalez Nieves sono state mosse a San Juan delle critiche di "interferenze politiche" a causa delle sue presunte posizioni "indipendentiste" del Puerto Rico, che è uno stato libero associato degli Stati Uniti e che potrebbe diventare il 51/o stato Usa.
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sabato 4 maggio 2013
González Nieves non vuole dimettersi. Alta tensione tra Santa Sede e la chesa locale sul caso del vescovo di San José (Alvarez)
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Il Papa puo' dimettere o fare dimettere un vescovo in qualsiasi momento.
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